A FRANCESCO PETRARCA[223]

I’ non so ch’io mi dica, s’io non taccio;

Cieco non sono, e cieco convien farme:

Per mia salute io ho renduto l’arme;

Chè meno stringo quanto più abbraccio.

Ma io vivendo [ognor?] nell’empio laccio,

Levando gli occhi [mie]i non so guidarme,

Nè posso ormai del bene contentarme,

Sì m’arde e strugge sempre il freddo ghiaccio.

Sì ch’io ridendo vivo lagrimando,

Come fenice nella morte canto.

Ahimè! sì m’ha condotto il negro manto!

Dolce è la morte, po’ ch’io moro amando

La bella vista coverta dal velo,

Che per mia pena la produsse il cielo.

L'Acerba · 第 141 / 144 题