CAPITOLO I. Da cui nascesse Andrea Doria, e quali i primordii della vita
di lui — pag. 1
CAPITOLO II. Condizioni d'Italia sul finire del XV secolo. — Andrea è
fatto tutore del duca Francesco Maria della Rovere. — Quali i concetti
di Cesare Borgia. — Imola presa, e di Caterina Sforza. — Tradimento
fatto al duca di Urbino. — Insidie di Alessandro VI al cardinale di San
Pietro in Vincoli riuscite invano. — Strage del duca di Camerino e dei
figliuoli suoi. — Pietosissimo caso di Astorre Manfredi. — Congresso dei
Baroni Romani alla Magione. — Andrea Doria scansa le mortali insidie del
duca Valentino, e salva il duca e la duchessa di Urbino. — Maria manda a
vuoto le trame del cardinale Giuliano della Rovere per le castella del
nipote — pag. 34
CAPITOLO III. Disuguaglianza civile causa perpetua di ruina negli Stati.
Dei governi misto e semplice, e quale dei due il più sincero. Rumori di
popolo; _castiga villano_; due Doria ammazzati; nuova spartizione degli
uffici tra popolo e patrizii. — Accordi politici non durano; i patrizii
sopraffatti esulano a Savona; e ogni dì inaspriti ricorrono alla
Francia. Il Re distratto altrove tepido paciere. Guerra del popolo
contro i nobili, e consigli di Andrea. Mutate le cose di Francia il Re
entra non più paciere, ma vendicatore dei nobili. Paolo da Novi doge
popolano decapitato e squartato: altre stragi: rimettonsi le cose come
prima. Lega di Cambraia. Fama di Giulio II usurpata; sue contese con la
Francia; il Papa promove novità a Genova; i congiurati scoperti hanno
mozzo il capo. Giano Fregoso con forza aperta toglie Genova alla
Francia. Andrea Doria prefetto del mare. — Gesto nobilissimo di Andrea
sotto la _Briglia_ dove rimane ferito. — Prosperando le cose di Francia
Andrea si ripara con l'armata a Portofino. — Sconfitta dei Francesi a
Novara. — Torna Ottaviano Fregoso doge in Genova, e il Doria con esso.
Guerra turchesca, l'arcivescovo di Salerno geloso di Andrea si adopera a
torgli l'ufficio di prefetto del mare, e non riesce. Gesti di Andrea a
Gianutri e alla Pianosa, dove si combatte aspramente. — Carlo V
disegnando prevalere in Italia tenta pigliare Genova alla sprovvista e
non riesce; l'anno dopo la piglia per forza, e la saccheggia. — Tragedia
di Monaco non senza sospetto di partecipazione del Doria. — Andrea in
corte di Francia persuade soccorrersi Rodi e invano; difende le coste di
Provenza, durante la invasione degl'imperiali in Provenza; e cattura
Filiberto principe di Oranges; piglia Savona e Varagine; vince il
Moncada ammiraglio di Spagna e lo fa prigioniero. Francesco I rotto a
Pavia. Dal consiglio di Francia vuolsi, che Andrea metta in pegno le sue
galee pel sicuro trasporto del Re in Ispagna; nega, e si proferisce
liberarlo per virtù di arme: non è atteso; mal soddisfatto dei Francesi,
spirata la condotta, si accomoda col Papa. Lega santa per frenare lo
Imperatore. — Andrea contro la patria, tenta Portofino, ed è ributtato.
Le cose della lega vanno a rifascio, il Papa si stacca dalla lega, e
Andrea va a Civitavecchia; rimandato a combattere la flotta spagnuola la
disperde nel mare ligure. Di un tratto il Papa si scosta da capo dalla
lega, e si accorda col Colonna e col Moncada; il Borbone non mena buoni
gli accordi. — Sacco di Roma. — Potere temporale del Papa minacciato
dall'Austria, difeso dalla Inghilterra. Andrea da capo al soldo della
Francia, e da capo contro la patria sua. — Dopo varie fortune piglia
Genova; dissuade il re Francesco a metterci doge Cesare Fregoso, e ci va
governatore Teodoro Triulzio. — Piglia moglie. — Suoi amori. — Sua
parsimonia. — Codicilli singolari del suo testamento — pag. 63
CAPITOLO IV. Andrea raccoglie gente in Toscana per aiutare il Lautrecco
nella impresa di Napoli. A cagione dei tardi provvedimenti va in
Sardegna; e capita male. — Renzo da Ceri e gli altri mettono male biette
in corte contro Andrea. — Nobile vittoria navale riportata dal conte
Filippino Doria contro la flotta imperiale a Capri. Andrea osserva la
fede data agli schiavi di liberarli se si fossero comportati
virtuosamente. — Strano mutamento di fortuna nella Francia. — Cause per
le quali Andrea lascia le parti di Francia. — Se sia vero che la
battaglia di Capri vincessero le fanterie francesi. Insidie del Barbesì
contro la vita del Doria fatte vane dalla sagacia di lui. Colloquio di
Andrea col Barbesì a Lerici, e suo prudente discorso. — Il Barbesì tenta
sorprendere l'armata di Andrea e non riesce. — Smaniose pratiche per
tenere saldo Andrea in devozione di Francia; si fanno più accese, e ci
s'intromette anco il Papa il quale tira l'acqua al suo mulino.
