[1] Oggi Norcia nell'Umbria. _(N. d. T.)_.
[2] Secondo Jannuccelli, _Dissertazione sull'origine di Subiaco_, gli
schiavi cristiani, impiegati da Nerone per la costruzione della sua
magnifica villa _sublacense_, dettero origine alla città. _(N. d. T.)_.
[3] Questo prete è anche conosciuto sotto il nome di Fiorenzo o
Fiorentino. _(N. d. T.)_.
[4] Non esiste alcun documento del VII secolo intorno a Subiaco.
[5] Fu papa Leone VII che posteriormente al VII secolo donò il convento
di S. Erasmo ai Benedettini. _(N. d. T.)_.
[6] Per molto tempo si è creduto, stando ad una bolla attribuita a
Giovanni VII, che il ripopolamento dell'abbazia fosse dovuto a questo
papa; oggi si è potuto stabilire che quella bolla è invece del papa
Giovanni XVII (Vedi _Regestum Sublacense_). _(N. d. T.)_.
[7] La rocca abbaziale, costruita nel secolo xi dall'abate Giovanni V,
nel punto culminante del paese, farebbe ritenere Subiaco feudo del
monastero. _(N. d. T.)_.
[8] Intorno alla prima stamperia in Italia ed ai primi tipografi a
Subiaco, vedi prefazione del _Chronicon Sublacense_ del Padre Cherubino
Mirzio pubblicata a Roma nel 1884 a cura della Società Romana di Storia
Patria. _(N. d. T.)_.
[9] Questo Regestum è stato pubblicato nel 1882 a cura della Società
Romana di Storia patria. _(N. d. T.)_.
[10] Anche il _Chronicon Sublacense_ del Mirzio fu pubblicato nel 1884 a
cura della stessa Società. _(N. d. T.)_.
[11] Come ai viaggiatori è dolce rivedere la patria, così ai copisti la
fine del libro. _(N. d. T.)_.
[12] Probo o Euprobo della famiglia Anicia ed Abbondanza di quella dei
Reguardati furono i genitori di Benedetto e di Scolastica, nati da un
sol parto. _(N. d. T.)_.
[13] È opera del Raggi, detto il _Lombardo_, allievo del Bernini. _(N.
d. T.)_.
[14] Gasparone fu liberato nel 1871 e spesso fu veduto in Roma, dove gli
erano resi omaggi come ad una vittima dell'epoca papale.
[15] Ponte Felice fu costruito da Augusto e restaurato da Sisto V. _(N.
d. T.)_.
[16] Questo quadro, attribuito anche al Ghirlandaio, dalla chiesa di S.
Gerolamo degli Zoccolanti fu trasportato nel Palazzo pubblico. _(N. d.
T.)_.
[17] Sulla porta è incisa la seguente iscrizione
ANNIBAL CAESIS AD TRASIMENVM ROMANIS VRBEM ROMAM INFENSO AGMINE
PETENS SPOLETO MAGNA SVORUM CLADE REPULSVS INSIGNI FVGA PORTAE
NOMEN FECIT
_(N. d. T.)_.
[18] Questo acquedotto-viadotto è chiamato _Ponte delle Torri_ da due
torri erette alle estremità. _(N. d. T.)_.
[19] Il breve è nell'Archivio di Stato di Spoleto. Vedi F. GREGOROVIUS,
_Lucrezia Borgia_, Firenze, Le Monnier, 1874, pag. 113. _(N. d. T.)_.
[20] La Chiesa di S. Maria degli Angeli detta anche _Portiuncula_ perchè
innalzata sul poco terreno concesso a S. Francesco dai benedettini per
fondarvi il suo ordine, fu cominciata nel 1569 su disegni del Vignola da
Galeazzo Alessi e Giulio Ponti. Al Poletti si dava l'attuale facciata.
_(N. d. T.)_.
[21] _«Ad coërcendam Perusinorum audaciam»_ così diceva il decreto di
Paolo III che ordinava la costruzione della fortezza.
[22] Oggi nel centro della spianata già occupata dalla fortezza sorge il
palazzo provinciale. _(N. d. T.)_.
[23] Membri dell'aristocrazia e del clero.
[24] Oggi il dipinto si trova nella pinacoteca del palazzo comunale.
_(N. d. T.)_.
[25] La tradizione popolare voleva che gli Ebrei provassero spavento e
ripugnanza a passare sotto questo monumento. _(N. d. T.)_.
