Nessun fastidio. Ma tutto ciò che ha avuto un principio deve

Note: Images of the original pages are available through

Internet Archive. See

http://archive.org/details/teatrobra07bracuoft

ROBERTO BRACCO

TEATRO

VOLUME SETTIMO

I FANTASMI -- NELLINA

REMO SANDRON -- Editore

Libraio della Real Casa

MILANO-PALERMO-NAPOLI

Copyright by Roberto Bracco and Miss Dircé St. Cyr

in the United States of America.

PROPRIETÀ LETTERARIA

_I diritti di riproduzione e di traduzione sono riservati per tutti i

paesi, non escluso il Regno di Svezia e quello di Norvegia._

È assolutamente proibito di rappresentare queste produzioni senza il

consenso scritto dell'Autore (_Art 14 del Testo Unico 17 Settembre

1882_).

OFF. TIP. Sandron -- 447 -- I -- 290610.

NELLINA

_Dramma in tre atti_

rappresentato per la prima volta al teatro _Manzoni_ di Milano, dalla

Compagnia di TERESA MARIANI, nel Carnevale del 1908.

PERSONAGGI:

CESARE D'ARCONTE

GIACOMO, suo figlio

GIGETTA

NELLINA

DON CANDIDO

SOFIA

ESTER

ZIA FANNY

DUE SERVI

EPOCA ATTUALE.

ATTO PRIMO.

_Un salotto molto signorile. Una porta nella parete di fondo. Due porte

laterali. Quella a destra è la comune. Tra la mobilia -- di una eleganza

severa -- c'è un tavolino, verso il lato sinistro, e c'è un basso divano,

addossato alla parete di fondo, tra l'uscio e l'angolo a destra._[1]

[1] _Destra e sinistra_, nelle indicazioni delle porte e delle

pareti, s'intende per _destra e sinistra_ dello spettatore.]

SCENA I.

CESARE, _il_ SERVO, _poi_ DON CANDIDO.

CESARE

_(è un uomo sulla cinquantina, alquanto emaciato. Il suo sguardo è

scialbo, spesso smarrito nel vuoto. I suoi occhi sono cerchiati di

livido. Il volto è pallido, ma gli zigomi sono come macchiati di rosso.

Egli ha un portamento da gran signore e veste con sobrietà e

raffinatezza. -- È sdraiato su una poltrona, accanto al tavolino, con le

gambe a cavalcioni, dondolando un piede. Cava da una saccoccia un

massiccio portasigari di argento, piglia un grosso avana e l'accende.)_

_(Dal fondo, entra il SERVO, recando un piccolo vassoio con una tazza,

con la zuccheriera e con una caffettierina. Tutto è squisitamente

elegante.)_

CESARE

I liquori. _(Si versa egli stesso il caffè.)_

IL SERVO

_(lascia il vassoio sul tavolino, esce dal fondo, e, alla svelta,

ritorna, recando, in un altro vassoio, il servizio dei liquori:

bottiglie, bicchieri e bicchierini.)_

CESARE

_(sorseggiando il caffè)_ Un _Cognac_.

IL SERVO

_(versa il Cognac.)_

CESARE

Avete portato il caffè alla signorina?

IL SERVO

_(ha l'aria di non capire.)_

CESARE

Alla signorina Nellina.... Fate lo gnorri?

IL SERVO

Ah, alla signorina... Nellina....

CESARE

Ci sono forse altre signorine, in casa?

IL SERVO

Non ho portato il caffè alla signorina Nellina, perchè, di solito, dopo

la colazione, lei va a prenderselo da sè, in cucina.

CESARE

Da oggi innanzi, penserete di servirlo a lei come lo servite a me e a

mio figlio.

IL SERVO

Certamente. _(Esce.)_

CESARE

_(un po' pensoso, ma non inquieto, manda in su grosse boccate di fumo.

Poi, beve d'un fiato il Cognac.)_

_(Entra DON CANDIDO dalla porta a destra.)_

DON CANDIDO

_(età ambigua, viso spelato, faccia di prete spretato: un aspetto di

persona molto zelante e untuosa. È vestito di scuro, con una redingote

troppo lunga, alquanto frusta, ma ben pulita. Ha in mano un piccolo

ramoscello di ulivo.)_ Riverisco, signor Cesare.

CESARE

Oh, vi si vede?

DON CANDIDO

Un po' tardi?

CESARE

Crederei.

DON CANDIDO

È domenica delle palme, signor Cesare: ho dovuto....

CESARE

Prendere parte alla messa cantata?

DON CANDIDO

Questo no. Ma sono giornate in cui, diciamo così, non ci si sbriga

sùbito, in chiesa. _(Porgendo il ramoscello di ulivo)_ Posso

offrirvi?...

CESARE

Grazie, non ne prendo. Mettetevi il ramoscello di ulivo... dove meglio

vi piace, e sedete, perchè dobbiamo parlare.

DON CANDIDO

_(infila il ramoscello fra lo sparato della camicia e il panciotto, con

le punte di fuori, le quali gli sfiorano quasi il mento, e siede di

fronte a Cesare, in atto di obbediente attesa.)_

CESARE

Oggi, caro don Candido, la vostra funzione di mio amministratore e

segretario assume una importanza speciale.

DON CANDIDO

Ne ho piacere.

CESARE

Faremo una liquidazione.

DON CANDIDO

Ne ho dispiacere.

CESARE

Se non sapete di che si tratta....

DON CANDIDO

Una liquidazione è quasi sempre determinata, diciamo così, da un

fallimento.

CESARE

Io non sono fallito: voglio soltanto ritirarmi dagli affari.

DON CANDIDO

Mi permetterei domandarvi quand'è che avete avuto degli affari.

CESARE

Mio Dio, ho avuto... delle donne.

DON CANDIDO

Le chiamate _affari_?

CESARE

Affari di cuore.

DON CANDIDO

Di cuore?! _(Ride un po' di un piccolo riso falsamente stupido.)_

CESARE

La vostra incredulità è semplicemente bestiale. Io le ho sempre amate

molto le donne.

DON CANDIDO

Benissimo.

CESARE

Ma già, che potete capire, voi? Io ho amato ogni donna con la quale ho

avuto qualche... dimestichezza, e ho cercato di avere qualche

dimestichezza... con ogni donna che ho amata. Questo è tutto.

DON CANDIDO

_(risolino)_ Eh eh!...

CESARE

La varietà non esclude la intensità. Raramente, mio caro Don Candido,

l'amore -- che è poi una tirannica necessità di godimento complesso --

raggiunge in altri uomini quel grado di spasimo e di frenesia che

raggiunge in me.

DON CANDIDO

E vi ritirate dagli _affari_?

CESARE

_(correggendosi)_ Non pigliate alla lettera le parole che ora mi sono

uscite di bocca. Mi riferivo al passato. Mi riferivo a ciò che è

accaduto in me sino a quando... ho sentita... la possibilità....

DON CANDIDO

Diciamo così, della dimestichezza.

CESARE

Diciamo come volete.

DON CANDIDO

Diciamo come vogliamo, ma io, alla faccenda del ritiro, non ci credo.

_(Fregandosi le mani)_ Non ci credo, non ci credo!

CESARE

Be', perchè non ci credete?

DON CANDIDO

_(risolino)_ Eh eh!... Quel che si vede, si vede.

CESARE

Ma che cosa credete di vedere, voi? Sentiamo.

