[1] Questo breve saggio fu pubblicato la prima volta nella _Nuova
Antologia_, serie III, vol. LVII (1895). Riappare qui accresciuto di
alcune brevi note e con qualche leggiero ritocco.
[2] Per quanto concerne le relazioni delle _Ultime Lettere_ col
_Werther_, e con taluna delle troppe imitazioni di questo, rimando
il lettore ai noti scritti dello ZSCHECH: _Ugo Foscolo und sein
Roman «die letzten Briefe des Jacopo Ortis»_ (pubblicato nei
_Preussische Jahrbücher_ del 1879 e 1880, e, tradotto, nella _Nuova
Rivista internazionale_, febbrajo e settembre 1880); Ugo _Foscolos
Ortis und Goethes Werther_ (nella _Zeitschrift für vergleichende
Litteraturgeschichte und Renaissance-Litteratur_ del 1890); _Ugo
Foscolos Brief an Goethe, Mailand, den 15 Januar 1802_ (nel _Bericht
der Realschule am Eilbeckerwege zu Hamburg_ 1894). Per le prime
traduzioni italiane del _Werther_, fatte nel secolo scorso, l'una o
l'altra delle quali non potè rimanere ignota al Foscolo, vedi APPELL,
_Werther und seine Zeit_, 4ª ediz., Oldenburgo, 1896; ov'è da notare
per altro che la prima stampa della traduzione del D. M. S. non è del
1796, ma del 1788. Per la storia delle varie redazioni del romanzo
foscoliano vedi: MARTINETTI, _Dell'origine delle Ultime lettere di
Jacopo Ortis_, Napoli, 1883; DEL CERRO, _Indagini foscoliane_ (nella
_Vita italiana_, fasc. 16 gennajo 1897); CHIARINI, _L'edizione
dell'«Jacopo Ortis»_ del 1798 (nello stesso giornale, fasc. 16 marzo
1897).
[3] È pur da ricordare a questo proposito che alcuni (a dir vero
pochissimi) critici tedeschi non si peritarono di mettere l'_Ortis_
sopra il _Werther_; tra gli altri O. L. B. WOLF, nella sua _Allgemeine
Geschichte des Romans_.
[4] _Nuovi saggi critici_, 2ª ediz., Napoli, 1879, pp. 142, 143, 147.
[5] Werther non può ammettere che uomo fortemente innamorato pensi ad
altro che all'amor suo; ma gli è un fatto che uomini anche perdutamente
innamorati possono pensare a molte altre cose collegandole in qualche
modo all'amor loro. In quella povera imitazione del romanzo del Goethe
che Carlo Nodier compose da giovane, _Le peintre de Saltzbourg_, il
protagonista, Carlo Munster, si lagna di essere proscritto e fuggitivo,
d'aver perduto la patria e l'amata. L'Everardo del Lanfrey fu detto
dall'autore stesso un Werther della libertà.
[6] Il Cesarotti scorse il pericolo e giudicò le _Ultime lettere_ libro
immorale. In un breve, ma acuto scritto, intitolalo _Werther, René,
Jacopo Ortis_, CARLO DE RÉMUSAT cercò di mostrare che il romanzo del
Foscolo è meno immorale di quello dello Chateaubriand e di quello del
Goethe (_Critiques et études littéraires_, nuova edizione, Parigi,
1857, vol. II, p. 125).
[7] Nel 1820 l'autore di un articolo pubblicato nella _Biblioteca
italiana_ poneva in un fascio l'_Ortis_, i _Sepolcri_, la _Ricciarda_.
e scriveva: «Le _Lettere di Jacopo Ortis_, i _Sepolcri_, la nuova
tragedia presenteranno il tuo nome alla posterità entro una luce
funerea».
[8] Chi crederebbe di dover trovare le lodi della melanconia nel buon
La Fontaine?
Il n'est rien
Qui ne me soit souverain bien,
Jusqu'aux sombres plaisirs d'un cœur mélancolique.
Ma dei piaceri e della dignità della melanconia s'era già fatto beffe
da un pezzo il Montaigne.
[9] Il CANTÙ disse il Foscolo «capofila della moderna melanconografia»
(_Ugo Foscolo_, in _Arch. storico lombardo_, anno III (1876), fasc. 1º,
p. 17), ma andò troppo di là dal vero. Scrisse il PECCHIO (_Vita di Ugo
Foscolo_, 3ª edizione, Lugano, 1841, pp. 259-60): «Invece di procurare
di vincere questo umor melanconico, sembrava ch'ei lo nutrisse, e se
ne facesse bello.....». Il Foscolo stesso sentenziò: «La malinconia,
dopo la noia, è la più vile infermità dei mortali, perchè è infermità
inoperosa, ingrata alla natura, freddissima ne' desideri, fantastica in
tutto fuorchè ad illudersi delle promesse della speranza».
[10] GIOVITA SCALVINI scrisse a questo proposito (_Scritti ordinati
per cura di_ N. Tommaseo, Firenze, 1860, p. 34): «Tutti i suoi gravi
movimenti, il suo sogguardare, il suo silenzio, vengono dalla sua
testa, calcolatrice degli effetti di tutte queste ciarlatanerie».
Scrisse ancora (p. 35): «Foscolo mi sembra abitato da uno di que'
Dei che i Germani sentono passare nelle foreste: Foscolo per me è un
mistero». E questo appunto il Foscolo voleva; nel quale fu non poca di
quella _egolatria_ che contraddistinse infiniti romantici.
[11] Chi volesse, potrebbe osservare molte conformità d'indole e
di carattere tra il Foscolo ed il Rousseau, senza scapito di quelle
che si potrebbero pur notare, sebbene non sieno tanto appariscenti,
tra il Foscolo e lo Sterne. Sia ricordato di passata che il _Viaggio
sentimentale_ fu scrittura assai cara ai romantici.
[12] Questo saggio fu pubblicato la prima volta nella _Nuova
Antologia_, Serie III, vol. LX (1895). Salvo qualche piccola aggiunta e
qualche emendazione, esso rimane immutato.
Con questo medesimo titolo: _Le romantisme de Manzoni_, il signor
Vittorio Waille fece stampare in Algeri, nel 1890, un libro, che dato
in deposito al librajo Hachette di Parigi, e restituito da questo,
dopo non molto, all'autore, fu certo veduto da pochi, e non è più
in commercio. Nelle 195 pagine di cui si compone il volume sono
molte buone osservazioni, e delle cose nostre ci si discorre con
una conoscenza ed una imparzialità che non sono molto frequenti nei
libri francesi. Tuttavia mi pare che l'autore esageri quando parla
degl'influssi esercitati dal pensiero francese e dall'arte francese sul
pensiero e sull'arte del Manzoni, e quando fa di questo, a dirittura,
un discepolo del Fauriel e dello Chateaubriand (pp. 24-5, 36, 122-3,
190); e che cada in tale esagerazione, e in alcun altro errore, per non
conoscere abbastanza le origini del romanticismo nostro, del quale per
altro ritrae molto bene l'indole e gli intendimenti. Che io, salvo la
inevitabile conformità di alcuni giudizii, ho trattato in modo affatto
diverso il tema già trattato da lui, potrà essere facilmente avvertito
da chiunque voglia torsi la briga di confrontare l'uno con l'altro
i due scritti. Si può anche vedere nei _Preussische Jahrbücher_ del
1874 uno studio di W. LANG, _Alessandro Manzoni und die italienische
Romantik_.
[13] Perciò assai malamente scrisse il PRINA (_Alessandro Manzoni_,
Milano, 1874, p. 3) che il Manzoni «capitanò il gran movimento
romantico».
[14] L'Hugo che definì il romanticismo il liberalismo nell'arte, giunse
poi a dire che romanticismo e socialismo sono una sola e medesima cosa.
[15] Leggo in un opuscolo tedesco (_Die romantische Schule in
Deutschland und in Frankreich, von_ STEPHAN BORN, Heidelberg, 1879,
pag. 5): Il romanticismo francese «è scaturito direttamente dalla
opposizione alla rivoluzione». Errore. Vedi LARROUMET, _Les origines
françaises du romantisme_, in _Études de littérature et d'art_, Parigi,
1893. Tutto il più si può dire che, durante il suo periodo violento,
la rivoluzione francese interruppe, o turbò lo svolgimento normale
del romanticismo. Il culto della Dea Ragione contraddice al culto del
Dio Sentimento. Per le origini remote del romanticismo italiano, vedi
FINZI, _Lezioni di storia della letteratura italiana_, vol. IV, parte
I: _Il romanticismo e Alessandro Manzoni_, Torino, 1891; MAZZONI,
_Le origini del romanticismo_, in _Nuova Antologia_, serie III, vol.
XLVII, fascicolo del 1º ottobre 1893; BERTANA, _Un precursore del
romanticismo_, nel _Giornale storico della letteratura italiana_,
volume XXVI (1895), pp. 114 segg. Per le origini del romanticismo
inglese vedi W. LION PHELPS, _The Beginnings of the English romantic
Movement_, Boston, 1893. Parmi strana l'affermazione del MENÉNDEZ Y
PELAYO (_Historia de las ideas estéticas en España_, t. V. Madrid,
1891, p. 233) che non fosse in Inghilterra romanticismo vero e proprio.
[16] _Epistolario di_ ALESSANDRO MANZONI, _raccolto ed annotato da_
Giovanni Sforza, Milano, 1882, vol. I, pag. 200. Vedi anche la lettera
del 17 ottobre 1820 allo stesso Fauriel.
[17] Cap. XXXII, verso la fine. Più anni dopo, alludendo a tali parole,
scriveva al Cantù: «Quella frase non avrei dovuto metterla per rispetto
alla teoria del senso comune del Lamennais. Ma giacchè la c'è, la ci
stia». E si capisce che non gli dispiaceva punto d'avercela messa.
[18] _Discorso sopra alcuni punti della storia longobardica_, preambolo
e capitolo IV.
[19] Vedi in proposito le giuste osservazioni del TENCA, _Prose e
poesie scelte_, Milano, 1888, vol. I, pp. 331, 335, 350.
[20] _Lettera intorno al Vocabolario_, in _Opere varie_, Milano, 1870,
pp. 829, 830. Delle _Opere varie_ citerò sempre in seguito questa
stessa edizione.
[21] Lettera al Laderchi, 23 giugno 1843. _Epistolario_, vol. II, p.
105.
[22] _Dialogue entre un homme du monde et un poëte. Opere inedite o
rare_, pubblicate da R. Bonghi, Milano, 1883 segg., vol. II, p. 431.
[23] _Opere inedite o rare_, vol. II, p. XI. La morte del Bonghi come
fu grave danno per gli studii in genere, così fu grave danno per gli
studii manzoniani in ispecie. Colui che curò la stampa delle _Opere
inedite o rare_ senza poterne vedere il compimento, aveva da lunghi
anni promesso sul Manzoni un libro che per certo sarebbe riuscito
capitale, e di cui sarebbe pur prezioso ogni abbozzo o frammento
ch'egli avesse potuto lasciarne.
[24] Cel dice egli stesso nel _Dialogo della invenzione. Opere varie_,
p. 539.
[25] Studio critico che accompagna i _Promessi Sposi_ nella edizione
del Barbèra (Collezione Diamante), Firenze, 1888, vol. II, pp. 678,
679.
[26] _I Promessi Sposi_, cap. VIII, p. 156, ediz. di Milano, 1875.
[27] Veggasi intorno a ciò il bello scritto del D'OVIDIO, _Potenza
fantastica del Manzoni e sua originalità_, in _Discussioni manzoniane_,
Città di Castello, 1886, pp. 37 e segg.
[28] _Discorso sopra alcuni punti della storia longobardica_, preambolo.
[29] _Ibid._, cap. II. _Opere varie_, p. 173.
[30] _De l'Allemagne_, parte II, cap. XI.
[31] Cap. XXXIII. p. 607, ediz. cit.
[32] Vedi più particolarmente le delicate ed acute osservazioni del
DE SANCTIS nel saggio intitolato: _La materia dei «Promessi Sposi»_.
La questione del romanzo storico fu discussa in passato anche dallo
Zajotti, dal Bianchetti e da altri. Ultimamente la riprese in esame il
CESTARO in uno scritto intitolato _La storia nei «Promessi Sposi»_,
pubblicato prima nella _Nuova Antologia_, fasc. del 1º maggio 1892,
poi nel volume _Studi storici e letterari_, Torino-Roma, 1894. Gli
argomenti da lui addotti contro le conclusioni del Manzoni sono assai
vigorosi.
[33] _Opere varie_, pp. 426, 428, 431.
[34] _Epistolario_, vol. I, p. 202.
[35] _I Promessi Sposi_, cap. XII, p. 231; cap. XXXI, p. 564.
[36] _Epistolario_, vol. I, p. 283.
[37] _Epistolario_, vol. I, p. 291.
[38] _Bozzetti critici e discorsi letterari_, Livorno, 1876, pp. 310-11.
[39] _Classicismo e romanticismo_, nei _Giambi ed epodi e rime nuove.
Opere_, vol. IX, Bologna, 1894, p. 298.
[40] _Opere inedite o rare_, vol. III, p. 168.
[41] _Opere varie_, p. 409.
[42] _Epistolario_, vol. I, p. 307.
[43] _Lettre sur l'unité de temps_, ecc. Opere varie, p. 425.
[44] _Ibid._
[45] Parmi curioso e non inutile recar qui a riscontro alcune opinioni
dello ZOLA, le quali certamente avrebbero ottenuto il plauso del
Manzoni: «Le plus bel éloge que l'on pouvait faire autrefois d'un
romancier était de dire: Il a de l'imagination. Aujourd'hui cet
éloge serait presque regardé comme une critique. C'est que toutes les
conditions du roman ont changé. L'imagination n'est plus la qualité
maîtresse du romancier» (_Du roman. Le sens du réel_). Flaubert «est
sobre, qualité rare; il donne le trait saillant, la grande ligne,
la particularité qui peint, et cela suffit pour que le tableau soit
inoubliable» (_Du roman. De la description_). «Et je finirai par une
déclaration: dans un roman, dans une étude humaine, je blâme absolument
toute description qui n'est pas, selon la définition donnée plus haut,
un état du milieu qui détermine et complète l'homme. J'ai assez péché
pour avoir le droit de reconnaître la vérité» (_Ibid._).
[46] _Epistolario_, vol. I, p. 242.
[47] _Sovra il teatro tragico italiano_, Venezia, 1826, p. 91.
È tuttavia da notare che sin dai primi anni del secolo XVIII in
Inghilterra, gli scrittori che dicono della scuola augustea usarono dar
nome di romantica ad ogni narrazione o poesia che paresse loro o troppo
stravagante, o troppo sentimentale (LYON PHELPS, _Op. cit._, pp. 18-9).