Ribalderie del Re e dello Imperatore per avvantaggiarsi uno a danno
dell'altro. In quanta stima i Francesi tenessero il Doria. Opinione del
Guicciardino, che da molto tempo Andrea avesse statuito abbandonare la
Francia, del tutto maligna. Conto che facevano gl'Imperiali di Andrea.
Condizioni della condotta di Andrea prima stabilite a Milano, poi
confermate a Madrid: quali fossero. Andrea inalbera bandiera imperiale.
A torto tacciato di tradimento dai Francesi. Giudizio dei Fiorentini
intorno questo atto del Doria, e se giusto — pag. 130
CAPITOLO V. Andrea allestito il naviglio si avvia a Gaeta: mantiene in
devozione Sprolunga: rende i prigioni di Capri alle dame napoletane,
porta vittovaglie a Napoli traversando l'armata nemica. Morte del
Lautrecco. Il marchese di Saluzzo dopo alcuna prova di valore si
arrende. Pietro Navarro strangolato. Il nipote di Consalvo onora di
sepoltura Lautrecco e Navarro, e ci pone bellissimi epitaffi. — Elogio
del Brantôme al Consalvo, e forse tace il meglio. — Andrea si
arricchisce con le prede. Galeoni che fossero. — Condizioni presenti di
Genova; accuse vere e false contro i Francesi. Andrea muove a liberare
Genova dai Francesi; il Rapallo messo degli Otto con prieghi e con
minaccie lo dissuade da farsi avanti; non gli dà retta. Strattagemma col
quale l'armata francese, durante la notte, fugge da Genova; la
perseguita Andrea e piglia due galee. Nuovi ambasciatori a Pegli per
distorlo dal disegno di liberare la patria; al medesimo fine
Giovambattista Doria gli occorre a San Pier d'Arena. Viltà antiche e
moderne. Famiglia Doria per viltà repudia Andrea per consorto scrivendo
al Cristianissimo. Ordine per pigliare Genova. Prodezza di Filippino
Doria. Palazzo ducale convertito in Lazzaretto. Si chiamano i cittadini
a suono di campana e non vengono. Spedisce per le ville messaggi a
convocarli in piazza San Matteo, e vengono, ma pochi; espone loro le
cause del suo partirsi dalla Francia, però non le espone tutte. I
Genovesi, che prima lo ributtavano, ora piangono di tenerezza; un Fiesco
vuole dichiararlo di botto liberatore della patria; i più prudenti lo
temperano. Radunasi il Consiglio grande; i Dodici della Riforma
confermansi. Provvedonsi armi e danari; Andrea preposto a dare
compimento alla libertà della patria. Il Trivulzio chiede gente per
reprimere il moto di Genova; le nega il Duca di Urbino; natura di
costui; Amerigo da Samminiato, che lo dileggia, fa impiccare. Presa
Pavia il Sampolo va al ricupero di Genova; arriva in San Pier di Arena;
manda ad intimare la resa; araldo ingannato dallo strattagemma del
Gentile. Il Sampolo si ritira senza far danno; i Genovesi procedono
acerbi contro i parziali di Francia; due ne impiccano; si apparecchiano
allo assalto del Castelletto; il quale reso a patti dal Trivulzio,
ruinano; liberano lo Stato. Gavi si arrende, Novi no, ma poi hanno anco
questa. Prudenza dei Genovesi di non mettere le città in mano ad amici
potenti. Si attende a recuperare Savona; confronto di quanto operarono i
Genovesi nel 1528 con quello che fecero i Piemontesi nel 1849; resa di
Savona; atterransi le mura e si colma il porto. — Principii del governo
di Genova. Consoli. Come abbia origine la disuguaglianza civile. Potestà
e Nobili. Il governo oligarchico torna ad essere popolesco. Governi
scomposti che succedono; Guelfi e Ghibellini; tirannide dei Doria e
degli Spinola. Capitani ed Abati del popolo. Nuovi rivolgimenti che
inducono a chiamare l'imperatore Enrico di Lucemburgo paciere; morto lui
i Genovesi si danno al re di Napoli e ai duchi di Milano. Il popolo,
eletto Simone Boccanegra doge, reprime la insolenza dei nobili, che
spogliati di ogni prerogativa, la vanno vie via recuperando, eccetto il
dogado, donde rimangono esclusi per decreto solenne. Nobili principali;
tetti appesi. Famiglie Adorna e Fregosa nimicate per arte dei nobili,
che nel torbido usurpano Stati. I Riformatori ordinati da Ottaviano
Fregoso non fanno frutto, e perchè. Riforma del 1528 quale. Dicono che
lo imperatore Ottone qualche cosa di simile instituisse, e non è vero.
