«Amico mio.—Mio caro Ermanno! e non sarà mai che io veda distolta
dallʼanima tua quella tristezza crudele che avvizzisce le gioie del
nostro amore? Il cielo sì prodigo a me di conforti, ti è tanto avaro
da non concederti mai unʼistante di calma.... non è dunque vero che
unʼaffetto profondo abbellisce lʼesistenza anche allora che si è
lungi da chi si ama, se tu soffri cotanto lontano da me?.... La tua
lettera fu uno strazio per il mio cuore, e su quelle pagine improntate
dʼamarezza, ho versate molte lagrime.—Oh! quante volte lʼho letta e
riletta; fermandomi sopra ogni frase, studiandone ogni accento, cercava
di trasfondere nellʼanima mia un riflesso delle tue pene; con ciò mi
pareva di alleviare il tuo travaglio.
«Perchè mai, mio buon Ermanno, non puoi tu essere felice quanto io la
sono. La certezza, del tuo amore paralizza in me ogni altro pensiero,
e non vivo, non respiro che della tua memoria. Guardo ed accarezzo con
estrema compiacenza tutto ciò che hai tocco colle tue mani, nella mia
stanza serbo gelosamente il tuo bastoncino di giunco che nascosi a tua
insaputa; tutto mi parla di te, e sembrami talora di vederti là sulla
poltrona ove eri solito a sedere mentre io in piedi a te dʼaccanto, ti
contemplava collo sguardo, ed ammirava col cuore....
«Là tu mi sorridevi stendendomi la mano che io premeva fra le mie senza
trovare una parola che ti dicesse tutta la mia gioia, tutto lʼamor
mio.—Oh! pensa Ermanno, pensa come me a quegli istanti passati così
rapidamente, e dimmi se non ti senti nellʼanima un sussulto di felicità
pari alla mia.
«Non dubitare di me, mio caro, non reputarmi tanto leggera da credere
che al primo volger di vento io possa menomamente obliarti. Chi
ti conosce come io ti conosco, non potrà a meno di amarti, e per
sempre.—Feci più volte lʼesame della mia coscienza, ed alla notte
quando lʼimmagine di te viene a carezzarmi la mente, penso aʼ tuoi
dubbi sulla mia costanza, e ponendomi la mano sul cuore come per
interrogarlo sulla durata del mio affetto, egli mi risponde palpitando:
Sempre. Sì mio amato, sempre, nè accadrà mai che per un solo istante io
possa dimenticare che tu sei per me la persona più cara di questo mondo.
«Ed è vero che vi siano donne capaci di mutar sentimenti ad ogni
tratto?.... Non lo credere, è una calunnia: le donne che tradiscono
la fede non possono amare.—Io guardo il cielo, il sole, le stelle, e
dovunque incontro il tuo mesto sorriso; ogni alitar del vento, ogni
folata dellʼaria, mi porta allʼorecchio il tuo nome.
«Talora passeggiando in giardino, vedo un fiore che si dondola
leggermente agitato dallo zeffiro; lo guardo, lo fisso, e sembra chʼei
mʼinviti a coglierlo dicendomi: vieni Laura, vieni a recidermi per lui,
ed allora corro, schianto il fiore, e lo bacio.—Tuttociò che faccio
e dico, parmi che sia a te diretto; alla sera prima di mettermi al
riposo, mi aggiusto i capelli senza saperne il perchè, mi alzo alla
mattina ed indosso quella veste bianca che ti piace tanto.
«Non sai tu che facesti di me una gran vanerella? Figurati che tormento
di continuo lo specchio per vedere se sono tale da poter realmente
piacerti; non sempre rimango contenta dellʼesame, e vorrei persuadermi
dʼesser proprio tale da farmi amare sempre più dal mio adorato Ermanno.
«Come ci trasforma lʼamore! Non mi riconosco più, e parmi di mutar
carattere ogni giorno. Se tu sapessi quanto buona sono diventata da
che ti amo! Le cose più piccole mʼinteressano vivamente, e talora sono
trascinata a certe idee, che sembrano follie.—Ieri per esempio, mentre
metteva il solito zuccaro nella gabbiuola del mio cardellino, mi venne
un triste pensiero che quasi quasi mi forzava al pianto.
«Ho pensato fra me che quella povera bestiolina tenuta prigioniera
poteva avere la sua famiglia altrove, e che in cuor suo dovesse
dolersi amaramente di me che lo privai della libertà per mio diletto.
Pensai che quella povera creaturina dovesse soffrire e piangere perchè
separato e lontano daʼ suoi piccini, e mi pareva che fissando in me i
suoi occhietti mi dicesse: Madamigella, mi lasci in libertà, mi lasci
volare al mio nido; ho dei piccini da nutrire, una compagna fedele che
mi aspetta, che mi ama e piange la mia perdita....
«Mi venne voglia di fare la sua felicità, parevami che tu fossi
dietro di me a mormorarmi: lascialo fuggire, lascia che scorrendo le
libere aure del cielo ei possa raggiungere colei che lo attende tanto
ansiosamente.... lascialo per amor nostro!—Aprii la gabbia e mi
staccai dʼun passo per osservare.
«Il cardellino sulle prime non si accorse di aver la prigione aperta;
quando se ne avvide, discese con tanta precauzione, lento lento come se
fosse colto dallo stupore.... salì sullo sportellino, guardò parecchie
volte allʼintorno come se cercasse di persuadersi della realtà;
volgendo la sua graziosa testolina verso di me stette a fissarmi
alquanto, mandò un leggiero gorgheggio, battè le ali, e via di volo nel
libero cielo.
