Kapila, illustre eroe,
Fiore di gioventù,
Come potrò uguagliare,
Dimmi, la tua virtù?
Sorridendo rispose,
Frenando il corridor:
— Chi ama tutte cose
Non conosce timor.
Kapila, vecchio e bianco,
Pontificava all'altar:
— Dimmi, la tua sapienza
Come potrò emular?
Kapila, vecchio e bianco,
Disse con gravità:
— Chi ama Iddio soltanto
Tutte le cose sa. —
Ben Hur non ebbe il tempo di esprimere la sua riconoscenza per la
canzone, quando la chiglia della barca rasentò la sabbia, e la prua
toccò terra.
— «Un viaggio corto, o Egitto!» — egli esclamò.
— «E un soggiorno ancora più breve!» — essa rispose, mentre un forte
colpo di remi li rimandò di nuovo nell'acqua libera.
— «Ora mi darai il timone» — egli disse.
— «Oh no! A te il cocchio, a me la barca. Non siamo che a metà del
lago. Hai rotto il patto e io non canterò più. Poichè siamo stati in
Egitto, andiamo ora al boschetto di Dafne.» —
— «Senza un canto che ci allieti la via?» — egli supplicò.
— «Dimmi qualche cosa intorno al Romano dal quale oggi ci salvasti la
vita,» — essa chiese.
La domanda sembrò spiacevole a Ben Hur.
— «Vorrei che questo fosse il Nilo» — egli disse, eludendo la domanda.
— «I Re e le Regine, dopo aver dormito tanti anni, potrebbero uscire
dalle loro tombe e viaggiare con noi.» —
— «Appartenevano alla razza dei colossi e avrebbero affondata la barca.
Preferirei dei pigmei. Ma parlami del Romano. Egli è molto cattivo,
nevvero?» —
— «Non lo so.» —
— «È di nobile famiglia? È ricco?» —
— «Non posso parlare delle sue ricchezze.» —
— «Come erano belli i suoi cavalli! E il suo cocchio era d'oro, e
le ruote d'avorio. E quale audacia! Gli spettatori risero quand'egli
partì, — essi che per poco non sarebbero stati travolti sotto le zampe
dei suoi cavalli!» —
Essa rise al ricordo.
— «Era plebaglia» — disse Ben Hur con amarezza.
— «Egli deve essere uno di quei mostri che si dice crescano oggi in
Roma, Apolli voraci come Cerberi. Vive in Antiochia?» —
— «Nell'Oriente.» —
— «L'Egitto gli converrebbe di più.» —
— «Ne dubito. Cleopatra è morta.» —
In quell'istante apparvero le lampade che ardevano davanti ai
padiglioni di Ilderim.
— «Il dovar» — essa mormorò.
— «Ah, dunque noi siamo andati in Egitto. Non ho veduto Karnac, Pile od
Abido. Questo non è il Nilo. Ho udito un canto dell'India, e il viaggio
è stato un sogno.» —
— «Pile — Karnac! Piuttosto ti dolga di non aver veduto i Ramessidi di
Simbele, che ti fanno pensare a Dio creatore del cielo e della terra. O
piuttosto perchè dolertene affatto? Andiamo sul fiume, e se non potrò
cantare» — essa rise — «perchè ho detto che non vorrei cantare, ti
posso però raccontare storie dell'Egitto.» —
— «Continua! Sì, fino che spunta il mattino, e ritornerà la sera e
sorga il sole di un altro giorno,» — egli soggiunse con calore.
— «Di che cosa devo parlare? Dei matematici?» —
— «Oh, no.» —
— «Dei filosofi?» —
— «No, no.» —
— «Dei maghi e dei genii?» —
— «Se vuoi.» —
— «Di guerra?» —
— «Sì.» —
— «D'amore?»
— «Sì.»
— «Ti racconterò di un rimedio contro l'amore. È la storia di una
regina. Ascolta con attenzione e rispetto. Il papiro, ora proprietà dei
sacerdoti di Pile, fu tolto dalle mani stesse della regina.» —