Donna Mimma ritorna.
— Flavietta? Ma sì, madamina, anche lei.... Che s'immagini! A Palermo,
come no? con la lettiga d'avorio e i denari di babbo. Quanti? Eh, più
di mille lire....
— No, onze!
— Già, dicevo lire! onze, madamina: più di mille.... Cara, che mi
corregge! Tò, un bacio le voglio fare, cara! e un altro.. cara!
Chi parla così? Ma guarda! la _Piemontesa_.... quella che due anni fa
pareva un maschiotto in gonnella: giacchetta verde, mani in tasca... Ha
buttato via giacchetta e cappello, si pettina alla paesana e porta in
capo, oh, il fazzoletto di seta celeste, annodato largo sotto il mento,
e un bellissimo scialle lungo, porta, d'indiana, a pizzo e frangiato.
La _Piemontesa!_ E parla di _comperare_ i bambini ora, anche lei, a
Palermo, sicuro, con la lettiga d'avorio e i denari di come? babbo?
già, dice babbo lei, perchè parla in lingua lei, _che s'immagini!_ e
non li dà mica i baci, li _fa_, e fa furore con codesta sua parlata
italiana, vestita così da paesanella: una simpatia!
— Più stretto alla vita lo scialle....
— Sì, così, ecco, così....
— E il fazzoletto.... no, più tirato avanti, il fazzoletto.
— E su da capo, così!
— Largo.... un po' più largo, sotto; più aperto.... così, brava!
Ora a terra, modesti, gli occhi per via; e poco male se una guardatina
di tanto in tanto scappa di traverso maliziosa, o un sorrisetto scopre
su le due guance codeste care fossette. Che zucchero!
Le signore mamme si sentono chiamar madame ( — _Riverisco, madama! —
A servirla, madama!_ — ) e sono tutte — poverine, con tanto di pancia
— contente. Contente che ormai, a trattare con lei, è proprio come
se sapessero parlare in lingua anche loro e le avessero familiari
tutte le finezze e le “civiltà„ del Continente. Ma sì, perchè si sa,
via, che in Continente usa così, usa cosà.... E poi, che è niente? la
soddisfazione di vedersi spiegare tutto, punto per punto, come da un
medico, coi termini precisi della scienza che non possono offendere,
perchè la natura, Dio mio, sarà brutta, ma è così; Dio l'ha fatta
così; e sono cose che si debbono sapere, per regolarsi, guardarsi da un
bisogno, e poi anche, alle strette, ma almeno conoscere di che e perchè
si soffre. Volere di Dio, sì certo; lo dice la Sacra Scrittura: — _tu
donna partorirai con gran dolore_ — ma che forse si manca di rispetto a
Dio studiando la sapienza delle sue disposizioni? L'ignoranza di donna
Mimma, poveretta, si contentava del volere di Dio e basta. Questa qua,
ora, rispetta Dio lo stesso e poi per giunta spiega tutto, come Dio la
ha voluta e disposta, la croce della maternità.
Dal canto loro i bambini, a sentirsi raccontare con ben altra voce e
ben altre maniere la favola meravigliosa dei notturni viaggi a Palermo
con la lettiga d'avorio e i cavalli bianchi sotto la luna, restano a
bocca aperta, gli occhi sgranati, perchè — raccontata così — è proprio
come se fosse loro letta o che la leggessero loro da sè in un bel libro
di fiabe, di cui la fata eccola qua, balzata viva innanzi a loro, che
la possono toccare: questa fata bella che in lettiga sotto la luna
ci va davvero, se davvero porta loro da Palermo le sorelline nuove, i
nuovi fratellini. La mirano; quasi la adorano; dicono:
— No: brutta donna Mimma! non la vogliamo più!
Ma il guajo è che non la vogliono più, ora, neppur loro, le donne del
popolo, perchè donna Mimma con esse, roba di massa, si sbrigava senza
tante cerimonie, le trattava come se non avessero diritto di lagnarsi
anche loro delle doglie, e anche spesso, se s'andava per le lunghe,
era capace di lasciarle per correre premurosa a dir pazienza a qualche
signora, anch'essa soprapparto; mentre questa qua — oh amore di figlia!
tutta bella, bella di faccia e di cuore! — gentile, paziente anche
con loro, senza differenza; che se una signora manda subito subito a
chiamarla, con garbo ma senza esitare risponde che così subito no,
perchè ha per le mani una poveretta e non la può lasciare; proprio
così! tante volte! E dire poi, una ragazza che non li ha mai provati
finora questi dolori che cosa sono, saperli così bene compatire e
cercare d'alleviarli in tutte, signore e poverette, allo stesso modo! E
via il cappello e via tutte le frasche e le arie di signora con cui era
venuta, per acconciarsi come loro, da poveretta, con lo scialle e il
fazzoletto in capo, che le sta un amore!
