Aspero veneno, dico, ch’è nel botto,
Che per freddezza fa le membra morte;
Ha li occhi ardenti; el corpo com’otto
Se tu ma’ cerchi nel so lato dextro [L. c. 47 t.] [C. c. 41]
De l’osso che genti non sonno accorte
Ha gran vertute e de ciò t’amaestro.
La fervente aqua subito l’affreda;
Val ad amore e a molt’altre cose,
Et anche la quartana febre seda.
Fugge la ruta e mangia le dolce erbe
E le radici lor fa venenose;
La salvia glie par che lui conserbe.
Fugge l’aspetto, quanto po’, del sole;
Nel bruno tempo lassa le caverne;
Per plù salute sempre l’ombre cole.
Cossì desdegna, fuggendo la luce,
La mente che ’l peccato non discerne,
E sempre nella pena se conduce:
Plù che ’l Factore, teme la creatura
A cui celar non po’ la soa figura.