14 novembre 1882.

Tardi vi giungono i miei ringraziamenti caldi e sinceri del

cortesissimo dono delle vostre _Odi_. Ma volli leggerle prima

e altamente ammirarle. Sono dette barbare per vera ed aperta

antifrasi, perchè nessuna cosa più classica venne prodotta nel

nostro tempo. E quale arte, uso e maniera latina può in Italia

avere del barbaro? Felicissimo voi che sapete arricchire la lingua

volgare di mille bellissime forme dell’idioma del Lazio, tanto che

la figliuola sembra tramutata affatto nella sua madre; nè so quale

altra favella neo-latina avrebbe potuto vincere la prova.

Il Tolomei nel cinquecento e la sua dotta Accademia entrati nella

medesima impresa vostra, caddero sotto la soma sproporzionata alle

loro spalle. Oggi, invece, l’Italia intera vi applaude e gode e

si compiace del notevole incremento che avete recato alle nostre

lettere. La qual differenza fra i due tentativi mi torna facile

a spiegare, visto che allora vi si arrischiarono grammatici e

retori dove occorreva un poeta vero ed ardito quale voi siete. Ed

uno dei mirabili effetti che ne sono provenuti sembrami quello di

avere ringiovanito innumerevoli forme ed immagini che diventavano

stracche e tediose ne’ nostri verseggiatori.

Una sola cura vorrei che pigliaste in qualche nuova edizione delle

_Odi_, e cioè che accennaste con quali norme e con che sentimento

avete condotto la nuovissima prosodia, e sotto quale legge piacevi

di ordinare i nostri dattili e i nostri spondei contemperati agli

accenti ed al numero delle sillabe. Certo l’analogia col latino non

basta e convien supplire con qualche ragion fonetica accettabile a

tutti e la quale divenga patrimonio comune e fermo della nazione.

Da capo vi ringrazio del prezioso dono e mi sento superbo d’essere

stato fra i primi a indovinare il genio profondo ed originale

sortitovi da natura.

Memorie della vita di Giosue Carducci (1835-1907) · 第 75 / 98 题