L'Addison, ne' suoi ricordi di viaggio, chiamava romantica una scena
di paese che aveva del selvaggio e dello strano (FRIEDLAENDER, _Ueber
die Entstehung und Entwicklung des Gefühls für das Romantische in der
Natur_, Lipsia, 1873, p. 43).
[48] Forse il primo esempio di tali orrori lo diede il _Castle of
Otranto_, romanzo del celebre ORAZIO WALPOLE, pubblicato nel 1764. Ebbe
grandissima voga, e fu tradotto in italiano, dalla qual lingua l'autore
fingeva d'averlo tradotto egli stesso. I primi racconti fantastici
di Teodoro Hoffmann sono posteriori ad esso di mezzo secolo, come
son posteriori di una ventina d'anni ai più celebri romanzi di Anna
Radcliffe.
[49] _Delle vicende del buon gusto in Italia_, orazione recitata nella
grande aula dell'Università di Pavia il giorno 3 maggio 1805.
[50] _Cenni critici sulla poesia romantica_, Milano, 1817, pp. 45-47.
[51] _Sermone sulla mitologia._
[52] _Epistolario_, vol. I, p. 312.
[53] Ma vedi forza dell'esempio e dell'andazzo! Lo STAMPA, figliastro
del Manzoni, afferma che l'autore dei _Promessi Sposi_ fu tentato una
volta di scrivere un romanzo fantastico, del quale, per altro, non sa
dir nulla (_Alessandro Manzoni, la sua famiglia, i suoi amici_, Milano,
1885-9, vol. II, p. 183).
[54] _Opere varie_, p. 410.
[55] _Histoire du romantisme_, nuova edizione, s. a., Parigi,
Charpentier, p. 64.
[56] _Versi in morte di Carlo Imbonati_, vv. 147 e segg.
[57] Versi 36-44.
[58] _Urania_, vv. 9-14.
[59] _Opere inedite o rare_, vol. I, p. 95.
[60] _Epistolario_, vol. I, p. 201.
[61] _Ibid._, pp. 206, 207.
[62] _Opere inedite o rare_, vol. III, p. 197.
[63] Aristotele non dice propriamente così; ma tale credo fosse, in
sostanza, il suo concetto. Anche lo Schopenhauer giudica la poesia più
vera della storia.
[64] _Opere varie_, p. 835.
[65] _Epistolario_, vol. I, p. 448.
[66] _Discorso intorno al romanzo storico. Opere varie_, p. 481.
[67] _Epistolario_, vol. I, p. 393.
[68] _Epistolario_, vol. I, pp. 448, 449.
[69] _Epistolario_, vol. II, p. 144.
[70] Cap. XIV. p. 273.
[71] Cap. XXVIII, p. 520.
[72] _Opere inedite o rare_, vol. II, p. 480.
[73] Lettera a Cesare D'Azeglio. _Epistolario_, vol. I, pp. 280 segg.
[74] Prefazione al _Conte di Carmagnola. Opere varie_, p. 278.
[75] _Lettre sur l'unité de temps, ecc. Opere varie_, p. 405.
[76] _Discorso intorno al romanzo storico. Opere varie_, p. 494.
[77] Lettera al D'Azeglio, _Epistolario_, vol. I, p. 294.
[78] Anche lo SCOTT, nell'_Essay on the Drama_, combattè le unità, ma
quanto più timidamente e quanto meno acutamente del Manzoni!
[79] _Opere varie_, pp. 413-14.
[80] Ond'è che Paride Zajotti poteva, senza contraddizione, lodare
profusamente nella _Biblioteca italiana_ il Manzoni e biasimare i
romantici.
[81] _Epistolario_, vol. I, p. 477.
[82] Lettera a Giorgio Briano del 7 ottobre 1848. _Epistolario_, vol.
II, p. 177.
[83] Lettera al Fauriel del 20 aprile 1812. _Epistolario_, vol. I, p.
124; _Lettre sur l'unité de temps_, ecc. _Opere varie_, p. 425.
[84] Questo saggio fu pubblicato la prima volta nella _Nuova
Antologia_, Serie III, voi. LI (1894). Lo ripubblico qui con poche e
brevi giunte.
[85] Tra gli altri il Tommaseo, il quale fu pur quell'ammiratore del
Manzoni che tutti sanno, scorse difetto di gradazione nel _passaggio
dell'animo_ dell'Innominato _dall'un grado all'altro_, e pure
scusandosi dell'ardimento grande, non si tenne dal suggerire quello
che a parer suo andava fatto (_Ispirazione e arte_, Firenze, 1858, pp.
12-13).
[86] Con procedimento egualmente repentino l'uomo può perdere la
fede in cui nacque e crebbe e perdurò lungamente. Nel breve spazio
di una notte il filosofo francese Jouffroy _s'avvide_ d'aver perduto
ogni credenza. Vedi pel fenomeno in genere RIBOT, _La psychologie des
sentiments_, Parigi, 1896, pp. 400-3.
[87] Il presente scritto porse occasione a un articolo intitolato
_Due parole sull'Innominato_, che FRANCESCO D'OVIDIO pubblicò nella
_Illustrazione Italiana_ del 27 maggio 1894. In esso il D'Ovidio fa
parecchie ottime osservazioni, che per la più parte corroborano le mie;
ma su di un punto formalmente mi contraddice, e cioè su questo punto
del miracolo. Egli nega che il Manzoni supponesse miracolo alcuno nella
conversione dell'Innominato, e reca in prova alcune parole del Manzoni
stesso nel romanzo, che pajono escluderlo affatto. Dopo averci pensato
su a lungo io credo di poter rimanere nell'antica opinione. Tutto sta
intendersi sulla qualità del miracolo. Sono più che persuaso che il
Manzoni non poteva pensare a un miracolo quale doveva immaginarselo
il sarto, o l'altra buona gente del contado; ma considero da altra
banda che un cristiano non può credere che il peccatore si rialzi
senza l'ajuto divino; che la dottrina cattolica della predestinazione
e della grazia non concede all'uomo abbandonato a sè medesimo altra
libertà che la libertà di fare il male; che ogni cristiano schietto
riconosce direttamente da Dio ogni suo atto buono; che se è vero
il racconto del Carcano, la conversione stessa del Manzoni fu un
miracolo; che il Manzoni si diceva richiamato da Dio alla fede, e di
quel richiamo rendeva ancor grazie dopo quarant'anni passati (Lettera
al Trechi, 29 luglio 1850); che il Manzoni poteva farsi beffe del
miracolo grossolano e ridicolo delle noci narrato da Fra Galdino,
e negar fede alle apparizioni di Caterina Labourè; ma poteva anche
credere a un miracolo che salvasse il Grossi (CANTÙ, _Alessandro
Manzoni, reminiscenze_, Milano, 1885, vol. I, pp. 330-1). Perciò non
posso accordarmi in tutto nemmeno col DE SANCTIS, il quale scrisse,
(_I Promessi Sposi, studio critico_): «Si vegga con quanta industria il
poeta, un fatto così straordinario che il volgo attribuisce a miracolo
della Madonna, riconduce nelle proporzioni di un fenomeno psicologico»;
e soggiunse poi che il miracolo è _affatto estraneo_ allo spirito
del Manzoni. Il Manzoni descrisse, sì, accuratamente il fenomeno
psicologico; ma non ricusò di certo l'idea che Dio avesse tocco il
cuore all'uomo malvagio. Egli fece un po' come quei capitani di guerra,
che preparavano con ogni cura la vittoria, ma poi aspettavano da Dio
di ottenerla, e, ottenutala, cantavano un _Te Deum_. Del resto il
miracolo è riconosciuto anche dal cardinal Federigo: «Ma Dio sa fare
Egli solo le meraviglie, e supplisce alla debolezza, alla lentezza de'
suoi poveri servi». «Dio v'ha toccato il cuore, e vuol farvi suo». «Non
ve lo sentite in cuore che v'opprime, che v'agita, che non vi lascia
stare, e nello stesso tempo v'attira.....?». Dio, dice il cardinale,
vuol fare dell'Innominato un segno della sua potenza e della sua
bontà, uno strumento della sua gloria, ecc. Poteva il Manzoni pensare
diversamente? E questa intervenzione di Dio non è essa appunto il
miracolo?
[88] RIBOT, _Op. cit._, p. 401: «Tout cela, pour le moraliste, est un
changement complet, il y a deux hommes; pour le psychologue c'est un
changement d'orientation, il n'y a qu'un homme. Il est facile de voir
que sous les deux contraires, existe un fond commun, une unité latente;
c'est la même quantité ou la même qualité d'énergie employée à deux
fins contraires; mais, sans effort, on peut retrouver la chrysalide
dans le papillon».
[89] Giova qui recare a riscontro il Pensiero XVI di Giacomo Leopardi:
«Se al colpevole e all'innocente, dice Ottone imperatore appresso
Tacito, è apparecchiata una stessa fine, è più da uomo il perire
meritamente. Poco diversi pensieri credo che sieno quelli di alcuni,
che avendo animo grande e nato alla virtù, entrati nel mondo, e
provata l'ingratitudine, l'ingiustizia, e l'infame accanimento degli
uomini contro i loro simili, e più contro i virtuosi, abbracciano la
malvagità; non per corruttela nè tirati dall'esempio, come i deboli; nè
anche per interesse, nè per desiderio dei vili e frivoli beni umani; nè
finalmente per isperanza di salvarsi incontro alla malvagità generale;
ma per un'elezione libera, e vendicarsi degli uomini, e rendere loro
il cambio, impugnando contro di essi le loro armi. La malvagità delle
quali persone è tanto più profonda, quando nasce da esperienza della
virtù; e tanto più formidabile, quanto è congiunta, cosa non ordinaria,
a grandezza e fortezza d'animo, ed è una sorta d'eroismo». Raccosta a
questo i Pensieri LXXV, C, CI, CIX.
[90] Nell'articolo già citato il D'Ovidio nota, credo giustamente, che
Lucia opera nell'animo dell'Innominato anche in virtù della giovinezza,
bellezza e gentilezza sua.
[91] GIOVANNI VIDARI, in un saggio intitolato _Suor Gertrude,
l'Innominato e Fra Cristoforo_ (nella _Rassegna nazionale_, 1º e 16
dicembre 1895), avvertì che io non notava la somiglianza che per più
rispetti è tra l'Innominato e Fra Cristoforo; ma poi concluse dicendo
che essi _son diversi nel processo della conversione_. Di questa
diversità appunto, e non d'altro, io intesi far cenno.
[92] In un opuscolo nuziale intitolato L'umorismo nei Promessi Sposi
(Firenze, 1895) il Barbi passa in rassegna que' personaggi, nota
situazioni e riflessioni umoristiche. Questo breve saggio è, a mia
saputa, quanto di meglio siasi scritto sull'argomento; ma ciò che vi si
dice di Don Abbondio non mi sembra interamente giusto. Il così detto
Commento estetico del Ferranti (Firenze, 1877) è scrittura prolissa e
di poco valore.
[93] L'idea di un Don Abbondio missionario e martire è una delle idee
più comiche che mai cadessero in mente umana.
[94] Coloro che sempre ricantano che il Manzoni aperse scuola di
rassegnazione, di pusillanimità e di fiacchezza, non han mai pensato,
sembra, alla formidabile ironia di quella _neutralità disarmata_, non
capiscono tutto il significato di Don Abbondio, e non sanno che cosa
scrivesse dei _Promessi Sposi_ il Mazzini.
[95] Sarebbe curioso indagare quanta parte di quelle debolezze e di
quelle virtù possa avere ereditato il Manzoni dal proprio avo materno,
del quale fu, nonostante qualche dissentimento, ammiratore caldissimo.
Ma se della mente di Cesare Beccaria possiamo formarci un concetto
abbastanza adeguato leggendo i non molti suoi scritti, dell'animo non
possiamo, tanto sono scarse, incerte, contraddittorie le notizie che ce
ne son pervenute. I fratelli Verri, che ne tramandaron le più, prima
furono amici svisceratissimi di lui, poi nemici arrabbiati, così che
noi non riusciamo a veder chiaro tra le lodi sperticate di prima e i
biasimi, sicuramente eccessivi, di poi (Vedi uno scritto di A. VENTURI,
_Cesare Beccaria e le lettere di Pietro e Alessandro Verri_, nel
_Preludio_, anno VI, 1882, nn. 3-4). Le lettere stesse del Beccaria,
comprese le poche pubblicate in questi ultimi anni, non ci ajutano gran
fatto. Ciò nondimeno, quel tanto che riusciamo a mettere insieme e ad
intendere ci permette di notare tra avo e nipote alcune conformità che
di certo non sono casuali. Si può discutere della maggiore o minore
originalità delle idee contenute nell'opuscolo _Dei delitti e delle
pene_; ma, se a questo opuscolo si aggiunge il saggio sulle monete,
e, meglio ancora, il saggio sullo stile, bisogna riconoscere che il
Beccaria ebbe mente di novatore, e, come disse Pietro Verri, _testa
fatta per tentare strade nuove_; una testa dunque come l'ebbe il
Manzoni, che di strade nuove ne tentò e ne corse parecchie. Il Beccaria
fu _profondo algebrista_, ed ebbe fantasia vivacissima e prepotente,
e fu poeta (_buon poeta_, assicura l'amico): intendi dunque che,
come poi il Manzoni, egli seppe conciliare il rigore e la saldezza
della ragione con la libertà e la fluidità dell'immaginativa e del
sentimento. Scopriamo nell'avo una vena satirica che ingrossa poi nel
nipote. Tutt'e due sono d'indole timida e casalinga, involta in una
onesta pigrizia (vedi un opuscoletto nuziale di PAOLO BELLEZZA, _La
pigrizia di Alessandro Manzoni_, Milano, 1897); fuggono il chiasso; non
cercano popolarità, sebbene amino il popolo; curano i proprii comodi;
lascian vedere _un'aria di bonomia_ (bugiarda in Cesare, secondo
afferma Alessandro Verri; ma gli s'ha da credere?); sono inettissimi
alle faccende (_inattività in agibilibus_, troviam detto di Cesare;
_inetto rebus agendis_, disse di sè stesso il Manzoni); scrivono di
malissima voglia lettere e ogni altra cosa. «Filosofo senza strepito»,
scrisse del Beccaria il Cantù, «appena l'Europa s'accorse ch'era un
grand'uomo, egli si tacque»: e il Manzoni? Le apprensioni manifestate
dall'avo durante quel suo famoso viaggio a Parigi hanno riscontro in
altre consimili del nipote. Entrambi non potevano reggere a star soli,
ed entrambi stavano mal volentieri in luoghi dove fosse adunata molta
gente. Entrambi ebbero amore alla villa. Rimasti vedovi, entrambi
si riammogliarono. L'avo disegnò di fare un confronto fra romanzi e
storie, e il nipote compose il discorso sopra il romanzo storico. L'avo
si meravigliava che la Colonna Infame fosse lasciata sussistere nel bel
mezzo di Milano: il nipote scrisse la _Storia della Colonna Infame_.