Invece, donna Mimma.... che? col cappello? ma sì, correte, correte a
vederla! è arrivata or ora da Palermo, col cappello, con un cappellone
grosso così, Madonna santa, che pare una bertuccia, di quelle che
ballano sugli organetti alla fiera! Tutta la gente è scasata a vederla;
tutti i ragazzi di strada la hanno accompagnata a casa battendo i
cocci, come dietro alla nonna di carnevale.
— Ma come, il cappello, davvero?
Il cappello, sì. O che non ha preso il diploma all'Università come la
Piemontesa, lei? Dopo due anni di studii.... e che studii! I capelli
bianchi ci ha fatto, ecco qua, in due anni, che prima di partire per
Palermo li aveva ancora neri.... Studii, che il signor dottore, adesso,
se si vuol provare un poco a discutere con lei, glielo farà vedere che
non è più il caso di metterla nel sacco con quelle sue parole turchine,
perchè le sa anche lei adesso, meglio di lui, le parole turchine, tutte
a memoria, bene, una per una. Il cappello.... ma che stupidaggine
di teste piccole di paese!... viene di diritto e di conseguenza il
cappello dopo due anni di studii all'Università. Tutte lì, quelle che
studiavano con lei, tutte quante lì lo portavano, e anche lei, dunque,
per forza.... Sì, perchè adesso la professione dell'_ostrè_.... no,
_te.... trètica_, la professione dell'_ostetrica_, ecco, non si fa
più come prima. C'è poca differenza con quella del medico. Gli stessi
studii, quasi. E i medici non vanno mica col berretto per via! Ma
perchè sarebbe allora andata a Palermo? perchè avrebbe studiato due
anni all'Università? perchè avrebbe preso il diploma, se non per
mettersi in tutto a paro, di studii e di stato, con la _Piemontesa_
diplomata dall'Università di Torino?
Trasecola donna Mimma, si fa di tutti i colori appena viene a sapere
che la _Piemontesa_, lei, non porta più il cappello, ora, ma lo
scialle e il fazzoletto. — Ah sì? se l'è levato? porta lo scialle e il
fazzoletto? ah sì?
Le pare d'esser caduta in un altro mondo.
— Ma come? e che fa? che dice? Ah, che i bambini si comperano a
Palermo? con la lettiga? Ah, traditora! ma dunque, per levare il pane a
lei? di bocca, a lei, il pane? assassina! per entrare in grazia della
gente ignorante del paese? infame! E la gente.... come! si piglia da
lei quest'impostura? da lei che prima andava dicendo ch'eran tutte
sciocchezze e falsi pudori? Ma allora, se questa spudorata doveva
ridursi a far la mammana in paese così, come per trentacinque anni
naturalmente l'aveva fatto lei, perchè costringerla a partire per
Palermo, a studiare due anni all'Università, a prendere il diploma?
Solo per aver tempo di rubarle il posto, ecco il perchè! levarle il
pane di bocca, mettendosi a far come lei, vestendosi come lei, dicendo
le stesse cose che prima diceva lei! infame! assassina! impostora e
traditora! Ah che cosa.... ah Dio, che cosa.... che cosa....
Ha tutto il sangue alla testa, donna Mimma; piange di rabbia; si storce
le mani, ancora col cappellone in capo; pesta un piede; il cappellone
le va di traverso; ed ecco, per la prima volta, le scappa di bocca
una parolaccia sconcia: no, non se lo leverà più lei, no, per sfida,
ora, questo cappello: qua, qua in capo! se quella se l'è levato, lei
se l'è messo e lo terrà! Il diploma ce l'ha; a Palermo c'è stata; s'è
ammazzata due anni a studiare: ora si metterà a far lei qua in paese,
non più la comaretta, la mammanuccia, ma l'Ostetrica diplomata dalla
Regia Università di Palermo.
