I servizi della Stamperia sono i seguenti:

Incisione dei ponzoni e delle matrici.

Fondita dei caratteri.

Stereotipia.

Composizione europea ed araba.

Stampe topografiche.

Incisione su pietre litografiche. Ripulitura, legatura, squadratura,

trapanatura.

Fotografia, fototipia e foto-incisione.

Quest'ultimo apparecchio è di recente creazione.

Il personale si compone:

Di quattro capi-servizio europei; quattro capi-servizio indigeni;

cinquantasei operai europei; duecentocinquanta operai indigeni.

Fra i 56 operai europei 38 sono italiani.

=Dello Stabilimento Parvis.=

Il Cavaliere Giuseppe Parvis è uno dei nostri simpatici connazionali

stabilito da 36 anni al Cairo, che onora il proprio paese, l'arte e

l'industria speciale, cui sacrandosi, ne fu il creatore.

Il Parvis venne in Egitto non ancora trentenne, dopo avere lavorato per

vari anni a Parigi come scultore ed intagliatore in uno dei migliori

laboratori di oggetti artistici. Ma prima di recarsi a Parigi egli

aveva già fatto il suo tirocinio a Torino, dove ebbe fra gli altri a

compagno d'arte ed amico carissimo il Monteverde.

Giunto in Egitto, paese a lui sconosciuto, e senza alcuna risorsa di

fortuna, il Parvis, senza punto scoraggiarsi, spiegò subito la sua

attività in lavori svariati, in decorazioni di case e di palazzi e per

Ismaïl Bascià Principe sfarzoso ed intelligente eseguì una quantità

di lavori nelle ville e nei palagi costruiti in quell'epoca, come ad

esempio in quelli di Ghesireh, di Abdin, del Teatro dell'Opera e pel

giardino dell'Esbekieh. Non era ancora l'arte araba studiosamente

applicata ai mobili, erano lavori diversi e disparati che procacciavano

danari (filusse) al nostro artista.

Egli intanto s'innamorava delle bellezze dei monumenti arabi antichi e

su di essi iniziò una serie di studi, raccogliendo nei suoi taccuini

una quantità di note, di dettagli e di disegni che gli furono in

seguito di grande giovamento.

A quell'epoca in Egitto non si conoscevano altri mobili che quelli

importati dall'Europa.

La storia dell'arte araba dà pochi esemplari di mobilia; in tutte le

epoche gli Arabi si sono sbizzarriti in decorazioni architettoniche,

hanno coperti i loro interni con soffitti scolpiti e rabescati e con

pareti a mosaici; i loro armadi erano mascherati da archi ed archetti

che impiegavano pure per tutti i vani delle pareti.

I molli cuscini ed i numerosi tappeti completavano l'arredamento. Pochi

erano gli oggetti veramente originali che si usavano pel servizio

interno, eccezione fatta dei Kerti (tavolini bassi) e dei vassoi in

ottone coi loro piedi pieghevoli, i cofani, le anfore, i vasi, oggetti

questi che s'impiegano ancora oggigiorno.

La raccolta di studi del Parvis andò man mano aumentando, ed egli

ebbe occasione favorevole di applicare le sue cognizioni pel mandato

avuto dal defunto Khédive Ismaïl Bascià di provvedere tutti i mobili

per l'arredo di case egiziane che dovevano poi figurare alla grande

esposizione di Parigi nel 1867.

Ma per facilitare gli studi all'artista, Ismaïl Bascià gli diede un

lascia-passare, mediante il quale potè penetrare nelle più belle

moschee e copiarvi quanto vi era di buono.

L'Egitto in quella Esposizione internazionale fece una splendida figura

ed al Parvis, pei suoi mobili, venne conferita la Medaglia d'oro.

Da questo punto cominciarono i suoi successi; da questo punto la sua

nuova creazione di applicare nel modo più artistico ed elegante le

decorazioni di stile arabo ai mobili ed agli oggetti della civiltà

occidentale passò nelle mani dell'industria, in guisa che parlando ora

di un mobile di stile arabo si dice correntemente un mobile del Parvis

come si dice una lama di Damasco od un mosaico di Firenze.

Ora l'industria iniziata dal Parvis ha fatto grandi progressi e si è

sviluppata al punto da doverne tenere calcolo nelle risorse del paese.

Numerosi allievi sono usciti dai laboratori del Capo-Scuola ed

hanno aperti negozi; e quantunque imitatori non troppo felici sia

per mancanza di idee inventive sia per deficienza di disegno e di

correttezza di dettaglio e d'insieme, tuttavia hanno trovato campo di

sviluppare un lucroso commercio.

Non una casa in Egitto che non possegga questo genere di mobili, non

un _touriste_ che lasci il Cairo senza fame acquisti; ma è debito

dichiarare che il Parvis in quell'arte ha imitatori, non rivali.