DON CANDIDO

Credo di vedere... che... se si ha sotto mano un bocciuolo di rosa come

quella piccina, che, per fare una buona azione, vi siete cresciuta in

casa,... non è molto facile... ritirarsi dagli affari.

CESARE

_(lasciando trasparire la sua compiacenza)_ Sicchè,... non vi sembra

sgradevole la «piccina»?

DON CANDIDO

_(con un lampo di cupidigia)_ Tutt'altro! _(Poi, rivolgendo

immediatamente gli occhi al cielo)_ Sarebbe ingiusto disconoscere che la

Provvidenza non le è stata avara.

CESARE

_(con umoristica severità)_ Don Candido!

DON CANDIDO

Che è?

CESARE

Voi avete fatti gli occhi lucidi!

DON CANDIDO

Io ho fatto gli occhi lucidi?... Non me ne sono accorto.

CESARE

Me ne sono accorto io.

DON CANDIDO

Sarà stata la espressione spontanea del mio animo di buon credente al

pensiero di quella cosa divina che si chiama la Provvidenza. _(Con le

braccia in atto ascetico e gli sguardi rivolti di nuovo al cielo)_ Voi

lo sapete che io sono un....

CESARE

Un orangutango.

DON CANDIDO

Un orangutango?!

CESARE

Precisamente! Sotto la veste del santone, in voi si nasconde il bruto,

signor mio!

DON CANDIDO

Si nasconde il bruto _in me_?!

CESARE

O che vorreste dire che si nasconde in me?

DON CANDIDO

Non oserei.

CESARE

Perchè non lo pensate.

DON CANDIDO

Perchè non lo penso.

CESARE

Ecco. _(Pausa.)_ _(Un po' turbato e nervoso)_ Volete un _Cognac_?

DON CANDIDO

Io no: mai!

CESARE

Un _Whisky_?

DON CANDIDO

Niente, niente.

CESARE

Io, sì. _(Versa in un gran bicchiere il Whisky e l'acqua di soda.)_

DON CANDIDO

In verità, almeno di mattina, dovreste astenervene anche voi. Questi

liquori vi bruciano.

CESARE

Visto che mi piacciono, lasciate che mi brucino. _(Beve avidamente mezzo

bicchiere di Whisky. -- Dal portasigari, cava un altro avana e lo

accende. Poi, con un lievissimo tremito nella voce:)_ Dunque... dove

eravamo rimasti?

DON CANDIDO

Al bruto.

CESARE

Sicuro: al bruto. _(Pausa. -- La sua fisonomia muta, atteggiandosi a una

curiosa ed amara intimità.)_ Ditemi un po': quante volte avete cercato

di raccogliere le briciole cadute dalla mia mensa?

DON CANDIDO

Signor Cesare!

CESARE

Credete che io ve ne rimproveri?

DON CANDIDO

Ma... mi maraviglio!

CESARE

Sono gl'incerti di ogni intelligente segretario come voi.

DON CANDIDO

Mi addolorate parlandomi così.

CESARE

_(sempre più intimo)_ Ora, per esempio, ci sarebbe una briciola

abbastanza preziosa; ma... vi prego di rinunziarci, perchè... è molto

attaccaticcia. Se si attacca a voi, mi parrà di non essermene ben

liberato io.

DON CANDIDO

Questa sarebbe, diciamo così, la liquidazione?

CESARE

Appunto. Io liquido la Gigetta.

DON CANDIDO

Ah?

CESARE

Alquanto matura, ma... ancora....

DON CANDIDO

Senza dubbio.

CESARE

E mi pare onesto il metterla in libertà prima che le rughe la

costringano al riposo.

DON CANDIDO

Una certa libertà glie l'avete già concessa da un pezzo....

CESARE

Naturale! Benchè ne fossi stato innamoratissimo in _illo tempore_, sono

circa otto anni che non ho con lei che qualche rapporto... di

condiscendenza. Ella avrebbe avuto tutto l'agio di fare il comodo suo.

DON CANDIDO

Lo ha fatto? Lo ha fatto?

CESARE

No, povera diavola! Avendo ottenuto da me... un singolare favore... un

favore che, modestia a parte, nessun altro uomo le avrebbe reso, ella mi

si è mostrata sempre riconoscente e devota fino alla esagerazione. Ed è

proprio per questo che non ho mai saputo avere l'energia di troncare

completamente.

DON CANDIDO

Ma poi, diciamo così, tutto a un tratto....

CESARE

Tutto a un tratto, non so come, sono stato vinto... dal bisogno urgente

di non avere più nulla di comune con lei.

DON CANDIDO

Benissimo. _(Breve pausa.)_ Glielo avete detto?

CESARE

E no. Glielo dovete dire voi.

DON CANDIDO

Io?!

CESARE

Vi munirò di una letterina per avvertirla che vi ho incaricato di

compiere una delicata missione, e voi ve la caverete... con due parole.

DON CANDIDO

Temo che non le basteranno.

CESARE

Io vi prego sul serio di essere laconico ed esauriente.

DON CANDIDO

Ma, in conclusione, mi ci mandate con le mani vuote?!

CESARE

Vi affiderò, beninteso, la piccola somma che le ho destinata. Sarà una

buon'uscita ragionevole. In fondo, io non avrei nessun obbligo verso di

lei. Quando l'ho conosciuta, non era che una cosuccia di second'ordine.

Ha vissuto per dieci anni come una gran signora.... Non ha di che

lamentarsi. Adesso, il mio _pourboir_ le permetterà di non aver troppa

fretta, e di questo io sarò molto contento. Le donne di quel genere,

caro don Candido, se hanno troppa fretta, si discreditano, e allora...

non c'è rimedio: sempre più giù, sempre più giù, irreparabilmente.

DON CANDIDO

_(con gli occhi afflitti e pietosi)_ Eh!... non ne parliamo!

CESARE

Sì, meglio non parlarne, perchè la cosa non è allegra. Suol dirsi che la

prostituzione sia la vendetta delle donne contro gli uomini; ma è molto

difficile che esse medesime non restino miseramente vittime della loro

vendetta. _(Rannuvolandosi)_... E anche l'uomo più cinico ne è

talvolta... conturbato! _(Si alza)_... Vado a scrivere la lettera e a

prendere il danaro. _(Esce dal fondo.)_

DON CANDIDO

_(resta seduto tutto compunto.)_

SCENA II.

NELLINA, DON CANDIDO, _poi_ CESARE.

_(Entra NELLINA dalla porta a destra, e si avanza lenta, molle, quasi

sciatta, tutta intenta a fumare una sigaretta. La fuma con evidente

inesperienza, tenendola fra le labbra strette e protese e soffiandovi

dentro. -- DON CANDIDO, che ha le spalle verso la porta da cui Nellina è

entrata, non si accorge di lei. -- Ella, abituata alla presenza di lui,

non gli bada neppure. Un po' di fumo le va in gola. Tossisce. DON

CANDIDO si volta.)_

DON CANDIDO

Oh, siete voi, Nellina?

NELLINA

_(come se non avesse udito, continua ad occuparsi soltanto della sua

sigaretta.)_

DON CANDIDO

_(con maraviglia)_ Fumate?!

NELLINA

_(seccamente)_ Sì.

DON CANDIDO

Se vi vede il signor Cesare!...

NELLINA

Me le ha date lui le sigarette.

