[1] Gentiluomo di artiglieria; titolo e grado nella milizia
dell'artiglieria, risponde a luogotenente, e fu introdotto in Italia
dagli Spagnuoli.
[2] Per la lega di Cambraia oltre i paesi rammentati da assegnarsi al
Papa e al duca di Savoia, fu convenuto che l'Austria dovesse avere
Roveredo, Treviso e il Friuli; lo Impero Padova, Vicenza e Verona, la
Ungheria, la Dalmazia e la Schiavonia; la Francia Brescia, Bergamo,
Crema, Cremona, la Ghiara d'Adda e le dependenze del Ducato di Milano;
la Spagna Trani, Brindisi, Otranto, Gallipoli, Mola e Polignano; ai
D'Este e ai Gonzaghi si restituiva quanto avevano gli avi loro
posseduto, ed erano più giusti. Questi i concetti di un Papa, che ha
fama di avere voluto restituire la Italia.
[3] Pietro Gioffredo, _Storia delle Alpi marittime. — Monumenta Historiæ
patriæ scrip._ T. II, p. 254. Però vuolsi notare, che lo scrittore si
mostrò parzialissimo al Doria, e racconta il fatto con tanti
particolari, che riesce difficile negargli fede.
[4] Questa fisima del Frandesberg, che poi non mandò a compimento, è
nota all'universale, e tutti gli storici la riferiscono: meno nota è
quest'altra di un lanzichenecco della sua compagnia, ch'egli troppo bene
eseguì: costui si votò a recitare il rosario quando si fosse composta la
corona con 70 testicoli di prete; e appena l'ebbe terminata osservò la
parola. _Brantôme_ poi ne assicura che di parecchi, così soldati come
capitani, imitarono il buon lanzichenecco nelle guerre civili di
Francia: tra gli altri un gentiluomo angiovino per nome Renato de la
Bouvraise signore di Bressaut, a cui fu tagliata la gola in Anversa,
senza fallo in isconto del peccato di avere reciso tanti testicoli
sacerdotali. Certo non pagò la pena del taglione; ma la qualità
compensava il numero.
[5] — Adios señor padre: bien te puedo llamar padre mejor que mi padre
naturale por tan gran bien que me havey hecho y a jamais rogare a Dio
por vos — Così il _Brantôme_ copiosissimo scrittore di particolari
importanti circa ai tempi, e agli uomini di cui tengo proposito.
[6] Ho notato altrove come presso i Côrsi si conservino assegnati al
popolo gli epiteti di _novitoso e movitivo_: certo di pretta origine
toscana e degni di essere restituiti alla lingua.
[7] Ogni luogo valeva 100 lire fuori banco, a un dipresso franchi 82.
[8] «Havendo fatto domandare la mia pensione dell'anno passato per
possermi aggiutare.... l'homo che tengo in corte mi scrive che V. S. gli
ha detto havermi fatto provvedere de doi miglia franchi, over sia di un
quartero di detta pensione.... per il che prego che V. S. sia contenta
come in lei confido, et come mi ha fatto scrivere li dì passati, operare
che habbia la mia pensione dell'anno passato, et che sia meglio
trattato; altrimenti monsignore dacchè io non saperia fare di questi
miraculi de possermi intratener qua con niente et sarò costretto lassar,
che altri venga a provare come si viva di quà et se gli saperanno stare
senza provvisione.»
[9] — Del capitan Andrea Doria.... ho avviso, che al tutto l'è ben
satisfacto et se qualche cossa leggiera ci restava è levata et delli xx
mila ducati della _ranson_ d'Oranges el Re le ha mandati xiiij mila et
presto manderà el resto.
Lettera di Ambrogio Talenti vescovo di Asti a Niccolò Raince 27 Giugno
1528. _Documenti_ per servire alla Storia d'Italia raccolti dal Molini e
annotati dal Capponi.
[10] V. M. cerca tener contenta questa città, et che intertenghino
questi cittadini et quelli di Savona fanno tutto il contrario per
disperarli, che non trovo ad alcun bon proposito per il servizio di V.