[96] E il nome di Don Abbondio? Si potrebbe frugare di cima in fondo
tutti gli onomastici antichi e moderni senza riuscire a trovarne uno
più adatto, più proprio, più raffigurativo. _Nomina numina._ Il Balzac
fu studiosissimo dei nomi dei suoi personaggi, e dicono che il Flaubert
andò in gloria il giorno in cui trovò quelli di Bouvard e Pécuchet.
Gran brava fregatina di mani dev'essersi data Don Alessandro il giorno
in cui gli cadde in mente, o gli capitò sotto, Dio sa come, quello del
suo curato. Il Bojardo avrebbe fatto sonare a distesa tutte le campane
delle sue terre.
[97] _Pensées_, article I, 6.
[98] _Epistolario, raccolto e ordinato da_ Prospero Viani, _quinta
ristampa ampliata e più compiuta_. Firenze, 1892, vol. I, pp. 240, 298,
299, 537; vol. II, p. 276, e in altri luoghi ancora.
[99] Mantengo, per ragion di comodo, questa distinzione passata
nell'uso degli scrittori, sebbene non la creda psicologicamente troppo
esatta.
[100] ANTONA TRAVERSI, _Studi su Giacomo Leopardi con notizie e
documenti sconosciuti e inediti_, Napoli, 1887, pp. 76, 97-8.
[101] _Epistol._, vol. I, p. 454.
[102] _Appendice all'Epistolario e agli scritti giovanili di_ GIACOMO
LEOPARDI, _per cura di_ Prospero Viani, Firenze, 1878, p. XLVI. Lo
stesso poeta ebbe a dichiarare di non sapere il tedesco.
[103] Degli amori per la Silvia e la Nerina (non è qui a discutere se
questi nomi stieno a indicare due persone o una sola), Carlo Leopardi
ebbe a dire che furono assai più romanzeschi che veri. Non so quanta
fede s'abbia a dare a tale testimonianza; ma la congettura che il poeta
si scaldasse pel ricordo assai più che per la realtà, è congettura
tutt'altro che irragionevole, e che potrebb'essere facilmente
suffragata di ragioni e di esempii, e che anzi appar probabile quando
s'instituisca un confronto fra la canzone _Per una donna malata di
malattia lunga e mortale_ e quella _A Silvia_.
[104] _Le ricordanze._
[105] Lett. al Giordani, 8 agosto 1817; _Epistol._, vol. I, p. 87.
[106] _Ibid._, p. 216.
[107] Scrisse il Foscolo di sè stesso:
Tal di me schiavo e d'altri e della sorte,
Conosco il meglio ed al peggior m'appiglio,
E so invocare e non darmi la morte.
[108] Lett. al Giordani, 5 dicembre 1817; _Epistol._, vol. I, p. 111.
[109] Non necessariamente. Paolo Scarron che si denominò da sè stesso
un compendio delle miserie umane, scrisse il _Roman comique_ e il
_Virgile travesti_ inchiodato in una sedia a bracciuoli, paralitico,
attratto, spolpato, sfinito, e durò in tale condizione dall'anno
ventesimosettimo o ventesimottavo di sua vita sino al cinquantesimo,
che fu quello della sua morte. Il Voltaire, che soleva dire di tener
l'anima coi denti, non diventò pessimista nemmen quando fu ridotto a
nutrirsi per lunghi anni di solo latte.
[110] Farebbe indagine curiosa e istruttiva chi andasse cercando per
entro alle dottrine pessimistiche moderne e modernissime la parte
contribuitavi dal Copernico, dal Galilei, dal Darwin, ecc.
[111] Cap. IV, pp. 274-5, 278-9 della edizione delle _Prose_ curata
da G. Mestica, Firenze, 1890, edizione di cui sempre mi varrò per le
citazioni in questo scritto.
[112] _Bruto minore._
[113] A tutto ciò non contraddice punto il fatto che il genio non può
essere se non il portato di una lunga evoluzione storica, e come la
sintesi di tutta una consecutiva e varia vita anteriore. Dante non
poteva nascere in Cina, nè il Newton fra gli Ottentoti. Ancora non
contraddice al detto di sopra che il genio soggioghi o disciplini le
forze altrui e si giovi della loro cooperazione. In un suo recente
libro (_Psycho-Physiologie du génie et du talent_, Parigi, 1897)
il NORDAU asserisce, un po' timidamente a dir vero, che i genii
artistici, o, com'egli li chiama, _emozionali_, non sono veri genii.
Respingo una dottrina che, mentre comprende, senza esitazione, fra i
genii l'inventore dell'areostato e quello della locomotiva, tende ad
escluderne, e infatti ne esclude, Dante e lo Shakespeare. In quel libro
sono assai osservazioni ingegnose ed acute, ma anche molte proposizioni
avventate e molti sofismi. Che il genio sorga sulla base organica di
un neoplasma non è provato, e quando fosse vero, bisognerebbe poter
dimostrare che i genii artistici difettano di neoplasmi per poter
poi sentenziare che non sono genii. A p. 157 si afferma che i genii
_emozionali_ non esercitano nessun influsso sul _mondo dei fenomeni_.
Dunque le arti non possono nulla sulla coltura, sui costumi, sulla vita
dei popoli? E i canti di Tirteo e la Marsigliese non mossero proprio
nulla nel mondo?
[114] Chi nel pessimismo del Leopardi non vede se non un rivolo
sgorgato dai fonti di Lucrezio, mostra d'intendere assai poco e
Lucrezio e il Leopardi; e chi a riscontro del pessimismo del Leopardi
pone il pessimismo (come fu chiamato) del Petrarca, mostra di saper
vedere le somiglianze estrinseche e non le dissomiglianze intrinseche.
Dal Rousseau l'autore della _Ginestra_ derivò idee e sentimenti; ma il
Rousseau fu tutt'altro che un pessimista.
[115] «Io da principio aveva pieno il capo delle massime moderne,
disprezzava, anzi calpestava, lo studio della lingua nostra; tutti i
miei scrittacci originali erano traduzioni dal francese; disprezzava
Omero, Dante, tutti i Classici; non volea leggerli, mi diguazzava nella
lettura che ora detesto: chi mi ha fatto mutar tuono? la grazia di Dio;
ma niun uomo certamente. Chi m'ha fatto strada a imparare le lingue che
m'erano necessarie? la grazia di Dio. Chi m'assicura ch'io non ci pigli
un granchio a ogni tratto? nessuno». Lett. al Giordani, 30 aprile 1817;
_Epistol._, vol. I, p. 56. A chi mi opponesse che con questo tornare
all'antico il Leopardi dava appunto a conoscere di non essere un genio,
essendo proprio dei genii il precorrere e non il rinculare, risponderei
con le ragioni addotte di sopra, e soggiungerei che in certi casi il
tornare addietro può essere un andare avanti. Gli umanisti andavano
avanti tornando addietro.
[116] PATRIZI, _Saggio psico-antropologico su Giacomo Leopardi e la sua
famiglia_, Torino, 1896.
[117] Per esempio, nello studio e nella estimazione della eredità
psicopatica e geniale del poeta (capitolo II) le conclusioni cui
giunge l'autore pajonmi assai malsicure, dacchè egli considera i fatti
e le testimonianze in sè stessi, mentre dovrebbe considerarli nella
mutevole significazione che vengono ritraendo dalla condizione dei
tempi e dei costumi. Intantochè vige il diritto della primogenitura,
e, nelle famiglie nobili, il celibato è imposto al più gran numero
dei figliuoli, e la vita pubblica dura piena di trambusto e di
pericolo, e i chiostri offrono sicurezza e pace alle nature meno
gagliarde, le monacazioni frequenti in una famiglia non possono, così
senz'altro, essere notate quali un segno di misticità morbosa. Altro
è il significato della violenza, e dello stesso omicidio, in mezzo
a una civiltà composta e ad un popolo mansueto, altro in mezzo a una
civiltà turbolenta e ad un popolo fazioso e feroce. Le anamnesi lunghe
e complicate bisogna interpretarle col sussidio della storia nella
quale si svolsero le vite e accaddero i fatti che loro dànno argomento.
Ancora parmi che l'autore del libro esageri quando parla di una
melanconia attonita (ch'è il grado estremo della melanconia, secondo
la definizione degli scrittori), di una paresi motoria e di una paresi
mentale del Leopardi.
[118] _Epistol._, vol. I, p. 374.
[119] Lettera al Giordani, 30 aprile 1817; _Epistol._, vol. I, p. 57.
[120] Lett. al Vieusseux, da Recanati; _Epistol._, vol. II, p. 363.
[121] _Prose_, p. 445.
[122] _Detti memorabili di Filippo Ottonieri_, cap. IV; _Prose_, p. 276.
[123] Cf. PATRIZI, _Op. cit._, cap. I. Vedi a questo proposito uno
scritto molto acuto, molto sensato e molto equo del SULLY (autore
del volume _Pessimism, a History and a Criticism_, Londra, 1887), _Le
pessimisme et la poésie_, nella _Revue philosophique de la France et
de l'étranger_, anno III (1878), vol. I, pp. 392-3, ove non è esclusa
la possibilità che i pessimisti (sieno essi ammalati o sani) abbiano
ragione. Siami permessa una riflessione. Se il genio nasce di malattia;
se una delle funzioni del genio è di scorgere il vero non iscorto da
altri; che valore può rimanere al giudizio che accusa di falsità il
pessimismo solo perchè lo suppone, come il genio, nato di malattia?
[124] _Prose_, pp. 402-3.
[125] _Epistol._, vol. I, p. 278.
[126]
Life's but a walking shadow, a poor player,
That struts and frets his hour upon the stage,
And then is heard no more: it is a tale
Told by an idiot, full of sound and fury,
Signifying nothing.
(_Macbeth_, a. V, sc. 5).
We are such stuff
As dreams are made on, and our little life
Is rounded with a sleep.
(_The Tempest_, a. IV, sc. 1).
[127] Cf. PAULHAN, _Esprits logiques et esprits faux_, Parigi, 1896, p.
41.
[128] Cf. FÉRÉ, _Impuissance et pessimisme_, nella _Revue
philosophique_, anno 1886, vol. II. L'autore, facendo nascere il
pessimismo da un disequilibrio massimo fra i desiderii da una parte
e la potenza di soddisfarli da un'altra, conclude a un certo punto
così: «Il semble donc que se plaindre de tout revienne à convenir que
l'on n'est bon à rien». Gli è dir troppo. E, primamente, non bisogna
mettere tutti in un fascio i pessimisti coi queruli, coi brontoloni,
coi seccatori. Si dànno pessimisti che non si lamentano mai, nemmeno
nei libri che scrivono per divulgare o difendere le proprie dottrine.
Alfredo de Vigny disse una volta:
Le juste opposera le silence à l'absence.
Et ne répondra plus que par un froid silence
Au silence éternel de la Divinité;
e nel suo Giornale lasciò scritto: «Le silence sera la meilleure
critique de la vie». Poi non so come si potrebbero far entrare nella
classe di quegli infelici in cui è massimo il disequilibrio tra i
desiderii e la potenza di soddisfarli pessimisti dello stampo, non
dirò del re Salomone, creduto a torto autore dell'_Ecclesiaste_, ma di
quel califo Abd ur Rahmân, il quale, dopo aver soggiogata quasi tutta
la Spagna, e promosse le scienze, le arti, le industrie, i commerci,
noverava, pieno d'anni e di gloria, i giorni della propria felicità,
e trovava che sommavano in tutto a quattordici; e di quell'Innocenzo
III che, essendo stato, dopo Gregorio VII, il più grande instauratore
della potenza dei papi, lasciò, a far testimonianza de' suoi pensieri,
tre libri _De contemptu mundi, sive de miseria humanae conditionis_,
ben più tetri e più dolorosi di quei del Petrarca; e finalmente di
quel Giorgio lord Byron, che fu come un atleta della passione e del
piacere, e un eroico scialacquatore della vita. Dei pessimisti allegri
non parlo. Qualcuno ebbe a dire, dopo aver fatta una visita a E. von
Hartmann, che per fruire dello spettacolo della felicità, bisognava
andarlo a cercare nelle case dei pessimisti.
[129] Lett. 6 marzo 1820; _Epistol._, vol. I, p. 254.
[130] _Le pessimisme au XIX siècle_, Parigi, 1879, pp. 38-9. L'autore
osservava pure opportunatamente e giustamente che il Leopardi non si
soffermò in nessuno dei tre stadii della illusione distinti e descritti
dal Hartmann (p. 43).
[131] «Keiner jedoch hat diesen Gegenstand so gründlich und erschöpfend
behandelt, wie, in unsern Tagen, Leopardi. Er ist von demselben ganz
erfüllt und durchdrungen: überall ist der Spott und Jammer dieser
Existenz sein Thema, auf jeder Seite seiner Werke stellt er ihn dar,
jedoch in einer solchen Mannigfaltigkeit von Formen und Wendungen, mit
solchem Reichthum an Bildern, dass er nie Ueberdruss erweckt, vielmehr
durchweg unterhaltend und erregend wirkt». _Die Welt als Wille und
Vorstellung_, _Ergänzungen_; _Sämmtliche Werke_, Lipsia. 1891, vol.
III, p. 675.
[132] _Dialogo di Cristoforo Colombo e di Pietro Gutierrez_; _Prose_,
p. 307.
[133] _Paralipomeni della Batracomiomachia_, c. IV, st. 10.
[134] _Dialogo di Timandro e di Eleandro_; _Prose_, p. 371.
[135] Ingiustissimo mi sembra per ogni rispetto il giudizio di O.
PLUEMACHER quando sentenzia che il Leopardi, i cui scritti (secondo
lui) sono pedantescamente infrascati di fastidiosa dottrina (?!), non
è filosofo, sebbene si atteggi a filosofo, dacchè la conoscenza di
alcuni, o anche di molti sistemi di filosofia, non basta a formare il
filosofo (_Der Pessimismus in Vergangenheit und Gegenwart_, 2ª ediz.
Heidelberg, 1888, p. 115). Verissimo questo; ma appunto di sistemi
di filosofia il Leopardi ne conobbe assai pochi. Il Sully dovette
portare migliore opinione del nostro poeta, giacchè riferisce tradotte
nel già citato suo libro sul pessimismo (p. 27) le seguenti parole
scritte da esso poeta in una lettera al Giordani (lett. 6 maggio
1825; _Epistol._, vol. I, p. 547): «Mi compiaccio di sempre meglio
scoprire e toccar con mano la miseria degli uomini e delle cose, e
d'inorridire freddamente, speculando questo arcano infelice e terribile
della vita dell'universo». Per altro egli rimpicciolisce il concetto
quando _arcano infelice e terribile della vita dell'universo_ traduce
_unblessed and terrible secret of life_, tralasciando appunto quella
parola _universo_ da cui viene al concetto stesso massima larghezza e
veramente filosofica significazione.
