Giovanna del Farneto tanto desiderava per marito Raimondo di Santelmo
quanto questi desiderava lei per moglie; e se Raimondo si doleva della
sua sorte e minacciava di penetrare nel castello, essa, per gran paura
che le fosse ucciso (giorno e notte vigilavano le guardie a custodia del
ponte: fonda e larga era la fossa, alta la cinta e ferrate le finestre)
gli si prometteva ancora e gli si raccomandava di fidare in lei. Poi una
notte lo consigliò cosí:
-- Mio padre non vuol maritarmi a voi perché non siete ricco; vorrebbe
se quel vostro zio di Monveglio vi donasse delle sue terre: andate
dunque dallo zio a pregarlo che finga donarvi delle sue terre, e noi,
sposati che saremo, gliele renderemo secondo patto giurato e stipulato.
-- Piacque il consiglio al cavaliere, il quale, il dí appresso, cavalcò
alla volta di Monveglio.
Vi giunse che era tardi, e trovò lo zio molto lieto, come uno che ha
cenato bene e cenando ha bevuto vino buono, di quello che rischiara la
mente, ravviva lo spirito e intenerisce il core.
-- Che volete, mio bel nipote? -- domandò. E intesa la richiesta,
rispose súbito: -- Sí sí, faremo questo patto; e parlerò io a ser Lapo
del Farneto, che m'è vecchio amico. -- Poi strizzando gli occhi: -- Ma
di' -- chiese --, è molto bella la figliola di ser Lapo?
Raimondo rispose: -- Innamorai di lei per udita, e quando la vidi non me
ne pentii. Voi la vedrete.