«Se la mia penna fosse abile quanto la tua, se io sapessi dirti in
parole tutto ciò che mi destò nellʼanimo la tua lettera, ne avresti
una di quelle epistole formidabili al cui confronto le prediche del
reverendissimo Fra Paolo Segneri starebbero come Giotto a Raffaello;
ma siccome, veh! come sei fortunato, per scrivere qualche pagina di
roba, ho duopo di spremere e torturare il mio povero ingegno, evito un
prolegomeno troppo fastidioso, e passo subito in materia.
«Da quanto ho potuto finora osservare nel poco tempo che mi trascino in
questa _Valle di lacrime_ che si chiama mondo, parmi di aver scoperto
le tracce di un fenomeno psicologico molto curioso. Vi sono di quei
cotali a cui un filo dʼerba sembra una trave, e scambiano un mucchio
di terra per una montagna; fanatici, provani, che vedono nero in pieno
sole, intolleranti ad ogni dolore, impazienti ad ogni fastidio, e
debolissimi di spirito, si adombrano per nonnulla, si esaltano per
unʼinezia; e creano nei voli lirici della loro fantasia tutta quella
congerie di spettri che turbano i sonni, e scoprono precipizi fra i
ciottoli delle vie.
«Si direbbe che costoro guatano il mondo traverso ad una lente che
ingrandisce a dismisura le cose più piccole; e non mi stupirei per
niente se scambiassero la marmitta che scalda al fuoco per Sodoma e
Gomorra divorate dalle fiamme. Non vʼha pena per quanto lieve che essi
non la caratterizzino fra le orribili, e per la puntura dʼuna zanzára,
sarebbero capaci di rinnovare le lamentazioni del fatidico Geremia.
«Uno sprizzo di sangue è per essi un torrente senza fine, lʼincostanza
di una pettegola, unʼinfamia, unʼabbominio; il sorriso di una donna un
raggio di sole, e Dio sa se un giorno o lʼaltro non mi diranno che le
lucciole sono aquile di Giove colle loro saette.
«Oh! anime disgraziate, toglietevi gli occhiali che vʼingannano la
vista, se non volete che si dica di voi come del bue che si aggioga
facilmente per ciò solo che vede grosso. Toglietevi gli occhiali, e
guardate moʼ se il mondo è tanto brutto quanto ve lo pinge la vostra
malata immaginazione. Risparmierete così la fatica di un compianto
inutile sui destini dellʼuomo nato per tuttʼaltro che per crucciarsi di
tutte le inezie che gli traversano la via!
«Tu mio buon Ermanno hai la disgrazia di appartenere a quella schiera
di predestinati; tu pure negli slanci dʼun febbrile esaltamento
studiando la vita traverso a quella malaugurata lente, trovi che tutte
le sciagure, tutti glʼinfortuni sono a te solo riserbati, e spingi
lʼerrore al punto da invidiare financo quei tapinelli a cui natura più
benigna alquanto concesse un bricciolo di senno per distinguere il
reale dallʼimmaginario.
«Se la ragione si potesse trangugiare come un farmaco dello speziale,
te ne consiglierei lʼuso di buona dose; ma pur troppo non avviene dello
spirito come del corpo che si può curare colle risorse della medicina!
Però lascia che te lʼ dica questa tua smania di esagerare trasmoda in
eccessiva. Mio Dio, io non so vedere tutto il male che tu scorgi in
questo amore, e se tutti dovessero crucciarsi tanto per simili cose, il
mondo risuonerebbe ovunque di _lamenti, pianti_ ed _alti lai_; e perchè
poi?.... In fondo a tutte queste peripezie, non vi si trova altro che
la cenere di un poʼ di paglia bruciata rapidamente.
«Bada che ti parlo da vero amico, perchè mʼinteresso vivamente delle
cose tue: sii più ragionevole, e non pensar troppo profondamente su ciò
che potrà accadere; sii filosofo, e prendi il bene ove lo trovi, senza
curarti dʼaltro.—Hai per le mani un romanzetto patetico, interessante,
e tu sciagurato già ne predici una spaventevole catastrofe.—A tuo
modo mio caro distruggi tutto il prestigio di questo dolce idillio del
tuo cuore; già si sa, tutto finisce al mondo, ma se lʼuomo dovesse
affliggersi pensando che dopo pranzato perderà lʼappetito, che dopo
dormito non avrà più sonno, la sarebbe ben grossa: tal succede di te,
non hai ancora colta la rosa, e già pensi che domani sarà appassita; ma
allora mio caro rifletti che tu pure un giorno o lʼaltro morrai, e così
sarà finita.
«In quanto poi alle tue idee sulla mia felicità, lascia che io ti
disinganni alquanto, ed a quel che sembra tu guardi colla stessa lente
tanto il bene quanto il male; non mi stupisco dunque se tu trovi in me
alcunchè da muoverti invidia; accade di noi che ci crucciamo poco dei
nostri affari come degli infermieri i quali a motivo della loro salute
sono costretti al penoso incarico di vigilare sugli ammalati.
«Conti tu per nulla il servizio di _moccolino_ che vado facendo da
qualche giorno a questa parte? Se tu mi vedessi in certe occasioni non
sono più riconoscibile.—Laura sempre desolata per la tua partenza mi
mette a parte di tutte le sue pene, mi confida tutti i suoi dolori, ed
io la consolo per quanto posso offrendomi per avallo e garanzia sul
conto tuo.—Il da fare che ebbi nei giorni passati mi merita un diploma
di Confratello della benemerita Compagnia di Misericordia, e per quanto
tu faccia, non potrai restituirmi tutta quella riconoscenza che ho
diritto di pretendere per servigi prestati.
