LAURA».

Era troppo! Una tal lettera indignò giustamente Ermanno, che senza

frapporre indugio, e colla rabbia in seno, subito rispose a quella

lettera umiliante in questi termini:

«No madamigella, non doveva rompere il ghiaccio di un silenzio che

nascondeva una voragine senza fine; chissà che la ruggine del tempo non

avesse consumato il mio rancore, ed al nostro primo incontro, avrei

potuto mostrarle un volto sereno, senza che il mio labbro tentasse un

rimprovero.—Ma vivaddio mi si tasta troppo presto una ferita ancora

aperta perchè io non debba trarne lamento.—Creda pure madamigella,

ella mi scrisse troppo presto.

«Credeva forse la signorina che bastasse il dirmi che a Firenze la luna

era chiara, la brezza molle, il LungʼArno delizioso, per giustificarsi

di non avermi scritto prima? Non sono tale io dʼappagarmi di sì poco,

e mal sopporto che dopo due mesi di crudele dimenticanza, mi si venga

a dire: Oh! signor Ermanno, ora che sono a casa, ora che mi annojo

e non so più come passare il tempo, mi ricordo di lei.—Durante il

viaggio non potei scriverle perchè aveva troppo da fare, ma adesso che

sono annojata, la prego di una sua lettera lunga, che leggerò fra gli

sbadigli della solitudine per iscacciare il sonno.—

«Mia cara, il signor Ermanno che ha la disgrazia di prender tutto sul

serio, non può reggere a tanta derisione; egli ha forse il difetto di

pretendere troppo, ma in confidenza unʼamicizia che si dissolve per un

chiaro di luna, non è tale da lusingarlo gran fatto; e piuttosto che

aver sì poco, egli rinunzia a tutto.

«Nella descrizione del suo viaggio, non trovo un cenno che mi riguardi;

ciò mi lusinga assai..... ella si è divertita, e mi basta; valeva forse

la pena di ricordarsi di me? No davvero, si viaggia per divagarsi!

«Ciò che più di tutto mi consola, si è la sua fermezza di proposito,

giacchè, se non erro, in una lettera dalla Brianza, ella mi diceva che

avrebbe rifiutato di fare il viaggio preferendo assai più di ricevere

mie lettere.—Posso rallegrarmi che ella abbia cambiato dʼavviso, così

non mi graverà il rimorso di averle fatto perdere una buona occasione

per..... divertirsi.

«Confessiamo però che lʼaver io creduto alle sue promesse fu

conseguenza dʼun deplorabile eccesso di buona fede.....

«Più ci penso, e più mi avveggo che commisi una sciocchezza pretendendo

che ella mi scrivesse qualche volta; figuriamoci dove trovare il tempo?

Bisognava andare sullʼArno a goder la frescura in barca di notte per

contemplar la Luna e numerare le stelle del cielo, e farsi mollemente

cullare dalle onde.—È naturale, non è colpa sua se il tempo volava

tanto rapido da non permetterle di mandare un saluto a quel povero

diavolo che ebbe la disgrazia di sperarlo!....

«Seppi subito il di lei ritorno da Firenze. Venti volte la penna mi

venne fra le mani per scriverle, e sempre ne abbandonai lʼidea.—Cosa

avrei potuto dirle?.... Ella taceva, segno questo che aveva tuttʼaltro

per la mente, ed io colla mia lettera avrei forse sturbate le dolci

reminescienze del viaggio.

«Glie lo confesso, aveva deciso di non più scriverle..... mai più. Non

ci voleva meno di una sua lettera per rimettermi la penna fra le dita,

ed ecco che violando ciò che mi ero promesso, le scrivo ancora una

volta..... sarà lʼultima? lo ignoro, ciò non dipende da me; è certo che

io ho duopo di calma, che mia cura principale si deve essere quella

di evitare ogni commozione che potrebbe aver funeste conseguenze, e

non correr dietro al turbine di false lusinghe, sognar chimere per poi

destarmi nello scoraggiamento coi dolorosi avanzi di poche illusioni

svanite.—

«Posso essere ancora in tempo per non disperare, e sono certo che

la mia stessa Laura vedrà che a ragione mi appiglio ad energica

risoluzione.