[136] _Dialogo della Natura e di un'anima_; _Prose_, pp. 85-6; _Dialogo
di un fisico e di un metafisico_, pp. 124-5; _Dialogo di Torquato
Tasso e del suo genio famigliare_, p. 144; _Detti memorabili di Filippo
Ottonieri_, cap. II, pag. 262; cap. V, p. 289; Versi _Al conte Carlo
Pepoli_, ecc. ecc. Con sentimento affatto contrario a quello del nostro
poeta, il Nietzsche ama la vita per sè stessa, anche se infelice.
Cf. BRANDES, _Friedrich Nietzsche_, nel volume _Menschen und Werke_,
Francoforte s. M., 1894.
[137] _Cantico del gallo silvestre_; Prose, p. 336.
[138] _Dialogo di Timandro e di Eleandro_; _Prose_, p. 365.
[139] _Dialogo di Plotino e di Porfirio_; _Prose_, pp. 427-8. In una
lettera al Giordani (30 giugno 1820; _Epistol._, vol. I, p. 279) il
Leopardi aveva detto che tutto quanto è, è contento di vivere, «eccetto
noi che non siamo più quello che dovevamo e che eravamo da principio».
[140] _Paralipomeni della Batracomiomachia_, c. IV, st. 24. In una
lettera al Giordani (24 luglio 1828; _Epistol._, vol. II, p. 316),
aveva già detto che i popoli «sono condannati alla infelicità dalla
natura, e non dagli uomini nè dal caso». Tale appunto è il concetto
della _Ginestra_.
[141] _Palinodia al marchese Gino Capponi_; _Dialogo di Timandro e di
Eleandro_; _Prose_, p. 365.
[142] _Cantico del gallo silvestre_; _Prose_, p. 336.
[143] _Dialogo di Torquato Tasso ecc._; _Prose_, p. 145.
[144] Ultimi versi della canzone _A un vincitore nel pallone_. Cf.
_Dialogo di Cristoforo Colombo_ ecc.; _Prose_, pp. 309-10.
[145] Preambolo alla versione del _Manuale di Epitteto_; _Opere_, nuova
impressione, Firenze, 1889, vol. II. p. 214.
[146] _La quiete dopo la tempesta_.
[147] _Le ricordanze_.
[148] _Il primo amore_.
[149] _Nelle nozze della sorella Paolina_.
[150] _Aspasia_.
[151] _Al conte Carlo Pepoli_.
[152] _Sopra il ritratto di una bella donna scolpito nel monumento
sepolcrale della medesima_.
[153] _Epistol._, vol. I, p. 197.
[154] _Après une lecture_, st. VIII. Il Keats aveva detto:
A thing of beauty is a joy for ever.
[155] Citato dal GUYAU, _L'art au point de vue sociologique_, Parigi,
1889, pagine 364-5. Il Baudelaire fu, com'è noto, traduttor valoroso
e grande ammiraratore del Poe, e dal Poe attinse molta parte delle
sue idee estetiche. Nel breve saggio che il poeta americano intitolò
_The poetic principle_, troviamo parole come le seguenti: «An immortal
instinct, deep within the spirit of man, is thus, plainly, a sense
of the Beautiful..... It is no mere appreciation of the beauty before
us, but a will to reach the beauty above..... That pleasure which is
at once the most pure, the most elevating, and the most intese, is
derived, I maintain, from the contemplation of the Beautiful». Ognuno
può conoscere quanto questi concetti somiglino a quelli del Leopardi.
Il Poe definì la poesia una _creazione ritmica di bellezza_.
[156] _Le ricordanze_.
[157] Ma non propriamente alla maniera del Monti. Nello scritto
pur ora citato, il Poe, dopo aver ragionato del bello e del vero,
concludeva: «He must be blind indeed who does not perceive the radical
and chasmal difference between the truthful and the poetical modes of
inculcation. He must be theory-mad beyond redemption who, in spite of
these differences, shall still persist in attempting to reconcile the
obstinate oils and waters of Poetry and Truth».
[158] _Prose_, p. 469.
[159] _Detti memorabili di Filippo Ottonieri_, _cap. V_; _Prose_, p.
288.
[160] Del 1818 è il libro di ANDREA MAJER, _Della imitazione
pittorica_; dello stesso anno sono le _Lettere sul bello ideale_ di
GIUSEPPE CARPANI, _Il Saggio estetico_ di PLACIDO TALIA non venne a
luce se non nel 1828, e l'_Antologia_ ne fè cenno. I _Saggi_ di ERMES
VISCONTI _intorno ad alcuni quesiti concernenti il bello_ furono
stampati nel 1833.
[161] Lett. al Giordani, 30 giugno 1820; _Epistol._, vol. I, p. 279.
[162] Lett. 30 aprile 1817; _Epistol._, vol. I, p. 56.
[163] Vedi, riferite dal HARTMANN (_Aesthetik_, Lipsia, s. a., parte
II, p. 497-9, 501), le varie opinioni intorno al bello nella natura.
[164] _Studi filologici_, 9ª ristampa, Firenze, 1883, p. 306.
[165] Tale è il concetto del _Dialogo di un fisico e di un metafisico_.
[166] Lett. 24 luglio 1828; _Epistol._, vol. II, p. 316.
[167] Sulle relazioni, a torto disconosciute, che passano tra il bello
e l'utile, vedi più specialmente FECHNER, _Vorschule der Aesthetik_,
Lipsia, 1876, parte I, XV, pp. 203 segg.; Guyau, Les problèmes de
l'esthétique contemporaine, Parigi, 1884. cap. II, pp. 15 segg.;
RUTGERS MARSHALL, _Pain, Pleasure, and Aesthetics_, Londra. 1894, pp.
134, 160. 315.
[168] Lett. al Giordani testè citata.
[169] Nella canzone _Sopra il monumento di Dante_.
[170] _Il Risorgimento_.
[171] Lett. 11 agosto 1817; _Epistol._, vol. I, p. 91.
[172] Lett. 30 maggio 1817; _Epist._, vol. I, p. 76.
[173] Vedi PEREZ, _La maladie du pessimisme; Revue philosophique_, anno
1892, vol. I, p. 40.
[174] Lett. al Giordani citata qui di sopra.
[175] «Plusieurs fois j'ai évité pendant quelques jours de rencontrer
l'objet qui m'avait charmé dans un songe délicieux. Je savais que ce
charme aurait été détruit en s'approchant de la réalité. Cependant je
pensais toujours à cet objet, mais je ne le considérais pas d'après ce
qu'il était: je le contemplais dans mon imagination, tel qu'il m'avait
paru dans mon songe. Était-ce une folie? suis-je romanesque? Vous en
jugerez». Lett. 22 giugno 1823; _Epistol._, vol. I, p. 455.
[176] Lett. al Giordani, 24 luglio 1828; _Epistol._, vol. II, p. 316.
[177] _La vita solitaria_.
[178] _Le ricordanze_.
[179] _Aspasia_.
[180] _Il tramonto della luna_.
[181] _Pensieri_, CIV; Prose, pp. 597-600. Felice colui, disse lo
Shelley, che non disprezzò giammai i sogni della sua giovinezza.
[182] Lett. 14 agosto 1820; _Epistol._, vol. I, p. 289.
[183] Lett. 30 giugno 1820; _ibid._, p. 279.
[184] _Lettere scritte a Giacomo Leopardi da' suoi parenti_, a cura di
G. Piergili, Firenze, 1878, p. 48.
[185] _Epistol._, vol. I, p. 278. Le parole in corsivo e in
majuscoletto sono così stampate nel testo.
[186] _A un vincitore nel pallone_; _Detti memorabili di Filippo
Ottonieri_, cap. VI (_Prose_, p. 293); _Dialogo di Plotino e di
Porfirio_ (pp. 427-8); _Comparazione delle sentenze di Bruto Minore e
di Teofrasto_ (pp. 475-7); _Pensieri_, XXIX (pp. 519-20) ecc.
[187] _La ginestra_; _Sopra un basso rilievo antico sepolcrale_; _Il
risorgimento_.
[188] Questa la interpretazione del De Sanctis, che impugnata e
difesa, or sono alcuni anni, con molto calore, rimane pur sempre, a
mio giudizio, la sola plausibile. Del resto, quando pure quella donna
simbolica stesse a significare la libertà, o la felicità, o altro
simile, per l'argomento nostro sarebbe tutt'uno.
[189] Vedi lo scritterello critico che sulle _Canzoni_ stampate in
Bologna nel 1824, pubblicò, senza però mettervi il nome, lo stesso
Leopardi nel _Nuovo Ricoglitore di Milano_; _Studi filologici_, pp.
283-4.
[190] Nè dell'una, nè dell'altra è in tutto sicura la data.
[191] _Die Welt als Wille und Vorstellung_, vol. I, §§ 36, 38. Veggasi
come il Leopardi nella _Comparazione delle sentenze di Bruto Minore
e di Teofrasto_ rilevi il contrario modo tenuto nel filosofare da
Aristotele e da Platone (_Prose_, p. 469).
[192] _Epistol._, vol. I, p. 253.
[193] _Ibid._, p. 456.
[194] _Epistol._, vol. II, p. 280.
[195] Lett. 16 dicembre 1822; _Epistol._, vol. I, p. 375.
[196] _Alla sua donna._
[197] _Al conte Carlo Pepoli._
[198] Benefico inganno, e perciò in piena contraddizione con la
scienza, osserva un altro pessimista, il BAHNSEN (_Das Tragische als
Weltgesetz und der Humour als ästhetische Gestalt des Metaphysischen_,
Lauenburg i. P., 1877. p. 5).
[199] _Inf._, XI, 103-5.
[200] Ben s'intende, del resto, che anche in ciò sono dall'uno
all'altro differenze e contrasti. Un pessimista che col Leopardi ebbe
non piccola somiglianza, il SENANCOUR, incarnandosi nel protagonista
di un suo romanzo, diceva: «La scène de la vie a de grandes beautés.
Il faut se considérer comme étant là seulement pour voir. Il faut s'y
intéresser sans illusion, sans passion, mais sans indifférence, comme
on s'intéresse aux vicissitudes, aux passions, aux dangers d'un récit
imaginaire: celui-là est écrit avec bien de l'éloquence». _Obermann_,
nuova edizione, Parigi, 1840, lett. LXXX, p. 434. La prima edizione è
del 1804, la seconda del 1833.
[201] _Epistol._, vol. I. p. 362.
[202] _Epistol._, vol. II, p. 314. E così s'accordava col padre, che
in una lettera a lui aveva schernita quella eroica morte, chiamando
il Broglio _brigante volontario e pazzo. Lettere scritte a Giacomo
Leopardi dai suoi parenti_, p. 261.
[203] Trovo questa giustissima osservazione, insieme con quella che la
precede, nel già citato scritto del SULLY, _Le pessimisme et la poésie;
Revue philosophique_, a. e v. cit., pp. 394, 398.
[204] Deliberatamente dico frigidità fisiologica e non psicologica;
questa non può essere imputata al Leopardi; e quanto a imputargli
la prima, bisogna andar molto cauti; tanto più che il poeta stesso
si contraddice, e la materia è intricata e difficile. Credo esageri
di molto il PATRIZI (_op. cit._, p. 114) quando scrive: «Egli nutrì
sempre il saldo convincimento che gli stati d'animo, attraverso ai
quali passò nelle sue relazioni con persone d'altro sesso, fossero
al tutto esenti da bisogni fisiologici». Il Patrizi stesso, del
resto, riconosce che tali bisogni ebbero parte non piccola nell'amore
per la Targioni Tozzetti (Aspasia), e ricorda a questo proposito la
testimonianza, anche troppo esplicita, del Ranieri (pp. 119, 120). Che
il Leopardi amasse sopratutto l'_amorosa idea_, e, più che la donna
reale, il fantasma che se ne veniva creando nella mente, è un fatto;
ma è un fatto frequente nella vita psichica degli artisti, e che non
prova tutto ciò che gli si vorrebbe far provare. Sant'Agostino, che fu
bene, a suo modo, un artista, amò sopratutto, com'egli stesso ebbe a
dire, il sentimento e la fantasia dell'amore (_nondum amabam et amare
amabam..... quaerebam quod amarem amans amare_); ma non per questo
si lasciò morir vergine; e il Rousseau, che si innamorava dei proprii
fantasmi a tal segno da provarne ebbrezza e delirio, sapeva, a tempo
e luogo, riconoscer quelli in creature reali e scendere di cielo in
terra, e gustare qualche parte almeno della felicità sognata. È da
credere che il Leopardi sarebbe pure alcuna volta riuscito ad imitarlo
se avesse trovato donne più caritatevoli. Alfredo De Musset, dopo
aver molto amato e troppo goduto, scriveva il _Souvenir_, per dire, in
sostanza, che il sogno dell'amore e il ricordo dell'amore valgono più
che l'amore stesso.
[205] Vedi più specialmente _Die Welt als Wille und Vorstellung_, vol.
I, § 36; vol. II (_Ergänzungen_), cap. 31.
[206] _Dialogo della natura e di un'anima; Prose_, pp. 81-3.
[207] _Prose_, p. 467.
[208] _On Heroes, Hero-Worship and the Heroic in History, Lecture III.
The Hero as Poet_; ediz. di Londra, 1895, p. 75.
[209] Vedi su di ciò RUTGERS MARSHALL, _Op. cit._, pp. 143-4. Egli
parla più propriamente di un campo di godimento (_field of pleasure
getting_): io userò la parola _campo_ a denotare più propriamente la
estensione della nostra _impressionabilità_ estetica, considerando il
godimento come un fatto consecutivo alla impressione.
[210] Lett. alla sorella Paolina, 3 dicembre 1822; _Epistol._, vol. I,
p. 365.
[211] Lett. al fratello Carlo, 25 novembre 1822; _Epistol._, vol. I, p.
360.
[212] Ed era prossimo il tempo in cui lo Stendhal, ponendo lo
spettacolo di Roma sopra tutti gli spettacoli della terra, doveva
scrivere delle impressioni che ne derivano: «Un jeune homme qui n'a
jamais rencontré le malheur ne les comprendrait pas» (_Promenades
dans Rome_, 13 _août_ 1827). Chi dunque più del Leopardi avrebbe
dovuto essere preparato a riceverle, quelle impressioni? Quattr'anni
innanzi ch'egli vi andasse, il Byron aveva salutata Roma come la città
dell'anima, alla quale accorrono gl'infelici (_Childe Harold_, c. IV,
st. 78).
Oh Rome! my country! city of the soul!
The orphans of the heart must turn to thee,
Lone mother of dead empires!
