«Grazie, mille volte grazie, la tua cara lettera fece completa la
mia felicità; io non so dirti quante volte lʼabbia letta e riletta,
ed ancora mentre ti scrivo, tengo spiegato innanzi a me quel piccolo
foglio di carta, che mi fece tanto bene.—Le rugiade della sera, il
sole del mattino non sono sì benefichi al fiore come lo furono per
lʼanima mia le tue dolci espressioni che mi rimasero impresse nella
mente a caratteri indelebili.—Dunque mia cara Laura, tu pensi sempre
al tuo povero Ermanno? tu mi ami sempre come prima, e lascia che
prostrato a te dinnanzi, angelo mio, io te ne renda grazie, lasciami
dire che le tue care parole operarono in me la più santa delle
rigenerazioni.
«Oh! io non so descrivere la mia felicità, ma tu devi comprenderla; fra
i nostri cuori esiste una tal relazione, per cui si svela ogni mistero
dei nostri affetti, direi quasi che tutto ciò che mi hai scritto, io
lʼho già ascoltato altre volte dal tuo labbro. Dove.... quando? Non lo
so.—Forse i nostri pensieri sprigionandosi dallʼangusta cerchia in
cui sono costretti, per librarsi ai voli dellʼinfinito, si incontrano
talora per via, si confondono scambiandosi il loro secreto. Le tue idee
sono allora le mie, ed unificati mercè di questa corrente misteriosa,
ci parliamo spesso quel linguaggio che va diritto al cuore, agitandolo
dolcemente.
«Tutto ciò è follia mʼavveggo, le mie parole sanno di eccessivo
romanticismo, ma io non ho nessuna colpa, o mia Laura, se tutte le
volte che penso a te, mʼinebbria un profumo tale di poesia, che mi trae
fuori della realtà.—Io non ho nessuna colpa, se ovunque nel cielo, nel
lago, nei colli, nei fiori, ed in tutta natura veggo la mia Laura.
«Spesso mʼassale una vaga inquietudine, una stanchezza morale che mi
opprime e sconforta; anche la natura nel suo grandioso assieme, inspira
talora la malinconia più desolante.—Nel contemplare questʼimmenso
tratto di colli, valli, e pianure che si spiegano agli occhi miei,
penso fra me stesso che questo soggiorno può essere un cielo di
delizie per coloro ai quali arride la felicità; alla vista di tanta
maravigliosa creazione assorta nel riposo, vergine da ogni corruttela
del mondo, il cuore si dilata, e pregusta le gioie di una fortunata
calma.
«Io pure cerco dʼinebbriarmi nellʼabbracciare avidamente questo immenso
giardino che perdesi lontanamente in un roseo orizzonte, mi trasporto
col pensiero su pei ciglioni delle Alpi, ed allorchè il giorno sta
sul cadere, allorchè la natura, tutta sʼimbruna dei morenti colori
del tramonto, e la brezza vespertina mi aleggia in viso, fissando
lo sguardo sul tranquillo specchio del lago solcato in lontananza
da una barca che si discerne appena per un punto nero ed una lunga
striscia sullʼonda, mi figuro che quella navicella sia lʼimagine
della speranza.—Costringo lʼocchio a seguirla finchè il punto nero
rimpicciolendosi sempre più perdesi in una vaga sfumatura, e quando
tutto è scomparso, me ne resto immobile, fisso a quella volta.—Le
tenebre della notte, celano il punto delle mie illusioni, e sospirando
ritraggo lo sguardo.
«Tal è la vita mia buona Laura.—Una memoria, una speranza e
un punto.—Jeri nel silenzio della notte allorchè tutto era
tranquillamente sepolto nelle tenebre, mi affacciai alla finestra;
il cielo era bruno e tempestato di stelle, la luna era nel suo primo
quarto, e già tendeva a celarsi, dietro le Alpi. Ecco unʼaltra
immagine della fugacità della vita, pensai fra me, e fissando lo
sguardo su quellʼarco lucente e sottile come lama di pugnale, stetti
contemplandolo finchè lo vidi scomparire, e quando lʼestrema punta fece
capolino dalla vetta del monte, la salutai sospirando!—Non vi rimase
che unʼaureola di luce biancastra, che lentamente andava dileguandosi;
indi a poco, più nulla, oscurità completa....
«La notte regnava tranquilla, il lugubre silenzio, era rotto solamente
dai monotoni strilli delle cicale; queste allegre colline verdi
e fiorite apparivano come unʼammasso di ombre cupe, ed il lago
riflettendo i pochi raggi luminosi sparsi nellʼaria, sembrava simile
a vasta palude, ornata dʼuna corona di tenebre.—Oh quante volte
cercai nello straziante spettacolo della notte per trovarvi il secreto
dellʼesistenza! La natura muore tutti i giorni, lʼestremo saluto del
sole che si spegne, non precede di molto il sorriso del sole che
rinasce, ma lʼuomo non gode di questʼalternativa regolare di luce e
tenebre; pur troppo nella vita, al dolore sussegue spesso lo sconforto,
allo sconforto la desolazione, senza che mai lʼalba di una speranza,
apparisca anco da lontano!.... Ma io vaneggio, e tu mia Laura, puoi con
tutte le ragioni, tacciarmi di oscuro ed ipocondriaco. Tu sei appena
sullʼaurora della vita, ed io crudele cerco di sconfortarti colla
pittura del tramonto.
«Perdonami sai fanciulla mia, perdona a questo povero pazzo che si
trascina per un mare di deliri. È tanto strano ciò che succede in me da
rendermi incerto sulla realtà del mio stato. Parmi di esser felice,
e di non esserlo, nè so spiegare come ciò avvenga; ma già la colpa è
tutta tua se questo cervello si esalta.
«Le ombre della sera che si avanzano, mʼimpediscono di più oltre
estendermi; ho promesso meco stesso di dirti tuttociò che mi passerebbe
per la mente prima che sopraggiungesse la notte, ed ecco adempita la
mia promessa; ci vedo appena, e non mi rimane che il tempo di farti un
saluto.
«Addio, mia Laura, scrivimi presto, dimmi tante cose, ma sopratutto
ripetimi che mi ami. Il pianoforte è a pochi passi da me.... vado a
mandarti un saluto melodico suonando quel _Notturno_ che ti piace tanto
«_Al chiaro di luna_».
«Addio, adorata