SERIE CRONOLOGICA

DI TUTTE LE PESTILENZE MEMORABILI

DAI PIÙ REMOTI TEMPI FINO AL PRESENTE.

È necessario che l'uomo s'istruisca colla sperienza del passato

per cessare i pericoli ed i mali, a cui va incontro, percorrendo il

cammino della vita. Alla scuola dell'avversità suol esso apprendere le

grandi lezioni. Questo maestro eloquente ed imperioso giugne alcuna

volta ad illuminarci, a spogliare del loro prestigio gli errori,

che ci traviano, a farci ammirare la verità, che sfugge alle nostre

ricerche, e a trarci dal precipizio, in cui eravam per cadere. Noi

fortunati, se le disgrazie altrui potranno servire per noi di lezioni

salutari; ed anzi che della nostra sapremo profittare dell'altrui

sperienza! Io mi accingo a presentare un quadro spaventevole di

calamità e di stragi prodotte dalla Peste in varie epoche, presso

popoli diversi, fra differenti nazioni, in un gran numero di città, di

paesi, e di provincie. Non vada perduto questo lavoro, rivolto al bene

dell'umanità. La vista e la conoscenza di tante sciagure parlino al

nostro cuore un linguaggio eloquente ed efficace, onde farci scorgere

la verità nel suo vero sembiante, e sentire in così grave argomento

i suggerimenti della prudenza e della ragione. Se i favori della

sorte ci corrompono, se la gradevole prospettiva del piacere e della

gloria ci seduce e ci inebria; l'aspetto di tanti mali, che desolarono

la terra, francheggi la nostra virtù, animi la nostra attività, e

la nostra costanza, onde porre in pratica tutto quello ch'è stato

riconosciuto più atto ad iscansare il pericolo di simili calamità,

ed a guarentirci da questo orrendo flagello, che, dovunque s'insinua,

moltiplica intorno a se ad ogni passo la miseria e la morte. In Europa

la severa osservanza di saggi Regolamenti Politico-Sanitarj, la buona

scelta di persone deputate al Sanitario Ufizio, l'incoraggiamento ed

il premio accordato ai buoni servigi ed al merito, sono i veri mezzi,

ed i più sicuri di prevenire la peste, e di allontanarne il pericolo.

Però la maggior parte degli uomini volgono altrove i loro sguardi da

tutto ciò, che può rattristarli; non vogliono nè vedere i mali, nè

pensarvi, nè sentirne parlare. Non cercano che il piacere, e non fanno

che correr dietro ad esso senza mai raggiungerlo. Conosco pur troppo

che l'orgoglio, la vanità, l'interesse, la gelosia, mettono spesso

fra noi e la verità un'insuperabil barriera. Quindi si fugge ciò, che

vorrebbe richiamarci al serio pensare; si disapprova tutto ciò, che

ne rimprovera i nostri falli e la nostra indolenza. D'altra parte ciò,

che lusinga le nostre inclinazioni, di leggier si crede e si adotta: ma

taccia per poco la voce prepotente ed energica della passione; si gitti

uno sguardo sull'aspetto miserando delle orribili sciagure accagionate

dalla peste, e si cessi dall'indifferenza e dall'egoismo sopra un

soggetto sì grande, che sì da vicino risguarda la prosperità pubblica e

privata delle nazioni.

La peste è l'inimico più grande degl'Imperi e degli Stati, dappoichè

essa gli spopola, e colla distruzione de' suoi abitatori v'introduce

lo squallore e la miseria. La peste minaccia tutti gli uomini

indistintamente di ogni classe, di ogni condizione, d'ogni età. Tutti

dunque siamo chiamati da un interesse comune a riunirci per combatterla

e allontanarla.

Un popolo, ricco di trofei, di monumenti, di gloriose geste, di nomi

illustri, di eroi, non sarà mai così grande quanto quello, i cui

cittadini impiegarono i loro talenti, le loro virtù, i loro mezzi

per conservare fra la società il prezioso tesoro della salute, ed

allontanar dalla patria e dalle famiglie le cause funeste di fisiche

calamità, di miseria, di dolore, di pianto, di malattie, di morti

disperate e immature. Nè sano consiglio è l'abbandonarsi ad una cieca

indolenza per la sola ragione, che ci troviamo in luogo meno esposto al

pericolo. La peste penetrerà più facilmente e farà più stragi, quanto

più ci troverà alla scoperta. Chi non ha imparato a combattere questo

crudele nemico, chi non istà in guardia contro i suoi assalti e le sue

insidie, d'ordinario resta irreparabilmente la vittima degl'inattesi

suoi colpi. È vero, che i progressi delle scienze e delle dottrine

hanno minorato fra le nazioni più colte il pericolo; ma dovunque sia

grande la cupidigia dell'oro, l'amore delle ricchezze, è sempre aperta

la via a questo morbo crudele per introdursi sconosciuto sin là, dove

meno si veglia per difendersi da suoi attacchi.

Passo infrattanto ad indicare le varie epoche più celebri della peste,

e le stragi più memorabili di questo mostro omicida. Alziamo la cortina

del quadro con quel certo rispetto, ch'è dovuto alla sventura; e

a' piedi di esso scriviamo a caratteri indelebili la sentenza di un

illustre filosofo:

«Bisogna profittare delle lezioni salutari del passato, gittar gli

occhi sul presente senza debolezza, e sull'avvenire senza illusioni».

Io non garantisco punto, che tutte le mortalità descritte dagli

storici e dai cronologisti sieno state l'effetto della vera peste,

o sì veramente di altre malattie epidemiche e d'indole somigliante,

colle quali ne' primi tempi, e fino agli ultimi secoli, per soverchia

riverenza ai dogmi degli antichi padri dell'arte, la peste soleva esser

confusa. Quindi mi accingerò a dare i pochi cenni storici sopraindicati

intorno le principali e le più celebri pestilenze, cominciando dalla

più antica, che sia conosciuta, cioè da quella dell'anno del mondo

2443 fino al giorno d'oggi, attenendomi fedelmente in questa parte

all'opinione de' sovraccennati storici e cronologisti; dacchè non è del

mio assunto prender ora in esame le differenti loro opinioni.

Della peste e della pubblica amministrazione sanitaria · 第 56 / 135 题