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Fra i battelli a vapore di prima classe appartenenti alla flottiglia
Cook havvi il Prince Abbas recentemente restaurato.
È, come già si disse, un elegante battello a ruote per esclusivo
trasporto di passeggeri di prima classe che dal Cairo intendono recarsi
alla prima Cateratta di Assouan; e mentre tutti gli altri battelli
per viaggiatori limitano il tempo del loro viaggio a venti giorni
fra andata, fermate e ritorno dal Cairo ad Assouan, il Prince Abbas
v'impiega un mese intero, e così i passeggeri possono effettuare le
loro escursioni con minore precipitazione e visitare un maggiore numero
di località tanto sull'una quanto sull'altra sponda del Nilo, facendo
una più lunga sosta in quelle più ragguardevoli. Il Prince Abbas può
dare imbarco a quarantadue passeggeri di prima classe; è un piroscafo
che cammina bene, senza scosse, con cabine comode, buon trattamento e
servizio inappuntabile.
Nel suo viaggio di un mese dal 6 febbraio al 6 marzo 1895 il numero dei
passeggeri si limitava a venticinque, compreso l'autore di queste note.
Credo non riuscirà al lettore discaro il seguire giorno per giorno
l'itinerario percorso dal Prince Abbas dal 6 febbraio al 6 marzo nel
rimontare e discendere il Nilo.
=Itinerario giornaliero del battello a vapore speciale di prima
classe «Prince Abbas» dal Cairo ad Assouan e suo ritorno al Cairo.=
_Mercoledì 6 febbraio 1895._
Il battello levò l'ancora al ponte di Kasr-el-Nil (Cairo) alle 10
precise giungendo a Bedrachin (chilometri 24,135 del Cairo), verso
mezzogiorno. Dopo la colazione i passeggeri si recarono con somarelli
all'antica Menfi, dove si ammira la colossale statua di Ramses il
Grande dissotterrata dopo molti secoli da ingegneri inglesi per mandato
del loro Governo.
La statua è una delle più belle e delle più rimarchevoli che ci ha
trasmesse l'antichità. Da Menfi si andò a visitare la piramide a
gradini di Sakkara[6], la casa di Mariette[7], il Serapeum[8], la
mastaba di Tih[9] e la piramide di Oonas[10], ritornando al battello in
sulla sera.
_Giovedì 7 e venerdì 8 febbraio 1895._
Si viaggia durante il giorno (stando tutti i battelli del Nilo di notte
tempo ormeggiati in riva al fiume) e si arriva alla sera del venerdì a
gettare l'àncora a Beni-Hassan distante chilometri 275,139 dal Cairo.
_Sabato 9 febbraio._
Nel mattino lasciamo il battello per visitare alcune tombe di Faraoni
e fra queste la tomba di Amenemhat I, capo stipite della XII Dinastia
Diospolita, verso il 2950 avanti l'êra volgare.
Si ritorna al battello e si riparte alle 2 pomeridiane giungendo verso
sera a Gebel-Aboufeidah. Si getta l'àncora e si pernotta. Distanza dal
Cairo chilometri 341,108.
_Domenica 10 e lunedì 11 febbraio._
Si continua col battello _Prince Abbas_ a rimontare il Nilo e si giunge
in sul tramonto del giorno 11 a Sohag e si pernotta sul piroscafo.
_Martedì 12 febbraio._
Di buon mattino scendiamo dal vapore e si va a visitare sempre a
cavallo di eccellenti e galoppanti somarelli i due Monasteri cofti
Dayr-el-Abiad e Dayr-el-Amar. Si ritorna al battello; si riparte per
giungere a Girgeh e pernottare. Distanza di Girgeh dal Cairo chilometri
549,473.
_Mercoledì 13 febbraio._
Si parte nel mattino da Girgeh, si giunge nelle ore pomeridiane a Keneh
e si visita la città.
