Poco innanzi l’alba del secondo giorno di novembre, un debolissimo colpo
fu bussato alla porta della villa Salviati. Il fedele valletto, che
aveva vegliato tutta la notte oregliando a quella porta, lo intese, e
aperse subito, augurando sommesso il buon giorno al suo signore. Questi
però non rispose: appoggiato il suo al braccio del servo, prese a salire
le scale.
Il valletto a cagione del buio non poteva guardarlo in volto: gli toccò
la mano, e la senti bagnata di freddo sudore. Salirono pianamente, e
senza dire un fiato penetrarono nella sala, ove da una parte metteva
capo il quartiere del duca, e dall’altra quello della duchessa.
All’improvviso si apre fragorosa la porta delle stanze del duca, e
quinci esce la duchessa con un doppiere acceso nella destra: era pallida
come morta; gli occhi aveva lucidi di fuoco febbrile; vestita di abito
nero, co’ capelli sciolti giù per le spalle: pareva lady Macbeth[15]
sonnambula pel rimorso de’ commessi delitti: traversò la sala, e andando
verso il suo appartamento disse con voci rotte e sinistre:
“Ben venga il signor nostro a darci quelle contentezze che il nostro
cuore desidera!”
Il duca levò la faccia. La visione era sparita.