Povera donna Mimma, dice _ostrètica_, lei, così su le furie, facendo
le volte per la stanzuccia della sua casa, dove tutti gli oggetti par
che la guardino crucciati e sbigottiti perchè s'aspettavano d'esser
salutati con gioja e carezzati da lei dopo due anni d'assenza. Donna
Mimma non ha occhi per loro; dice che vorrà vederla in faccia, quella
lì (e giù un'altra parolaccia sconcia), se avrà il coraggio di parlare
innanzi a lei di lettighe d'avorio e di comperare i bambini; e or ora,
senza neppur riposarsi un minuto, si vuol mettere in giro, da tutte le
signore del paese, — così, così col cappello in capo, sissignori! — per
vedere se anche loro avranno il coraggio, ora ch'ella è ritornata col
diploma, di cangiarle la faccia per quella fruscola lì!
Esce di casa; ma appena per via, subito di nuovo la maraviglia, le
risa della gente, i lazzi dei monellacci impertinenti e ingrati, che si
sono scordati di chi li ha accolti prima nel mondo, ajutando la mamma a
metterli alla luce.
— Musi di cane! Cazzarellini! Ah, figli di.... Le tirano bucce,
sassolini sul cappellone, la accompagnano con rumori sguajati,
salterellandole intorno.
— Donna Mimma? Oh, guarda.... — dicono le signore, restando allo
spettacolo che si para loro davanti, buffo e pietoso, perchè donna
Mimma con quel suo cappellone di traverso e gli occhi ovati rossi di
pianto e di rabbia, vuole — così conciata — apparir loro come l'ombra
del rimorso, e in quegli occhi ovati rossi di pianto e di rabbia ha
un rimprovero per loro pieno di profondo accoramento, quasi che a
Palermo a studiare la avessero mandata loro, per forza, e loro la
avessero fatta ritornare da Palermo con quel cappellone che, essendo
il frutto naturale, quantunque spropositato, di due anni di studio
all'Università, rappresenta il tradimento che loro signore le hanno
fatto.
Tradimento sì, tradimento, signore mie, tradimento perchè, se volevate
la mammana come donna Mimma era prima, una mammana col fazzoletto in
capo e lo scialle, che raccontasse ai vostri bimbi la favola della
lettiga e dei fratellini comperati a Palermo coi denari di papà, non
dovevate permettere che il fazzoletto di seta celeste e lo scialle
di donna Mimma e le vecchie favole di lei fossero usurpati da questa
sfrontata continentale che prima, venendo dall'Università col cappello
anche lei, li aveva derisi in donna Mimma; dovevate dirle: — “No,
cara: tu hai obbligato donna Mimma a studiare due anni a Palermo, a
mettersi là il cappello anche lei per non esser derisa dalle fraschette
sfrontate come te, e tu ora qua te lo levi? e ti metti il fazzoletto
e lo scialle e ti metti a raccontare la favola della lettiga, per
prendere il posto di quella che hai mandato via a studiare? Ma questa
è per te un'impostura! per quella, invece, vestire così, parlare così
era naturale! No, cara, tu ora fai a donna Mimma un tradimento, e
come l'hai derisa tu prima col fazzoletto e lo scialle e la vecchia
favola della lettiga, la farai deridere dagli altri ora col cappellone
e la scienza ostetrica appresa all'Università!„ — Così, signore mie,
dovevate dire a codesta _Piemontesa_. O se davvero vi piace di più,
ora, la mammana “civile„ che vi sappia spiegar tutto bene, punto per
punto, come si fanno e come si possono anche non fare i figliuoli,
tutto per bene, come potrebbe spiegarvelo un medico, obbligate allora
la _Piemontesa_ a rimettersi il cappello, per non far deridere donna
Mimma che come un medico ha studiato e col cappello è venuta!
Ma voi vi stringete nelle spalle, signore mie, e fate intendere a donna
Mimma che ormai non sapete come comportarvi con l'altra che già vi ha
assistito una volta e bene, proprio bene, sì.... e che per la prossima
assistenza vi trovate già impegnate.... e, quanto all'avvenire, per non
compromettervi, dite di sperare in Dio che basta ora questa croce per
voi, d'aver altri figliuoli.
Donna Mimma piange; vorrebbe consolarsi un poco almeno coi bambini, e
per farli accostare si toglie dal capo lo sgomento di quel cappellaccio
nero; ma invano. Non la riconoscono più, i bambini.
— Ma come? — dice donna Mimma piangendo. — Tu Flavietta, che mi
guardavi prima con codesti occhi d'amore; tu, Ninì mio, ma come? non vi
ricordate più di me? di donna Mimma? Sono andata io, io a comperarvi
a Palermo coi denari di papà; io, con la lettiga d'avorio, figlietti
miei, venite qua!