La città di Keneh è situata sulla riva destra del Nilo e dista dal
Cairo chilometri 652,449. È capoluogo di provincia che porta lo stesso
nome. Vi sono bazar ben provveduti e sono rinomate le sue gulle (vasi
di terra per mantenere fresca l'acqua).Keneh è il deposito di tutto
il commercio fra il Cairo e Djeddah (città dell'Arabia sul Mar Rosso
considerata quale porto della Mecca), e nello stesso tempo è il punto
di convegno dei pellegrini che, passando per Cosseir, città dell'alto
Egitto situata sulla costa occidentale del Mar Rosso, vi prendono
imbarco per la Città santa.
_Giovedì 14 febbraio._
Di buon mattino si effettua la traversata del fiume sopra lance a remi
per visitare il tempio di Denderah che è sulla sponda sinistra[11]. Si
fa colazione nel tempio e si ritorna verso sera al battello.
_Venerdì 15 febbraio._
Da Keneh il Prince Abbas leva l'àncora di buon mattino e si giunge
prima di mezzogiorno a Luxor (chilometri 724,050) per avere agio nel
pomeriggio di fare una prima visita al meraviglioso tempio di Luxor,
che poggia sulla riva destra del Nilo e domina il _Prince Abbas_ che si
è ancorato ai suoi piedi.
Luxor, ora un discreto villaggio, occupa una parte del terreno un tempo
compreso nella periferia dell'antica Tebe.
Questo sito è rimarchevole per i superbi avanzi della città che fu. È
da Luxor che venne trasportata in Francia nello scorcio del passato
secolo e durante l'occupazione francese in Egitto il maestoso obelisco,
che è principale ornamento della piazza della Concordia a Parigi.
Tebe, l'antica città dalle cento porte, poggiava sulle due sponde del
Nilo. Essa venne fondata in un'epoca assai remota e non determinata.
Fu capitale di una grande parte dell'Egitto; poi sotto la 21ª Dinastia
venne abbandonata e le succedette per capitale Menfi.
Rimase tuttavia una città importante: la sua vasta cinta chiusa da
cento porte, la sua posizione sul Nilo, non lontana dall'Etiopia, di
cui abbracciava il commercio, i suoi meravigliosi monumenti, la santità
che le si attribuiva la tennero per molto tempo al posto di prima
città dell'alto Egitto. Ora non restano che ruine, le quali coprono
una superficie molto estesa, e dei suoi avanzi si sono formati cinque
villaggi, Med-Amoud, Karnak, Luxor sulla destra del Nilo, Medinet-Abou,
Gurnon sulla sinistra.
Fra queste ruine sulla sponda sinistra del Nilo si distinguono
soprattutto:
Il gigantesco palazzo di Ramsès-Mèjamoun;
Il Memnonium, al cui ingresso stanno i due Colossi, uno dei quali
rappresenta Memnone;
La tomba di Osmandia; il piccolo tempio di Athor ed una vasta galleria
sotterranea con varie diramazioni.
Sulla destra del Nilo si ammira:
Il palazzo di Amenofite Memnone (Amenhotep III);
Il viale delle Seicento Sfingi lungo oltre due chilometri;
Il palazzo di Karnak, che è il più imponente dei monumenti che offra
Tebe.
Gli obelischi, le colonne, le statue abbondano fra queste ruine.
Nel tempio di Luxor costruito da Amenhotep III si trova un esemplare
perfetto di una sala per la nascita, detta Mammisi che i Faraoni
facevano appositamente costruire per divinizzare la loro nascita. In
questa Mammisi del tempio di Luxor viene annunziato al Re che Ammon,
Dio della generazione, gli concede un figlio maschio. La Regina assai
prossima a diventare madre, accompagnata dalle Divinità protettrici
entra nella Camera della nascita, ed assistita dalle sue donne dà alla
luce un figlio maschio, che prende il nome di Amenhotep III.
Amenhotep III apparteneva alla XVIII Dinastia e regnò verso il 1600
avanti l'êra cristiana.