Questa riforma lodavano tutti a quei tempi. Corre voce lo Imperatore
stimolasse il Doria a farsi signore di Genova, e non è vero; il popolo
lo vorrebbe doge a vita, ed ei rifiuta: ricompense pubbliche; statua;
censore a vita; festa della Unione instituita che dura fino al 1796.
Andrea giudicato dallo Ariosto. Alcuni negano si devano mostrare le
azioni umane quali veramente sono, e pretendono si abbiano ad accettare
quali compaiono: vanità loro, ufficio dello storico. Se Andrea
provvedesse alla concordia solo o meglio di altrui. Se i partiti giovino
alle repubbliche, e come. Popolo escluso dal governo; quali diritti gli
conservano. Confogo che fosse. Odio del popolo contro il Doria, che più
tardi ne atterra le statue. Nobilume quanto vile. — I nobili vecchi nè
anco tutti contenti della riforma. Superbia di nobili vecchi. Il Doria
ordinatore della riforma la disprezza. Alberi delle famiglie.
Spartizione degli ufficii, che si aveva a smettere, non si smette. —
Nobili nuovi male soddisfatti della riforma, e perchè. — Altri errori
della riforma descritti. — Merito del Doria nel liberare Genova dai
Francesi. — Il Doria rende Genova serva degli Spagnuoli, e se ne
adducono prove. — Pensa di pigliare con sue arti gli Spagnuoli, ed è
preso. — Misero stato di Genova. — Giudizio dell'Oratore veneto su
Genova. — Turpe gara degli oratori genovesi co' ferraresi e sanesi alla
incoronazione di Carlo V. — Andrea locandiere, e soprassagliente dei
reali di Spagna: lega ai posteri la servitù col suo testamento. — Turpi
lodi del Bonfadio. — Andrea non si poteva ad un tratto farsi tiranno
della Patria, e perchè. — La tirannide mostra i denti con Giannettino
figliuolo adottivo di lui. — Caso di Uberto Foglietta. — Parallelo tra
Ottaviano Fregoso e Andrea Doria. — Giudizio sul Doria di scrittori
moderni. — Elogi, scritture da abborrirsi. — Andrea nemico della libertà
di Firenze e di Siena. — Ammazzato Alessandro manda soldati a tener
fermo lo Stato. — Difese del Doria non reggono. — Che poteva egli fare
per Genova; — che cosa per la Italia e nol fece. — Doria grande
capitano, non grande cittadino — pag. 169
CAPITOLO VI. Pericolo di Andrea di essere preso dai Francesi e come ne
scampa. Va a Barcellona a pigliare lo Imperatore; liete accoglienze e
sospetti. Carlo a Genova. — Benefizii fatti dallo Imperatore al Doria, e
se è vero che questi donasse il principato di Melfi al marchese del
Carretto. — Disfatta e morte del Portondo. — Impresa di Andrea alle
Baleari. — Guerra turca; sua origine e suo incremento. — Solimano sotto
Vienna; di un tratto si parte, e perchè. — Il Doria in Grecia. — Venezia
ricusa partecipare alla guerra. — Espugnazione di Corone. — Lamba Doria.