DON CANDIDO

_(con una smorfia furba)_ Ottimamente. _(Abbassa gli sguardi a terra,

riunisce le mani sul petto, e la guarda di sottecchi.)_

_(Breve pausa.)_

NELLINA

Ohè!... Perchè mi guardate?

DON CANDIDO

Ma io... non guardo che il pavimento. _(Fissa gli sguardi sul pavimento

per mostrare di aver detto il vero.)_

NELLINA

No. Mi stavate guardando con lo sguardo di sbieco.

DON CANDIDO

Vi giuro che v'ingannate.

NELLINA

Uhm! Non è la prima volta che vi ho sorpreso a guardarmi in un certo

modo.

DON CANDIDO

_(come scandalizzato)_ Ma, dico: per chi mi prendete?

NELLINA

_(freddamente astiosa)_ Per una robaccia.

DON CANDIDO

Per una robaccia?! Insomma, io sono perseguitato dalla calunnia!

_(Continua a guardare a terra.)_

_(Breve pausa.)_

NELLINA

_(si accosta al tavolino, sceglie un bicchiere e vi versa il Whisky e

l'acqua di soda.)_

DON CANDIDO

_(levando gli occhi)_ Anche il _Whisky_?

NELLINA

Il signor Cesare mi ci sta abituando.

DON CANDIDO

E voi?...

NELLINA

Perchè no?... Mi piace. _(Beve.)_

DON CANDIDO

Benissimo!

NELLINA

_(coi gomiti appoggiati al tavolino, ora lo osserva attentamente.)_

Siete tutto pulito, oggi!... Che cosa avete lì, che vi spunta dal

panciotto?

DON CANDIDO

Oggi è la santissima domenica delle palme. Questo è un ramicello di

ulivo benedetto.

NELLINA

_(gli mette la mano nel panciotto, e tira fuori il ramoscello.)_

DON CANDIDO

Ve lo pigliate?

NELLINA

_(senza rispondergli, lo guarda con una curiosità mista di disgusto.)_

DON CANDIDO

Adesso, diciamo così, siete voi che guardate me.

NELLINA

Mi viene la voglia di cacciarvi il ramicello di ulivo in un occhio.

_(Gli sfiora, difatti, un occhio con la punta del ramoscello.)_

DON CANDIDO

_(alzandosi)_ No!... Che vi salta in mente?! Mi accecate!

NELLINA

Robaccia!

DON CANDIDO

_(preso dalla stizza e da una repentina sensualità cattiva)_ Se non

state tranquilla, io vi afferro.

NELLINA

_(sfidandolo con rabbioso disprezzo)_ Fatelo! Fatelo! Voglio vedere come

lo fate!

DON CANDIDO

_(ghermendola forte per le spalle e stringendo i denti)_ Siete la più

terribile delle birichine!

CESARE

_(entra all'improvviso e, con austerità collerica, esclama:)_ Don

Candido!

DON CANDIDO

_(scostandosi da Nellina con un soprassalto, e confondendosi un poco)_

Mi voleva... mi voleva... accecare.... Non dovevo difendermi, io?

CESARE

_(a Nellina:)_ Lo volevi accecare!

NELLINA

_(mostrando il ramoscello, senza guardare nè Cesare, nè Don Candido)_

Già.

CESARE

_(a Don Candido:)_ E voi, col pretesto di difendervi, facevate...

l'orangutango?

DON CANDIDO

Ci siamo all'orangutango!

CESARE

_(lo fissa, tentennando il capo in segno di rimprovero.)_

DON CANDIDO

_(per darsi un'aria disinvolta, con una mano finge di spolverare una

manica della_ redingote.)

CESARE

No, no! Lì non ce n'è polvere. Dovreste spolverare piuttosto la vostra

coscienza!

DON CANDIDO

È così spolverata!

CESARE

_(gli si avvicina e gli consegna due buste: una chiusa, l'altra, più

grande, imbottita di biglietti di banca; e gli dice sottovoce:)_ Questa

è la lettera, e questo è....

DON CANDIDO

Ho capito.

CESARE

La cifra è scritta sulla busta.

DON CANDIDO

_(guardando la cifra, torce il muso ed alza le sopracciglia come per

dire: «troppo poco, non ce la facciamo!»)_

CESARE

Siate molto cortese, ma....

DON CANDIDO

... laconico ed esauriente.

CESARE

Senza lavorarvi la piazza per conto vostro. Mi spiego?

DON CANDIDO

Che castigo di Dio è la calunnia!

CESARE

Andate, andate, don Candido.

DON CANDIDO

Benissimo. _(Esce a destra.)_

SCENA III.

CESARE, NELLINA, _poi_ GIACOMO.

CESARE

_(tenendo d'occhio NELLINA, relativamente impacciato, in silenzio, si

sdraia sopra una poltrona.)_

NELLINA

_(tira fuori da una saccoccia un piccolo portasigarette di metallo

bianco e una scatoletta di cerini; si caccia fra le labbra un'altra

sigaretta, l'accende, e, affaticandosi a fumare come dianzi, lentamente,

sciattamente, si avvia verso la destra.)_

CESARE

Nellina!

NELLINA

_(si ferma senza voltarsi.)_

CESARE

Mi fai il favore di non dare tanta confidenza a quell'imbecille?

NELLINA

_(alza le spalle con noncuranza.)_

CESARE

Già, in generale, tratti con troppa familiarità anche i servi di casa.

NELLINA

_(voltandosi appena)_ Fino a poco tempo fa, mi lasciavate sempre in loro

compagnia.

CESARE

T'ho tenuta, per altro, come una piccola parente! Se tu fossi rimasta

nell'ospizio, dal quale ti ho tolta bambina, non saresti... che una

povera operaia. Io non mi vanto; ma tu mi potresti risparmiare questi

rimproveri. Che dovevo fare, io? Dovevo condurti attorno con me?

NELLINA

E, dunque, mi sono abituata a stare con i servi.

CESARE

Ma adesso che io comincio a preferire una vita più casalinga,... non c'è

ragione che tu vada gironzolando fra le livree.

NELLINA

Io ci trovo gusto.

CESARE

Malissimo!

NELLINA

Almeno, ai servitori, posso dire tutte le insolenze che mi vengono alle

labbra.

CESARE

A che proposito?

NELLINA

Sono uomini anche quelli. _(Con un'altra alzata di spalle, sta per

dirigersi di nuovo verso la destra.)_

CESARE

_(dissimulando la sofferenza prodottagli dal contegno di lei, e cercando

dei pretesti per trattenerla)_ Ma... stammi a sentire, Nellina....

NELLINA

Cosa?

CESARE

Tu hai qui _(indica a sinistra)_ la tua stanzetta graziosa. Io l'ho

recentemente destinata a te perchè ho creduto necessario che tu avessi

un cantuccio tutto tuo. Perchè non vuoi starci mai?

NELLINA

Mi sembra una trappola. Non ci sto volentieri.

CESARE

E allora, va a trattenerti _(indica il fondo)_ nelle stanze interne. È

inutile che tu stia sempre in quelle dove passano tutti, o addirittura

in cucina.

NELLINA

_(pigramente)_ Andrò a trattenermi nelle stanze interne. _(S'avvia verso

il fondo.)_

CESARE

_(quando Nellina è sul punto di uscire, irrefrenabilmente scatta in tono

di comando:)_ Resta qui, Nellina!