I bimbi non vogliono accostarsi; restano scontrosi, ostili a guatarla
da lontano, a guatarle quel cappellaccio nero su le ginocchia; e donna
Mimma, allora, dopo essersi provata a lungo ad asciugarsi il pianto
dagli occhi e dalle guance, alla fine, vedendo che non ci riesce e che
anzi fa peggio, se lo rimette in capo quel cappellaccio e se ne va.
Ma non è solo per questo cappellaccio nero, come donna Mimma pensa, che
tutto il paesello le si è voltato contro. Se non fosse per la stizza e
il dispetto, potrebbe buttarlo via donna Mimma, il cappellaccio; ma la
scienza? Ahimè, la scienza che le strappò dal capo il bel fazzoletto di
seta celeste e le impose invece codesto cappellaccio nero; la scienza
appresa tardi e male; la scienza che le ha tolto la vista e le ha dato
gli occhiali; la scienza che le ha imbrogliato tutta l'esperienza di
trentacinque anni; la scienza che le è costata due anni di martirio
alla sua età; la scienza, no, non potrà più buttarla via, donna Mimma;
e questo è il vero male, il male irreparabile! Perchè si dà il caso,
ora, che una vicina, sposa da appena un anno e già sul punto d'esser
mamma, ecco, non trova questa sera nelle quattro stanzette della sua
casa un punto, un punto solo, dove quietar la smania da cui si sente
soffocare; va sul terrazzino, guarda.... no, si sente lei guardata
stranamente da tutte le stelle che sfavillano in cielo; e se lo sente
acuto nelle carni come un formicolìo di brividi, tutto questo pungere
di stelle, e comincia a gemere e a gridare che non ne può più! Si può
aspettare; le dicono che si può aspettare, certo, fino a domani; ma lei
dice di no, dice che, se dura così, prima che venga domani, lei sarà
morta; e allora, poichè l'altra, la _Piemontesa_, è occupata altrove
e ha mandato a dire che proprio gliene duole ma questa notte non può
venire; giacche ora sono in due nel paesello a far questo mestiere,
via, si può provare a chiamare donna Mimma. Sì, sì, donna Mimma!
Eh? che? donna Mimma? e che è donna Mimma? uno straccio per turare
i buchi? Lei non vuol fare da “sostituta„ a quell'altra là! Ma alla
fine s'arrende alle preghiere, si pianta prima pian piano il cappello
in capo, e va. Ahimè, è possibile che non colga ora questa occasione
donna Mimma per dimostrare che ha studiato due anni all'Università
come quell'altra, e che sa fare ora come quell'altra, meglio di
quell'altra, con tutte quante le regole della scienza e i precetti
dell'igiene? Disgraziata! Le vuol mostrare tutte a una a una queste
regole della scienza; tutti a uno a uno li vuole applicare questi
precetti dell'igiene; tanto mostrare, tanto applicare, che a un certo
punto bisogna mandare a precipizio per l'altra, per la _Piemontesa_,
e anche per il medico ora, se si vuol salvare questa povera mamma e la
creaturina, che rischiano di morire impedite, soffocate, strozzate da
tutte quelle regole e da tutti quei precetti.
E ora per donna Mimma è finita davvero. Dopo questa prova, nessuno — ed
è giusto — vorrà più saperne di lei. Invelenita contro tutto il paese,
col cappellaccio in capo, ogni giorno ella scende in piazza, ora, a
fare una scenata innanzi alla farmacia, dando dell'asino al dottore e
della sgualdrinella a quella ladra _Piemontesa_ che è venuta a rubarle
il pane. C'è chi dice che s'è data al vino, perchè dopo queste scenate,
ritornando a casa, donna Mimma piange, piange inconsolabilmente; e
questo, come si sa, è un certo effetto che il vino suol fare.
La Piemontesina, intanto, col fazzoletto di seta celeste in capo e il
lungo scialle d'indiana stretto intorno alla persona, corre da una casa
all'altra, con gli occhi a terra, modesti, e lancia di tanto in tanto
di traverso una guardatina maliziosa e un sorrisetto che le scopre su
le due guance le fossette. Dice con rammarico che è un vero peccato
che donna Mimma si sia ridotta così, perchè dal ritorno di lei in
paese ella sperava un sollievo; ma sì, un sollievo, visto che questi
benedetti papà siciliani troppi, troppi denari hanno, da spendere in
figliuoli, e notte e giorno senza requie la fanno viaggiare in lettiga.