Perchè cigotta la fiamma nel stizzo[174]
E perchè l’omo subito la smorta?
È cosa occulta, natural o vizzo?
Ventosità rechiusa ch’è nel legno,
E l’umido ch’è seco ogn’ora porta,
Move la fiamma, sì che fa tal segno.
Anch’io te voio dir como nel foco [C. c. 57]
Fanno venir figure li piromanti,
Chiamando scarbo marmores e sinoco.
Li geomanti con li sicchi[175] punti,
Con l’ossa de li morti nigromanti,
Ne l’aire l’idromanti son coniuncti.
Ciascun de quisti, ne la piena Luna,
Li spiriti chiamando con lor muse,
Sanno ’l futuro per caso e fortuna:
Per strepiti de l’incantate palme,
Per l’osso biforcato che se chiuse,
Sanno el futuro queste dampnate alme.
E tu a me: Or qui me parli obscuro; [L. c. 61]
Che voi tu dir de l’osso biforcato?
Chè de le palme qui saver non curo.
L’osso davanti al pecto ch’è nel gallo,
Posto nel foco poi ch’è incantato,
O strenge o apre senza alcun intervallo.
E tu a me: Or qui voio esser certo,
Lassando ’l primo unde ’l sermon nacque;
Prego che ’l vero qui non sia coperto.
Queste fatture e quisti sortilegi
E carmi che se fanno sopra l’acqua
Io non credía. De ciò mi correggi.
L’imagin de lo stagno e de la cira,
De sperpeglion scriptura de sangue
Che con lo spago ligando se tira,
E l’anoctare de le prave vecchie,
Che par che ’n celo la stella s’ensangue,
Li furti vede alcun pur che se specchie.
E io a te: Omne creata cosa [C. c. 57 t.]
Ha soa vertute sopra qualitate,
Occultamente in lei nascendo posa.
Quisti maligni spiriti, che sanno
De li elementi le vertù celate,
Per cosa natural questi acti fanno;
Sì che chiamati, con li lor tributi
D’umano sangue e con morti gatti[176]
Con ugne e capilli e altri vuti
E con le dinà carne mirra e ’ncenso
Con legno d’aloe e altri patti,
Fanno quisti acti veggendo lor censo.
L’imagine che fanno, per amore
De quella cira che da prima appare,
De ciò io voglio che non si’ in errore.
Lo spirto chiamato in quella faccia
Le cose natural subito rape,
Et onne cosa che delecto faccia.
Move la fantasia de la donna [L. c. 61 t.]
Con queste cose, ardendo nel disio,
Sì ch’amor in lei nascendo abonna.
Topazio, che fa vista reversa,
A ciò resiste. Quel che te dico io
Fa che tu celi a la gente perversa.
Quisti altri, che non possono iacere
Con le lor donne, chè son fascinati,
Che su ne l’acto perdono ’l volere,
La forza de la vertù genitale,
E li organi che per lei son animati
Stando ligati in acto naturale;
Ma del cappon la graziosa pietra, [C. c. 58]
Coniuncta con li rami di coralli,
Questa freddezza da l’omo si arietra.
Con li fanciulli vergini lo furto,
Nel specchio ne lo vitro in cristalli,
Alcuno incanta con lo veder curto.
Voglio che saggi qui la nova fraude
Che fanno le maligne creature
Fra li compagni, per aver plù laude.
Stando ne l’air, reflectendo l’ombre,
Non son nel specchio le iuste figure:
De tal pensero la mente se sgombre.
El primo, qual ch’incontra quel che fura,
Appareli con lo furto manifesto,
Con l’accidenti de la soa figura.
E tu a me: Sì dolce è lo savere,
Che me de’ perdonar, se io t’enfesto,
Ch’io me movo a ciò, per plù vedere.
Le imagin del stagno over del plumbo
Fatte sotto l’aspecti de le stelle;
Carattere trianguli con salumbo;
Como s’acquista in lor forma e vertute
Vorria saver de ciò; dimme novelle;
Or leva li occhi per la mia salute.
Et io a ti: Dal celo ven la forma, [L. c. 62]
Che limitando la proporzione,
Le quattro qualità questa conforma;
Sì che, nel mixto, natura resulta:
Simel è ’l creare e poi perfeczione,
Si como ’n calamita è form’occulta
Or prendi exempio qual qui te demostro: [C. c. 48 t.]
Son doie figure d’un beato e santo
D’ugual bellezza, presso al viso nostro;
Fatto per Giotto, dico, in divers’ore:
L’una s’ador’e lauda con gran canto,
E l’altra press’a questa non ha onore.
Lo spazio che tu fra le stelle vidi,
Fra ’l confalone el puzzo el foco sacro,
El gran secreto voglion che tu cridi.
Lì sono le carattere consignate.
Le lor vertute qui non te disacro,
Qual sono da la sibilla sigillate.
E tu a mi: Or quisti ciromanti
E quisti auruspi, e quando l’occhio sbatte,
Voio saver como de lor canti;
E se ’l sternuto è segno d’accidente,
Et incontrare animal vecchie o matte
E cieco e zoppo e chi de guercio sente.
Et io a te: Li ciromanti signi,
In quanto in noi sono per natura,
Io dico che de nota sono digni.
Passa lu signo per li sensi umani,
De fin’ a l’entellecto, con forma pura,
Si che ’ntendemo l’effecti lontani.
Non che tal segno sia cascion de questo,
Ma noi fa certi onde ’l segno move,
Chè tanto el iudicar se fa plù presto.
Metter se vol la man ne l’acqua calda,[177]
Che li accidenti segni ella remove;
E con li natural reman poi salda.
Del sbatter de li occhi qui te dico, [C. c. 59]
Che ben è segno de futuri eventi: [L. c. 62 t.]
Ascolta la rason che qui te applico.
Quisti doi lumi de la nostra vita
Sono casone de quisti accidenti,
E po’ natura ch’è da lor nutrita.
L’alma gentile, che rememorata
Da li superni lumi e da lor guida,
Mostra per segno sì com’è informata.
Denanti al caso, col temer se stregne;
Denanti de lo ben, forte se fida,
Secondo che disopra in lor se pegne.
E tu a me: Se questo acto depende
Dal celo, che ne l’alma fa conspecto,
El proprio futuro perchè non intende?
Che la grossezza de li umani sensi
Obfusca la vertù de l’intellecto:
Qui non te parlo secondo li sensi.
Dormendo, quisti sensi ben receve
El proprio accidente su nel sogno,
Che contemplando la vertù conceve.
Or prendi exempio e guarda l’epilenti,
Qualor de dubitar te fa bisogno,
Che dicono el futuro resurgenti.
E tu a me: Perchè son quisti moti
Ne li occhi sempre e ne l’altre membra
Sono da li iudicii remoti?
Che l’alma, mota da la summa luce,
De la più degna parte se remembra,
Sì che ne li occhi tal moto conduce.
Auruspi sternutare e altri effecti, [C. c. 59 t.]
Ciascun ha qualche vero, ma non sempre,
In quanto noi de ciò semo sospecti.
Questi che fanno la notoria arte
È ver che l’ignoranzia da lor stempre,
O è ver che son perdute le lor carte?
Et io a te: In ciò t’è testo Deo;
Chè in quell’arte son le prece sancte: [L. c. 63]
È utele secondo ’l parer meo.
Son molti li chiamati e pochi electi
A conseguire le vertute tante
E contemplar li divini conspecti.
Ormai resurga in te la mente nova
Del dubitar, per veder la prova.