NELLINA

_(si ferma. Indi, con una fisonomia di rabbia chiusa, le sovracciglia

aggrottate, la fronte bassa, siede sul divano, ch'è accanto alla porta

in fondo, e, raccogliendovi le gambe, si raggomitola tutta.)_

_(Breve pausa.)_

CESARE

_(contenendosi e mutando tono)_ Con questo tuo caratterino dispettoso,

mi obblighi ad essere brusco, e poi io stesso me ne dolgo. Certe volte,

mi fuggi come se io fossi un tuo nemico. E, ieri sera, fosti... così

aspra... così irritante... che io... dovetti fare uno sforzo per non

punirti acerbamente!

NELLINA

_(fredda, d'una tranquillità acre)_ Voi stavate per baciarmi. Non voglio

essere baciata da voi.

CESARE

_(impallidisce, si confonde, si agita dentro; indi si leva, passeggia su

e giù, siede presso il tavolino.)_

GIACOMO

_(entrando dal fondo)_ Babbo!

CESARE

_(sconcertato)_ Che c'è, Giacomo!

GIACOMO

_(si avanza un poco, senza accorgersi di Nellina. Appare cogitabondo, ma

calmo e risoluto. Parla a suo padre con affettuoso rispetto.)_ Puoi

darmi qualche minuto?

CESARE

Sùbito?

GIACOMO

Sì, ho premura di parlarti.

CESARE

Abbi pazienza, Giacomo: in questo momento sono un po' turbato....

NELLINA

_(per avvertire della sua presenza Giacomo, fa cadere a terra il suo

piccolo portasigarette.)_

GIACOMO

_(ode il rumore, si volta un istante e, nel vedere Nellina, intuisce di

essere entrato in mal punto.)_

NELLINA

_(senza scendere dal divano, raccoglie il portasigarette.)_

CESARE

Appena rimessomi, sarò a tua disposizione.

GIACOMO

Va bene, babbo. _(Via dal fondo.)_

CESARE

_(nervosissimo, guarda i liquori, prende il suo bicchiere e osserva che

ce n'è un altro adoperato.)_ Avete bevuto voi in quest'altro bicchiere?

NELLINA

Sì.

CESARE

_(con reticenza)_... Volete ancora?

NELLINA

No.

CESARE

_(Beve sino al fondo.)_ _(Pausa.)_ _(Poi, con la voce più tremula, più

roca)_ Nessuna donna ha mai avuto ribrezzo di me. Ed è strano che ne

abbiate proprio voi, a cui ho fatto un po' di bene. Non è pudore, no,

perchè il pudore non vi consentirebbe certe vostre piccole audacie di

sfrontatezza; e non è neppure quell'odio misterioso che voi v'immaginate

di nudrire per tutti gli uomini. È bensì una speciale ribellione contro

di me: una ribellione sorda e maligna, che mi rende ogni giorno più

inquieto, più torbido, più sofferente,... più febbricitante!

NELLINA

_(ha gli occhi spalancati e biechi, fissi su lui in un misto di paura e

di ferocia recondita.)_

CESARE

_(si leva e continua affannosamente:)_ Io lo so, io lo so, che non

dovrei tormentarvi. La coscienza me lo grida. Io mi sdoppio e chiedo a

me stesso per quale triste fenomeno io abbia sentite, ad un tratto, le

più ossessionanti attrattive della donna nella fanciulla che mi

spetterebbe di proteggere.... E, forse, chi sa, avrei potuto a tempo

contenere i miei istinti se avessi scorta in voi una certa bontà per me.

Sì, in tal caso, forse avrei potuto ragionare, avrei potuto

sorvegliarmi. Ma, invece, il vedervi perennemente con quella faccia

solcata dai segni del rancore e della ostilità, il vedervi sempre tutta

pronta a difendervi ingiuriando la mia persona, mi dà le vertigini, mi

dà dei brividi che mi fanno temere... di trascendere fino a una

violenza, di cui io stesso non saprei sopportare la vergogna. _(Acceso

in volto, col corpo oscillante, sorreggendosi alla spalliera di una

sedia)_ Badate, Nellina!... Io ve lo avverto.... Io ve lo avverto....

Non vi ostinate ad avvilirmi, non vi ostinate a difendervi troppo, se

volete... che io vi lasci in pace!

NELLINA

_(con le labbra livide di rabbia rattenuta, con le braccia incrociate e

strette al petto fino ad afferrarsi le spalle, tutta tremante, quasi

rimpicciolendosi e sogguardandolo, scende dal divano. Vorrebbe scappare,

ma, pur vedendolo come disfatto, teme la sua ira. Col passo pauroso,

sempre coi vigili sguardi fissi su lui, raggiunge, a poco a poco, la

porta a destra, e, dopo averlo ancora sogguardato, esce di corsa.)_

CESARE

_(cadendo sopra una sedia, e covrendosi il volto con le mani)_ Dio!...

Dio!... Che cosa faccio!?...

SCENA IV.

CESARE, DON CANDIDO, GIGETTA, _poi_ NELLINA.

DON CANDIDO

_(entra affaccendatissimo, ansimando)_ Signor Cesare....

CESARE

_(padroneggiandosi)_ Già di ritorno, don Candido?

DON CANDIDO

... L'ho incontrata... l'ho incontrata... per istrada. Era in

carrozza.... Impensierita alquanto della vostra assenza più prolungata

del solito, stava per venire da voi. Io ho cercato di evitarvi questo

incomodo.... Le ho consegnato la lettera, le ho consegnato i quattrini,

le ho detto il fatto suo e sono stato... laconico ed esauriente. Ma,

viceversa, non ho esaurito nulla. La Gigetta mi ha preso, diciamo così,

per il collo, mi ha messo in carrozza con lei, e, cucita al mio

soprabito, è venuta fin qui.

CESARE

_(bruscamente)_ Ditele che sono uscito.

GIGETTA

_(comparisce dalla prima porta a destra: è elegantissima, ha il volto

sapientemente truccato: entra con disinvoltura, senza gravità, quasi

graziosamente)_ Ma no.... Sta' tranquillo.... Io non vengo nè per

cavarti gli occhi, nè per cavarti altri quattrini....

CESARE

_(alzandosi con cortese deferenza)_ Io, non volevo ricevervi... soltanto

perchè... c'è in casa mio figlio. Vi ho sempre ricevuta nell'epoca in

cui egli era in collegio o in viaggio; ma adesso che abita con me....

GIGETTA

Si scandalizza vostro figlio?

CESARE

È superfluo che vi occupiate di ciò. Lasciate che ognuno pensi come

vuole.

GIGETTA

_(sedendo, chiama con graziosa familiarità:)_ Don Candido!

DON CANDIDO

_(servizievole)_ Ai vostri ordini!

GIGETTA

Privateci della vostra presenza, perchè debbo, «diciamo così», restar

sola col signor Cesare.

DON CANDIDO

Benissimo.

CESARE

_(a Don Candido:)_ Ma aspettate in anticamera. Potrò ancora aver bisogno

di voi.

DON CANDIDO

Benissimo. _(Esce velocemente per la destra.)_

GIGETTA

Mi fai il piacere di dirmi a che proposito hai voluto questa separazione

solenne? Avevo io forse delle pretese nella mia funzione... di amante

onoraria? Da un pezzo, sapevo bene di essere per te... come quell'abito

vecchio che si continua a tenere lì in guardaroba perchè, nuovo, lo si

portò molto volentieri. Ciò mi sembrava naturalissimo; e io non facevo

che fornirmi... di un po' di canfora... di un po' di naftalina... per

non mostrarmiti, all'occasione, troppo tarlata. Io sarei curiosa di

sapere che ragione hai di destinarmi al cenciaiuolo. Che fastidi ti

davo?

