LA MARCHESA MARIA TROTTI-BELGIOJOSO.

_Nel momento di terminare la settima edizione sulla _principessa

belgiojoso_, si diffuse per Milano la notizia della morte

della marchesa Maria Trotti-Bentivoglio, unica figlia della

celebre patriota, e che in benevola e grata considerazione tenne

sempre questo libro. Così si spense anche l'ultima e più intima

testimone di molta parte di quella gran vita. Sul giornale

milanese _La Perseveranza_ (del 28 novembre 1913), scrissi allora

alcune parole che è opportuno qui riferire._

La marchesa Maria Trotti dei principi Barbiano di Belgiojoso fu

una delle più specchiate e venerate anime, che onorassero l'Italia

femminile. Appunto perchè schiva di pompe, perchè volle svolgere

in silenzio l'onda continua della beneficenza verso i poveri, e gli

affetti più puri di sposa, di madre, d'amica, di dama di Sua Maestà

la Regina Margherita; appunto perchè sentì che le migliori elevazioni

si compiono nelle raccolte e quasi romite energie dello spirito, Maria

Trotti apparve una singolare, quasi ideale figura.

Non si sarebbe detto che una così tacita e serena forza era nata e

cresciuta in un turbinio strano e clamoroso di vita. È uno di quei

fenomeni mirabili che fanno vie più apprezzare le singolari virtù del

silenzio.

Nata a Parigi il 23 dicembre 1838, quando la madre, l'ammaliante

principessa Cristina Belgiojoso, della magnifica stirpe dei Trivulzio,

splendeva nel fiore dei trent'anni e regnava sopra una folla d'uomini

illustri di Francia e d'insigni esuli d'Italia e di Polonia, — Maria

Trotti si sentì presto trascinata nell'abbagliante vortice patriottico

della madre, che nel nostro Risorgimento fu la più fantastica, la

più romantica dea, cospiratrice attivissima per la liberazione della

patria. Fra le tempeste della sua vita, la principessa Cristina

Belgiojoso circondò di protezione tenerissima l'unica propria figlia

Maria. Ella passava fra i trionfi, dovuti al suo fascino di gran dama,

al suo svariatissimo ingegno virile, al suo patriotismo avventuroso,

alle sue beneficenze inesauribili; ma copriva la sua amata fanciulla

con le amorose mani materne, come una fiammella che con la palma

si ripari dal vento. Ella riguardava la figlia Maria una pura luce,

sulla quale poteva posare tranquilla lo sguardo: ella la amò con una

tenerezza, della quale i nemici suoi non la credevano capace.

*

Nel 1849, durante l'assedio di Roma, noi vediamo la principessa

Belgiojoso dirigere l'ospedale dei feriti ai “Pellegrini„. È lei che

chiude gli occhi di Goffredo Mameli; è lei che, a sue spese, cura tanti

valorosi; — e le viene talvolta accanto una taciturna fanciulla, Maria,

che impara al letto del dolore, del sacrificio, della morte, il dovere

della compassione, della carità, dell'ammirazione per gli olocausti

della vita a un'idea.

Roma cade in mano dei francesi assedianti. L'inferno della mitraglia è

cessato; ma comincia un altro inferno. Gli ufficiali francesi irrompono

nelle corsie dell'ospedale, dove pure tanti loro fratelli d'armi

sono curati con eguale premura dei nostri: insolentiscono contro la

principessa Belgiojoso, e contro le altre magnanime dame infermiere:

le accusano di sobillare i francesi infermi: e la Belgiojoso allora

si rizza nella sua figura di principessa alterissima, e con tragica

veemenza, respinge l'accusa, inveisce contro l'ingratitudine e

l'insulto. Quali lampi terribili avranno lanciato quei grandi, neri

occhi fatali? Con quali gesti d'impero si saranno levate quelle pallide

mani nervose?... La principessa, fra non lievi pericoli, potè fuggire

da Roma, e condusse seco la figlia Maria in Oriente; la figlia che,

molti anni dopo, ricordava a qualche famigliare quella fuga e quei

pericoli.

*

In Oriente, la vita è una nuova fantasmagoria. Viaggi lunghi penosi,

turbe di popoli semi-barbari, notti passate sotto una tenda, o sotto

le stelle, a cavallo. La madre veglia sulla figliuola, ne trema per

la salute, di tutto si priverebbe per lei; le emozioni sono forti e le

impressioni incancellabili. V'è del fantastico e del grandioso in quei

viaggi lungo l'Egeo, sulle spiagge risonanti dell'Asia Minore, e in

Terrasanta. Sul cielo azzurro immenso, ecco si disegna Gerusalemme....

