I.

Elisir di lunga vita.

Gli Dei avevano il nettare e l'ambrosia, i maghi e le streghe l'elisir

di lunga vita. È un liquore rosso o bianco, portentoso come il

cerotto di Dulcamara, e nel quale Trevisan diceva filtrata la pietra

filosofale.

Le streghe l'avevano siccome beveraggio potente: guarisce tutti i mali

e prolunga la vita finchè piace, e quando un tisico abbia appena un po'

di polmone, basta per conservarglielo sempre. Ma questo è poco; cambia

il rame, il piombo, il ferro, e tutti i metalli in oro più puro di

quello delle miniere. Peccato che non lo possedano quei poveri diavoli

che si consacrano alle lettere! non sarebbero costretti a fare degli

almanacchi.

La strana ricetta dell'elisir di lunga vita si ebbe a gran ventura

perchè la palesò un vecchio contadino calabrese a un ammiraglio di

Carlo V, il quale il dimandò come fosse in sì grande età e robusto.

Si fece popolare, si usò da molti, e si narrarono meraviglie come

del Leroi e dell'omeopatismo. Guarì un conte alemanno, il marchese di

Brandeburgo e la duchessa di Friburgo dopo lunghi anni di malattia.

Però ora si crede di poco utile, se ne è inventato invece uno migliore

almeno per l'apparenza, e si vende dai profumieri: esso consiste in

acque per tingere i capelli, in essenza per ammorbidire le carni, in

parrucche: se non allungano la vita, allungano alquanto l'illusione di

averla migliore.

Anche il balsamo universale era un elisir che valeva a tutti i mali.

Un alchimista di Besançon vendeva questo balsamo, ma siccome si osò

dubitare delle sue virtù, costui si tagliava le mani, la testa più

volte, e se le rappiccava col balsamo: diceva esser pronto a farne

l'esperimento con altre persone; si presentarono alla prova tre

Savojardi, tagliò loro la testa e le mani, trasse loro gli intestini, e

rimise tutto a posto. Però la seconda volta volle per maggior prodigio

aspettare alla dimane ad aggiustarli: portò i laceri corpi a casa,

ma per sciagura un gatto rubò ad uno la mano, e un cane mangiò gli

intestini dell'altro; ma lo stregone da bravo, sostituì le busecchie di

un porcello, e la mano di un impiccato, e ritornò in vita i Savojardi.

Le streghe dono del folletto alle signore · 第 58 / 104 题