CESARE

Nessun fastidio. Ma tutto ciò che ha avuto un principio deve pure avere

una fine. D'altronde, di tanto in tanto, per un avanzo di abitudine, si

ricascava nella palude stagnante del passato senza trovarci nemmeno una

reminiscenza delle sensazioni di una volta, e se ne usciva, poi, tutti e

due, pentiti, disgustati. Non è meglio eliminare questo strascico così

miserevole?... Ho anche considerato che, adesso, tu sei ancora

abbastanza giovane.... E giacchè hai una casa ben montata, dei gioielli,

delle _toilettes_....

GIGETTA

Sì, sì, capisco: adesso io... potrei ancora rimettermi in circolazione.

Dieci anni di più non sono poi un gran guaio. Si nascondono così

facilmente _(accennando al viso)_ sotto questo intonaco! E quanto alla

mia salute zoppicante, perchè darsene pensiero? Anzi! È chic portare in

giro qualche decimo di febbre, qualche pilloletta di catramina....

Sicchè, sul fatto della circolazione, nulla in contrario: siamo

perfettamente d'accordo. _(Diventando seria e quasi sottomessa)_ Ma...

tu sai... che di qualche altra cosa... dobbiamo parlare.

CESARE

_(rannuvolandosi)_... Io non credo opportuno... parlarne qui. Potrebbero

ascoltarci... e proprio tu ne saresti profondamente addolorata....

GIGETTA

Visto che mi hai dato il congedo, bisogna per forza che noi ci diciamo

sùbito tutto quello che abbiamo da dirci. Per non essere ascoltati,

abbasseremo la voce....

CESARE

_(agitato, impaziente, cerca d'imporsi un po' di calma. La sua fisonomia

esprime l'intima concitazione, ma il tono piano della sua voce la

dissimula in una cortesia quasi affettuosa.)_ Del resto, mia cara

Gigetta, non si tratta che di riepilogare con esattezza ciò che è

passato tra noi due relativamente... alla persona di cui ti preoccupi.

GIGETTA

Ma no, Cesare: questo non è necessario....

CESARE

È necessario, perchè tu mostri di averlo dimenticato. Un giorno, fra le

follie della nostra luna di miele, tu fosti invasa da una stranissima

tristezza. Volesti a un tratto confessarmi di essere stata madre prima

che io ti conoscessi e di avere abbandonata una figlia, alla quale ti

eri completamente sottratta....

GIGETTA

Purtroppo!

CESARE

Mi supplicasti di raccoglierla dall'Ospizio dei Trovatelli, ed io, che

non sapevo rifiutarti nulla, accondiscesi ad ospitare la piccola

intrusa....

GIGETTA

Te ne fui e te ne sono tanto grata.... Puoi dubitarne?

CESARE

E non si stabilì forse che ella sarebbe stata da me allevata e che

avrebbe continuato a ignorare di essere tua figlia?

GIGETTA

È vero: non lo nego.

CESARE

_(sedendole molto vicino e parlandole sommessamente)_ Il solo scopo che

tu ti prefiggevi era quello di salvarla da una eventuale miseria. Mi

raccontavi tu stessa che, sedotta, giovanissima, da non so chi, avevi

data alla luce quella creatura fra le tue più amare imprecazioni contro

la maternità non desiderata. Mi raccontavi tu stessa che avevi potuto

separarti dalla tua bambina e farti sostituire da un ospizio senza

essere punta dagli scrupoli e senza provarne nessuna pena. Gli scrupoli

erano cominciati _dopo_ di esserti imbattuta in me e perciò mettevi a

profitto, con uno scopo indubbiamente ottimo, la influenza che, allora,

su me esercitavi. Ma, intanto, per un istintivo buon senso, ti proponevi

di non rivelarti mai alla figlia che era stata da te gettata via e che

ti pareva dovesse già confusamente odiare la madre disumana e

sconosciuta.

GIGETTA

Ne ero così convinta!

CESARE

E non t'ingannavi! Eri convinta per conseguenza di aver perduto ogni

privilegio materno, e soggiungevi di comprendere che, dopo tutto, una

trovatella ha meno dolori della figlia di una... donnina leggera. Sono

questi, anche oggi, i tuoi convincimenti? Dillo con lealtà. Sono questi?

GIGETTA

_(debolmente)_ Sì... sono questi.... Ma quando ci sarà una barriera fra

me e te,... io... non avrò più nessun mezzo... di avvicinarmi a lei.

CESARE

Di avvicinarti a lei?!... Per fare che?!

GIGETTA

Capirai che... se potessi... a poco a poco... conquistarla....

CESARE

E che logica è la tua?

GIGETTA

Io non ho mai preteso di averne. In tutta la mia vita, dov'è la

logica?... Ignoro perfino in che consista. Agisco come parlo; parlo come

sento.... D'altronde poi,... non è oggi la prima volta che esprimo il

desiderio di conoscere da vicino mia figlia. Sei tu che non l'hai voluto

mai.

CESARE

Il mettervi a contatto l'una dell'altra, se pure io avessi potuto

trovare un pretesto per farlo, sarebbe stato una crudeltà. Dal momento

che fra noi c'era l'intesa di mantenere il segreto soprattutto al

cospetto di lei, ti avrei procurate le più acute sofferenze stimolando

la tua improvvisa sensibilità di madre.

GIGETTA

Questo è giusto.... Ma non ti sembra una crudeltà anche più dura il

tagliarmi per sempre la strada? Ed è una così grave colpa l'aver

cominciato a sentire, con l'andare degli anni, ciò che non sentii

quando, brutalizzata dagli uomini, gettai via la mia bambina? Io sono

quel che sono, e, oramai, è vero, non posso rifarmi una onestà per

offrire degnamente una madre alla creatura che ho fatta io; ma... la

certezza di non diventare mai nulla per lei... mi rattrista troppo... e

il potermi illudere un poco... mi farebbe tanto bene. Illudere su

che?... Non lo so.... Mi basterebbe una illusione vaga, un'illusione...

senza logica... come è la mia vita. _(Ha qualche lagrima negli occhi.)_

Mi aiuterebbe, se non altro,... ad essere... meno leggera in avvenire...

e me ne accontenterei.

CESARE

_(stranamente turbato, stranamente preso da quelle parole)_ Senti. Ti

garantisco che, udendoti parlare così, faccio tacere, con una insolita

forza di volontà, ogni mio... egoismo. Il programma che tu sogni è

assolutamente fantastico. Io non posso e non debbo essere

l'intermediario fra te e lei per questa specie di esperimento da te

vagheggiato. Nella situazione in cui ci troviamo, o un tentativo

energico, o niente. _(Accalorandosi in uno sforzo nobile con cui,

secondando la donna, vorrebbe anche liberare la sua coscienza)_ E poichè

la separazione nostra è, comunque, improrogabile, io ti consiglio di

rivelarti a lei, oggi stesso. Bene o male, questo diritto lo hai. E se

ti sentirai capace di trarla a te con la tua rivelazione e di condurla

in casa tua, non sarò io che te lo impedirò. Dunque, decidi! Vuoi

tentare?