La marchesa Maria Trotti era un'alta credente. Nella religione, trovava

sublimi conforti, ma chi può dire che quella fede non le fosse sorta,

come forza sovrumana, della contemplazione della terra del più grande

evento?

Nell'Asia Minore, la principessa Belgiojoso, acquistò un possedimento

agricolo: un _ciflik_. Si era condotto seco uomini di fiducia,

amministratori; si era circondata di servi turchi e cristiani. E uno

di costoro, italiano, che si diceva reduce delle patrie battaglie, e

vivamente raccomandato alla principessa dal marchese Antinori allora a

Costantinopoli, pugnalò per vendetta una sera la principessa ferendola

in più parti del corpo, e voleva uccidere anche la Maria. Furono

salvate dagli altri servi, accorsi alle loro grida di soccorso. Il

servo, che voleva vendicarsi del licenziamento minacciatogli dalla

principessa perchè ubbriacone, fu disarmato, fu arrestato, cacciato in

una prigione e condannato dalle autorità turche. E la principessa, che

volle curarsi da sè stessa le ferite, una delle quali grave la ridusse

curva per tutto il resto della vita, potè da allora con più calma

lavorare per mantenere sè e la figlia e sostenere le spese del suo

possedimento, che certo non fruttava quanto la illustre profuga s'era

immaginato. Il sequestro dei beni, perpetrato dal Governo austriaco

ritornato a dominare in Lombardia, dove la principessa Belgiojoso

nel 1848, era apparsa, quasi nuova Giovanna d'Arco, alla testa del

suo battaglione di militi crociati; le enormi spese sostenute per il

mantenimento dell'ospedale dei “Pellegrini„ a Roma; quelle del viaggio,

dell'impianto agricolo e via via.... avevano ridotto a mal partito

la fortuna dell'ardimentosa signora; perciò scriveva articoli per le

riviste, e pei giornali d'America, dove propugnava la causa d'Italia; e

con la figliuola Maria ricamava stoffe che si vendevano nei mercati di

Costantinopoli. La famiglia, benchè colpita anch'essa dalle gravissime

multe dell'Austria, non mancava di spedir denaro alle due esuli; ma

quel denaro, per via, passando di mano in mano, si assottigliava,

spariva.

*

Nel 24 giugno del 1861, Maria dei principi Barbiano di Belgiojoso

andò sposa al marchese Lodovico Trotti-Bentivoglio, patrizio milanese,

ch'era vedovo della contessa Elisa Lucini Passalacqua, con tre figlie.

Così, ella di soli ventitre aprili, quando le giovani della sua età

sognano l'amore senza sùbiti sacrificii, senza gravi pensosi doveri,

assumeva nello stesso giorno delle nozze il duplice sacro ufficio di

sposa e di madre tutrice. Ebbe poi il conforto di esser madre di due

figlie proprie.

Nella primavera del 1893, moriva la contessa Adriana Marcello Zon

di Venezia, signora di bella cultura, dama di Corte della Regina

Margherita e la marchesa, già dama di palazzo, veniva eletta da Sua

Maestà a quella carica di particolare, delicata fiducia. La prima

Regina d'Italia, col suo spirito penetrante avea scoperte le rare

qualità della gentildonna milanese, qualità velate dal consueto

riserbo; e potè farsene ben presto un'amica; un'amica profondamente

devota, che, in una notte spaventevole, in una notte atroce, in quella

dell'assassinio di Re Umberto I, doveva unire le proprie lagrime a

quelle della Sovrana.

La vita di Margherita, vita di idealità e di atti eccelsi, si svolse

per vent'anni accanto alla devozione di Maria Trotti; e nessuna

meraviglia se Sua Maestà venne più volte a Milano per trovarla nel

suo letto di pene, con quella trepidazione che la grave malattia non

lasciava pur troppo dileguare.

Maria Trotti si spense a Milano, nella notte del 25 novembre 1913,

nella stessa casa dove morì la madre sua; e i funerali — a cui

parteciparono l'aristocrazia e il popolo — dicevano quanto la voce

d'una povera cieca espresse poi, al Cimitero Monumentale di Milano,

davanti alla bara, con accenti che strappavano il pianto.

Anche nella morte, la figlia si mostrò diversa dalla madre. La

principessa Cristina Belgiojoso aveva terrore della morte; benchè

vecchia, quasi mummificata, non voleva morire e lo diceva ad alta voce;

tanto, dopo una vita sì avventurosa, ell'era avvinta ancora alla vita!

La figlia Maria accolse la morte con un sorriso celeste.

La Principessa Belgiojoso Da memorie mondane inedite o rare e da archivii segreti di Stato · 第 45 / 75 题