[26] _Della guerra giudaica_, VII, 5 _(N. d. T.)_.
[27] La restaurazione si deve al Valadier e fu fatto per consolidare
l'arco in seguito al suo isolamento, la parte ricostruita, affinchè si
distinguesse, fu eseguita in travertino e senza sculture. _(N. d. T.)_.
[28] Gli ebrei dovevano portare in testa in segno di riconoscimento un
cenciolino di color giallo detto _sciamanno_ dall'ebraico _Siman_
(segno). Pio VIII abolì ufficialmente quest'obbligo che dopo la
restaurazione del 1814 era rimasto lettera morta. _(N. d. T.)_.
[29] L'_jus di gazagà_ che in ebraico vale _possesso continuato_
cominciò ad essere regolato col breve «Dudum» del 27 febbraio 1562 da
Pio IV, Medici (1559-1565), e venne in seguito perfezionato da Clemente
VIII, Aldobrandini (1569-1605), col breve «_Viam veritatis_» del 5
giugno 1604.
Intorno all'_jus di gazagà_ vedi lo scritto di A. Baccelli in _Studi
giuridici e questioni forensi_, Roma, 1904. _(N. d. T.)_.
[30] Fu don Michelangelo Caetani Duca di Sermoneta, che nel 1848 ottenne
da Pio IX che gli ebrei non fossero forzati ad assistere alle prediche.
_(N. d. T.)_.
[31] Editto del Cardinale Rivarola, 12 aprile 1814. _(N. d. T.)_.
[32] Da quando il Gregorovius scrisse queste pagine sono scorsi più di
cinquanta anni; da quell'epoca gli ebrei hanno acquistato tutti i
diritti degli altri cittadini ed il Ghetto è scomparso. La sua completa
demolizione, eseguita dal 1885 al 1888, venne compresa nel piano
regolatore della città ed in quello dei lavori del Tevere e l'area su
cui sorgevano i poveri ed infetti abituri degli ebrei e che va dal
portico d'Ottavia al palazzo Cenci, costeggiando il Tevere, lungo i
muraglioni tra il ponte Quattro Capi e quello Garibaldi, è destinata
alla fabbricazione e vi sorge maestoso il nuovo monumentale tempio
israelitico costruito nel 1903 su disegni del Costa e dell'Armanni.
La popolazione del Ghetto si è sparsa un po' per tutta la città: un
forte nucleo ha passato il ponte Garibaldi per andare ad abitare il
nuovo quartiere dei Prati di San Cosimato alle falde del Gianicolo; però
nelle vecchie strade circostanti al Ghetto si vedono tuttora molte
botteghe di ebrei. _(N. d. T.)_.
[33] Il popolo lo chiama l'_Ortaccio_; la strada che vi conduce è ancor
oggi chiamata: Via dell'Orto degli Ebrei, ora non vi si seppellisce più,
è stato invece aperto al Camposanto del Verano un reparto israelitico.
_(N. d. T.)_.
[34] Le ebree erano e sono tuttora abilissime nel _ricucire all'ago
d'oro_, cioè nel riconnettere due o più parti di panno in guisa che non
se ne scorga la commessione. _(N. d. T.)_.
[35] Specialmente a Livorno che l'About nella sua _Rome contemporaine_
chiama il paradiso degli Ebrei, mentre Roma ne era l'inferno. _(N. d.
T.)_.
[36] Il romanesco del Ghetto differiva da quello comune sia per alcune
voci e modi speciali, come le esclamazioni: _mordivoi!_ (accorciamento
di _per amor di voi_ usato nel parlare altrui e come voce prenominale di
apostrofe); _badonai!_ (perdio!); _per la vita mia!_; _per la vita di
mio padre!_; sia per altre particolarità-come l'allargamento della
vocale e accentata in _fonnamènto, testamènto, tètto,_ e simili; sia per
cambiar sempre in maschili i plurali femminili, così: _li lèggi, li
scòli, li raggioni, ròbbi vècchi_ (grido quest'ultimo dei rigattieri
ebrei).
Così un ebreo era riconosciuto tra mille e dileggiato pel suo modo di
parlare e per la pronuncia speciale di un dialetto molto simile al
romanesco, di cui non era che una variante caratterizzata dalla
cantilena nasale e strisciata. Questo dialetto conservava alcune parole
e frasi ebraiche, alcune delle quali, principalmente a causa di scherno,
passarono storpiate nel romanesco, come ad esempio:
_Badanai_ da _Badonai_, adoperato a significare gli stessi ebrei.
