«Sono le quattro del mattino.—Il cielo è serenissimo, azzurro
e limpido come immenso oceano, e dalla finestra ove ti scrivo
abbraccio collo sguardo il grandioso panorama di uno dei più ridevoli
paesaggi.—Dallʼalto di questo colle sulla cui vetta sorge la villa
che mi ospita, vedo sotto di me un lago tranquillo che giace fra i
colli verdeggianti, terso e trasparente come puro cristallo, increspato
appena dalla brezza mattutina.—Spingendo più oltre lo sguardo, veggo
spiegarsi una bella corona di graziose colline fresche e ridenti,
popolate di case e paeselli che spiccano come rose sopra un tappeto
verde e cupo. Più in là chiudono lʼorizzonte le cime delle Alpi
illuminate con tinte dʼoro dal nascente sole, e fra quei dirupi io
discerno ancora qualche striscia di neve che perdura ostinata malgrado
i calori della stagione. Al di là del lago sorpassando i colli ed i
monti ritrovo gli estremi lembi del cielo sfumati a mille colori che si
perdono nella nebbia dellʼinfinito.
«Rivolgendo lo sguardo ad occidente, vedo un caos interminato di
pianure e colli che si alternano bizzarramente, confondendosi in
lontananza collʼorizzonte; il sole che sʼinnalza lentamente, spande i
suoi raggi luminosi su quella striscia di terra, che irrorata dalle
rugiade della notte, si presenta come unʼimmenso piano lucente di mille
colori a guisa di un vasto campo di perle.
«Le gemme della natura, sono ben più modeste e più belle di quelle che
sortono lavorate dalle officine; bastano un raggio di sole ed una
goccia dʼacqua per formare i più brillanti rubini.
«Oltre al limite che lʼimperfezione dello sguardo non può varcare,
oltre alle sfumature dellʼorizzonte, havvi una terra benedetta come
questa dal sorriso della natura; dessa è la Brianza, ed io senza
poterla scorgere mi figuro di vederla segnata nei confini del cielo
come un punto quasi impercettibile, mi figuro che appena al di là di
quel velo sottile ed impenetrabile che mi sbarra la via dello sguardo,
debba trovarsi quellʼEden delizioso che non ha nulla da invidiare
a tutto quanto mi sta innanzi.—A quel punto immaginario, sono
costantemente rivolti i miei sguardi, se potessi raggiungerlo lo farei
con tutta lʼanima; ma pur troppo malgrado i miei ardenti desiderii,
quel punto vagheggiato, serba la sua desolante distanza.
«Io non so se tu mia Laura mi abbia già compreso. Non è la Brianza
per sè stessa che mi attiri tanto ardentemente, ma sei tu fanciulla
mia, tu mia Laura che soggiorni in cotesti luoghi; tu che io cerco col
pensiero fra i ridenti colli e le balsamiche aurette.—Ti cerco in quel
punto lontano che brilla come un faro luminoso.... La tratta non è
lunga, io penso che una rondinella, un passero, una mosca potrebbero in
brevʼora trasvolare su quel tratto di spazio che mi allontana da te, e
raggiungerti; ed io che agisco sotto lʼimpulso di unʼintelligenza, io
che ho il coraggio di concepire i più strani desideri, non ho la forza
di conseguirne un solo.
«Egli è ben meschina creatura lʼuomo! Fu detto che volere è potere, ma
se ciò fosse, a questʼora non sarei qui ma in Brianza nel tuo colle,
nel tuo giardino, aʼ tuoi piedi per dirti che ti amo tanto!.... Ma
ohimè pur troppo quellʼardito aforisma chiude nel suo concetto unʼidea
inconseguibile, ed altro non posso che mandarti un saluto da lungi.
«Da quindici giorni, mi trovo qui fra queste allegre collinette con un
cielo calmo e delizioso, unʼaura soave come carezza di piuma; e sento
che il mio spirito abbattuto si rialza, che lʼanima mia penetrata dallo
sconforto, riprende la via di una fede sublime.
«Tutto qui è placido, affettuoso, tutto ha lʼimpronta di un ingenuo
sorriso, tutto sembra armonico, ed il sibilo dellʼaria che striscia
fra i fogliami dei vigneti, racchiude in sè le modulazioni di un
canto pastorale che mi commuove le più recondite fibre del cuore. In
questi pochi giorni ho tanto bene dimenticato il mondo, che mi ricordo
solamente di quelli che amo.
«Io non so dirti, mia Laura, quale soave mestizia trasfonda in me
questo patetico soggiorno, ma egli è certo che qui mi trovo cambiato,
e solo fra il riposo di una sì placida esistenza posso concepire una
felicità possibile allʼuomo che sa contentarsi delle scarse gioie che
presenta la vita.
«Oh quante belle speranze mi si ridestano in seno fra le mollezze di
questa dolce solitudine, quanti bei sogni!.... Ma non senza dolore mi
accorgo che anchʼessi sono baleni di luce artificiale che spariranno
colla mia partenza da questi luoghi.—Ho lavorato molto, ma più di
tutto ho pensato a te mia bella Laura, alle gioie del nostro amore,
e stamane non seppi resistere al desiderio di mandarti un saluto
dallʼalto di questi colli.
«Addio dunque, fanciulla mia, in queste parole si comprendono
unʼinfinità di dolcezze che io stesso non so dirti. Addio, possa
questo mio saluto trascorrendo il tratto di cielo che mi separa da te,
giungerti nellʼistante del tuo risveglio, sicchè il primo pensiero ed
il primo sospiro che ti partono dal cuore siano per il tuo