CAPITOLO I

Torno nel campo de le prime note. [L. c. 12] [C. c. 11]

Dico che ciò ch’è sotto ’l cel creato

Depende per vertù de le so rote.

Chi tutto move sempre tutto regge,

De fin el moto principio e stato

In ciascun celo pose la sua legge.

Son li celi organi divini

Per la potenzia de natura eterna,

Che in lor splendendo son de gloria plini.

In forma del disio innamorati

Movendo così ’l mundo se governa,

Per questi eccelsi lumi immaculati.

Non fa necessità ciascun movendo,

Ma ben despone creatura umana,

Per qualità qual l’anima seguendo,

L’arbitrio abbandona e fasse vile

Serva e ladra: de vertute strana

Da sè despoglia l’abito gentile.

In ciò peccasti florentin poeta,[43]

Ponendo che li ben de la fortuna

Necessitati siano con lor meta.

Non è fortuna che rason non venca;

Or pensa Dante se prova nessuna

Se po’ plù fare che questa svenca.

Fortuna non è altro che desposto

Celo che dispone cosa animata;

Qual desponendo, se trova l’opposto.

Non ven necessità col ben felice,

Essendo in libertà l’anima creata,

Fortuna in lei non po’ se contradice.

Substanzia senza corpo non receve

Da questi celi, però l’entellecto

Mai a fortuna subiacer non deve.

Se foi desposto e foi felice nato

E conseguer dovea el grand’effecto, [L. c. 12 t.]

Io posso non voler e esser da lato;

Che ’n sua balìa ha l’alma so volere:

L’arbitrio lo acquista lo so merto,

Non po’ necessità in lei cadere.

Or se fortuna l’anima così spoglia,

Già seria Deo iniusto scoverto,[44]

Se per altro non poter ne mena doglia.

Non val ventura a chi non s’affatiga,

Perfecto bene non s’ha senza pena,

Fasse felice chi vertù investiga:

Ma chi ch’aspetta la necessitate

Del ben che la fortuna seco mena,

Pigricia lo comanda a povertate.

Fortuna per rason se augumenta,

E plù felici se fanno l’effecti,

Quando ’l volere natura argumenta.

Nasse onne pianta per natural moto.

Non coltivando mai fructi perfecti

Non fa nel tempo. Ciò se mostra noto.

Così la rea ventura a l’alma bella

Tolle la morte da l’impia carne,

Se ’l mal pur contradice e sta rebella.

Rompese qualità per accidenti,

Non che ’l subiecto de l’esser se scarne:

Dell’unta calamita ti rammenti;

Chè non tira ferro se non è assutta

L’umidità che sua vertù resserra;

Così fa l’anima quand’è donna tutta.

Destruge qualitate viciosa,

Sì che nel male l’anima non desserra,

E tira nel bene la vita dampnosa.

Contra fortuna onne om’ po’ valere,

Seguendo la rason nel so vedere.

L'Acerba · 第 38 / 144 题