M. _Lettera_ di Teodoro Trivulzio al Cristianissimo del 28 Agosto 1528.
Doc. cit.
[11] Queste parole occorrono con lievi varianti nella lettera scritta da
Andrea Doria a Teodoro Trivulzio, il 19 Luglio 1528. Vedi _Raccolta di
documenti per servire alla Storia d'Italia_ citata.
[12] Per dare conoscenza dei tempi giudico opportuno riferire quanto
scrive il Varchi del fine di questo segretario di Clemente VII: fu
letterarissimo giovane, e indegno della miserabile morte ch'ei fece, la
quale fu che la madre sua, mentre cercava far morire una femmina
ferventemente amata da lui, nè bella nè giovane, dubitando che come
maliarda lo avesse con le sue incantagioni ad amarla costretto, avvelenò
in una insalata il figlio, la donna ed altri suoi amici. _St._ I. 6.
[13] Je croy fermement que si vous l'assurez de ce point (cioè di dargli
Savona) et de la libertè du dit Gènes, et payer la soulde de ses galeres
avec quelque promesse de lui faire quelque bien en ce royalme, que vous
le pourrez avoir pour vous. Vous savez sire quel homme il est et de la
necessité où vous êtes. Je vous supplie, Sire, de ne vouloir refuser
riens qu'il vous domande, car jamais chose ne vous vint tant a propos
que cest accord s'il vient a bien. — _Lettera_ del Principe di Oranges
14 Giugno 1527. _Carteggio_ di Carlo V tratto dallo Archivio, e dalla
Biblioteca di Borgogna e di Brusselle.
[14] Anco il Bonfadio negli _Annali delle cose genovesi dal 1528 al
1550_ lo assicura, ed ancora egli a torto.
[15] Questi epitaffi si riportano dal Brantôme e dal Summonte.
[16] A insegnamento perenne mettiamo qui la lettera come si legge nei
_Documenti di Storia italiana_ pubblicati dal Molini, tom. II pag. 54: —
Sire. Mentre el Capitano Andrea Doria è stato al servizio di V. Mayestà
li havemo portato benevolenza et honore, vedendolo acepto servitore del
nostro re. Essendo poi partito da V. Mayestà ce ne siamo doluti quanto
se pò dolere sentendo, che a V. Mayestà ne dispiace, che ultra la offesa
del nostro Signore, posia, essendo di una medesma casa, havere fato
suspeti appresso de vostra Mayestà quello, che la fidelle nostra servitù
non merita, la quale da li nostri passati è stata osservata a li
predecessori de V. Mayestà, e sarà da noi fidilissimamente in sino a la
fine, come di ciò havemo longamente ragionato con Monsur il Marichial
Trivulcy locotenente di V. Mayestà in questa città, et speriamo con le
opere di fare ogni dì più chiaro in che adopereremo le facultà e le vite
insieme a tutte le volte che bisognerà farlo in servitù di S. Mayestà,
la quale umilmente suplichiamo ad haverci per ricomandati e non
permettere, che li errori di uno posino nocere a tuti noi, e parenti, e
amici nostri. Sire per non dare più tedio a V. Mayestà faremo fine alla
presente, pregando Dio, de bon core per la felice vita e glorioso Stato
di V. Mayestà. Da Genova a di xviij di Agosto del MDXXviij.
Di V. X.ma Mayestà fideli subditi et servitori.
La famiglia Doria.
[17] Vedi il Bonfadio _Annali_, e aggiunge come il Brando questo facesse
per gratitudine del buon governo dei Genovesi in Corsica: e' pare, che
burli costui.
[18] Capitolazione tra Andrea Doria, e Teodoro Triulzio del 28 Ottobre
1528. _Documenti_ cit. Vol. 2, p. 60.
[19] Istruzione ai Magnifici V. Pallavicino e Gasparo Bracelli, 6 Agosto
1527: Vorriamo che, per pace et quiete universale della città,
procuraste fare dichiarare governatore.... l'illustrissimo messere
Teodoro di Triulcio parendone signore qualificato et attissimo a tale
reggimento.