GIGETTA

_(dopo lunga esitazione, tristamente commossa, accenna col capo di no.

Indi, quasi parlando a sè stessa, aggiunge:)_ Sarebbe una imprudenza

grande!... Giocherei tutto in un colpo solo.... E se perdessi, perderei

più della speranza: perderei... anche quello che resta di incerto... nel

cuore di chi ha inutilmente sperato. _(Ora i suoi occhi riboccano di

lagrime. È un pianto mite e breve. Poi, ella, rassegnata, si alza,

rivolgendosi a Cesare:)_ Non insisto più.... Me ne vado. _(Un istante di

pausa.)_ Addio, Cesare.

CESARE

_(tuttora seduto, compreso da sensazioni opposte, tace col capo chino.

Quando ella si avvia lentamente per uscire, egli si leva e mormora:)_

Addio, Gigetta.

LA VOCE DI NELLINA

_(aspra e ribelle)_ Occupatevi dei fatti vostri, don Candido! Voglio

andare dove mi pare e piace!...

_(ELLA entra di corsa e si trova di faccia a Gigetta. Si ferma

imbarazzata e, per timidità, quasi le volta le spalle.)_

GIGETTA

_(si ferma anche lei e la guarda tutta, dissimulando l'ansia.)_

NELLINA

_(sentendosi guardata, fissa alla sua volta Gigetta, con lo sguardo

obliquo, con viva curiosità.)_

CESARE

_(vigila, perplesso.)_

_(Breve silenzio.)_

GIGETTA

_(ha l'impulso di accostarsi a lei, di rivolgerle la parola, ma si

trattiene, prudente, in una profonda commozione. Indi, tra la necessità

di sottrarsi alla tentazione e il bisogno istintivo di assumere al

cospetto della fanciulla un contegno di donna rispettata, si volge a

Cesare con uno sforzo di disinvoltura:)_ Non mi accompagnate fino alle

scale, signor Cesare?

CESARE

... Certo. _(Va alla porta a destra. Aspetta rispettosamente che ella

gli passi davanti. Ed esce, dopo di lei.)_

NELLINA

_(la segue con lo sguardo. Si avvicina alla porta per guardarla ancora,

e resta lì, attenta, immobile.)_

SCENA V.

NELLINA _e_ GIACOMO.

_(Entra GIACOMO dal fondo, col cappello in testa, assorto. Accorgendosi

di Nellina, vorrebbe ritrarsi; ma NELLINA si è già voltata.)_

NELLINA

Che è? Avete visto il diavolo?

GIACOMO

Cercavo di mio padre.

NELLINA

Vostro padre accompagna Gigetta che se ne va.

GIACOMO

Come avete imparato questo nome?

NELLINA

L'ho udito da vostro padre, l'ho udito da don Candido.

GIACOMO

Vi hanno parlato di quella donna?!

NELLINA

A me, no. Ma ne parlavano fra loro. Anche i servi ne parlavano fra loro,

e la chiamavano Gigetta, quando lei faceva spesso delle visite a vostro

padre.

GIACOMO

E voi la vedevate?

NELLINA

Mi nascondevo dietro le portiere per vederla un po' e per sentirne il

profumo. Porta un profumo che mi piace tanto! _(Annusando con voluttà)_

Ce n'è ancora nell'aria. Non lo sentite, voi?

GIACOMO

L'avete incontrata in questo salotto?

NELLINA

Proprio nel momento che lei stava per uscirne. L'ho potuta vedere bene,

oggi.... Poveretta! È sciupata.... Ma sempre elegante!... Sempre

caruccia!... _(Raggiante di contentezza)_ E come mi ha guardata!...

GIACOMO

_(mite)_ Non è lodevole tutto questo entusiasmo per una donna di quel

genere.

NELLINA

Ho un così gran desiderio di diventare la sua amica!

GIACOMO

È un desiderio di cui dovreste vergognarvi!

NELLINA

_(alzando le spalle)_ Perchè?... Non potrò forse un giorno essere come

lei?

_(Un silenzio.)_

GIACOMO

_(si avvia verso la comune.)_

NELLINA

_(afferrandolo per la giacca)_ Ma no. State un poco qui, con me.

GIACOMO

Ho fretta, Nellina. Ho fretta.

NELLINA

_(tenendolo per un braccio)_ Che cosa dovete dire, con tanta premura, a

vostro padre? _(Breve pausa.)_ Da qualche giorno, siete così taciturno,

così preoccupato!... _(Con forza, quasi con rabbia)_ Io voglio sapere

ciò che dovete dirgli!

GIACOMO

_(evita gli sguardi di lei per non farsi indovinare, e tace, cercando di

nascondere la sua emozione.)_

NELLINA

Ho capito! Vi siete deciso a partire.

GIACOMO

V'ingannate.

NELLINA

Ne avevate già il progetto, e ho veduto, stamane, portare un grosso

baule nella vostra stanza.... Voi partite oggi stesso.

GIACOMO

Ebbene, sì, parto. Parto! Parto! Qui dentro mi sento soffocare.

NELLINA

_(seccamente)_ Io voglio venire con voi.

GIACOMO

_(con uno scatto di spavento e di rifiuto reciso)_ No, Nellina!

NELLINA

E mi lascerete sola, in questa casa? Sola, nelle mani di vostro padre?

GIACOMO

Ciò non mi riguarda.

NELLINA

Vi riguarda, perchè mi volete bene.

GIACOMO

_(dissimulando)_ Non è vero.

NELLINA

È tanto vero che ve ne andate per non assistere alla infamia che vostro

padre sta per commettere.

GIACOMO

Evitare una sensazione di orrore non significa volervi bene.

NELLINA

Non mi avete detto mai una parola senza farmi sentire che me ne volete

immensamente.

GIACOMO

Io ho cercato di mettere nel vostro animo qualche germe di virtù che vi

era rifiutato dal destino. _(Insistendo nella dissimulazione)_ Voi avete

creduto amore questo mio proponimento pietoso. Ma, intanto, giacchè i

miei sforzi sono stati inutili, non c'è, fra voi e me, neppure

quell'affetto buono che essi avrebbero potuto creare.

NELLINA

Forse, avete ragione; ma io ho la certezza che, se mi affido a voi, le

vostre braccia mi terranno stretta.

GIACOMO

_(preso di nuovo dallo spavento)_ Non lo fate, non lo fate, Nellina!

Saremmo tanto infelici tutti e due! Io vi torturerei -- e inutilmente --

per vincere la vostra indole, che corre verso quello che c'è di più

abietto sulla terra e voi finireste col torturare me, perchè non

potreste mai riuscire ad amarmi!

NELLINA

Io lo desidero, Giacomo. Vi giuro che lo desidero. Vi giuro che lo

spero.

GIACOMO

Ma non lo spero io!

NELLINA

Lo vedete che mi volete bene!

GIACOMO

Non debbo volervene! Non debbo trafiggere mio padre, che, dopo tutto,

non è che un disgraziato.

NELLINA

Egli è il lupo che da un momento all'altro mi si avventerà addosso per

divorarmi!

GIACOMO

Silenzio! Sta per venire.

NELLINA

_(fugge per la porta a sinistra.)_

SCENA VI.

GIACOMO _e_ CESARE.

CESARE

_(ritornando)_... Non era qui, Nellina?