Si confrontino le lettere romane del Leopardi con quelle che lo Shelley
scriveva nel 1818 e 1819 a Tommaso Love Peacock. L'Osvaldo di madama di
Staël «ne pouvait se lasser de considérer les traces de l'antique Rome»
(_Corinne_, l. IV, c. IV).
[213] Lett. 5 aprile 1823; _Epistol._, vol. I, p. 434. Al Foscolo
la Venere del Canova inspirava sentimenti e parole da innamorato.
Leggasi una pagina dello Shelley ov'è squisitamente descritta la
Venere anadiomene (_Prose Works_, ediz. di Londra, 1888, vol. I, pp.
407-8). L'Apollo del Belvedere inspirò al Sully Prudhomme un sonetto,
e la Venere di Milo un lungo e magnifico canto, ove, tra gli altri, si
leggono questi versi:
Dans les lignes du marbre où plus rien ne subsiste
De l'éphémère éclat des modèles de chair,
Le ciseau du sculpteur, incorruptible artiste,
En isolant le Beau, nous le rend chaste et clair.
[214] Lett. 30 aprile 1817; _Epistol._, vol. I, p. 64. Il Giordani gli
rispondeva (_Epistol._, vol. III, p. 95): «L'opera del Cicognara mi
pare degnissima e necessaria ad una libreria come la sua. Io non dirò
ch'ella debba leggerla ora; ma certo una tale raccolta de' monumenti
perfettissimi d'arte è una gran cosa: e il non poter nulla giudicare o
gustare nelle belle arti sarebbe una grande infelicità; e bellissima
cosa avere per giudicarne una guida tanto intelligente come il
Cicognara».
[215] Lett. 1 febbraio 1823; _Epistol._, vol. I, pp. 403-4.
[216] Affermare non si può; ma non sarei lontano dal credere che
la prima mossa a tutto il componimento sia venuta da una fantastica
visione del monumento futuro, del _nobil sasso_ a cui tante lacrime
avrebbe serbato l'Italia.
[217] Lett. 24 luglio 1827; _Epistol._, vol. I, p. 224.
[218] _Al conte Carlo Pepoli._
[219] Lett. 5 febbrajo 1823; _Epistol._, vol. I, pp. 408-9.
[220] _Epistol._, vol. I, p. 399.
[221] Lett. al Giordani, 30 giugno 1820; _Epistol._, vol. I, p. 279.
[222] Canto VI, st. 47.
[223] Vedi la lettera al Jacopssen, 23 giugno 1823; _Epistol._, vol. I,
pp. 454-5. Quivi il poeta dice espresso: «je ne fais aucune différence
de la sensibilité à ce qu'on appelle vertu». Se il tempo lo concedesse,
sarebbe agevole rintracciar nel Rousseau, anzi nel pensiero del secolo
XVIII tutto intero, la origine di sì fatta opinione.
[224] _Epistol._, vol. I. p. 61.
[225] Scritto citato. Qualche traccia di umorismo il Leopardi lascia
scorgere nella _Scommessa di Prometeo_ e nel _Copernico_, testè citati,
e ancora nel _Dialogo di Federico Ruysch e delle sue mummie_, nel
_Dialogo di un venditore d'almanacchi e di un passeggiere_ e altrove;
ma niuno di certo vorrà dire il Leopardi un umorista.
[226] RUTGERS MARSHALL, _Op. cit._, pp. 137 segg.
[227] _Il Parini, ovvero della gloria_, cap. IV; _Prose_, pp. 189-90.
[228] _Ibid._, pp. 191-2.
[229] _Ibid._, cap. III, p. 184.
[230] _Epistol._, vol. I, p. 270.
[231] _Lettere scritte a Giacomo Leopardi dai suoi parenti_, p. 148.
[232] Vedi una lettera di Giacomo del 5 febbrajo 1823: _Epist._, vol.
I, p. 407.
[233] Il Preyer capovolse la formola, riconoscendo nell'aritmetica un
esercizio musicale.
[234] _Vom Musikalisch-Schönen_, 1ª ediz., Lipsia, 1854; 7ª, 1885. Cf.
PANZACCHI, _Nel mondo della musica_, Firenze, 1895. pp. 3-37.
[235] Vedila discussa dal FECHNER, _Op. cit._, parte I, pp. 158 segg.
[236] _Die Welt als Wille und Vorstellung_, vol. I, pp. 309-13; vol.
II, pp. 511, 512, 523.
[237] _La vita solitaria._
[238] L'AMIEL, le cui somiglianze morali col Leopardi non sono nè poche
nè lievi, lasciò scritto (_Fragments d'un journal intime_, 7ª ediz.
Ginevra, 1897, volume II, p. 77): «Ce matin, les accens d'une musique
de cuivre, arrêtée sous mes fenêtres, m'ont ému jusqu'aux larmes.
Ils avaient sur moi une puissance nostalgique indéfinissable. Ils me
faisaient rêver d'un autre monde, d'une passion infinie et d'un bonheur
suprême. Ce sont là les échos du paradis, dans l'âme, les ressouvenirs
des sphères idéales dont la douceur douloureuse enivre et ravit le
cœur».
[239] Lett. 5 febbrajo 1823; _Epistol._, vol. I, p. 408.
[240] Lett. alla sorella Paolina, 18 maggio 1827; _Epistol._, vol. II,
p. 208.
[241] Lett. alla sorella Paolina, 7 luglio 1827; _Epistol._, vol. II,
p. 221.
[242] Il PATRIZI, _Op. cit._, p. 142, vede in questi desiderii e
giudizii del poeta un segno dell'abituale stanchezza e debolezza di
lui. Non a torto, credo; ma errerebbe, parmi, chi non volesse vedervi
altro. Quei giudizii e quei desiderii hanno anche una ragione estetica.
[243] Cap. IV; _Prose_, pp. 193-4. Confrontisi con alcune ingegnose
pagine del BOURGET intitolate _Paradoxe sur la musique_ in _Études et
Portraits_, Parigi, 1889, vol. I.
[244] Vedi ARRÉAT, _Mémoire et imagination_, Parigi, 1895, pp. 60-1.
I De Goncourt affermarono che anche il Lamartine ebbe la musica in
orrore, ma si può dubitare della verità della loro affermazione. Vedi,
per non dir altro, il commento con cui lo stesso Lamartine accompagnò
la poesia intitolata _Encore un hymne_, nelle _Harmonies poétiques et
religieuses_.
[245] _Purgat._, II, 107-11.
[246] _Lettere famigliari_, l. XIII, lett. 8; volgarizzamento di G.
Fracassetti.
[247] L. I, dial. 23, _De cantu et dulcedine a musica_.
[248]
Music! oh, how faint, how weak,
Language fades before thy spell!
[249]
I pant for the music which is divine,
My heart in its thirst is a dying flower.
[250] _L'Adone_, c. VII. st. I.
[251] COMBARIEU, _Les rapports de la musique et de la poésie
considérées au point de vue de l'expression_, Parigi, 1894, pp. XV,
XXI.
[252] _Ibid._, p. 284.
[253] «Manzoni pensava che dal modo di declamare i versi, esagerando
alquanto l'inflessione della pronuncia che ne indica l'espressione, si
poteva cavarne embrioni di motivi atti a musicarsi. E recitava a quel
modo per dimostrazione alcune strofette del Metastasio». _Alessandro
Manzoni, la sua famiglia, i suoi amici_, appunti e memorie di S.
S(TAMPA) (figliastro del poeta), Milano, 1885-9, vol. II, p. 423.
[254] _L'art de la lecture_, 43ª ediz., Parigi, s. a., p. 124.
[255] Lett. al fratello Carlo, 6 gennajo 1823; _Epistol._, vol. I, p.
390.
[256] RANIERI, _Op. cit._, p. 40.
[257] _Op. cit._, p. 54.
[258] Lett. al Giordani, 30 aprile 1817; _Epistol._, vol. I, p. 61.
[259] Cap. IV; _Prose_, pp. 191-2.
[260] _Le ricordanze._
[261] Lo Chateaubriand fece esperienza del contrario. «Aujord'hui je
m'aperçois que je suis moins sensible à ces charmes de la nature.....
Quand on est très-jeune, la nature muette _parle_ beaucoup, parce
qu'il y a surabondance dans le cœur de l'homme.....: mais dans un âge
plus avancé, lorsque la perspective que nous avions devant nous passe
derrière, que nous sommes détrompés sur une foule d'illusions, alors
la nature seule devient plus froide et moins _parlante, les jardins
parlent peu_. Il faut, pour qu'elle nous intéresse encore, qu'il s'y
attache des souvenirs de la société, parce que nous suffisons moins à
nous-mêmes.....». (_Souvenirs d'Italie, d'Angleterre et d'Amérique_,
Londra, 1815, vol. I, pp. 23-4).
[262] Un'altra eccezione molto notabile alla regola comune ci è
offerta da un poeta francese della prima metà di questo secolo, morto
giovanissimo, e rimasto per lungo tempo pressochè ignoto, Maurizio De
Guérin. Come il Leopardi, questi ebbe orror della folla, amò la natura
con sensitività femminea e virginale, solo allora felice quando, vinto
da una specie di languor delizioso, poteva abbandonarsi tra le braccia
e nel grembo di lei. Lasciò scritte, fra le altre, queste parole:
«Quitter la solitude pour la foule, les chemins verts et déserts
pour les rues encombrées et criardes où circule pour toute brise un
courant d'haleine humaine chaude et empestée; passer du quiétisme à la
vie turbulente, et des vagues mystères de la nature à l'âpre réalité
sociale, a toujours été pour moi un échange terrible, un retour vers
le mal et le malheur». (_Journal, lettres et poèmes_, nuova edizione,
Parigi, 1864, p. 92). Il sentimento di questo poeta per la natura
somiglia a quel del Leopardi sotto più di un aspetto, ma ne differisce
anche non poco, perchè dà luogo, assai più che quello del Leopardi
non faccia, alle impressioni distinte, particolari e minute. Noto di
passata che l'amore della solitudine e l'amore della natura andavano
insieme congiunti nei seguaci del Budda.
[263] _Epistol._, vol. I, p. 253.
[264] _De la littérature considérée dans ses rapports avec les
institutions sociales_, parte prima, cap. V.
[265] Vedi _La vita solitaria_.
[266] _Dialogo di Timandro e di Eleandro, Prose_, p. 361.
[267] _Il primo amore._
[268] _A Silvia._ Il DE MUSSET, nella _Confession d'un enfant du
siècle_, cap. IV: «Je passais la journée chez ma maîtresse; mon grand
plaisir était de l'emmener à la campagne durant les beaux jours de
l'été, et de me coucher près d'elle dans les bois, sur l'herbe ou sur
la mousse, le spectacle de la nature dans sa splendeur ayant toujours
été pour moi le plus puissant des aphrodisiaques». Per contro la natura
guarì dall'amore il Ruskin: e in qual modo? empiendolo tutto di sè
e di sè sola; suggerendogli, non solo una dottrina dell'arte, ma una
morale, una sociologia, una religione e persino, starei per dire, una
metafisica.
[269] _L'infinito._
[270] _La vita solitaria._
[271] Nella poesia intitolata _La vache_.
[272] Vedi intorno alle origini e alla diffusione di quel gusto
FRIEDLAENDER, _Ueber die Entstehung und Entwicklung des Gefühls für das
Romantische in der Natur_, Lipsia, 1873; BIESE, _Die Entwickelung des
Naturgefühls im Mittelalter und in der Neuzeit_, Lipsia, 1888, cap. XI,
_Das Erwachen des Gefühls für das Romantische_, pp. 322-57.
[273] «Strong, pure nature-feeling leads to accurate and minute
observation». VEITCH, _The Feeling for Nature in Scottish Poetry_,
Edimburgo e Londra, 1887, vol. I, p. 17.
[274] Il PATRIZI, _Op. cit._, p. 137, dice che «nel Leopardi il
sentimento della natura era avvinto ad idee e non ad imagini». Direi:
poco ad immagini, molto a idee e moltissimo ad affetti.
[275] Circa alla parte importantissima che spetta all'associazione
nelle impressioni che gli spettacoli naturali producono in noi, vedi
FECHNER, _Op. cit._, parte 1ª, pp. 123 segg.
[276] MAURIZIO DE GUÉRIN (_Op. cit._, p. 34): «Si l'on pouvait
s'identifier au printemps..... se sentir à la fois fleur, verdure,
oiseau, chant, fraîcheur, élasticité, volupté, sérénité!» L'AMIEL,
(_Op. cit._, vol. II, p. 18): «Dans ces états de sympathie universelle,
j'ai même été animal et plante, tel animal donné, tel arbre présent».
[277] _La vita solitaria._
[278] _La quiete dopo la tempesta._
[279] _La sera del dì di festa._
[280] Forma parte di quello che il poeta intitolò _Supplemento
generale a tutte le mie carte; Appendice all'Epistolario e agli Scritti
giovanili_, a cura di Prospero Viani, Firenze, 1878, p. 238.
[281] _La sera del dì di festa._
[282] Tra le poesie del LONGFELLOW n'è una intitolata _Daylight and
moonlight_. Il poeta dice d'aver letto, durante il giorno, un mistico
canto, e di non averne quasi riportata impressione; d'averlo riletto in
tempo che la luna, _simile a uno spirito glorificato, empieva la notte
e l'innondava delle rivelazioni della sua luce_, e d'esserselo allora
sentito risonar nella mente come una musica.
Night interpreted to me
All its grace and mystery.
Il LAMARTINE (_Poésie ou paysage dans le golfe de Gênes_, nelle
_Harmonies poétiques et religieuses_):
Ah! si j'en crois mon cœur et ta sainte influence,
Astre ami du repos, des songes, du silence,
Tu ne te lèves pas seulement pour nos yeux;
Mais, du monde moral flambeau mystérieux,
A l'heure où le sommeil tient la terre oppressée,
Dieu fit de tes rayons le jour de la pensée.
L'AMIEL (_Op. cit._, vol. II, pp. 165-6): «Rêvé longtemps au clair
de lune qui noie ma chambre de ses rayons pleins de mystère confus.
L'état d'âme où nous plonge cette lumière fantastique est tellement
crépusculaire lui-même que l'analyse y tâtonne et balbutie. C'est
l'indéfini, l'insaisissable, à peu près comme le bruit des flots formé
de mille sons mélangés et fondus. C'est le retentissement de tous les
désirs insatisfaits de l'âme, de toutes les peines sourdes du cœur,
s'unissant dans une sonorité vague qui expire en vaporeux murmure.
Toutes ces plaintes imperceptibles qui n'arrivent pas à la conscience
donnent en s'additionnant un résultat, elles traduisent un sentiment de
vide et d'aspiration, elles résonnent mélancolie. Dans la jeunesse, ces
vibrations éoliennes résonnent espérance: preuve que ces mille accents
indiscernables composent bien la note fondamentale de notre être et
donnent le timbre de notre situation d'ensemble».