[20] _Libro di Ordini_ civili e militari, dati dal Doge e Governatori a
vari personaggi illustri dopo la riforma. MS. nella Bibl. dalla
Università: — Istrutione ad Agos. Calvi provveditore del nostro esercito
oltra il giogo: «.... procuri impossessarsi di Novi et di Ovada
concertandosi col conte Belgioioso capitano generale di quà dal Po per
S. M. Cesarea — ma però in nome della Repubblica: havendo detto conte
proposto ne prenderia la possessione in nome di S. M., il che non è
_gustato_; affinchè sappiate anche voi la intentione nostra,
_piuttostochè_ detto luogo di Ovada pervenghi in potere di esso signor
Conte a nome de sia chi si voglia, vogliamo piuttosto ch'esso resti di
chi è al presente.»
[21] Mi è parso meglio paragonare Genova così, che servirmi della
immagine del Campanaccio, il quale nel _Januen. reipub. motus a Io.
Aloysio Flisco excitatus_ la paragona alla luna perchè sovente perde la
libertà, e ad un tratto la riacquista; e mette fuori i versi di Sofocle:
_Obscura nunc, sed innovatur illico_
_Vultum, sumit, auget, atque splendidum_
_Et cum refulget nitida lumine plurimo_
_Spoliata rursum lucem tenebras induit._
A un tratto fosca, la sembianza a un tratto
Rinnova, e cresce splendida e gioconda
E allor che più co' suoi raggi innamora
In tenebre improvviso ella si chiude.
[22] _Relazioni venete su Genova._ Raccolta Alberi. Relazione II.
[23] Questo affermano i piaggiatori del Doria, non già come fatto di cui
abbiano notizia certa, bensì per via di congettura, la quale viene
distrutta dalla capitolazione di Andrea con lo Imperatore.
[24] Galluzzi, _Storia del Granducato di Toscana_, 1575.
[25] — Y se entienda que a quela repubblica y los ciutadenos della y su
jurisdicion sean conservados y mantenidos.... _guardàndose nuestra
autoritad, y preheminencia imperial_. —
[26] — Vada a Montobbio presso M. D. Lopez di Siviglia, e lo dissuada da
venire a Genova oratore per S. M. Cesarea, e star qui come prima, —
essendo il tempo presente diverso da quello di quando qui si trovava, e
ridotti al modo di vivere di repubblica del nuovo instituita — lo studio
nostro è giustificare con esso la terra talmente, che con manco sdegno
che si può non venghi più oltre; anzi, che se ne ritorni addietro,
siccome è nostra volontà che facci. — Libro di ordini ms. della Bibl.
della Università.
[27] _Relazioni venete_. Alberi, Relaz. II.
[28] — Quem etiam et ejusdem illustrissimi Domini Joannis Andreæ
successores, et hæredes hortatur, et paterna monitione admonet ut toto
tempore eorum vitæ debeant catholico, et serenissimo Hispaniarum et
utriusque Siciliæ regi et ejus descendentibus fideliter et diligenter
_inservire_ et operam suam strenue etc. etc. —
[29] _Poliorcete_, espugnatore di città.
[30] E _Bisogni_ veramente erano, imperciocchè, sbarcati a Sestri di
Levante, e ridotti a soli 1000, furono per vie montane incamminati in
Lombardia: stretti da necessità, ed anco per genio ladro, quanti
incontravano per istrada tanti svaligiavano, quando di meglio non
potevano, delle scarpe, del cappello, di tutto insomma, fino alla
camicia. Le milizie austriache, sia che di Spagna ce le inviassero o di
Lamagna, non calarono mai in Italia nè con intendimenti, nè con modi
diversi da questi.