GIACOMO

L'ho pregata io di lasciarci soli.

CESARE

_(affettuoso)_ Ma, insomma, Giacomo, m'impensierisci con quest'aria di

mistero.

GIACOMO

Babbo... io ti avevo annunziato che, uno di questi giorni, sarei

partito. Parto oggi.

CESARE

E non c'è altro?... Meno male! _(Siede.)_ Niente di grave. Tu hai la

nostalgia dei viaggi, e non ho il diritto di rimproverartela. Ne sono un

po' responsabile io stesso. Appena sei uscito di collegio, ti ho fatto

viaggiare, affidandoti alla tua precoce saggezza e ai tuoi bei sogni

d'idealista.... Tu te ne sei dilettato, ed è naturale che, dopo sette

mesi di casa paterna, abbi il desiderio di guardare un po', nuovamente,

il mondo a volo di uccello....

GIACOMO

Ma io volevo dirti pure... che, al mio ritorno, non verrò ad abitare con

te.

CESARE

_(scosso)_ Quando hai preso questa decisione?

GIACOMO

L'ho maturata a poco a poco.

CESARE

Non me ne hai mai parlato.

GIACOMO

... Speravo di poterne fare a meno.

CESARE

E, invece, a poco a poco, t'è parso indispensabile di assicurarti una

completa indipendenza?

GIACOMO

M'è parso indispensabile di assicurarla a te, babbo. Tu hai le tue

abitudini.... Sei vedovo dal giorno in cui io nacqui e, in tutto il

tempo trascorso da allora, evidentemente, non c'è stato nulla che ti

abbia indotto a rinunziare ai vantaggi... di una libertà sconfinata.

Cerchi nella vita passeggera... le soddisfazioni,... i godimenti... più

immediati; e l'avere in tuo figlio uno spettatore assiduo, per quanto

involontario, ti obbliga a restrizioni incomode e ti impone un freno che

non puoi sopportare. Quando ognuno di noi due avrà la sua casa, io non

sarò più turbato dal pensiero di essere il tuo incubo.

_(Un silenzio.)_

CESARE

_(imbarazzato, triste, quasi umile)_ L'ammonimento che tu mi fai è

meritato....

GIACOMO

_(interrompendo)_ No, babbo, non ho inteso di farti un ammonimento....

CESARE

Lasciami dire. Non sono addirittura imbecillito e ho poi sempre dentro

di me qualche cosa che basta a farmi vedere tutto quanto vi è di

biasimevole nella mia esistenza. Lo vedo, sì, lo vedo e lo dissimulo

talvolta a me stesso. Mi creo dei pretesti, ricorro a cento cavilli per

giustificarmi innanzi agli occhi miei, per convincermi di non avere

nessuna colpa; ma la visione esatta della realtà, all'improvviso, mi si

avvinghia al cervello e non riesco a cacciarla via se non chiedendo

all'alcool l'inconsapevolezza dell'abbrutimento. _(Breve pausa.)_ Tu ti

allontani per non essere più il mio spettatore. Non oserei oppormi alla

tua volontà... anche perchè so, purtroppo,... che non potrei mutare. Ma

non credere che io non abbia per te l'affezione profonda che ogni padre

non snaturato ha per un figlio impeccabile. Ti ho tenuto lontano per una

specie di pudore, e ora ti consento di separarti da me per il rispetto

che ti debbo. Nondimeno, Giacomo, io non voglio perderti. Ben presto

sarò un uomo orribilmente logoro.... E Dio sa quali supplizi d'animo e

di corpo sono serbati ai miei ultimi anni. Allora, io avrò tanto bisogno

della tua assistenza, avrò tanto bisogno della tua purezza!...

Promettimi... che mi starai vicino.

GIACOMO

_(con le lagrime agli occhi)_ Non dubitare, babbo. Ti starò vicino.

CESARE

_(molto commosso, tace per qualche istante. Poi, chiede:)_ A che ora

parti?

GIACOMO

Parto sùbito. Ho già fatto uscire il mio bagaglio per le scale di

servizio.

CESARE

Come per una fuga?

GIACOMO

No.... Avevo stabilito di andare via senza mettere a soqquadro la casa,

e desideravo di non salutare che te.

_(Pausa.)_

CESARE

_(scrolla il capo con tristezza)_ Sta bene. Tutto come tu vuoi.

GIACOMO

A rivederci, babbo!

CESARE

_(gli prende le mani e glie le tiene.)_

GIACOMO

_(lo bacia in fronte.)_

CESARE

Ti ringrazio... _(Si leva anche lui, tenendogli tuttora le mani, lo trae

a sè, lo abbraccia vivamente, e, alla sua volta, posa le labbra sulla

fronte di Giacomo.)_

GIACOMO

_(per non prolungare la commozione, si libera con dolcezza, e,

risolutamente, esce.)_

SCENA VII.

CESARE _e_ NELLINA.

CESARE

_(torna a sedere, abbattuto, triste, preoccupato.)_

NELLINA

_(entra dalla sinistra. Si è messo un cappelluccio di feltro e ha

infilato una giacchettina. Sperava forse di attraversare la stanza senza

essere scorta, ma, nel vedere Cesare, non si paralizza.)_

CESARE

_(all'apparire di lei, scatta in piedi)_ Che è questo?

NELLINA

_(fa per proseguire)_ Esco.

CESARE

_(mettendosi davanti a lei e impedendole il passo)_ E credi che io ti

permetta di uscir sola?

NELLINA

_(indietreggiando come se temesse di essere toccata)_ Non vi riconosco

per mio padrone! Lasciatemi uscire.

CESARE

_(parlandole sul viso)_ Ma dove conteresti di andare? Dove? Dove?

NELLINA

Lasciatemi uscire!

CESARE

_(trasalendo con orrore)_ È Giacomo che ti porta via?!

NELLINA

Egli non sa nulla! Sono io che corro a cercarlo.

CESARE

_(ruggendo di gelosia e di ribrezzo)_ Corri ad aggrapparti a mio

figlio?!

NELLINA

_(con gli occhi schizzanti rabbia felina)_ Sì, sì, a vostro figlio, e,

se lui non vorrà saperne di me, mi metterò ad aspettare la fortuna in

mezzo alla strada.

CESARE

_(in una spaventevole concitazione frenetica)_ Io ho il diritto

d'impedirtelo!

NELLINA

Per abusare della mia schiavitù.... Per farmi cosa vostra.... Mai! Mai!

Mai! Provatevi a chiudermi in casa, legatemi mani e piedi, gridando che

siete il mio benefattore.... Finchè non mi avrete strappata la lingua,

io griderò, più forte di voi, che mi avete nudrita, per potervi saziare

di me....

CESARE

_(quasi fosse investito da un ossesso)_ È la verità! Non la voglio

ascoltare!

NELLINA

_(urlando con un accento diabolico)_ Ma di veleno mi avete nudrita!

Prendetemi ora, se ve ne sentite il coraggio!

CESARE

_(con gli occhi orribilmente aperti, che non riesce a distogliere da

lei, cade, di peso, sopra una sedia. Poi, senza fiato, come inebetito,

guardandola ancora e, accompagnando la parola con un lieve gesto,

balbetta:)_ Va!... Va!...

NELLINA

_(rinchiudendosi in sè stessa, e serrandosi, come dianzi, le braccia

incrociate sul petto, fino ad afferrarsi le spalle con le mani, si

precipita verso la porta a destra, e sparisce.)_

_(Sipario.)_

ATTO SECONDO.