_Tatanai_ da _Adonai_, indica grida confuse di più persone; derivato
probabilmente dalle replicate invocazioni ad _Adonai_ (Dio) nelle
preghiere dette in comune nella sinagoga.
_Baruccabbà_ dalle prime due parole del saluto rituale _Baruh abba
bescem Adonai_ (Benedictus qui venit in nomine Domini) di cui
gl'israeliti si servivano e che divenne nel romanesco nomignolo di
scherno per gli ebrei.
_Tareffe_, denota magagnato, puzzolente, tolto dall'ebraico _taref_,
derivato dal verbo _taraf_, sbranare, dilaniare, che si applica alle
carni illecite, sia perchè non macellate secondo il rito, sia perchè
appartenenti ad animali vietati.
_Cascerro_, da _cascer_, vale retto, congruo, conveniente, è l'opposto
di _taref_.
_Aèo_, era uno dei gridi dei cenciaiuoli girovaghi ebrei, oggi
scomparso, si usa in senso metaforico a denotare malandato, guasto.
Quantunque il Ghetto sia sparito ed i suoi abitanti si siano dispersi
per i diversi rioni della città, tuttavia persiste la differenza nel
modo di parlare degli ebrei, sebbene accenni e sia destinata a
scomparire.
(Vedi _passim_ i _Sonetti romaneschi_ di G. G. Belli, editi a cura di
Luigi Morandi. Lapi, Città di Castello, 1886-1889). _(N. d. T.)_.
[37] Intorno al Ghetto ed agli ebrei in Roma vedi: NATALI, _Il Ghetto di
Roma_, Roma 1887; BARACCONI, _I Rioni di Roma_, Torino, 1905; AMPÈRE,
_L'Empire Romain à Rome_, Paris, 1867; ABOUT, _Rome contemporaine_,
Paris, 1861; VALADIER, _Rome vraie_, Paris, 1867; BERLINER, _Ein beitrag
zur geschichte der Juden in Rom_, Berlin, 1890; AUGUSTUS J. C. HARE,
_Walks in Rome_, London, 1905; Dott. PHILIPH, _The Jews in Rome_. _(N.
d. T.)_.
[38] È questa la chiesa di S. Maria dell'Orazione e Morte in via Giulia,
detta semplicemente _La Morte_, dove ha sede l'Arciconfraternita dello
stesso nome, detto anche _La buona Morte_, che ha lo scopo di andare a
raccogliere i cadaveri abbandonati per la campagna e quelli dei poveri
morti in città, ai quali anticamente dava sepoltura nel suo oratorio.
_(N. d. T.)_.
[39] Hans Holbein il giovane (1499-1554) dipinse la _Danza dei morti_
che si trova nel palazzo di città di Basilea. _(N. d. T.)_.
[40] Sulle rappresentazioni sacre in occasione della commemorazione dei
defunti, vedi _Cracas_, III serie, anno I, n. 9. _(N. d. T.)_.
[41] I semi di zucca salati sono detti in romanesco _bruscolini_ e
_bruscolinaro_ colui che li vende. _(N. d. T.)_.
[42] I burattinai solevano dare la voce a Pulcinella, quando non lo
facevano parlare in dialetto napoletano, mediante un istrumento detto
_pivetta_, formato da due pezzi di latta riuniti da un cordone,
attraverso i quali la voce passando acquistava un suono stridulo e
ridicolo simile al chiocciare di una gallina. La _pivetta_ è ancora
usata dai burattinai girovaghi. _(N. d. T.)_.
[43] Ogni rappresentazione si diceva _camerata_ o più popolarmente,
anche adesso _infornata_, perchè l'angustia del luogo fa soffrire il
caldo di un forno. _(N. d. T.)_.
[44] I casotti per la fiera, in cui si vendevano specialmente pupazzi da
presepio fino a Natale e dopo fino all'Epifania giocattoli, si erigevano
all'ingresso dell'Avvento; la fiera fu poi trasportata in piazza Navona,
dove ora agonizza; il chiasso vi si fa specialmente durante la notte
della Befana. _(N. d. T.)_.
[45] Il Bertolotti nel suo articolo «Le rappresentazioni coi burattini a
Roma» in _Fanfulla_, 1882, n. 64, dà al teatro il nome di _Fiando_.