In quel tempo Tebe era grande ed in tale misura, che le sue ruine
di oggigiorno sono le più estese e le più ammirande che le passate
generazioni abbiano tramandate al mondo intero[12].
_Sabato 16 Febbraio._
Alle ore 8 antimeridiane si lascia il battello, e traversato il fiume
con lancie a remi si visita il Ramaseum, Dayr-el Bahri e le tombe dei
Re delle XVIIIª, XIXª e XXª Dinastie.
_Domenica e Lunedì 17 e 18 Febbraio._
Ogni viaggiatore del Prince Abbas ha fatte quelle escursioni o solo od
in compagnia che meglio erano di suo gradimento, nei dintorni di Luxor.
_Martedì 19 Febbraio._
S'impiegò la giornata a visitare minutamente Karnak e dintorni, facendo
colazione nel gran tempio di Karnak.
Le ruine che ad ogni piè sospinto s'incontrano in Luxor e nei dintorni
scuotono l'immaginazione e fanno pensare alle infinite vicende di
tanti secoli, le cui impronte, scolpite dalla mano dell'uomo, l'opera
demolitrice del tempo non è riuscita a cancellare.
Quelle ruine per estensione e per maestosa grandezza sono le più
imponenti, le più ragguardevoli e le più preziose che l'antichità abbia
tramandate alla presente generazione.
_Mercoledì 20 Febbraio._
Il battello partì da Luxor a mezzogiorno, e si giunse ad Esneh nelle
ore pomeridiane in tempo da poter visitare il tempio e le circostanti
ruine.
Esneh, l'antica Latopoli, è capoluogo di provincia. Situata sulla
sponda sinistra del Nilo dista dal Cairo chilometri 779,560. Esneh
è una graziosa città con quattromila abitanti; possiede un bazar
ben provveduto. Vi sono numerose ruine, ma si visitano con maggiore
attenzione i resti di un gran tempio celebre sopratutto per le sculture
mitologiche: si osserva pure uno zodiaco che è il più moderno dei
zodiaci egiziani, quantunque alcuni vogliano farlo risalire ad un'alta
antichità.
Davoust nel 1799 sconfisse ad Esneh i Mamalucchi.
_Giovedì 21 Febbraio._
Di buon mattino si parte da Esneh giungendo a El-Kab verso le 9
antimeridiane. Si visitano le grotte e si riparte alle 2 pomeridiane
per andarsi ad ancorare ad Edfou, ove si pernotta.
Nelle vicinanze di El-Kab l'antica Necheb (Dea della Luna) si trovano
le grotte, le quali consistono in una fila di tombe scavate nella
roccia rivolte verso il Nilo state costruite per una grande famiglia,
i cui membri in tempo di pace erano sacrati al culto della Dea Luna
(Necheb) quali sacerdoti e sacerdotesse ed erano anche al servizio
diretto dei Faraoni come educatori e nutrici dei loro figli. In tempo
di guerra poi facevano parte del seguito reale, quando il Faraone
assumeva in persona il comando delle milizie.
_Venerdì 22 Febbraio._
Ad Edfou nelle ore antimeridiane si visita il suo gran tempio. Verso le
2 pomeridiane si parte col battello da Edfou per giungere verso sera a
Gebel-el-Silsileh, ove si pernotta.
Edfou, l'Atbò degli antichi Egizi, l'Apollinopoli la grande dei Greci
non è ora che un'accolta di ruine e di miserabili capanne. Essa giace
sulla sponda sinistra del Nilo ed è circondata da ubertose campagne.
Gli alti pilastri del suo maestoso tempio si vedono da lontano. Non è
gran tempo che questo gran Santuario consacrato al Dio Oro (questo Dio
sotto altra forma si venera tuttora) non era quasi accessibile, perchè
nei suoi cortili si erano annidati i contadini (Fellahs) nelle sue
sale e persino sulle sue terrazze. Molti ambienti del tempio giacevano
coperti da sabbia e macerie.
