Ermanno rispose subito alla bella lettera di Laura, nè qui è caso
di trascrivere quel che ne disse, giacchè quella lettera, altro non
conteneva che le solite assicurazioni dʼamore, le solite frasi di
tenerezza. Solamente egli ringraziava la giovinetta per la prova
dʼaffetto che gli dava non partecipando al viaggio della cugina, onde
non interrompere la dolce corrispondenza, e le raccomandava di non
lasciarlo a lungo, senza sue novelle.—Ma sia dimenticanza, o che
altro, Laura non rispose a quella lettera.
Passarono così più giorni senza che Ermanno potesse darsi ragione
di quel silenzio tanto insolito; scrisse unʼaltra volta, ma collo
steso frutto, ed è facile immaginare quanta agitazione ed incertezza
tormentassero lʼanimo suo.
Finalmente, dopo venti giorni, ricevette il seguente biglietto:
Caro Ermanno,
«Due righe in fretta per dirti, che questa sera parto colla cugina
Letizia alla volta di Firenze.—La mamma vuole ad ogni costo che io mi
divaghi alquanto, e debbo compiacerla.
«Ti scriverò da Bologna ove ci fermeremo qualche giorno.—Per ora
addio, amami sempre come ti ama la tua