[283] Lo SHELLEY, nella poesia intitolata _A calm Winter Night_:
Heaven's ebon vault,
Studded with stars unutterably bright,
Through which the moon's unclouded grandeur rolls.
[284] _Alla luna._
[285] _La vita solitaria._
[286] _Il lume della luna ossia l'origine dell'ellera._
[287] _Alla luna._
[288] _An den Mond_:
Füllest wieder Busch und Thal
Still mit Nebelglanz,
Lösest endlich auch einmal
Meine Seele ganz.
Breitest über mein Gefild
Lindernd deinen Blick,
Wie des Freundes Auge mild
Ueber mein Geschick.
[289] _Bruto Minore._
[290] _Ultimo canto di Saffo._
[291] _Canto notturno di un pastore errante dell'Asia._
[292] _Al conte Carlo Pepoli._
[293] _Ultimo canto di Saffo._
[294] Se ne ha la prova nel terzo libro dell'opera sua principale.
«Wie ästhetisch ist doch die Natur», esclama egli in un luogo (Vol. II,
_Ergänzungen_, cap. 33, p. 462).
[295] _Op. cit._, vol. I, § 38, pp. 232-3.
[296]
Non fra sciagure e colpe,
Ma libera ne' boschi e pura etade
Natura a noi prescrisse,
Reina un tempo e Diva.
(_Bruto Minore_).
Oh contra il nostro
Scellerato ardimento inermi regni
Della saggia natura! I lidi e gli antri
E le quiete selve apre l'invitto
Nostro furor: le violate genti
Al peregrino affanno, agl'ignorati
Desiri educa; e la fugace ignuda
Felicità per l'imo sole incalza.
(_Inno ai patriarchi_).
[297] _Bruto Minore._
[298] _Sopra un basso rilievo antico sepolcrale_, ecc.
[299] _Il risorgimento._
[300] _La ginestra._ Vedasi, tra le prose, il _Dialogo di un folletto e
di uno gnomo_, e il _Dialogo della natura e di un Islandese_.
[301] _A Silvia._
[302] _Sopra un basso rilievo_, ecc.
[303] _La vita solitaria._
[304] _La sera del dì di festa._
[305] _Il sogno._
[306] _A sè stesso._
[307] _Palinodia al marchese Gino Capponi._
[308] _La ginestra._
[309] _La quiete dopo la tempesta._
[310] _La ginestra._
[311] _Palinodia_ ecc.
[312] _Aspasia._
[313] _Le ricordanze._
[314] _A sè stesso._
[315] _Alla primavera o delle favole antiche._
[316] _Ibid._
[317] _Le pèlerinage d'Harold._
[318] _Il risorgimento._
[319] _Sopra un basso rilievo_ ecc.
[320] Il Leopardi nella _Ginestra_:
Non ha natura al seme
Dell'uom più stima o cura
Ch'alla formica.
[321] _La maison du berger._ In un luogo del suo giornale il poeta
chiama stupida la natura. L'AMIEL, dopo aver prodigato alla natura
i più teneri nomi, finisce a scrivere (_Op. cit._, vol. II, p. 78):
«Certes la Nature est inique, sans probité et sans foi».
[322] «Dans ces bouleversements qui désolent la nature, il y a un baume
pour les plaies du cœur». NODIER, _Le peintre de Saltzbourg, Romans_,
Parigi, 1884, pag. 26.
[323] _Obermann_, ediz. cit., pp. 510-4.
[324] Nella poesia _An die Natur_:
Da der Jugend goldne Träume starben,
Starb für mich die freundliche Natur.
[325]
E quando pur questa invocata morte
Sarammi allato, e sarà giunto il fine
Della sventura mia; quando la terra
Mi fia straniera valle, e dal mio sguardo
Fuggirà l'avvenir; di voi per certo
Risovverrammi; e quell'imago ancora
Sospirar mi farà, farammi acerbo
L'esser vissuto indarno, e la dolcezza
Del dì fatal tempererà d'affanno.
[326] _Prose_, pp. 246-8.
[327] _Amore e morte._
[328] _Cantico del gallo silvestre; Prose_, p. 336.
[329] Il buddistico Mâra è, a un tempo stesso, il principe dei piaceri
del mondo e il principe della morte, colui che seduce ed uccide.
[330] _Paradise Lost_, l. X, vv. 249-51.
[331] Alcun che di simile si ha pure in un racconto ebraico. Qui viene
opportuno il ricordo della famosa incisione di Alberto Dürer, dove si
vede effigiato un cavaliere che, senza dar segno alcuno di terrore, si
trova preso fra il diavolo da una parte e la morte da un'altra.
[332] Vedi AUGUSTO CESARI, _La morte nella Vita Nuova_, Bologna, 1892,
pagine 11-12.
[333] _Il Canzoniere annotato e illustrato da_ Pietro Fraticelli,
Firenze, 1861, pp. 115 e segg.
[334] _Trionfo della fama_, cap. I, secondo la volgata.
[335] _Vita nuova_, cap. XXIII. Cf. l'opuscolo del Cesari testè citato.
[336] Sonetti: _Non può far Morte il dolce viso amaro_, e _Spirto
felice che sì dolcemente; Trionfo della Morte_, c. I.
[337] _Kinder-und Hausmärchen_, N. 44.
[338] Per il prolungamento di questa poetica tradizione nel secolo
XVI vedi CESAREO, _Nuove ricerche su la vita e le opere di Giacomo
Leopardi_, Torino, 1893, pp. 64-8.
[339] Ma non ai tempi d'Omero. Achille nell'Hades confessava ad Ulisse
che avrebbe piuttosto voluto essere un bifolco sopra la terra che il re
delle ombre sotterra.
[340] Vedi I. DELLA GIOVANNA, _L'uomo in punto di morte e un dialogo di
Giacomo Leopardi_, Città di Castello, 1892.
[341] _Amore e morte._ Circa il sentimento di beatitudine che
l'uomo può provare in sul punto della morte vedi: EGGER, _Le moi des
mourants_; SOLLIER, MOULIN, KELLER, _Observations sur l'état mental des
mourants; Revue philosophique_, anno 1896, vol. 1.
[342] Sonetti: _Alma felice, che sovente torni; Discolorato hai, Morte,
il più bel volto; Nè mai madre pietosa al caro figlio; Se quell'aura
soave de' sospiri; Levommi il mio pensier in parte ov'era; Vidi fra
mille donne una già tale; Tornami a mente, anzi v'è dentro, quella;
Dolce mio caro e prezioso pegno; Deh qual pietà, qual angel fu sì
presto; Del cibo onde 'l Signor mio sempre abbonda; Ripensando a
quel ch'oggi il cielo onora; L'aura mia sacra al mio stanco riposo_.
Canzone: _Quando il soave mio caro conforto_.
[343] Cito dall'edizione curata dal Mestica, _Le rime di Francesco
Petrarca restituite nell'ordine e nella lezione del testo originario_,
Firenze, 1896.
[344] _Die Welt als Wille und Vorstellung_, vol. II, (_Ergänzungen_),
cap. 44, pagina 609.
[345] Per più particolari vedi DE RIDDER, _De l'idée de la mort en
Grèce à l'époque classique_, Parigi, 1897.
[346] _A sè stesso._
[347] Lett. 26 luglio e 17 dicembre 1819; _Epistol._, vol. I, pp.
208, 243. In molt'altre sue lettere manifesta il Leopardi propositi
di suicidio. Lett. al fratello Carlo, luglio 1819 (_Epistol._, vol. I,
p. 212); al Brighenti, 7 aprile 1820 (p. 263); allo stesso, 21 aprile
1820 (p. 264); al Perticari, 30 marzo 1821 (p. 324); al Melchiorri, 19
dicembre 1823 (p. 485); ad Adelaide Maestri, 24 giugno 1828 (vol. II,
p. 305); al De Sinner, 24 dicembre 1831 (p. 448).
[348] Con argomenti che molto somigliano a quelli di Obermann.
Confrontinsi con gli argomenti di Werther e di Jacopo Ortis.
[349] _Canto notturno_ ecc., ultimo verso.
[350] _La quiete dopo la tempesta_, ultimi due versi.
[351] Nella poesia intitolata _Le Gouffre_. Questo medesimo sentimento
espresse il Baudelaire in molti altri suoi versi. Confrontisi con la
_Comédie de la mort_ di Teofilo Gautier.
[352] _Il pensiero dominante._
[353] Lett. al Giordani; _Epistol._, vol. I, p. 240.
[354] _Amore e morte._
[355] _Cantico del gallo silvestre_, l. cit.
[356] _Sopra un basso rilievo antico sepolcrale_ ecc.
[357] _Ibid._
[358] _Il sogno._
[359] _A Silvia._
[360] _Il sogno._
[361] _Sopra un basso rilievo_ ecc.
[362] _Sopra il ritratto di una bella donna_ ecc.
[363] _A Silvia._
[364] La nota poetessa francese Luisa Ackermann, in un lungo e bello
componimento intitolato _L'Amour et la Mort_, ritrasse il contrasto
dell'Amore e della Morte, quello desideroso di eternità, questa
accelerante la fine; quello creator della vita, questa di ogni vita
distruggitrice.
[365] _Detti memorabili di Filippo Ottonieri_, capp. IV e VI; _Prose_,
pp. 283-4, 293; e altrove.
[366] _Pensieri_, XXX. Cf. _Detti memorabili_, cap. V; _Prose_, p. 288.
[367] _Ad Angelo Mai._
[368] _Inno ai patriarchi, o dei principii del genere umano._
[369] Lett. al De Sinner, 24 dicembre 1831; _Epistol._, vol. II, p. 450.
[370] Lett. al Melchiorri, 3 ottobre 1825; _Epistol._, vol. II, p. 27.
Era il tempo in cui veniva preparando per l'editore milanese Stella
una edizione latina e un'altra latina e italiana di tutte le opere di
Cicerone.
[371] Lett. allo Stella, 12 marzo 1826; _Epistol._, vol. II, p. 111.
[372] Lett. al Melchiorri testè citata, _l. cit._
[373] Lett. al padre, 3 luglio 1826; _Epistol._, vol. II, p. 149.
[374] _Opere inedite di Giacomo Leopardi pubblicate sugli autografi
recanatesi da_ Giuseppe Cugnoni, Halle, 1878-80, vol. II, pp. 369, 374.
[375] Tra le carte del poeta, lasciate dal Ranieri, è una _Canzone
sulla Grecia_; ma non se ne conosce altro che il titolo, ed anzi
potrebbe darsi non ve ne fosse altro che l'argomento. Vedi CAMILLO
ANTONA-TRAVERSI, _Il catalogo de' manoscritti inediti di Giacomo
Leopardi sin qui posseduti da Antonio Ranieri_, Città di Castello,
1889, p. 19. Potrebbe darsi fosse tutt'uno con quella di cui lasciò
ricordo in altra sua scheda il poeta (vedi _Appendice all'epistolario e
agli scritti giovanili_, p. 239); nel qual caso avrebbe contenuto una
esortazione ai principi, perchè si commovessero ai casi della _povera
Grecia_, e un ricordo dei fatti di Parga.
[376] _Opere_, Milano, 1854-63, t. IV, p. 414.
[377] _Del rinnovamento letterario in Italia_, in _Bozzetti critici e
discorsi letterari_, Livorno, 1876, p. 169.
[378] Lett. ad A. F. Stella, 27 marzo 1818; _Epistol._, vol. I, p. 131.
Le _Osservazioni_ del cavaliere Di Breme erano state pubblicate nello
_Spettatore_ del medesimo Stella.
[379] Quella prima parte è conservata fra le carte lasciate dal
Ranieri, e sinora non fu potuta veder da nessuno. Vedi il _Catalogo_
citato, p. 19.
[380] Lett. al Giordani, 19 febbrajo 1819; _Epistol._, vol. I. p. 172.
[381] _Opere inedite_ cit., vol. II, p. 371-3. In una sua lettera del
18 luglio 1826 Luigi Stella esortava ancora il Leopardi a scrivere
intorno allo spirito della letteratura italiana a que' tempi.
_Epistol._, vol. III, p. 357.
[382] Il romanticissimo Obermann, scostandosi dalle opinioni della
Staël c dello Chateaubriand riferite di sopra, stimava la mitologia
conferir molto al sentimento della natura e all'arte, e non taceva
divario, per tale rispetto, fra mitologia classica e mitologia non
classica. «Quand les arbres, les eaux, les nuages sont peuplés par les
âmes des ancêtres, par les esprits des héros, par les dryades, par les
divinités; quand des êtres invisibles sont enchaînés dans les cavernes
ou portés par les vents; quand ils errent sur les tombeaux silencieux,
et qu'on les entend gémir dans les airs pendant la nuit ténébreuse,
quelle patrie pour le cœur de l'homme! quel monde pour l'éloquence!».
Lett. LXX, ediz. cit., p. 392.
[383] _Vénus de Milo_ in _Poèmes antiques_.
[384] Appartiene arche questa, insieme con _Hypathie_, ai _Poèmes
antiques_.
[385] _L'Anti-mitologia, sermone da_ GIUSEPPE BELLONI, _antico militare
italiano, indirizzato al sig. cavaliere_ Vincenzo Monti _in risposta di
un sermone sulla mitologia da quest'ultimo pubblicato_, Milano, 1825,
p. 17. Fu questa una delle molte risposte che s'ebbe il sermone del
Monti.
[386] Lett. al Broglio. 13 agosto 1819; _Epistol._, vol. I, p. 223.
[387] _Dialogo di Tristano e di un amico; Prose_, p. 442.
[388] _Pensieri_, C.
[389] _Pensieri_, XLVIII, XLIX.
[390] _Dialogo della moda e della morte: Prose_, p. 51.
[391] _Palinodia_ ecc.; _Proposta di premii fatta dall'Accademia dei
Sillografi_.
[392] _Detti memorabili di Filippo Ottonieri_, cap. IV; _Prose_, p. 281.
[393] _Dialogo di Tristano e di un amico; Prose_, p. 453.
[394] _Ibid.; Palinodia_ ecc.
[395] _Pensieri_, I.
[396] _Epistol_., vol. I. pp. 337-8.
[397] _Ibid._, p. 242.
[398] _Prose_, p. 359.
[399] Lett. 14 agosto 1820; _Epistol._, vol. I, p. 289. Vedi un'altra
lettera di quel medesimo mese, allo stesso, p. 291.
[400] Questo Adolphe ha molta somiglianza col Leopardi, col quale ha
in comune la melanconia e la timidezza orgogliosa, la noja e quella
strana ironia che non ischifa di accompagnarsi con l'entusiasmo. Il De
Vigny lasciò scritto nel suo giornale: «Oh! fuir! fuir les hommes et se
retirer parmi quelques élus, élus entre mille milliers de mille!».
[401] Lett. al Giordani, 17 dicembre 1819; _Epistol._, vol. I, p. 243.
