TERENZIO MAMIANI.

Illustre e venerato Signore,

Pistoia, 21 marzo 1860.

Mal potrei significarle a parole gli affetti che in me suscitò

l’ultima lettera di che Ella volle onorarmi: tengo miglior partito

il tacere, sicuro che lo spirito gentile di Terenzio Mamiani,

che di tanta generosità è capace, intenda meglio che qualunque

profusione di parole, il mio silenzio.

Maturata la generosa proposizione dell’E. V., credo che a me, il

quale devo provvedere al sostentamento d’una famiglia, non sarebbe

per gl’interessi domestici utilissimo il trasferirmi in Piemonte

o in Lombardia, dov’è più caro il vivere che non nella nostra

Toscana: tanto più che l’officio affidatomi dal Governo provinciale

è, secondo l’ultima legge, remunerato di tale stipendio che può

bastare a chi si contenti del poco. Ma quando l’E. V. mi reputi

idoneo a professare eloquenza o letteratura italiana in alcuna

Università del Regno, e le si offra il destro di collocarmivi;

io son disposto di accettare, sia nelle vecchie o nelle nuove

provincie, con tutta la volontà e con gratitudine eterna, tanto

di me proprio quanto della mia famiglia, verso l’uomo illustre che

oramai riguardo come mio benefattore.

Accetti, illustre signor conte, i miei vivissimi ringraziamenti a’

suoi saggi consigli, de’ quali faccio tesoro, e l’espressione della

mia venerazione e, se me lo permette, dell’amor mio: e dove, così

piccolo come sono, potessi servirla, mi tenga per cosa tutta sua.

Memorie della vita di Giosue Carducci (1835-1907) · 第 69 / 98 题