Mio caro Signore,
Torino, li 18 agosto 1860.
Il Prati, per ragioni al tutto speciali, rinunzia la cattedra
di eloquenza italiana nella Università di Bologna. Io mi terrei
fortunato ed anche un poco superbo se Ella, caro signore, mi
concedesse di nominarla a quel posto. Bologna, certo, non è
Firenze, ma è grande città che portò molto meritamente il titolo
di dotta; e il popolo suo, affabile e cordialissimo, a Lei, ne sia
sicuro, farebbe festa più assai che al Prati. Oltre l’emolumento
di 3000 franchi, avrebbe in corto tempo altri 1000 come dottore di
collegio; e ivi promulgata la legge sarda, Ella parteciperebbe alle
iscrizioni e alle propine. Da ultimo, Le prometto che cessata la
mezza autonomia toscana e cambiata in un largo sistema di libertà
per tutti comune, se la Università di Firenze verrà dichiarata
governativa, mi darò cura di restituirla alla sua diletta città. Mi
dica dunque un bel sì, e mi scusi del ricusare che fo di scrivere
al Ricasoli per la cattedra di un liceo fiorentino.