[402] _La vita solitaria._
[403] _Pensieri_, LXXXV.
[404] _Storia del genere umano; Prose_, p. 27.
[405] _Histoire de la littérature anglaise_, 2ª ediz., Parigi, 1866-71,
vol. IV, pagina 285. Una osservazione. Per opera della civiltà, della
specificazione della cultura e della division del lavoro, i nostri
_simili_ divengono da noi sempre più _dissimili_, e i dissimili, se da
un sentimento o da un'idea superiore non sono consigliati altrimenti,
tendono a segregarsi. _Chi si somiglia si piglia_ e _Qui se ressemble
s'assemble_: se questi proverbii son veri, altrettanto veri sono i loro
contrarii.
[406] Lett. al Giordani, 30 aprile 1817; _Epistol._, vol. I, p. 57.
[407] Lett. al Giordani, 17 dicembre 1819; _Epistol._, vol. I. p. 243.
[408] _Dialogo di Plotino e di Porfirio; Prose_, p. 404; _Pensieri_,
LXVII, LXVIII.
[409] Vedi LOSACCO, _Il sentimento della noja nel Leopardi e nel
Pascal; Atti dell'Accademia reale delle scienze di Torino_, 1895.
[410] _Pensieri_, LXXXIV, LXXXV.
[411] _Il risorgimento._ Cf. _Le ricordanze_.
[412] _A sè stesso._
[413] _Troisième lettre à M. de Malesherbes_, 26 gennajo 1762. Molte
volte, nel corso di queste pagine, si sono notate tra il Leopardi e
il Rousseau conformità di pensiero e di sentimento. Altre assai se
ne potrebbero notare. Del resto lo stesso poeta avverti tra sè e il
filosofo ginevrino certa somiglianza. Vedi _Detti memorabili di Filippo
Ottonieri_, cap. IV; _Prose_, p. 279. Vedi pure il Pensiero XLIV, dov'è
citata una opinione del Rousseau, ma non il nome.
[414] Lo stesso DE MUSSET nella _Confession d'un enfant du siècle_: «Je
serai un homme, mais non une espèce d'homme particulière».
[415] Non per questo credo si possa parlare di vagabondaggio del
Leopardi (Vedi PATRIZI, _Op. cit._, p. 170-1). Il Leopardi diede
prove di assiduità e di perseveranza negli studii meravigliose. Nessun
paragone è possibile fra lui e un vero e proprio e confesso vagabondo
quale il Verlaine. La irrequietezza del Leopardi, quel non potersi
trovare a lungo in un luogo senza desiderar di partirsene, quelle
frequenti mutazioni di sede, non provano ciò che si vorrebbe far loro
provare. «Il viaggiare mi ammazza», scriveva egli al Puccinotti: e
«in che luogo si può star contento senza salute?» al fratello Carlo
(_Epistol._, vol. II, pp. 187, 229). Ma ciò richiederebbe più lungo
discorso. Parmi, del resto, che la paresi motoria, asserita dal Patrizi
(p. 149), mal possa accordarsi col vagabondaggio.
[416] _Catalogo_ cit., p. 11.
[417] _Epistol._, vol. I, p. 241.
[418] «Poetry, in a general sense, may be defined to be _the expression
of the imagination_». _A Defence of Poetry_, in principio.
[419] Lett. 27 novembre 1818; 19 febbrajo 1819; 20 marzo 1820;
_Epistol._, vol. I, pp. 150, 174-5, 260.
[420] Andrea Chénier s'era contentato di dire:
Sur des pensers nouveaux faisons des vers antiques.
E il Pindemonte raccomandava al Foscolo:
antica l'arte
Onde vibri il tuo stral, ma non antico
Sia l'oggetto in cui miri.
[421] Lett. al Giordani, 13 luglio 1821; _Epistol._, vol. I, pp. 339-40.
[422] Lett. 21 maggio 1819; _Epistol._, vol. I, p. 201.
[423] Lett. a Venanzio Broglio, 21 agosto 1819, e al Brighenti, 28
maggio 1821; _Epistol._, vol. I, pp. 233, 334.
[424] _Opere inedite_, vol. 11, p. 371.
[425] Lett. al Vieusseux, 21 gennajo 1832; _Epistol._, vol. II, p. 454.
[426] _Opere inedite_, vol. II, pp. 369-70, 374.
[427] Lett. al Giordani, 24 luglio 1828; _Epistol._, vol. II, p. 316.
[428] Lett. al Puccinotti, 5 giugno 1826; _Epistol._, vol. II, p. 142.
Il Leopardi stesso disse di amare «per inclinazione di natura con certa
parzialità la poesia»; ma ebbe in conto di «bene meschino letterato
quegli che non sapesse scrivere altro che versi». Lett. al Giordani, 30
maggio 1817; _Epistol._, vol. I, pp. 73-4.
[429] Il DE SANCTIS (_Studio su Giacomo Leopardi_, 2ª ediz., Napoli.
1894, pagine 182-3) parla di questi disegni leopardiani di letteratura
civile e patriottica, ma attinenze col romanticismo non ne rileva.
Parmi anzi ch'egli giudichi un po' troppo alla lesta quando dice (p.
244): «Leopardi avea comune con tutti i letterati di quel tempo,
massime i classici e i puristi, il disprezzo della moltitudine,
l'orrore del volgare e del luogo comune. La poesia dovea essere togata
e solenne, sopra alla realtà, e, come diceasi, ideale». Dai luoghi che
ho riferiti, quel disprezzo delle moltitudini non appare. Riconosco
di buon grado che il Leopardi non addimostra per gli umili quella
tenerezza che tanto è notabile in Werther; ma gli umili, in alcune sue
poesie, nella _Sera del dì di festa_, nella _Quiete dopo la tempesta_,
nel _Sabato del villaggio_, sono ricordati con tutt'altro che con
disprezzo.
[430] Lett. al Colletta, marzo 1829; _Epistol._, vol. II, p. 357.
[431] Lett. al Giordani, 8 agosto e 30 maggio 1817; _Epistol._, vol.
I, pp. 89, 77. Vedi una breve nota circa i pregi rispettivi dell'una e
dell'altra lingua nell'_Appendice all'epistolario_, p. 246.
[432] Lett. al Giordani. 20 novembre 1820; _Epistol._, vol. I, p.
308. Nel 1816 CARLO GIUSEPPE LONDONIO aveva, nella sua _Risposta d'un
Italiano ai due Discorsi di madama la baronessa De Staël-Holstein_,
contraddetto al consiglio che costei dava agl'Italiani di molto
leggere e tradurre gli scrittori stranieri. Invano aveva giudicato il
Goethe che chi conosce una lingua sola gli è come se non ne conoscesse
nessuna.
[433] Lett. 25 luglio 1826; _Epistol._, vol. II, p. 153.
[434] Lett. al Giordani, 13 luglio 1821; _Epistol._, vol. I. pp.
339-40. Cfr. DE SANCTIS, _Op. cit._, pp. 341-2.
[435] Lett. al Giordani, 20 novembre 1820; _Epistol._, vol. I, p. 308.
[436] _Dai vari pensieri, Appendice all'Epistolario_, p. 248; Lettera
al padre, 8 luglio (1831?); _Epistol._, vol. II, p. 427.
[437] Lett. 26 giugno 1832; _Epistol._, vol. II, p. 487.
[438] Nel Num. 61, gennajo 1826.
[439] Lett. al De Sinner, 21 giugno 1832; _Epistol._, vol. II, p. 485.
[440] Per tropp'altre prove è risaputo quanto fosse tenace nelle
inimicizie il Tommaseo; ma questa mi sembra davvero una delle
più curiose. In quel suo libretto: _Di Giampietro Vieusseux e
dell'andamento della civiltà italiana in un quarto di secolo_, Firenze,
1863, del Leopardi non è ricordato neppure il nome. Oh, santa carità
dei letterati, anche religiosissimi! e questo aveva scritto, tra
l'altro, _Bellezza e civiltà_!
[441] Lett. al Melchiorri, 8 gennajo 1825; _Epistol._, vol. I, p. 523.
[442] L'_Antologia_, t. XXVIII (1827), fasc. III, p. 273. Qui si
discorre dei _Versi_ stampati in Bologna nel 1826. Lo stesso Montani
lodò poi i _Canti_ pubblicati dal Leopardi in Firenze nel 1831 (t.
XLII, fasc. I, pp. 44-53). Vedi intorno al troppo dimenticato critico
_Memorie della vita e degli scritti di Giuseppe Montani_, Capolago,
1843.
[443] _Epistol._, vol. II, p. 141.
[444] Lett. al Vieusseux, 15 dicembre 1828; _Epistol._, vol. II, p. 341.
[445] Non dovette conoscere questo passo di lettera lo ZANELLA, il
quale s'affaticò a dimostrare che il Leopardi aveva letto il Byron,
e anche lo Shelley, del quale, per altro, il Leopardi non fa parola.
Vedi _Percy-Bysshe Shelley e Giacomo Leopardi_, nei _Paralleli
letterari_, Verona, 1885, pp. 245 segg. In un sunto di lettura fatta
dallo ZDZIECHOWSKI all'Accademia delle scienze di Cracovia (_La poésie
de Leopardi considérée dans ses rapports avec les principaux courants
littéraires en Europe; Bulletin international de l'Accadémie des
sciences de Cracovie, Comptes rendus des séances de l'Année_ 1892), si
legge che il Leopardi non imitò e non ammirò mai il Byron, ma che, ciò
nondimeno, le sue prime poesie sembrano inspirate dallo stesso spirito
di quello, e che il Leopardi diede la soluzione più larga dei problemi
concernenti la vita posti dal Byron (?!). Questo scritterello, così
largo di promesse nel titolo, è pieno d'inesattezze e di avventati
giudizii. Ci si afferma, tra l'altro, che l'amor di patria fu nel
Leopardi cosa effimera, dovuta ad influsso del Giordani.
[446] Nel 1832 CESARE CANTÙ pubblicava nell'_Indicatore_ di Milano
il suo saggio _Di Vittore Hugo e del romanticismo in Francia_,
accompagnando molto sensatamente e molto equamente le lodi di qualche
biasimo, ma invitando insomma i giovani italiani a prendere esempio dal
poeta francese.
[447] L'_Antologia_, t. XXXV (1828), fasc. I, pp. 185-6.
Nell'_Antologia_ il Tommaseo si sottoscriveva con le iniziali K, X, Y.
[448] _Dai varii pensieri; Appendice all'Epistolario_, pp. 251-2.
Nell'edizione bolognese del 1824 il Leopardi ristampava, rifatta in
parte, la dedica al Monti. Mi par ragionevole credere che il severo
giudizio sia posteriore a quell'anno.
[449] Lett. al Vieusseux. 31 dicembre 1827; _Epistol_., vol. II. p. 271.
[450] _Epistol_., vol. II. p. 241.
[451] _Ibid_., pp. 234-5.
[452] _Manzoni e Leopardi_; _Nuova Antologia_, vol. XXIII (1873), p.
763.
[453] _Epistol_., vol. II, p. 278.
[454] _Ibid_., p. 304.
[455] _Ibid_., p. 303. Per altri particolari vedi BENEDETTUCCI,
_Giacomo Leopardi e Alessandro Manzoni_, scritto ripubblicato nel già
citato volume di C. ANTONA TRAVERSI, _Studj su Giacomo Leopardi_. Vedi
nello stesso volume un _Saggio cronologico di una bibliografia del
Leopardi e del Manzoni_.
[456] Lett. alla sorella Paolina, 12 novembre 1827; _Epistol_., vol.
II, p. 247. Quasi le stesse parole scriveva il poeta al Vieusseux quel
medesimo giorno, _ibid_., p. 248.
[457] L'Oriente, tanto sfruttato da una generazione intera di
romantici, appare soltanto nell'_Inno ai patriarchi_, con l'aranitica
valle
Di pastori e di lieti ozi frequente.
[458] Cf. MARC DE MONTIFAUD, _Les romantiques_, Parigi, 1878, p. 3.
[459] _Opere inedite_ cit., vol. II, p. 372.
[460] Il PLUEMACHER scrisse (_Op. cit_., p. 116): «Il Leopardi è poeta
perchè ha ragion di dolersi; ma si sente che se le cose sue andassero
bene, se egli potesse avere una sequela di giorni lieti, le ragioni
del poetare gli verrebbero meno». E il PATRIZI (_Op. cit_., p. 133):
«L'erompere dell'anima lirica coincide in Leopardi colle prime minacce
del male al suo benessere». Credo avesse piuttosto ragione il BOUCHÈ
LECLERQ di scrivere (_Giacomo Leopardi, sa vie et ses œuvres_, Parigi.
1874, p. 168): «La nature avait fait Leopardi poète. Elle lui avait
donné la sensibilité délicate et l'imagination vive dont la réunion
constitue le tempérament poétique». Era già un poeta il fanciullo che
con lunghi immaginosi racconti intratteneva i suoi compagni di giuoco.
[461] _Chateaubriand et son groupe littéraire sous l'empire_, nuova
edizione, Parigi, 1872, troisième leçon, p. 114. Cf. quanto nel
capitolo II fu detto della fantasia del Leopardi.
[462] A far meglio intendere ciò gioverebbe istituire un raffronto fra
le _Ricordanze_ e la _Vigne et la maison_, poesie di affine argomento.
[463] Qui, e il più delle volte altrove, per immagine intendo, non
quella dei retori, ma quella degli psicologi, e propriamente quel
residuo della percezione che può essere ravvivato nella memoria.
[464] Il PLUEMACHER, _Op. e l. cit._
[465] Com'è noto il Gautier da prima si consacrò alla pittura, poi
l'abbandonò per darsi alle lettere.
[466] PATRIZI, _Op. cit._, p. 98. Vedi ivi stesso le osservazioni sulla
sensitività cromatica del poeta.
[467] Lett. alla sorella Paolina, 19 dicembre 1825; _Epistol._, vol.
II, p. 72.
[468] Vedi addietro a pp. 223-4.
[469] KRANTZ, _Le pessimisme de Leopardi; Revue philosophique_, anno V
(1880) vol. II, p. 412 n.
[470] _Epistol._, vol. I, p. 408; vol. II, pp. 149. 246-7. 248. 214.