Dobbiamo all'intelligente ed instancabile egittologo Mariette se, col
consenso Khédiviale, potè far sgombrare l'intero tempio dai Fellahs,
assegnando loro altra dimora. Ora si presenta in perfetto stato e può
considerarsi come la meglio conservata costruzione dell'antico Egitto.
Senza punto esagerare si può asserire che se gli antichi sacerdoti
di Edfou potessero uscire dai loro sepolcreti per rendere un'altra
volta omaggio al Dio Oro (l'Apollo-Febo dei Greci) ed alle altre
divinità della Valle del Nilo, troverebbero ogni camera, ogni locale
sotterraneo, ogni scala perfettamente al posto loro, e potrebbero
questi servi della divinità percorrere con pompa solenne la stessa
strada votata alle processioni. Dato poi il caso che nel loro lungo
sonno avessero dimenticato l'uso e la destinazione dei vari locali,
iscrizioni meravigliosamente conservate rammenterebbero loro l'antico
rituale.
La necropoli di Edfou giace tuttora profondamente sepolta nelle sabbie.
Dopo di avere visitati la Mammisi (sala della nascita) ed il pozzo
sacro che si trova a fianco del tempio, si ritorna al battello, e
levata l'àncora si volge la prua verso Gebel-el-Silsileh.
_Sabato 23 Febbraio._
Di buon mattino si visitano le cave di Gebel-el-Silsileh; indi il
vapore continua a rimontare il Nilo sino a Komombo e dopo breve sosta
si riparte per giungere nella stessa sera ad Assouan.
Approdando a Gebel-el-Silsileh si trovò la spiaggia assolutamente
deserta, mentre nei tempi andati formicolava di operai, di naviganti,
sacerdoti e pellegrini.
Sulla sponda destra del fiume, dove stanno le cave, i monti orientali,
già chiamati da Erodoto Montagne arabe hanno la base di granito,
sienite, porfido e diorite a tinte più o meno cariche.
Verso il Sud questi monti si collegano alla regione alpestre
dell'Abissinia. Sono ricchi di bellezze naturali, di pittoresche
vedute, e le maestose pareti delle roccie sono intersecate da vene di
svariati colori.
In questi monti trovasi un prezioso e terso alabastro giallognolo, che
venne in tutte le epoche impiegato per diversi generi di lavori.
Gli antichi Egizi tenevano in grande pregio la diorite verde-scura, che
soleva impiegarsi per la costruzione di sarcofaghi, statue, sfingi e
simili.
Alcune iscrizioni in geroglifici scolpite sulle roccie, nelle vicinanze
delle cave, indicano in quale modo si eseguissero i trasporti dei
materiali delle cave alla sponda del Nilo.
Qualche volta s'impiegarono oltre otto mila uomini, una buona parte dei
quali erano Ebrei, probabilmente prigionieri di guerra.
Tutto questo numeroso stuolo di gente, diretto da alti impiegati civili
e militari, da esperimentati artisti e scalpellini, aveva l'incarico di
trascinare sopra slitte i blocchi grossolanamente lavorati dalle cave
al fiume.
Al seguito vi erano molti carri tirati ciascuno da sei paia di buoi
pel trasporto delle provvigioni pel nutrimento degli operai, molti dei
quali morivano di stenti e di fatica.
A Konombo tanto sulla destra quanto sulla sinistra sponda del Nilo
le terre si fanno più deserte e giallognole; il colore di quei pochi
abitanti si fa sempre più bruno; scarso è il loro indumento; più
meschini e più radi i villaggi.
Tutto quanto lo sguardo abbraccia non è più egiziano, è nubiano.
Il sole si fa più cocente e nel discendere dal battello vediamo ad
occidente ergersi maestoso, sopra un desolato monte, il gran tempio di
Konombo. Di mano in mano che colle solite nostre cavalcature (Bourik)
ci avviciniamo al tempio appare sempre più spiccata la desolazione di
quei terreni un tempo popolati.