— Geronimo Tuttavilla. — Todare Trigidito e sua morte. — Severità di
Andrea per mantenere la disciplina. — Prende i Dardanelli di Morea e di
Romelia. — Descrizione del palazzo di Fassuolo. — Andrea vi accoglie
Carlo V. — Vasellami di argento gettati in mare. — Il Turco va a
ripigliare Corone. — Ardimento di Geronimo Pallavicino e di Cristoforo
Doria. — Battaglia sotto Corone. — Valore del capitano Ermosilla e di
Antonio Doria. — I Turchi disfatti fuggono. — I Francesi mettono
sossopra il mondo per vendicarsi di Carlo V. — Morte del papa Clemente
VII. — Querimonie della Cristianità per la lega di Francia col Turco. —
I corsali Barbarossa acquistano il reame di Algeri e come. — Ariadeno
chiamato da Solimano in Costantinopoli. — Rivolgimenti a Tunisi. —
Andrea persuade a Carlo V la impresa di Tunisi; la favorisce il Papa che
dona al Doria stocco, cappello e cingolo benedetti. — Grandi apparecchi.
— Provvidenze contro le cortigiane. — Costumi portoghesi e spagnuoli. —
Morte del conte di Sangro. — Presa della Goletta. — L'ebreo Synam. —
Ordine del Barbarossa di ammazzare settemila cristiani. Pietosissimo
caso del figliuolo del giudeo Synam. — Battaglia di Tunisi. — Chi la
ingaggiasse primo. — Prodezza di Ferdinando Gonzaga. — Tunisi preso, e
patti col re Muleasse. — Nuova guerra tra il Re di Francia e lo
Imperatore; il quale lo provoca a duello. — Consulta di Carlo in Asti, e
consigli che gli dà Andrea. — Guerra in Provenza. — Venerazione di Carlo
V per le forche. — Assalto improvviso dei Francesi contro Genova; che è
ributtato. — Capitani d'Italia combattonsi pro e contra, e tutti ai
danni della patria. — Strage di Alessandro duca di Firenze, e
sollecitudine di Andrea a danno della libertà. — In grazia sua la
servitù in Firenze si conferma — pag. 255
CAPITOLO VII. Solimano, prevalendosi della discordia tra lo Imperatore
ed il Re di Francia, piglia Castro e minaccia la Italia intera. — Il
Papa si ricorda essere padre dei fedeli. — Congresso di Nizza. — Eremita
che intende accordare Dio e il Diavolo, novella narrata dal medico
Turini a papa Paolo III. — Tregua di Nizza. — Francesco e Carlo si
vedono alle Acque morte. — Parole risentite scambiate fra Andrea Doria
ed il re di Francia. Inverosimiglianza della proposta del Doria di
trasportare il re di Francia a tradimento in Ispagna intanto ch'egli si
tratteneva su la galea. — Anco da questa conferenza non riesce utile
alcuno. — Osservazione del Bonfadio, e perpetua stupidità del popolo. —
Andrea muove contro il Barbarossa; propone lega ai Veneziani a danno del
Turco; non viene accettata, e perchè. — Piccole cose di Andrea e
sperticati encomii del Bonfadio. — Lodi di Cesare Fregoso per la sua
carità verso la patria. — Scontro alle Melere con poca gloria di Andrea.
— Veneziani bisognosi di aiuto ne ricercano il Doria che ostinato lo
nega. — Sue insidie per mettere i Veneziani in discordia con Solimano. —
Lega del Papa, i Veneziani e l'Imperatore contro il Turco; i Veneziani
abbandonati dal Doria rammentano l'antica virtù. — Comune pericolo
riunisce i collegati. — Pier Luigi Farnese patrizio veneziano e marchese
di Novara. — Assalto della Prevesa. — Andrea vuole rinforzare il
presidio delle galee veneziane con fanti spagnuoli, si ringrazia, e non
si accettano; donde nuove gozzaie. — In questa guerra tutti fanno il
proprio dovere, tranne Andrea, che ne ritrae danno ed infamia. — Tenta
Durazzo. — Piglia Castelnuovo. — I Veneziani disgustati dal Doria si
accomodano con Solimano. — I Turchi ripigliano Castelnuovo; morte del
Sarmiento. — Chi fosse il corsale Dragut; Giannettino lo piglia e lo
mette al remo; trova grazia presso Peretta moglie di Andrea, che, per
5000 ducati con molto biasimo suo e danno della cristianità, lo libera.
— Imprese del Dragut liberato. — Gand ribellasi allo Imperatore, che per
reprimerla si affida passare per la Francia; lusinghe e pericoli;
diamante lasciato cadere nel bacile che gli offeriva Diana di Poitiers.