Ricordiamo che Fiando fu un burattinaio celebre in tutta Italia per le
sue marionette incivilite e perfezionate; però a Roma si seguitò a
chiamare Fiano il teatrino di S. Apollinare perchè prima di questo un
altro ne esisteva nel palazzo Fiano in piazza S. Lorenzo in Lucina di
fianco alla Chiesa e Fiano indicò per antonomasia teatro dei burattini.
_(N. d. T.)_.
[46] Sui burattini di Roma e specialmente su _Cassandrino_, vedi
STENDHAL, _Rome, Naples et Florence_, Paris, Levy, 1872, pag. 317, e
FREDERIC MERCEY, articolo nella _Revue des Deux Mondes_, 15 aprile 1840.
Vedi anche MAES, _Curiosità romane_, Serie III, Roma, 1885. _(N. d.
T.)_.
[47] I religiosi zoccolanti di S. Maria in Aracoeli trasportavano in
vettura a passo lento il bambino per visitare gli infermi ridotti agli
estremi. _(N. d. T.)_.
[48] Il teatro Emiliani occupava il vasto locale dove oggi è il deposito
di ferramenta della ditta Monami dal lato tra la via S. Agnese e il
vicolo dei Lorenesi. _(N. d. T.)_.
[49] Piazza Navona veniva allagata tutti i sabati durante il mese di
agosto. _(N. d. T.)_.
[50] Coppia di amanti babilonesi, le cui avventure celebrate da Ovidio
nelle _Metamorfosi_, 4, 55 e seg., ricordate da Dante, _Purg._ 27-37, e
da Shakespeare nel _Sogno di una notte d'estate_, divennero
eccessivamente popolari in grazia alle rozze incisioni che formarono
l'ornamento delle case operaie e contadine. _(N. d. T.)_.
[51] _Far mosca_ per far silenzio è pure del fiorentino; in romanesco si
dice comunemente: _Zitto e mosca!_ o semplicemente _mosca!_ ed anche
_far moschiera_ quando si vuol dare maggior caricatura al discorso. _(N.
d. T.)_.
[52] Sul dialetto romanesco vedi BELLI, introduzione ai _Sonetti_, vol.
1º, Ed. Lapi, Città di Castello, 1882; SABATINI F., _Volgo di Roma_ e
_L'ortografia del dialetto romanesco_, Roma, Loescher, 1890. _(N. d.
T.)_.
[53] Però ha prodotto quel monumento che sono i Sonetti del Belli, ai
quali rimandiamo una volta per tutte il lettore, come alla più completa
illustrazione di tutto quanto è descritto in queste pagine. _(N. d.
T.)_.
[54] Il teatro delle dame, detto d'Alibert nel vicolo dello stesso nome,
presso piazza di Spagna, era il più vasto teatro di Roma, ma anche il
più disadorno e di cattiva forma, fu distrutto da un incendio il 15
febbraio 1863. _(N. d. T.)_.
[55] L'anfiteatro scoperto Corea in via dei Pontefici era annesso al
palazzo della famiglia Corea ed era fondato sulle sostruzioni del
mausoleo di Augusto; fino alla proibizione di Pio VIII vi si fecero le
giostre delle vaccine; fu famoso per i _fochetti_, fuochi d'artificio
che vi si incendiavano nelle domeniche d'estate; in generale gli
spettacoli vi terminavano all'Ave Maria. Oggi è sparito ed al suo posto
sorge il teatro Umberto I. _(N. d. T.)_.
[56] Di questi altri teatri quello Capranica è stato chiuso e l'Apollo
fu demolito in seguito ai lavori del Tevere. _(N. d. T.)_.
[57] Per la benedizione dei cavalli che si fa in occasione della festa
di S. Antonio abate che ricorre il 17 gennaio. _(N. d. T.)_.
[58] Precedono i convogli funebri i così detti _mandatari_, specie di
servi delle confraternite, vestiti di una livrea dai colori della
compagnia. _(N. d. T.)_.
[59] Il popolo li chiama _gamberi cotti_, appunto dal colore del
vestito. _(N. d. T.)_.
[60] Queste ragazze che vanno in processione sono per lo più zitelle,
cui è stata assegnata nell'anno una dote da qualche congrega e si
chiamano le _ammantate_ dal manto bianco che le ricopre e che è di un
tessuto fine, sul quale vengono infilati degli spilli comuni in modo che
formino dei disegni, per lo più di fiori, che rilucono come se fossero
d'argento. _(N. d. T.)_.