_Una stanza tutta vivacità e colori. Lo stile nuovo si spampana in tutte

le sue curve e i suoi frastagli floreali. Abbondano le piante dal

fogliame decorativo. Abbondano gli specchi. Verso destra, oltre quello

della piccola toeletta civettuola, ce n'è qualcuno al muro e c'è una

grande specchiera, discosta dal muro, la quale riflette l'intera

persona. Un largo ed alto paravento, adorno di figurine botticelliane,

si stende in semicerchio per nascondere, nell'angolo sinistro della

stanza, oggetti più intimi. Dallo stesso lato, più avanti, c'è un sofà

carico di piccoli cuscini morbidi dalle tenere tinte varie. Presso una

parete, un mobile di legno laccato a molti cassetti. Le poltrone, le

poltroncine, le sedie, gli sgabelletti sono così in disordine che pare

siano serviti al giuoco di bambini impertinenti. E il disordine è

ovunque. Si vedono, qua e là sparsi, dei nastri, dei merletti, delle

calze. Qualche cassetto del mobile laccato è tirato fuori. Sulla

toeletta, sono, in iscompiglio, le fiale, le boccettine, i ninnoli, le

spazzole, i pettini, gli scatolini dei cosmetici, i lapis, i piumini.

Due porte laterali. Una in fondo. È sera. Molte lampadine elettriche

sfavillano e si moltiplicano negli specchi._

SCENA I.

NELLINA _e_ SOFIA.

NELLINA

_(è sola, seduta davanti alla toeletta. Ha indosso, sulla sottoveste, un

breve e leggero accappatoio bianco, che scende fino alla sottana di

seta; ai piedi, un paio di babbucce dal tacchetto dorato. Ella è intenta

a dare l'ultima mano alla capigliatura. Liscia, aggiusta, corregge. Poi,

sceglie fra i lapis e i cosmetici con evidente inesperienza, e comincia

a «farsi la faccia», mirandosi or nello specchio in bilico della

toeletta ed ora in un altro specchietto dal manico d'avorio, che ella

piglia e regge o vicino o lontano. Tormentando il volto, chiama, in una

assai comica e cadenzata intonazione di burletta:)_ Sofia!... Dolce

Sofia! Cameriera del mio cuore! Vi siete addormentata nella guardaroba?

SOFIA

_(di dentro, mollemente)_ Un momentino.

NELLINA

Accidenti, che tartaruga!

SOFIA

_(dopo un istante, entra dalla porta a sinistra, recando, appesa a una

gruccia, una veste di color_ _chiaro, abbastanza ricca._ -- SOFIA _è una

donna sulla sessantina, tutta lisciata e stringata per parere più

giovane. I suoi capelli appaiono neri. Si dà delle arie di cameriera

importante. Cammina e parla con prosopopea autorevole. -- Entrando,

mostra la veste a Nellina.)_ Ecco: io le consiglio questa.

NELLINA

Ma no. È addirittura una _toilette_ per festa da ballo. Me la feci per

un capriccio e non l'ho messa mai appunto perchè, fino a quando ho

vissuto con Giacomo, non le vedevo neanche col cannocchiale le feste da

ballo.

SOFIA

Io le dico che stasera andrà benissimo. Lei ha degli invitati a cena?

Questa è la _toilette_ che ci vuole. _(Allarga la veste sopra una

poltrona davanti al paravento.)_

NELLINA

A me pare troppo _décolletée_.

SOFIA

Per sua regola: se si trattasse di un pranzo, basterebbe una scollatura

sin qui. _(Indica, con la mano sul petto, una scollatura limitata.)_ Ma,

per una cena, la scollatura deve scendere più giù. _(Indica una

scollatura fin sotto le mammelle.)_

NELLINA

È una esagerazione!

SOFIA

Non pretenderà, cara lei, di saperne più di me, che sono stata cameriera

e accompagnatrice di Dora Füller.

NELLINA

Dora Füller, quando ha degl'invitati a cena?...

SOFIA

Sempre molto più giù. Si capisce. È correttezza di etichetta. La Dora ci

è così attaccata!

NELLINA

Mi dispiace che Gigetta non sia ancora venuta. _(Continuando a

truccarsi)_ Quella sì che se ne intende!

SOFIA

Cara lei, chi è la Gigetta al confronto della Dora?!

NELLINA

_(intenta a pitturarsi gli occhi)_ Adesso, tante grazie! Gigetta non è

più niente, lo so. Malaticcia com'è, e con gli anni che ha sulle

spalle!... Poverina!... Ma, una volta!... Altro che la Dora! _(Saltando

di palo in frasca)_ Del resto, per mettermi l'abito che avete scelto,

dovrei darmi la pena di mutarmi la sottoveste?!... Io me ne infischio

della etichetta! Pigliatemi un abito meno scollato, e, per questa sera,

quei signori avranno la bontà di perdonarmi la grave scorrettezza... di

non essere mezza nuda.

SOFIA

Lo dice a me? Io me ne lavo le mani. Lei comanda, io obbedisco.... Ma,

per carità, stia attenta a quello che s'impiastriccia sul viso! S'è

fatto un occhio più grande dell'altro! _(Si avvia verso la sinistra.)_

NELLINA

_(pigliando lo specchietto col manico d'avorio)_ Qual'è il più grande?

SOFIA

_(fermandosi e voltandosi)_ Il destro. Non lo vede?

NELLINA

Se è così, ingrandirò il più piccolo; ma, in fin dei conti, non sarebbe

neanche indispensabile avere due occhi eguali. _(Comincia a ritoccare

col lapis l'occhio sinistro.)_

SOFIA

E si è dato troppo rosso alle labbra, troppo bianco alle guance. È lo

stesso che mettere una maschera.

NELLINA

Lasciate fare. Una donna senza maschera non vale due soldi!

SOFIA

Cosa c'entra questo!? Io vado coi principii della dignità, cara lei. Il

rossetto e il bianchetto sono stati discreditati dalle signore. Ma già,

con chi parlo?... a chi prèdico?... A lei? Spreco il mio fiato!

_(Sgarbatamente, esce a sinistra.)_

NELLINA

Io non ho mai conosciuta una rompitrice di scatole come questa!

_(Terminata la truccatura degli occhi, si mira di nuovo nello

specchietto dal manico di avorio che ella regge a una certa distanza.)_

Accidenti, che occhi!... _(Poi, lasciando lo specchietto)_ Eh,

ingrandire gli occhi non è difficile; ma... _(Allunga un po', di sotto

la sottana, i piedi nelle babbucce, e se li guarda)_... rimpicciolire i

piedi! Questa è l'operazione scorbutica!... Be', coraggio! _(Si alza, si

toglie l'accappatoio e gira di qua e di là, cercando, invano, nel

disordine.)_ Sofietta dell'anima mia, dove li avete cacciati i miei

scarpini nuovi?

SOFIA

_(di dentro)_ Sono sulla poltrona, davanti al paravento.

NELLINA

_(trovandoli)_ E che diavolo! Ci avete posta la veste sopra.

Disordinata!

SOFIA

_(di dentro)_ È lei che mi fa essere disordinata in questa babilonia!

NELLINA

Nellina: Dramma in tre atti (Taken from Roberto Bracco Teatro, Vol. VII) · 第 1 / 4 段