— Impresa di Algeri dissuasa dal Doria è statuita; cause che la
persuasero a Carlo V. — Apparecchi e primi disastri. — Riunione delle
armate ad Algeri. — Sbarco differito e perchè. — Resa intimata e
reietta; si fa lo sbarco; scaramuccie durante il giorno e la notte. —
Orribile uracano. — I Turchi finiscono i corpi avanzati degli Italiani;
minacciano lo sterminio del campo italiano ch'è soccorso da Giannettino
Doria; pericolando egli stesso lo sovviene lo Imperatore. — I Turchi
sono respinti e perseguitati fin sotto le mura; sortita di Osfan-Agà:
strage dei nostri; valore dei cavalieri di Rodi; sgomento dello
Imperatore, che tenta le supreme prove per salvare l'esercito e gli
riescono. — Rinforza l'uracano; ruina dell'armata imperiale;
superstizione di Carlo V; casi pietosi. — Virtù e costanza del Doria
singolarissime; egli manda a dire a Carlo se parte, lo andrebbe ad
aspettare a capo Matafus. — Generosità di Ferdinando Cortez, e sua
perdita di smeraldi, o come altri dice di una perla. — Consulta se lo
esercito deva ritirarsi; Carlo n'esclude il Cortez, e perchè. — Ritirata
travagliosa; torrente grosso di acque la impedisce; Giannettino e i
Genovesi costruiscono un ponte per traversarlo. — Parole di Carlo al
Doria, promette ristorarlo dei danni, e lo fa, ma sottilmente. —
Partenza da Matafus, ed eccidio miserabile di cavalli. — Nuova procella
e rovina di navi; casi fortunosi della gente sbatacchiata dalla bufera.
— Carlo torna in Ispagna a far penitenza, Andrea in Genova a riordinare
l'armata. — Ghiottoneria dello Imperatore. — Mutue offese tra Carlo e
Francesco. — Insidie a monsignore di Granvela. — Strage del Rincone e
del Fregoso. — Nuova guerra tra lo Imperatore e Francesco rotta da tre
parti. — Si parla di quella di Perpignano. — Consigli del Davalos a
Cesare e superbe risposte di lui. — Provvidenze del Doria. — Solimano in
lega col re di Francia manda il Barbarossa nel Mediterraneo;
devastazioni sue quando viene. — Carlo per l'ultima volta albergato dal
Doria. — Invitato di conferire a Bologna col Papa, Cesare rifiuta; pure
consente parlargli a Busseto; il Papa attende a tirarvi l'acqua al suo
molino, e non riesce. — Cesare bisognoso di denaro ne trova da Cosimo
duca di Firenze. — Guerra d'Italia: assedio di Nizza per parte dei
Francesi e dei Turchi. — Arti francesi con Genova non approdano. —
Assedio di Nizza. — La Segurana e il Conte di Cavour. — Il Simeoni
difende il Castello; Turchi e Francesi danno indietro. — Male parole e
peggio fatti tra il Barbarossa e il Polino. — Il marchese del Vasto
soccorre Nizza. — Fortuna di mare e perdita di galee del Doria a
Villafranca. — Guerra del Piemonte. — Andrea dissuade il Davalos a
soccorrere Carignano; ragioni per le quali il Davalos si reputa
obbligato a sovvenirlo. — Battaglia della Ceresola. — Curiosi
particolari di quella. — Stupenda alacrità di Andrea e dei partigiani
dello Imperatore a rifare lo esercito. — Pietro Strozzi alla Mirandola;
in Lombardia; rotto alla Scrivia; raduna nuove squadre; va a Montobbio;
penetra nel Piemonte e piglia Alba. — Il Barbarossa va via; danni da lui
recati all'Italia quando parte; con Genova propone accordi; pure le ruba
una nave; immanità sua contro le ossa di Bartolomeo da Talamone: è
ributtato da Ortebello; saccheggi e ruine per le terre del regno; se ne
torna per ultimo a Costantinopoli. — Si rinfocola la guerra tra il Re di
Francia e lo Imperatore, a cui si aggiunge Enrico VIII d'Inghilterra:
mentre si aspetta il finimondo segue la pace. — Cause di questa. — Chi
fosse il Furstembergo e casi suoi. — Reputazione delle bande italiane
per gli assalti delle terre. — Milizie tedesche bestialissime sempre, ed
in abbominazione agli stessi propri capitani. — Pace di Crepy, e patti
della medesima — pag. 345