[61] Questa croce immane di cartapesta, che vien portata nelle
processioni, vien detta _tronco_ perchè foggiata in due grossi tronchi
d'albero nella loro rozzezza naturale. _(N. d. T.)_.
[62] Via Claudiana, per quanto ci consta, non è mai esistita. _(N. d.
T.)_.
[63] Verso il tempo, in cui furon scritte queste pagine fu famosa
l'accademia del modello Giggi Tallariti che ebbe sede prima in piazza S.
Silvestro, rimpetto alla posta attuale, poi in via Margutta. _(N. d.
T.)_.
[64] Sul saltarello, ballo figurato che ricorda la tarantella napoletana
e che prende il nome dal salto che spiccano i ballerini ad una battuta
più marcata di tamburello, vedi _Cracas_, III serie, anno 1º, N. 6.
_(N. d. T.)_.
[65] Il Consiglio comunale di Roma nella seduta 19 maggio 1882 decretò
la coniazione di una medaglia d'oro in onore di Garibaldi «a titolo di
benemerenza cittadina per la grande iniziativa da lui presa, affinchè lo
Stato provvedesse all'attuazione dei lavori necessari per la
sistemazione del Tevere». _(N. d. T.)_.
[66] _Saggio di Bibliografia del Tevere_ presentato alla Società
Geografica italiana nella tornata del 13 febbraio 1876 dal socio ENRICO
NARDUCCI. Roma--Giuseppe Civelli, 1876.
[67] I bandi e chirografi, le bolle, gli editti, gli statuti, le
notificazioni e le disposizioni dirette specialmente a regolare la
navigabilità e la navigazione sono moltissimi e vanno dal 1562 al 1869;
sono interessantissimi per la storia del nostro fiume ed alcuni hanno
tuttora vigore, come quelli che regolano la polizia delle ripe e
dell'alveo e la servitù della via alzaia. _(N. d. T.)_.
[68] 370 km. di corso, 340 dalla sorgente a Roma, 30 da Roma al mare. Il
suo corso attraverso la città di Roma è di 4105 metri. Massima larghezza
a Ponte Molle 160 m. Profondità media 8 m. (M. CARCANI. _Il Tevere e le
sue inondazioni_, Roma, 1875).
[69] FRANCESCO BRIOSCHI: _Le inondazioni del Tevere_ in Roma. Roma,
1876.
[70] Intorno all'arginatura delle ripe del Tevere sotto i Romani, vedi
lo scritto del Borsari nel _Bollettino della Commissione archeologica
comunale di Roma_, 1889, pag. 165 e seg. L'intiera materia delle
inondazioni, della navigazione del Tevere e dei provvedimenti
relativamente ad esse presi nei tempi antichi, è ampiamente trattata dal
PRELLER in un articolo intitolato _Rom und der Tiber_, nelle _Berichte
der Sächsischen Gesellschaft_, 1848-49. _(N. d. T.)_.
[71] Gli epigrammi sulle inondazioni del Tevere si trovano sparsi nelle
raccolte d'iscrizioni del Galletti e Forcella, nel _Tevere incatenato_
del Bonini, nel Narducci, nel Carcani, etc.
[72] Anche nel 1852 è comparso un poema _Il Tevere_ del romano Giuseppe
Gioacchino Belli.
[73] L'amministrazione francese, durante il periodo napoleonico dal 1809
al 1814, aveva stabilito di costruire i muraglioni lungo il Tevere
urbano ed il relativo progetto era stato redatto dall'ingegnere francese
Navier. Vedi: TOURNON, _Études statistiques sur Rome et la partie
occidentale des États romains, Paris, 1831,_ vol. 2º, libro V, cap. IV,
pag. 178. Il TOURNON soggiunge, profeticamente, che prima o poi,
l'esecuzione di tale progetto si sarebbe imposta ad un governo, pel
quale il risanamento e l'abbellimento di Roma fossero interessi di primo
ordine _(N. d. T.)_.
[74] Il Canevari fu il relatore (22 Luglio 1871) della Commissione
nominata dal Consiglio Comunale nella seduta 3 Giugno 1871 e nella sua
relazione si accenna già ai lungotevere ed ai muraglioni di sponda. _(N.
d. T.)_.
[75] Questa importante operetta originariamente vide la luce nel 1859
nel periodico l'_Album_, mutilata dalla censura, fu nuovamente
pubblicata dalla «Casa Italiana Editrice di Roma» nel 1883, tralasciando
però di riportare le importantissime iscrizioni relative alle piene.
