Erodio, il quale è dicto falcone, [L. c. 41]
Plù fere col pecto che non fa col becco.
Ascolta quant’è in lui perfeczione:
Se in doi volati non prende soa caccia,
Vergognase forte, sì che sta a stecco,
Nè in quel giorno animal plù menaccia.
L’altro, che demestego pur vaga
E per vergogna per l’air va sperso,
De retornare a lui tardo s’emplaga.
Non becca mai de putrida carne,
Sia quanto vole de fame converso;
Quando è infermo, prende pur le starne.
L’omo ch’è prudente fiol de vertute
Plù fa col core che non fa con bocca
L’occhi voltando ne l’aspre ferute
Sempr’è vergogna, là ov’è gentilezza,
Azzara, dico, ad cui tal dicto tocca
Che con la lingua l’inimici spezza.
Non prende l’om gentile le brutte cose,
Ma, per vertù de l’animo ch’è granne,
Consegue sempre le più valorose.
Ma sonno al mondo cotali gentilotti [C. c. 43]
Che gridano, mostrando le lor sanne,
Schernendo altrui con lor grigni e motti.
Per l’opera se mostra l’om gentile,
Sì como è scritto nel secondo stile.