I’ non so ch’io mi dica, s’io non taccio;
Cieco non sono, e cieco convien farme:
Per mia salute io ho renduto l’arme;
Chè meno stringo quanto più abbraccio.
Ma io vivendo [ognor?] nell’empio laccio,
Levando gli occhi [mie]i non so guidarme,
Nè posso ormai del bene contentarme,
Sì m’arde e strugge sempre il freddo ghiaccio.
Sì ch’io ridendo vivo lagrimando,
Come fenice nella morte canto.
Ahimè! sì m’ha condotto il negro manto!
Dolce è la morte, po’ ch’io moro amando
La bella vista coverta dal velo,
Che per mia pena la produsse il cielo.