_(N. d. T.)_.
[76] Negli scavi fatti per le fondazioni dei muraglioni e delle pile dei
nuovi ponti sono venuti alla luce diversi oggetti, non tanti però quanti
si sperava e sono stati depositati nel Museo Nazionale Romano nelle
Terme Diocleziane. _(N. d. T.)_.
[77] È questo oggi il quartiere dei Prati di Castello che tre ponti
(Margherita, Cavour e Umberto) collegano alla vecchia città. _(N. d.
T.)_.
[78] Il pittore tedesco Karl Lindemann-Frommel (1819-1891), socio
dell'Accademia di S. Luca fu per molti anni intimo amico del Gregorovius
e ne illustrò l'idillio «Capri».
[79] Anche questa rocca, come quella di Perugia, era stata elevata «_ad
reprimendam audaciam Aquilanorum_» come ricordava una lapida che era
sulla porta.
[80] Oggi è meta di molte ascensioni e la Sezione di Roma del Club
Alpino italiano vi ha costruito un rifugio (2200 m.) inaugurato nel
1886. _(N. d. T.)_.
[81] La vetta più alta è il monte Corno o Corno grande (2921 m.). _(N.
d. T.)_.
[82] È la giogaia del Terminillo (2213 m.). _(N. d. T.)_.
[83] È questo il famoso passo di _Forca Caruso_ che mette in
comunicazione la conca di Celano con la valle dell'Aterno, è una specie
di seno tra due alte montagne; ha fama spaventosa, più che per l'orrida
natura, per le leggende che la fantasia popolare vi riconnette. _(N. d.
T.)_.
[84] Alba Fucense. _(N. d. T.)_.
[85] Oggi Trasacco. _(N. d. T.)_.
[86] I lavori di prosciugamento e bonifica del lago di Fucino, che hanno
trasformato l'antico bacino del lago in _16000_ ettari di terreno
coltivato e ferace, furono iniziati nel 1854 da una Società per azioni
cui, scarseggiando essa di mezzi, si sostituì il principe Alessandro
Torlonia, che aveva già sottoscritto metà del capitale e che disse
risolutamente: «O io asciugo il Fucino o il Fucino asciuga me». Solo nel
giugno 1876 emersero le terre più basse ed oggi il piano dove posa la
statua della Vergine sopra un piedistallo alto sette metri e mezzo, in
testa al nuovo emissario, indica l'altezza cui giungevano le acque del
lago. Per il prosciugamento e la bonifica furon spesi 43 milioni e
137,209 lire, di cui 24,263,994 pel solo prosciugamento. Torlonia fu
creato da Vittorio Emanuele II principe del Fucino. Sul territorio
bonificato vivono circa 7000 agricoltori ed altrettanti operai,
subentrati ai due o trecento pescatori che prima vivevano sulle sponde
del lago. _(N. d. T.)_.
[87] Massa d'Alba. _(N. d. T.)_.
[88] Il Salto è detto Imele alle sue sorgenti. _(N. d. T.)_.
[89] Facciamo notare che la parola _difesa_, nelle Provincie facenti
parte dell'ex regno di Napoli, è adoperata per denotare quella porzione
del demanio comunale convertita dai baroni in loro esclusivo dominio,
cingendola, a difesa, con siepi ed altri ripari, per impedire ai
cittadini di penetrarvi per l'esercizio degli usi civici.
La parola difesa è anche adoperata ad indicare il demanio chiuso per
tutto l'anno all'esercizio degli usi altre volte denota la chiusura per
un determinato periodo o la riserva per il raccolto di alcuni frutti,
come la ghianda e le castagne, altre volte ancora che il demanio è
chiuso sempre per il popolo ed aperto per gli altri usi. (Vedi: _Nozioni
di diritto demaniale feudale_ per DONATO A. TOMMASI in Forti, e DE
RENSIS, _Il Codice dei Demani comunali nelle provincie napoletane e
siciliane_, Roma, 1906).
E' dunque più che probabile che per una di queste ragioni la località
venga chiamata _Difese_, e che lo sventurato Corradino non c'entri
affatto. _(N. d. T.)_.
[91] Vedi: BIANCO, _Il brigantaggio alla frontiera pontificia dal 1860
al 1863_, Milano, 1864. _(N. d. T.)_.
[92] Consulta _Guida dell'Abruzzo_ di C. ABBATE, Roma, 1903. _(N. d.
T.)_.