18 Agosto

«Grazie, mille volte grazie, la tua cara lettera fece completa la

mia felicità; io non so dirti quante volte lʼabbia letta e riletta,

ed ancora mentre ti scrivo, tengo spiegato innanzi a me quel piccolo

foglio di carta, che mi fece tanto bene.—Le rugiade della sera, il

sole del mattino non sono sì benefichi al fiore come lo furono per

lʼanima mia le tue dolci espressioni che mi rimasero impresse nella

mente a caratteri indelebili.—Dunque mia cara Laura, tu pensi sempre

al tuo povero Ermanno? tu mi ami sempre come prima, e lascia che

prostrato a te dinnanzi, angelo mio, io te ne renda grazie, lasciami

dire che le tue care parole operarono in me la più santa delle

rigenerazioni.

«Oh! io non so descrivere la mia felicità, ma tu devi comprenderla; fra

i nostri cuori esiste una tal relazione, per cui si svela ogni mistero

dei nostri affetti, direi quasi che tutto ciò che mi hai scritto, io

lʼho già ascoltato altre volte dal tuo labbro. Dove.... quando? Non lo

so.—Forse i nostri pensieri sprigionandosi dallʼangusta cerchia in

cui sono costretti, per librarsi ai voli dellʼinfinito, si incontrano

talora per via, si confondono scambiandosi il loro secreto. Le tue idee

sono allora le mie, ed unificati mercè di questa corrente misteriosa,

ci parliamo spesso quel linguaggio che va diritto al cuore, agitandolo

dolcemente.

«Tutto ciò è follia mʼavveggo, le mie parole sanno di eccessivo

romanticismo, ma io non ho nessuna colpa, o mia Laura, se tutte le

volte che penso a te, mʼinebbria un profumo tale di poesia, che mi trae

fuori della realtà.—Io non ho nessuna colpa, se ovunque nel cielo, nel

lago, nei colli, nei fiori, ed in tutta natura veggo la mia Laura.

«Spesso mʼassale una vaga inquietudine, una stanchezza morale che mi

opprime e sconforta; anche la natura nel suo grandioso assieme, inspira

talora la malinconia più desolante.—Nel contemplare questʼimmenso

tratto di colli, valli, e pianure che si spiegano agli occhi miei,

penso fra me stesso che questo soggiorno può essere un cielo di

delizie per coloro ai quali arride la felicità; alla vista di tanta

maravigliosa creazione assorta nel riposo, vergine da ogni corruttela

del mondo, il cuore si dilata, e pregusta le gioie di una fortunata

calma.

«Io pure cerco dʼinebbriarmi nellʼabbracciare avidamente questo immenso

giardino che perdesi lontanamente in un roseo orizzonte, mi trasporto

col pensiero su pei ciglioni delle Alpi, ed allorchè il giorno sta

sul cadere, allorchè la natura, tutta sʼimbruna dei morenti colori

del tramonto, e la brezza vespertina mi aleggia in viso, fissando

lo sguardo sul tranquillo specchio del lago solcato in lontananza

da una barca che si discerne appena per un punto nero ed una lunga

striscia sullʼonda, mi figuro che quella navicella sia lʼimagine

della speranza.—Costringo lʼocchio a seguirla finchè il punto nero

rimpicciolendosi sempre più perdesi in una vaga sfumatura, e quando

tutto è scomparso, me ne resto immobile, fisso a quella volta.—Le

tenebre della notte, celano il punto delle mie illusioni, e sospirando

ritraggo lo sguardo.

«Tal è la vita mia buona Laura.—Una memoria, una speranza e

un punto.—Jeri nel silenzio della notte allorchè tutto era

tranquillamente sepolto nelle tenebre, mi affacciai alla finestra;

il cielo era bruno e tempestato di stelle, la luna era nel suo primo

quarto, e già tendeva a celarsi, dietro le Alpi. Ecco unʼaltra

immagine della fugacità della vita, pensai fra me, e fissando lo

sguardo su quellʼarco lucente e sottile come lama di pugnale, stetti

contemplandolo finchè lo vidi scomparire, e quando lʼestrema punta fece

capolino dalla vetta del monte, la salutai sospirando!—Non vi rimase

che unʼaureola di luce biancastra, che lentamente andava dileguandosi;

indi a poco, più nulla, oscurità completa....

«La notte regnava tranquilla, il lugubre silenzio, era rotto solamente

dai monotoni strilli delle cicale; queste allegre colline verdi

e fiorite apparivano come unʼammasso di ombre cupe, ed il lago

riflettendo i pochi raggi luminosi sparsi nellʼaria, sembrava simile

a vasta palude, ornata dʼuna corona di tenebre.—Oh quante volte

cercai nello straziante spettacolo della notte per trovarvi il secreto

dellʼesistenza! La natura muore tutti i giorni, lʼestremo saluto del

sole che si spegne, non precede di molto il sorriso del sole che

rinasce, ma lʼuomo non gode di questʼalternativa regolare di luce e

tenebre; pur troppo nella vita, al dolore sussegue spesso lo sconforto,

allo sconforto la desolazione, senza che mai lʼalba di una speranza,

apparisca anco da lontano!.... Ma io vaneggio, e tu mia Laura, puoi con

tutte le ragioni, tacciarmi di oscuro ed ipocondriaco. Tu sei appena

sullʼaurora della vita, ed io crudele cerco di sconfortarti colla

pittura del tramonto.

«Perdonami sai fanciulla mia, perdona a questo povero pazzo che si

trascina per un mare di deliri. È tanto strano ciò che succede in me da

rendermi incerto sulla realtà del mio stato. Parmi di esser felice,

e di non esserlo, nè so spiegare come ciò avvenga; ma già la colpa è

tutta tua se questo cervello si esalta.

«Le ombre della sera che si avanzano, mʼimpediscono di più oltre

estendermi; ho promesso meco stesso di dirti tuttociò che mi passerebbe

per la mente prima che sopraggiungesse la notte, ed ecco adempita la

mia promessa; ci vedo appena, e non mi rimane che il tempo di farti un

saluto.

«Addio, mia Laura, scrivimi presto, dimmi tante cose, ma sopratutto

ripetimi che mi ami. Il pianoforte è a pochi passi da me.... vado a

mandarti un saluto melodico suonando quel _Notturno_ che ti piace tanto

«_Al chiaro di luna_».

«Addio, adorata

Un bel sogno · 第 49 / 82 题