[31] Vedi lo strumento del 25 Giugno 1533 ratificato il 12 Ottobre del
medesimo anno: — mi contento e mi obbligo, accompagnati che saranno li
sopradetti donna Giovanna e Marcantonio insieme, di assegnare, et
deputare quella parte di entrata pel mantenimento loro, che parerà
conveniente et honesto.... a patto che il Carretto pigli nome di Doria —
_salvo et riservato titulo, et usufructo integro pro ipso illustrissimo
principe Melfi durante eius vita_. La pensione poi era limitata _ad
substentationem et alimenta_. —
[32] Canto XVIII.
Guglielmo il duce ligure. . . . . . . . .
. . . . . . . in fra i più industri ingegni
Nei meccanici ordigni uom senza pari. . .
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Lancia dal mezzo un ponte; e spesso il pone
Sull'opposta muraglia a prima giunta.
[33] Questo fece il Doria co' Turchi: oggi non si costuma più co'
Cristiani, anzi con fratelli, comecchè traviati: auspici Lamarmora, e
gli altri che lo precederono.
[34] Il Brantôme lo pretende francese: antica agonia di cotesto popolo
di pretendere suo tutto ciò che ha fama, fosse pure detestabile.
[35] Questo strano caso racconta Michele Montagna nei suoi viaggi
d'Italia, e conferma l'ambasciatore veneziano Antonio Tiepolo nella sua
relazione al Senato. _Mutinelli_, S.ia arcana, T. I, p. 121 — furono
presi undici fra Portoghesi e Spagnuoli i quali, adunatisi in certa
chiesa prossima a San Giovanni Laterano, facevano alcune loro cerimonie,
e con tremenda scelleraggine, bruttando il sacrosanto nome di matrimonio
si maritavano l'un l'altro, congiungendosi insieme come marito con
moglie. Ventisette si trovavano e più insieme il più delle volte, ma
questa volta non ne hanno potuto cogliere più che questi undici, i quali
anderanno al fuoco come meritano. — Il Montagna c'istruisce in virtù di
quale argomento essi si conducessero a ciò fare: la fornicazione, essi
dicevano, è peccato: nondimanco col rito chiesastico diventa sacramento;
dunque la santità del medesimo rito torrà via la materia peccaminosa da
ogni e qualunque altra congiunzione. La Inquisizione approvando la
maggiore e la minore del sillogismo, trovò che la conseguenza peccava, e
sposati e sposatori condannò ad essere arsi vivi. Certo il sillogismo
era sbagliato, ma correggerlo col fuoco parve eccessivo.
[36] Nel 1553. Enrico I d'Inghilterra era morto d'indigestione di
lamprede in Normandia nel 1135.
[37] Brantôme, _Vie de Charles V_. — Leti, _Vita di Sisto V_.
[38] Gioverà avvertire due essere stati i Davalos, uno Francesco
Ferdinando che fu marchese di Pescara, l'altro Alfonso marchese del
Vasto; spesso li confondono gli storici molto più ch'ebbero mogli
entrambi con lo stesso nome, il primo Vittoria Colonna celebre donna; il
secondo Vittoria di Aragona. Quegli vinse a Pavia, questi fu perditore a
Ceresola.
[39] Il Brantôme riporta in altra guisa le parole di Francesco, le quali
egli afferma avere ricavato dalla bocca di certo vecchio: secondo lui il
re di Francia avrebbe favellato così. — Signor Andrea: bisogna che lo
Imperatore mio fratello ed io facciamo eterna riconciliazione ed
allestiamo insieme una gagliarda armata per mettere a terra il Turco, e
voi ne sarete il capitano per tutti e due. — Egli è agevole capire come
cotesti sensi fossero espressi artatamente per purgare la Francia dalla
infamia acquistata per cagione della lega col Turco ai danni della
Cristianità. —
[40] Così anco l'Ulloa nella vita di don Ferrante Gonzaga, che aggiunse,
capitano dell'armata veneziana essere stato Vincenzo Cappello a cagione
della morte a quei giorni accaduta di Gerolamo Pesaro, il quale lasciò
grandissimo desiderio di sè; Marco Grimani patriarca di Aquileia venne
preposto alle galee pontificie cui dettero compagno Paolo Giustiniano.