3 settembre. Tornò da Pisa a San Dalmazio.

4 settembre. Andò col Serafini alla fiera del Palazzo a Travale, ove

doveva incontrarsi con Olivo Pina.

[13] F. D. GUERRAZZI nella sua opera _Lo Assedio di Roma_ accenna al

salvamento di Garibaldi compiuto dai patriotti toscani nel 1849, e nella

prima edizione così si esprime: «Di Garibaldi note le fortune, la

costanza, l'ardire, i pericoli, e i casi dolorosi. Episodi pieni di

amarezza infinita della Odissea pietosissima sono le morti del Brunetti

e dei suoi figliuoli, di Ugo Bassi, e della valorosa sua donna Anita, le

fughe, le insidie, la ferina caccia, e l'eroico aiuto dei buoni, e per

ultimo lo scampo miracoloso per virtù del Guelfi maremmano nostro, bella

gloria toscana.» Livorno, 1864, pag. 876. Nelle successive edizioni,

dopo le parole: «_per virtù del Guelfi maremmano nostro_,» aggiunge: «_e

di una donna, Giuseppa Bonfanti_ ecc.» L'eccelso scrittore fu tratto in

inganno da informazioni prima incomplete, poi erronee. Non già il solo

Guelfi, che pure vi ebbe splendida parte, bensì una mano di patriotti da

Vaiano a Scarlino compierono il salvamento dell'Eroe, e in quanto alla

Giuseppa Bonfanti di Poggibonsi, buona donna, ma inconsapevole di chi

riceveva nella sua casa, essa non fece che il compito di onesta e

ospitale massaia.--Questo dico al solo scopo di ristabilire i fatti

nella loro storica verità.

[14] Vedi opuscolo RICCIARDI.

[15] Le particolarità del soggiorno di Garibaldi a San Dalmazio, quelle

della sua partenza e del cammino fatto fino al Molino di Bruciano, non

che la copia degli importanti documenti finora inediti che sono

riportati in questa parte di racconto, tutto questo mi è stato fornito

dal prelodato signor Cammillo Serafini. Mi sono poi venute in aiuto le

informazioni del signor Odoardo Pellini per il viaggio notturno degli

esuli fino a Massa, e per tutto ciò, ma più specialmente per la parte

presa nel salvamento dai patriotti di Massa Marittima, mi ha guidato il

già citato opuscolo del dottor Ricciardo Ricciardi, il quale,

coscenzioso sempre, è in questa parte esattissimo per aver potuto

raccogliere le più minute informazioni dalla bocca degli ora defunti

Giulio e Riccardo Lapini. Le particolarità del viaggio di Angiolo Guelfi

nella Maremma mi sono state date specialmente da Olivo Pina.

[16] Per le ragioni altra volta esposte del riscontro storico delle date

riassumo l'itinerario di Pietro Gaggioli detto Giccamo, il quale ebbe

parte così importante nel trovare la barca che condusse in salvo i due

esuli:

29 agosto. Parlò a ore 10 ant., con Angiolo Guelfi per la via di

Follonica a Massa, e nelle ore di sera dello stesso giorno partì per

Piombino.

30 agosto. Nelle prime ore del mattino partì in contrabbando per l'Elba

sulla barca di Pietro del Santo detto Bacco, e sbarcato alla Punta al

Cavo, andò a piedi a Portolongone a trovare l'amico suo Azzarrini, col

quale combinò il trasporto degli esuli.

31 agosto. Partì dall'Elba sulla barca dell'Azzarrini, e la notte del 31

tornò di contrabbando a Follonica.

1 settembre. Nella mattina andò a Massa a dare notizia ai Lapini

dell'arrivo della barca; nella notte dal 1º al 2 andò alla Pecora

coll'Azzarrini per prendere gli ultimi accordi.

2 settembre. Tornò a Follonica coll'Azzarrini nelle prime ore del

giorno. All'ora fissata, per la via del Puntone tornò a Meleta, ove

incontrò Garibaldi e gli Scarlinesi, e con essi arrivò fino a Cala

Martina.

[17] Tutte quante le notizie che riguardano il viaggio di Giccamo mi

sono state fornite dal di lui figlio, ed amico mio Giovanni Gaggioli. I

diversi episodi avvenuti alla Pecora, e nella traversata del piano di

Scarlino, e l'itinerario seguito, mi sono stati concordemente narrati

dai quattro Scarlinesi Olivo Pina, Giuseppe Ornani, Leopoldo Carmagnini

e Oreste Fontani, come resulta altresì dall'Atto Pubblico di Notorietà

da essi sottoscritto nel dì 19 agosto 1883, rogato a Scarlino dal Notaro

Biageschi, e registrato a Massa Marittima. Detto Atto, che ha per scopo

precipuo la identificazione e descrizione dello stile americano donato

da Garibaldi ad Angiolo Guelfi, riassume altresì i principali fatti del

salvamento dal Morbo fino al mare.

[18] La carta militare italiana, ed anche la pianta topografica della

tenuta demaniale di Follonica, danno nomi diversi da noi alle località

nelle quali avvenne un fatto storico che andiamo svolgendo. In ambedue

viene indicato col nome di Cala Martina il seno di mare che sta al sud

di Punta Martina dalla parte di Castiglione della Pescaia, e vi si

chiama Poggio degli Olivastrelli quello che noi chiamiamo Poggio

Sentinella, mentre non si dà nome alcuno al seno di mare da noi

conosciuto per Cala Martina. Saputa questa differenza di nomi, ci siamo

dati pensiero di interrogare i più vecchi pratici dei luoghi, e così

abbiamo potuto accertare che da essi si chiama Cala Martina il luogo ove

avvenne l'imbarco, limitato dalla parte di Castiglione della Pescaia da

Punta Martina, e dalla parte di Follonica dal Poggio Sentinella, o

Poggio degli Olivastrelli che dire si voglia. In ogni caso è

indiscutibile che l'imbarco del Generale nel 1849 avvenne nella piccola

cala che noi descriviamo, e questo ci risulta per reiterate visite fatte

sul luogo insieme agli Scarlinesi che servirono di scorta ai profughi, e

così ci venne indicato anche il punto preciso della costa da dove mosse

il Garibaldi per incontrare la barca.

[19] L'imbarco con tutte le sue particolarità mi fu narrato in modo

uniforme dai quattro Scarlinesi che vi erano presenti, ed è convalidato

dal già citato atto di notorietà. La lettera dell'Azzarrini, e

l'attestato rilasciatogli dal Generale sono tolti dal più volte citato

opuscolo dell'amico dottor RICCIARDI.

Dal molino di Cerbaia a Cala Martina Notizie inedite sulla vita di Giuseppe Garibaldi · 第 21 / 23 题