«Oltre a ciò aggiungi le piaghe tue che io debbo medicare con
cataplasmi e cerotti, e Dio sa con qual frutto! rispondere alle tue
lettere che mettono i brividi al solo leggerle, e curare certe malattie
di cuore, che non entrano per nulla nel mio comprendonio.—Dà retta a
me, e sii più assennato nel giudicar le cose; tutti, qual più, qual
meno abbiamo i nostri piccoli fastidii, e bisogna saper tollerare
alquanto.
«Io spero che attorno a questa buona lavata di testa, non avrò sciupato
ranno e sapone, e che saprai compatire se la mia amicizia, trasmoda
forse in rigore; ma voi altri poeti siete come i cavalli capricciosi;
più si rallenta loro il morso, e più essi si danno a precipitosa corsa,
mentre basterebbe una buona stretta ai fianchi per calmarli.—Se io ti
lasciassi sempre dire a tuo modo, proseguendo in questa via esaltata,
finiresti poi per crederti davvero un gran martire, ed allora daresti
nelle smanie prorompendo in parolone contro la vita, le sue lusinghe,
ed i suoi disinganni; come quei tali che si vedono tuttodì passeggiare
per le vie con tanto dʼocchialetto e di cravatta, allegri, vivaci che
è un piacere il vederli, che hanno poi il coraggio scrivendo ad una
qualche signora del bon ton di parlar di torture, di morte; e taluni
anzi spingono la cosa al punto da paragonar la loro vita alla passione
del Nazareno, e la via dal caffè al teatro allo scosceso calle del
Golgota.
«Di tali esaltazioni sono pieni i romanzi, ma pur troppo nella
vita reale il tedio dei bisogni materiali scema per gran parte il
volo della fantasia, e ne rallenta il corso; ed io compiango di
tutto cuore quegli sventurati che colpiti da una specie di mania si
abbandonano preda delle idee formando di esse la parte essenziale
dellʼesistenza.—Accusami pure, se il credi, di materialismo e
pessimismo; ma che vuoi? la Teoria delle Anime, non entra nelle mie
competenze.
«Nel mondo fisico vi sono troppe realtà, nel morale troppe illusioni,
perchè io debba esitare nella scelta; ed è perciò che una donna, non
sarà mai altro per me che una donna, e non mi viene certamente il
ticchio di concentrarvi in essa tutte le mie aspirazioni.
«È però ben strana la potenza di questo vostro cuore, o visionarii,
che sʼimmischia in tutte le cose vostre; per me ti assicuro che il mio
anche funzionando regolarmente, se ne sta ozioso e polveroso in un
angolo dello stomaco, e davvero non ho nessun lagno da fare sul suo
conto. Il tuo invece mio caro Ermanno, è un repubblicano _sfegatato_,
non quieta mai, e ad ogni momento ti scivola sulle labbra. Il cuore
e la ragione formano in te due partiti ribelli come i Guelfi e
Ghibellini, e finchè non verranno fra loro dʼaccordo, prevedo che il
regno del tuo spirito, non avrà mai pace.—Impegnati per quanto puoi
in queste trattative di riconciliazione, del resto a te toccherà la
peggio. Lʼodio delle fazioni, è la rovina di un paese; procura dunque
di porre sulla buona via il cuore e la ragione, ed allora soltanto
sarai tranquillo.
«In altri tempi, forse, erano dʼuso certe abitudini poco lodevoli.
Nella dubbiezza delle intelligenze non del tutto incivilite, accadeva
talvolta che fra le moltitudini, qualcuno emergesse per una stranezza
sua particolare; la storia ci tramanda i nomi di una quantità di
donne, che dedite al culto dʼamore, fecero ad esso i più grandi
sacrifizii.—Era consuetudine nei paladini del Medio Evo, il farsi
ammazzare per gli occhi della loro bella; ma per buona sorte ai
tempi che corrono, si ha ben altro a pensare. Il progresso colle
sue emanazioni invade la mente degli uomini preoccupandoli di mille
e mille cose, per cui ben poco tempo si avanza da sciupare dietro
al carro di Cupido; e tu potresti percorrere in lungo e in largo
tutta la superficie del globo, senza trovarvi più nè una Penelope,
nè una Lucrezia, nè una Didone, nè una Saffo.—Il salto di Leucade,
ora lo fanno i banchieri falliti, e gli inglesi affetti di _spléen_
acutissimo.—Persuaditi infine, che Werter e Jacopo Ortis altro non
sono che caricature sbagliate di unʼalienazione mentale.
«Se tu fossi con me qui a Milano in questa graziosa città emancipata
da ogni pregiudizio, vorrei in breve convertirti e rimetterti a dovere
quella parte di cervello che ti scappò fuor deʼ gangheri.
«Ma tu sei lungi, ed altro non mi è dato che sovvenirti di buoni
consigli, i quali se a nulla ti giovano, tolgono per altro a me ogni
rimorso inquantochè in questi momenti, ebbi il coraggio di dirti la
verità schietta e netta.
«Ho finito quasi il ritratto di Laura, e presto te ne manderò
copia.—Sentii con vera soddisfazione lʼincarico che avesti per un
lavoro di tutto impegno; spero che nelle ore di tue occupazioni tu
potrai ritornar padrone assoluto della tua mente. Lʼarte è una grande
egoista, e confido che essa potrà, se non guarire, almeno modificare la
tua infiammazione di sentimentalismo.
«Te ne faccio augurio di tutto cuore.