Ora più non rimane un casolare, non una traccia di quegli antichi
abitatori cacciati altrove dalle sabbie del deserto e dalle piene del
Nilo.
Questi stessi nemici, che distrussero le abitazioni degli uomini, non
tarderanno a mandare in completa ruina la magione degli Dei.
Qualche secolo ancora, ed il tempio di Komombo non esisterà più, poichè
mentre la sabbia del deserto va sempre più invadendo le sue camere e le
sue sale, il Nilo sul davanti, scalzando il monte, ha già ingoiata una
delle costruzioni laterali del tempio.
Il tempio di Komombo è per sè stesso originale e maestoso. Sul suo
asse longitudinale e sulla fronte dell'ipostile prospiciente il Nilo è
diviso in due parti.
Anche i locali situati dietro la Sala delle Colonne sono bipartiti e
terminano in ciascuna parte in due santuari speciali corrispondenti ad
una delle due porte d'ingresso.
Questo tempio binato con due separati Sacrari ci fa con fondamento
credere che due fossero le divinità che in esso si veneravano.
Infatti una metà del tempio consta sacrato al grande Oro (Horus figlio
di Iside e di Osiride), l'altra a Seth-Tiphon adorato sotto forma di
coccodrillo. Bellissime sono le decorazioni del tempio ed appalesano
già l'influenza greca.
_Domenica 24 e Lunedì 25 Febbraio._
Soggiorno ad Assouan e visita all'isola di Philæ ed alla 1ª Cateratta.
Assouan distante dal Cairo chilometri 938,047 è l'ultima città
dell'Egitto dalla parte della Nubia. Il suo antico nome di Sun si
appalesa bene applicato, perchè Sun significa soglia.
Da Sun derivò il nome greco Syene e quello posteriore di Assouan dal
Copto Suan.
Strabone visitò Syene e Giovenale vi fu relegato.
Assouan segna una delle estremità del mondo romano ed occupò il posto
di Elefantina, quando questa cadde in ruina.
Nelle vicinanze di Assouan ed a levante del sentiero che conduce
verso la prima Cateratta stanno le antiche cave di granito, dove si
estraevano quei superbi e giganteschi monoliti per obelischi, per
colonne, per statue ecc.
S'incontrano ancora oggigiorno notevoli traccie dell'abilità e
diligenza degli scalpellini, che lavoravano pei Faraoni.
Qui un poderoso blocco, là un obelisco levigato già da tre lati.
Entrambi sono congiunti ancora alla roccia viva, il che dimostra ad
evidenza che gli antichi Egizi lavoravano i loro monumenti nelle cave
stesse.
L'isola Elefantina, poc'anzi rammentata, giace in mezzo al Nilo di
fronte ad Assouan. Fu un tempo splendida sede dei Re della Vª Dinastia,
che da Menfi trasportarono la capitale in quell'isola (anno 2703 avanti
Cristo) ed era denominata il giardino del Tropico.
Quanto tristamente deserto è ora il luogo, ove un dì sorgeva una delle
Metropoli dei Faraoni!
Tutto fu distrutto dalle ingiurie del tempo e dalla mano dell'uomo e
non vi rimane che un nilometro (misuratore graduato per le altezze del
Nilo) sapientemente restaurato sotto ai Khédive ed unico ricordo di
lontani secoli.
Dal lato meridionale dell'isola si spiega all'occhio del visitatore
un quadro eccessivamente selvaggio ed in pari tempo affascinante. Un
labirinto di scogli di granito si stende a lui davanti; fra gli scogli
stessi vede egli il Nilo, che qua scorre rapido e là si arresta e
riposa imprigionato da barriere di pietra e fa da specchio al sole.