«In un baleno egli scomparve dagli occhi miei, ma io stetti lungamente
rivolta a quella parte donde era sparito, e quando rinvenni in me, mi
accorsi di avere gli occhi umidi di pianto.—Or non è più quella cara
bestiolina che mi rallegrava coʼ suoi melodiosi gorgheggi, non sarà più
necessario che io sciolga fra le erbe del mio giardino quei fuscellini
a lui sì graditi; il piccolo prigioniero non è più, partì salutandomi e
dimenticando persino lo zuccaro di cui era sì ghiotto.
«Non ho agito bene, mio Ermanno? Perchè fare lʼinfelicità di cotesti
esseri per soddisfare un semplice capriccio? io vorrei poter beneficare
tutto il mondo, e ciò perchè ti amo tanto, e penso che tutto quello che
faccio possa meritarmi sempre più il tuo affetto.
«Ho tanti saluti da porgerti per la signora Salviani. Ieri fummo a
trovarla, ed in confidenza, se io non fossi più che certa dellʼamor
tuo diverrei gelosa per gli elogi che essa ti fece.—Ricordati che
ti aspettiamo in campagna, verrai bene a passare qualche giorno alla
mia villa? La mamma incaricò il signor Paolo di rinnovartene invito,
e conta su te. Partiremo alla fine del mese, vale a dire fra qualche
giorno.
«Non vedo lʼora di abbandonare questa nojosa Milano per recarmi in
campagna. Sono certa che colà passerò vita felice, perchè fra quella
solitudine beata, mi sarà dato di pensare sempre a te, mio caro Ermanno.
«Scrivimi subito per dirmi quando verrai a trovarmi; noi ci fermeremo
sin verso la fine di ottobre. Anche il signor Paolo sarà dei nostri;
che bravo giovinotto! io lo amo come un fratello, è tanto compiacente,
tanto caro! Figurati che viene quasi tutti i giorni a trovarci. Il mio
ritratto è finito, per quello di papà abbiamo deciso di aspettare.—Io
so che il signor Paolo, farà due copie del mio; una per te. Egli me lo
ha detto, egli che con una delicatezza veramente squisita, mi parla
sempre di cose che mi danno gran piacere.
«Quando mi ricordo del giorno della tua partenza, mi viene ancora un
sospiro.—Figurati che in tutta la notte precedente non mi fu dato di
dormire unʼora. Parevami ad ogni tratto che spuntasse lʼalba, e per
accertarmene scendeva dal letto onde scrutare il cielo, ma desso era
ancora coperto di stelle.—Lʼultima volta che mi destai, la mia camera
era tutta inondata della luce del mattino; temetti che fosse tardi, e
mi vestii in fretta per venirti a dare lʼultimo saluto.
«Credo al tuo dolore nellʼabbandonarmi, perchè il mio era pur grande;
e non vʼha parola che possa dirti tutto quello che mi veniva alla
mente.—Oh quanto ho desiderato di stringerti la mano! Potendolo
avrei avuto il coraggio di scendere nella via, giacchè non sapeva più
reggere allʼaffanno; in quel momento dolce e terribile sentii quanto
grande fosse lʼamor mio, e se tu mi avessi letto in cuore, mai più ti
verrebbe il minimo dubbio sulla mia costanza.—Nellʼatto che tu salisti
in carrozza, poco mancò che non mi sfogassi in dirotto pianto, ma mi
feci forza, e cercai un sorriso per rivolgere a te mio povero amico;
un falso sorriso che ti consolasse alquanto. Partisti, la carrozza
si allontanò rapidamente, ed il fragore delle ruote mi piombò amaro
nellʼanima. Un minuto dopo tu non eri più in vista, ed angosciata,
oppressa, mi ritirai nella mia camera per lasciar libero sfogo al
pianto che mi soffocava.
«Oh! Ermanno, cattivo amico; dopo tutto ciò, potrai ancora dubitare di
me, potrai tu credere che io debba dimenticare quel dolore che nella
stessa sua intensità serbava alcunchè di soave al punto, che desidero
talvolta di piangere come allora? Non ci voleva meno di una tua lettera
per calmarmi, e Dio sa quanto ansiosamente lʼattendeva; ti seguii col
pensiero durante il viaggio, ti accompagnai a casa tua ove credetti
che appena giunto tu mi avresti subito scritto. Ma non fu così, perchè
il domani tanto desiderato mi portò nessuna novella. Nelle ore che
per solito mi giungono le lettere, io era tutta sconvolta, ed appena
sentiva suonare alla porta, correva io stessa ad aprire... ma nulla,
nulla affatto!—Quando mi pervenne finalmente la tua carissima lettera,
poco mancò che non venissi meno per la gioia.
«Perchè non sei tu qui, mio Ermanno per comprendere ciò che non so
dirti con parole!.... Perchè non sei qui vicino a me a vedere le mie
lagrime che sono emanazioni di pensieri che non posso esprimere, ma
che sento nascere dal cuore ed attraversarmi la mente come lampi di
fuoco.—Ah! è vero pur troppo che io sono una bambina, se non so
tradurre su questa carta una sola di quelle emozioni che si agitano
nellʼanima mia per farti credere che per tutta la vita io non potrò mai
altro che amarti, e sempre amarti.
«Che io non le senta più quelle tue parole di desolazione che mi
straziano; se tu sapessi quanto male esse mi fanno, ne saresti assai
più avaro.—Deh! fa che non sia troppo lontano il giorno in cui noi
ci rivedremo: ricordati che la tua Laura ti aspetta ansiosamente per
piangere sul tuo seno e dirti con quelle lagrime tutto lʼamore che ti
porta.
«Vieni, vieni presto