— «Abaddon lo pigli!» — mormorò lo sceicco, scorgendo che la lettera
era in latino.
Se l'Epistola fosse stata in Greco o in Arabo, egli non avrebbe avuto
difficoltà nel leggerla. Così potè tutto al più decifrare la firma,
scritta in grandi caratteri Romani — MESSALA, — che lesse strizzando
l'occhio.
— «Dov'è il giovine Ebreo?» — egli chiese.
— «Al campo coi cavalli» — rispose un domestico.
Lo sceicco ripose i papiri nella loro busta, e nascondendo il pacco
nella cintura, rimontò a cavallo. In quel momento un forestiero,
proveniente, all'apparenza, dalla città si presentò davanti a lui.
— «Cerco lo sceicco Ilderim, chiamato il Generoso» — disse il
forestiero.
La sua lingua e le sue vesti lo rivelavano Romano.
Se Ilderim non sapeva leggere il latino, lo sapeva però parlare.
Il vecchio Arabo rispose con dignità: — «Io sono lo sceicco
Ilderim.» —
Gli occhi dell'uomo si abbassarono; li rialzò e con compostezza forzata
disse:
— «Ho inteso che siete in cerca di un auriga per i giuochi.» —
Il labbro di Ilderim si contrasse sdegnosamente sotto i bianchi baffi.
— «Va per la tua strada» — egli disse. — «Ho già trovato un
auriga.» —
Si voltò, in atto di partire, ma l'uomo indugiando riprese a parlare:
— «Sceicco, io amo i cavalli, e dicono che i vostri siano i più belli
del mondo.» —
Il vecchio era tocco; arrestò il cavallo, e stava quasi per cedere
davanti all'adulazione, poi rispose: — «No, non oggi, non oggi. Te li
mostrerò un'altra volta. Ora sono troppo occupato.» —
Mise il cavallo al trotto, mentre lo straniero riprese lentamente il
cammino della città, sorridendo come un uomo contento di sè. Aveva
eseguito la sua commissione.
Ed ogni giorno, fino alla grande giornata dei giuochi, un uomo, qualche
volta due o tre — venivano dallo sceicco nell'Orto delle Palme, sotto
il pretesto di cercare un'impiego come auriga.
In questo modo Messala vigilava sopra Ben Hur.