Splendide erano le feste che nell'isola Elefantina si celebravano in
onore del loro fiume prodigo di tanti benefizi. Da greche memorie
risulta che in quell'occasione si lanciavano nella spumeggiante
corrente due coppe, l'una d'oro, l'altra di argento a simbolo del sole
e della luna.
A poca distanza da Assouan il Nilo attornia la simpatica isola di Philæ
e scivolando forma la prima Cateratta detta di Assouan.
Lungo il sentiero che ci conduce, colle solite nostre cavalcature,
verso Philæ il terreno muta di aspetto.
Nude roccie di granito limitano ai nostri fianchi il deserto e si
cammina frammezzo a tombe e sepolcreti, sui quali si distende una
sabbia giallognola, come funebre drappo. Più si procede e più la natura
diventa cupa e selvaggia attorniata da innumerevoli scogliere.
Riappare poco dopo il Nilo, la cui acqua ci luccica incontro, ma pur
esso schiacciato ai suoi fianchi dai monti, che si danno mano sotto al
suo letto lo costringono quasi ad arrestarsi.
Ed è in quel punto che il fiume forma invece un ridente lago, in cui
Philæ si specchia.
Philæ è la più vaga di tutte le isole del Nilo, ricca di templi
dedicati ad Iside.
Sul fianco occidentale di Philæ si svolge la prima Cateratta.
Essa, già descritta nel Capitolo dedicato al Nilo, altro non è che una
successione di Cascate non insuperabili, come ebbe a dire Cicerone
il quale, descrivendo quelle acque frementi, forse per maggiormente
impressionare gli animi dei suoi lettori od uditori raccontò che nello
infrangersi delle acque fra quelle innumerevoli roccie producevano tale
un rumore da rendere sorde le vicine popolazioni.
Seneca, Plinio, Solino, Ammiano, Marcellino non fanno che assodare
queste stesse esagerazioni; e così si manipola la Storia! Forse in
un tempo, ma assai remoto il Nilo non era quello che ora è. Forse un
giorno esistevano vere cateratte, che ora sono scomparse; cadute di
acqua imponenti e formidabili là dove ora il fiume non fa che superare
un ostacolo.
L'isola di Philæ anticamente chiamavasi Phalek, da cui derivarono il
nome greco Philai, in latino Philæ, che significa _fine_, cioè isola
della fine, e questo perchè il viaggio dei pellegrini provenienti
dall'Egitto aveva termine presso il santuario di Iside e presso la
tomba di Osiride, che trovansi in Philæ.
L'isola ha la forma di Sandalo e misura soltanto due chilometri di
periferia. Quanti splendidi monumenti e preziose reliquie in così
stretto confine!
La più rinomata delle costruzioni, benchè di modeste dimensioni, che
si ammira nell'isola è senza dubbio il padiglione, che fece costruire
l'imperatore romano Tiberio, e che viene chiamato Kiosk, oppure il
tetto di Faraone.
Esso campeggia in quell'atmosfera trasparente e da lontano rallegra
l'occhio per la purezza delle sue linee.
Ma donde proviene l'incontrastato fascino dell'isola di Philæ? Forse
per le sue costruzioni? Forse pel fresco verde che fa corona al
suo lido? Forse per la limpida, dolce e fresca acqua del fiume che
soavemente l'abbraccia? O finalmente per l'azzurro del suo cielo,
la cui purezza e trasparenza in nessuna stagione dell'anno vengono
offuscate?
Probabilmente lo si deve a tutto questo complesso di bello e di
attraente..... e come gli antichi e moderni taumaturghi dirò io pure:
Bisogna vedere per credere!
_Martedì 26 febbraio._
Verso le tre pomeridiane partenza pel ritorno al Cairo, ove si arriva
verso mezzogiorno del 6 marzo, avendo impiegato un mese preciso dal
giorno della partenza.
Nel discendere il Nilo abbiamo consumati otto giorni, perchè si fecero
alcune fermate in località di più modesta importanza, che non erano
state da noi visitate nel rimontare il fiume.