«Non so se questa lettera avrà come le precedenti alcuna influenza

sullʼanimo suo; riuscirò forse con inutili lagni ad annojarla; ma più

di tutto la prego di risparmiarmi un sorriso di compassione caso mai

le venisse spontaneo sulle labbra.—Io lo so, in certe condizioni si

leggono ridendo quelle parole che altra volta ci strappavano lagrime,

ma io scrivo col cuore troppo straziato per meritarmi un motteggio.

«Povero sogno! Fu vera fortuna la sua brevità; il mattino non è

lontano; al sorger del sole svaniscono le dubbiezze della notte, e

si tronca la trama delle illusioni.—La realtà, sotto lʼapparenza

di tiranna rappresenta la giustizia; tutto ciò che si agita nel suo

dominio esiste, e non può essere; mentre in sogno, quanti errori di

buona fede si commettono!.... Non è vero Laura? Me lo dica lei che fu

la prima a svegliarsi, e tanto fortunata da aprir gli occhi in pieno

sole; ma io mi dibatto ancora tra veglia e sonno, ed aprendo gli

sguardi non vedrò che tenebre!....

«Aspetterò, pazienza! Lʼalba della rigenerazione viene per tutti, ed

io attendo la sua pallida luce per rimettermi sul cammino di questo

pellegrinaggio che si chiama vita, con un disinganno di più, ed una

speranza di meno.

«Lʼavvenire è incerto, ma alla mia età non si può dubitare di lui;

malgrado tutto posso ancora sperare che un giorno il cielo rasserenato

mostrandomi la sua faccia stellata e ridente, mi dica: coraggio, dopo

la tempesta viene la calma; è tale il destino di tutti gli uomini.—Tu

vuotasti la tazza dei dolori..... Spera!

«Con questa parola chiudo la mia lettera. Per quanto scettico io possa

essere, non credo certamente che operando il bene sʼincontri il male.

Ho molti doveri da compiere, e lʼaffetto di mia madre esige da me i

più grandi sacrifizii; però qualunque cosa possa accaderle, si ricordi

madamigella di avere in me unʼamico sempre pronto a prestarle lʼopera

sua, ogni qualvolta potesse abbisognarne.

«È possibile che queste siano le ultime nostre parole epperò non debbo

perdere occasione per dirle che in tutte le vicende della vita ella

sarà sempre accompagnata dai voti sinceri che io faccio per la sua

felicità.....

«A lei sono certo riserbati alti destini, e le vie che noi prenderemo

nel mondo, saranno ben diverse; pure non dispero affatto dʼincontrarla

un qualche giorno.—Dal canto suo faccia come meglio le detta il

cuore; se crederà la memoria di me degna di qualche ricordo, sarà per

me gran ventura.—Egli è certo però o Laura che lʼultimo saluto che

sta per cadermi dalla penna, parte dal più profondo dellʼanima, e

che non scrivo senza trepidazione e dolore la parola..... addio!—»

...........................

Pochi giorni dopo, Ermanno ricevette da Milano un piego nel quale erano

accluse due lettere, una di Laura a Paolo, e lʼaltra di questʼultimo

ad Ermanno.—Lesse la prima avidamente; e ad ogni parola dava segno di

agitazione; giunto al termine gettò via il foglio con disdegno, senza

nemmeno curarsi della madre che assisteva alla scena.—

Stette alquanto pensoso, indi con atto di rassegnazione prese la

lettera di Paolo e si pose a leggerla.—Quando lʼebbe finita ripiegò il

foglio, raccolse quella che aveva gettato via, sclamando con freddezza

straziante:

—Va bene!.... e poi più nulla.

Studiò al piano fino a tarda notte, come se non un pensiero lo

turbasse.—

Ecco le lettere.

Un bel sogno · 第 68 / 82 题