[471] Dell'Aspasia dice il poeta che appar _circonfusa d'arcana
voluttà_. Questa denotazione è assai vaga e generica, ma pure ottiene
l'effetto di suscitare il fantasma. E perchè? Perchè, commovendo
direttamente in noi il senso erotico e genesiaco, e quel tutto insieme
di ricordi e d'immaginazioni che gli suol far compagnia, ci suscita
dentro l'immagine della donna più avvenente e più desiderabile di cui
sia capace la fantasia di ciascuno di noi. Dante, che fu un visuale
poetico forse insuperabile, nel più bel sonetto della _Vita Nuova_ non
descrive punto Beatrice, ma accenna soltanto ch'ella fa diventar muta
ogni lingua, e dice che,
Benignamente d'umiltà vestuta,
par cosa venuta di cielo in terra, e che dà una dolcezza al core che
non la può intendere chi non la prova, e che dal suo volto muove uno
spirito soave pien d'amore
Che va dicendo a l'anima: sospira!
eppure, chi dopo aver letto que' quattordici versi, non riesce a vedere
l'_angelica forma_, non so qual altro miracolo di penna o di pennello
gliela potrebbe mai far vedere. Dove si nota che la pittura non può far
vedere le cose se non ritraendole, e la poesia le può far vedere senza
ritrarle; e ciò dovrebbero meditare coloro che credono di avvantaggiar
la poesia accomodandola dei mezzi che appartengono alla pittura e
privandola de' suoi proprii.
[472] La poesia suggestiva, più di quella che chiameremo espositiva o
rappresentativa, richiede lettore esperimentato e colto, perchè essa
non può suggerire in sostanza se non ciò ch'è già in qualche modo
nell'animo nostro.
[473] _Studio_ già citato, p. 231. Perciò ebbe giusta ragione il
Mestica d'intitolare _Il verismo nella poesia di Giacomo Leopardi_ un
saggio inserito nella _Nuova Antologia_ del 1º luglio 1880.
[474] Intorno alla sensitività termica e dolorifica del Leopardi vedi
PATRIZI, _Op. cit._, pp. 100-1.
[475] Cap. II; _Prose_, p. 260.
[476] Vedi PATRIZI, _Op. cit._, p. 100. Quando leggo que' versi:
L'aura di maggio movesi ed olezza,
Tutta impregnata dall'erba e dai fiori;
e quegli altri:
Non avea pur natura ivi dipinto,
Ma di soavità di mille odori
Vi facea un incognito e indistinto;
non posso tenermi dal credere che quel gran naso di Dante fosse dotato
di più sottil senso che non quell'altro gran naso del Leopardi.
[477] Com'è felice in quel _fluttuare_ anche l'immagine ottica!
[478] Scrisse il PATRIZI (_Op. cit._, p. 142) che nell'opera artistica
del Leopardi «si discerne sempre l'influenza della sua debolezza». Non
direi sempre.
[479] Lett. al Melchiorri, 5 marzo 1824; _Epistol._, vol. I, pp. 496-7.
[480] Sul modo di comporre del Byron vedi ELZE, _Lord Byron_, 3ª ediz.,
Berlino, 1886, pp. 408-11.
[481] Leggasi questo passo del giornale di Maurizio De Guérin (pp.
93-4): «J'ai chômé dans l'inaction la plus complète mes six semaines de
vacances..... Mais ce repos, cette _accalmie_ n'avait pas éteint le jeu
de mes facultés ni arrêté la circulation mystérieuse de la pensée dans
les parties les plus vives de mon âme..... Je goûtais simultanément
deux voluptés..... La première consistait dans l'indicible sentiment
d'un repos accompli, continu et approchant du sommeil; la seconde me
venait du mouvement progressif, harmonique, lentement cadencé des
plus intimes facultés de mon âme, qui se dilataient dans un monde
de rêves et de pensées, qui, je crois, était une sorte de vision en
ombres vagues et fuyantes des beautés les plus secrètes de la nature
et de ses forces divines». E leggasi ora questo dell'Amiel (vol.
I, p. 52): «Oui, il faut savoir être oisif, ce qui n'est pas de la
paresse. Dans l'inaction attentive et recueillie, notre âme efface ses
plis, se détend, se déroule, renaît doucement comme l'herbe foulée
du chemin, et, comme la feuille meurtrie de la plante, répare ses
dommages, redevient neuve, spontanée, vraie, originale. La rêverie,
comme la pluie des nuits, fait reverdir les idées fatiguées et pâlies
par la chaleur du jour. Douce et fertilisante, elle éveille en nous
mille germes endormis. En se jouant, elle accumule les matériaux pour
l'avenir et les images pour le talent».
[482] _Epistol._, vol. I, p. 261.
[483] Lett. 5 gennajo 1821; _Epistol._, vol. I. p. 313.
[484] Lett. 10 settembre 1821; _Epistol._, vol. I, p. 242.
[485] Lett. 16 gennajo 1829; _Epistol._, vol. II, p. 347.
[486] Lett.... marzo 1829; _Epistol._, vol. II. pp. 357-8.
[487] _Les confessions_, parte prima, l. III.
[488] Lett. 4 agosto 1823; _Epistol._, vol. I, p. 466.
[489] Lett. al Giordani. 30 aprile 1817; _Epistol._, vol. I. p. 62.
[490] Nella lettera al Melchiorri poc'anzi citata, scriveva: «Gli altri
possono poetare sempre che vogliono, ma io non ho questa facoltà in
nessun modo, e per quanto mi pregaste, sarebbe inutile, non perchè io
non volessi compiacervi, ma perchè non potrei. Molte altre volte sono
stato pregato e mi sono trovato in occasioni simili a questa, ma non ho
mai fatto un mezzo verso a richiesta di chi che sia, nè per qualunque
circostanza si fosse».
[491] Lett. al Giordani, 30 aprile 1817; _Epistol._, vol. I, p. 60.
[492] _Studi filologici_, p. 282.
[493] _Die Welt_ ecc., vol. II, cap. 37. p. 484.
[494] _Alla luna._ La più parte de' suoi canti migliori il Leopardi
compose nel detestato soggiorno di Recanati, dove si aggravavano di
solito tutti i suoi mali, e dov'egli si sentiva più disperatamente
infelice.
[495] La natura e la moda nelle _Operette morali_; il mondo in un
dialogo inedito.
[496] Che il contrasto forma, in certo qual modo, l'anima della poesia
del Leopardi, fu avvertito già da parecchi, e largamente dimostrato da
I. DELLA GIOVANNA, _La ragion poetica dei canti di Giacomo Leopardi_,
Verona, 1892.
[497] _Schopenhauer e Leopardi_; _Saggi critici_, 4ª ediz., Napoli,
1881, p. 296. Ma nel già più volte citato _Studio_, a p. 292, il De
Sanctis scrisse: «A Giordani e agli altri letterati potè parere quella
prosa un deserto inamabile, e più uno scheletro che persona viva».
[498] _Abbozzo dell'opera Storia dello spirito pubblico d'Italia per_
600 _anni considerato nelle vicende della lingua_; _Opere_, t. IX. p.
109.
[499] _Studio su Giacomo Leopardi_, pp. 289, 292.
[500] Lett. al Giordani, 30 aprile 1817 e 12 maggio 1820; _Epistol._,
vol. I, pagine 60, 272.
[501] Lett. al Giordani, 21 giugno 1819; _Epist._, vol. I. p. 207.
[502] Lett. al Giordani, 12 maggio 1820; _Epistol._, vol. I. p. 272.
[503] Vedi addietro, p. 339.
[504] _Appendice all'epistolario e agli scritti giovanili_, pp. 248-9.
[505] Non so se il Giordani si fosse lasciato persuadere dal Vida, il
quale prescriveva, a chi volesse divenir poeta, assidua e diligente
lettura di Cicerone.
[506] Lett. del 30 aprile 1817; _Epistol._, vol. I, pp. 61-3.
[507] Nè ad essa contraddiceva il Leopardi, quando, col Paciaudi,
chiamava la prosa la _nutrice del verso_. _Appendice all'epistolario_,
p. 243.
[508] La metrica del Leopardi potrebbe dare argomento a lungo discorso;
ma non è qui luogo da ciò. Il tema fu toccato già da parecchi; ma
nessuno, ch'io sappia, ne fece trattazione ordinata e compiuta.
[509] Per le questioni cui può dare materia il ritmo, vedi NEUMANN,
_Untersuchungen zur Psychologie und Aesthetik des Rhythmus_;
_Philosophische Studien_ X (1894).
[510] Veggasi ciò che scriveva al Giordani il 27 di marzo del 1817;
_Epistol._, vol. I. p. 41.
[511] Questo saggio fu pubblicato la prima volta nella _Nuova
Antologia_, Serie IV, vol. LXVII (1897).
[512] _Die Entartung_, 2ª ediz., Berlino, 1893, vol. I. pp. 201, 203-5.
[513] Ai nuovi spasimanti della natura, epigoni inconsapevoli di
Gian Giacomo Rousseau, e, come questo, condannati alle più stridenti
contraddizioni, raccomanderei la lettura e la meditazione di quel breve
ma succoso saggio cui lo STUART MILL pose titolo _Nature_.
[514] _Lettre à la jeunesse_, nel volume intitolato _Le roman
expérimental_, pagina 103. Un officio in tutto simile fu pure assegnato
alla poesia dal Nordau.
[515] Debbo avvertire che, discorrendo del simbolismo, io prendo la
parola simbolo nel suo significato più largo, intendendo per esso,
così il simbolo propriamente detto, come l'allegoria: e ciò faccio, non
tanto per amore di semplicità, quanto per attenermi all'uso stesso dei
simbolisti.
[516] Lo stesso HUYSMANS, l'autore ultrarealista e pornografo
di _Marthe_ e di _les sœurs Vatard_, convertito al cattolicismo,
pubblicherà fra breve un romanzo intitolato _Cathédrale_, e si accinge
a scrivere la Vita di Santa Lidvina. Peccato che questa santa donna
lasci desiderar qualche cosa sotto il rispetto della celebrità!
La buona memoria di Pietro Aretino parmi s'avvisasse assai meglio
scrivendo la _Vita di Santa Caterina_, la _Vita di San Tommaso
d'Aquino_, la _Vita di Maria Vergine_ e la _Umanità di Cristo_.
[517] _The origin and function of music_, nel vol. II degli _Essays_,
edizione del 1891, pp. 424-6.
[518] Vedi tra i recentissimi FOUILLÉE, _Le mouvement idéaliste et la
réaction contre la science positive_, Parigi, 1896, pp. XXVII-XXVIII.
Parmi meriti d'essere ricordato che, sino dal 1707, Giambattista Vico
affermava, in una delle sue orazioni inaugurali, la virtù della scienza
nel togliere _la varietà delle opinioni_ e conciliare _l'uomo con
l'uomo_.
[519] Veggasi il libro del compianto GUYAU, _L'art, au point de vue
sociologique_, Parigi, 1889, libro di molto valore, sebbene non iscevro
d'errori.
[520] _L'Ermitage_, aprile 1894.
[521] Alcuni simbolisti italiani ostentano di parlare del De Sanctis,
non pure con ammirazione, ma con venerazione. Fanno benissimo; ma non
dovrebbero dimenticare ch'egli espresse una sua saldissima e costante
opinione quando, nel saggio su Francesca da Rimini, scrisse che quello
che non si riesce a capire non merita d'essere capito, e che _quello
solo è bello che è chiaro_.
[522] _La littérature de tout à l'heure_, Parigi, 1889, p. 324.
[523] _The philosophy of style; Essays_, ediz. cit., vol. II, p. 356.
[524] Sulla potenza suggestiva delle grandi scene di paese, vedi le
belle osservazioni dello SPENCER, _The Principles of Psycology_, 3ª
ediz., Londra. 1881. vol. I, cap. VIII, p. 485.
[525] Parlo, s'intende, in generale; ma non voglio escludere la
possibilità che, _tra persone in cui il fenomeno si produce in modo
affatto eguale_, il fenomeno stesso dia occasione e modo di ottenere
certi _effetti_ d'arte. V. SUAREZ DE MENDOZA, _L'audition colorée.
Étude sur les fausses sensations secondaires physiologiques et
particulièrement sur les pseudo-sensations de couleur associées aux
perceptions objectives des sons_, Parigi. 1890.
[526] Non mancano in Italia alcuni giovani che sentono altamente
dell'arte, ripugnano agli andazzi, e, cercando il nuovo, non credono
però necessario di vituperar tutto il vecchio. Se dovessi parlare di
loro, parlerei con quella lode che stimo esser loro dovuta.
[527] Qualcuno potrebbe obbiettarmi: E le recenti prose e i
recenti versi del D'Annunzio? Riconosco in quelle prose e in que'
versi l'influsso del simbolismo; ma non per questo ho in conto di
simbolista il D'Annunzio. Anzi le più spiccate e veramente proprie
sue virtù d'artista mi pajono contrastare al simbolismo e non potersi
conciliare con esso. Chi scrisse, per citare un esempio, l'_Allegoria
dell'autunno_, non può non essere un nemico nato della _chanson grise_.
[528] _L'évolution de la poésie lyrique en France au dix-neuvième
siècle_, Parigi. 1894. vol. II, pp. 255-56.
[529] Ma non alle macchine tipografiche, con l'ajuto delle quali,
fattosi editore di sè stesso, guadagnò molti quattrini!
[530] _Geschichte der Aesthetik in Deutschland_, Monaco, 1868, pp. 74 e
segg., 512-14.
[531] Tale appunto è la tesi sostenuta dal FECHNER, _Vorschule der
Aesthetik_, Lipsia, 1876, dal GUYAU, _Les problèmes de l'esthétique
contemporaine_, Parigi, 1884, e, più recentemente ancora, dal RUTGERS
MARSHALL, _Pain, Pleasure and Aesthetics_, Londra, 1894.
[532] Vedi in proposito RIBOT, _La psychologie des sentiments_, Parigi,
1896, pp. 301 e segg.
[533] _Le naturalisme au théâtre_, nel già citato volume _Le roman
expérimental_, pp. 141, 147.
[534] Fra le tendenze avverse al naturalismo bisogna pure annoverare
quella che si manifesta nello psicologismo, e che ha trasformato, negli
ultimi anni, il dramma ed il romanzo. Il naturalismo non conosce quasi
altra vita interiore se non quella ch'è determinata da cause esterne:
lo psicologismo fa conoscere tutta una vita interiore complicatissima,
immediatamente determinata dall'azione e reazione degli elementi e dei
fatti psichici gli uni sugli altri. Il naturalismo tende a dissolvere
l'uomo nell'ambiente; lo psicologismo a circoscriverlo in mezzo a
quello.
[535] Copiosissima sopratutto in Germania, dove la _Deutsche Arbeiter
Dichtung_ e il _Socialdemocratisches Liederbuch_ empiono più volumi.
Che nel settentrione d'Europa l'idea sociale s'è quasi insignorita del
teatro è risaputo da tutti; e che alcuni dei molti drammi suscitati
da quell'idea sono opere d'arte di gran valore non fa bisogno di
ricordare.
[536] Questo breve scritto comparve la prima volta nella _Nuova
Antologia_, Serie III, vol. XXXIII (1891). Lo ripubblico ora,
sembrandomi che le congetture espressevi non sieno state contraddette
dai fatti.
[537] _Principles of psychology_, 3ª ediz., Londra, 1881, pp. 531. segg.