Egli nei suoi mobili ha utilizzato le Musciarabieh specie di grata

formata da piccoli fusi in legno uniti fra loro che gli arabi adoperano

per le finestre delle loro abitazioni per occultarne l'interno; ha

utilizzato quei motivi geometrici composti con piccoli fondi di legno

incassati e rilegati da cornici con infinita varietà di disegni. Questi

manufatti servivano come battenti di porte, decorazioni nelle moschee

e costituiscono una delle curiosità più spiccate dell'arte da ebanista

araba.

Oltre di questo il Parvis ha profuso nei suoi mobili i mosaici fatti

con madreperla, avorio, ebano, legno di Campeggio e di altre qualità

distinte; si è servito di nicchie a stalattite per comporre diversi

generi di mobilio che ha resi eleganti copiando motivi di colonne

antiche che sostengono archi ed archetti a mille forme. I rabeschi e

gli ornamenti intagliati completano la decorazione, onde ne risulta un

insieme elegante ed originale. Nei bronzi cesellati, nei vasi da cento

forme il Parvis ha saputo riprodurre i migliori esemplari dell'arte

antica e comporne dei nuovi; così pure ha imitati cofani niellati in

argento ed in oro studiandone forme nuove collo stile delle diverse

epoche.

In una parola credo epilogare tutto il lavoro intelligente del Parvis

in quell'arte, cui si consacra da molti anni con amore, ripetendo che

egli fu il creatore ed il perfezionatore di una industria applicata

all'arte araba, la quale, vivendo ora di vita rigogliosa, procaccia il

sostentamento ad un numero considerevole di artefici.

=Raffineria dello zucchero nello Stabilimento di El-Hawandieh in

Egitto.=

Nel 1881 si costituì una società anonima per azioni col capitale

di otto milioni per la raffinatura dello zucchero sotto il nome di

Raffineria di Egitto.

I lavori d'impianto vennero sospesi nel 1882 per causa della

rivoluzione di Arabi-Bascià; ma poco dopo vennero ripresi ed ultimati

nel 1883.

È d'uopo tuttavia confessare che sino a tutto il 1885 questo grande

stabilimento ebbe una vita assai stentata e le azioni si ridussero alla

metà del loro valore.

Al cominciare del 1886 il commendatore Felice Suarès prese le redini

della Società, quale Presidente del Consiglio di Amministrazione, e

mutando il personale tanto della direzione tecnica, quanto di quella

amministrativa si rialzarono ben presto le sorti della Società, che

andò via via prosperando, al punto che nel 1893 il prezzo delle

azioni oltrepassò la pari e fu possibile la trasformazione dello

Stabilimento, aggiungendo all'industria della raffineria quella della

fabbricazione dello zucchero estratto dalle canne. Per questo portando

il capitale sociale da otto a quindici milioni si costruì una nuova e

grandiosa fabbrica a fianco di quella già esistente, che venne essa

stessa ampliata e perfezionata mediante l'introduzione dei sistemi più

moderni. Lo Stabilimento dispone ora di una forza motrice di circa

duemila cavalli a vapore; è tutto quanto rischiarato a luce elettrica,

la quale serve pure di motore pel funzionamento delle pompe sul Nilo

che somministrano all'usina l'acqua, la quale durante suo percorso

viene filtrata.

Presentemente il personale della raffineria, è costituito dai seguenti

impiegati di nazionalità diverse.

Il direttore tecnico superiore è francese.

Il personale della parte industriale si compone di tedeschi, francesi

ed italiani.

Il personale meccanico per la maggior parte è italiano.

La Direzione amministrativa superiore è italiana.

Il personale dell'amministrazione è quasi totalmente italiano.

Oltre all'elemento europeo, che oltrepassa il centinaio, si impiegano

nel lavoro normale di tutto l'anno circa 800 operai indigeni, e durante

i sei mesi occupati in campagna pel lavoro delle canne da zucchero si

raggiunge la cifra di 1500 operai al giorno.

I prodotti raffinati di questo stabilimento andarono man mano

sostituendosi ai prodotti affini importati da Marsiglia e da Trieste,

per modo che l'importazione al giorno d'oggi è ormai eliminata, ed anzi

i prodotti della campagna sono ora copiosamente esportati per la via

del Mar Rosso ed anche diretti a qualche porto del Mediterraneo.

Tutto il personale europeo ed il personale superiore indigeno sono

alloggiati a spese della Società in abitazioni all'uso europeo. Case

con giardini per il personale superiore e per gli altri Capi-Servizio;

piccoli alloggi per gli operai con famiglia; stanze separate per gli

impiegati ed operai non ammogliati.

Due gruppi di abitazioni esistono per gli operai indigeni, uno dei

quali, l'antico, è costruito secondo le usanze locali, senza ordine,

con canne spalmate di terra grassa; l'altro invece, il nuovo, è

ordinato in file regolari, costruito con mattoni crudi imbiancati, a

similitudine delle case operaie europee.

Oltre ai vasti magazzini pel deposito degli zuccheri greggi e raffinati

ve ne sono altri spaziosi pel deposito degli articoli necessari alla

fabbricazione, pezzi di ricambio per le macchine e di tutti quanti i

generi che possano occorrere ad un grande stabilimento lontano da ogni

centro industriale.

Egitto · 第 67 / 70 题