O madre bella, o terra esculana, [L. c. 19 t.]
Sfondata fosti nel dopliato cerchio,[56]
Sì ch’hai mutata toa natura umana.[57]
L’acerba setta de le genti nove,
Sì t’ha conducta nel vizio soperchio,
Or te conduca quel che tutto move.
Alteri occulti son li toi fioli
E timidi in conspecto de le genti;
Invidiosi son pur fra lor soli.
O Esculani, omini inconstanti,
Tornate ne li belli acti lucenti,
Prendendo note de li primi canti,
Chè da li celi siti ben desposti,
Ma non seguite el ben naturale
Del sito bello dove foste posti.
Fra le vertute pur de temperanza
Dovreste stare sotto le so ale,
Ma nol possete se vizio avanza.
È temperanza ferma signoria [C. c. 17 t.]
E de li moti naturali è freno,
Quando nel male l’animo pur disía.
Move da Lione la dolce vertute,
È ne l’umanitate plù e meno
Secondo le beate so ferute.
Ma chi refrena lo natural instincto
Del vizio, che de qualitate vene,
De sofferenza ben se mostra cinto.
O quant’è bella, o quant’è gentile
La mente che se conduce nel bene,
Quando se vince ne l’affanno vile.
Chi sè non vince non vincerà altrui
De sì medesmo avendo ’l so valore:
De questa oppinione sempre fui
Ma chi sè vince in questi septi modi
Ben è fondato nel divin amore. [L. c. 20]
Dico de’ quali se m’entendi et odi.
In giovenezza se vidi l’om casto,
Et in allegrezza vidi l’om antiquo
E largo in povertà che non porti asto.
In ubertate anche chi ha mesura,
Et in grandezza umilitate sico.
E pacienzia nella ría ventura;
E sofferenza ne li forti moti
Del gran desio che ven nella mente.
Or quisti sono dal vizio remoti,
E desprezzando el mondo dolente;
Or quisti sono immaculati e puri,
Sempre seguendo li acti maiuri:
Ne l’alto celo la vertù li mena,
L’altri lassando ne l’eterna pena.