NOTE:

[1] Quanto è maestro il pennello di Walter Scott nel non dimenticare

nessuna lievissima tinta purchè atta a rendere vie più veri i suoi

personaggi! Una Regina orgogliosa, quanto lo era Elisabetta, si sarebbe

vergognata, mostrando di ricordarsi minutamente i nomi di persone

ultime nella sua Corte. E che con questo sbaglio di nome abbia voluto

accennar ciò Walter Scott, apparirà manifestamente a chi rammenti, che

sul principio del Romanzo, il conte di Leicester, voglioso d’essere

re, ed a cui piacea farla da re, parlando di Tressiliano con Amy, non

sapea pronunziarne il nome, e profferiva invece l’altro ch’ei si creò

sull’istante, _Travaillon_, T. I, pag. 202.

[2] Classe di nobili, che viene dopo i Baroni e di cui si parla più a

lungo nell’_Ivanhoe_, altro romanzo di Walter Scott.

[3] _Balancing policy_: sembra che questo giuoco d’altalena sia stato

d’usanza, incominciato per lo meno dal tempo degl’Imperatori Romani, e

venendo in giù quanto si vuole.

[4] Pandaro, personaggio di _Troilo e Criseide_ in Shakespeare, che ha

qualche somiglianza col _Bonneau_ della _Pulcella_.

[5]

Se non che la coscienza m’assecura

La bella compagnia che l’uom francheggia

Sotto l’usbergo del sentirsi pura.

_Dante_.

[6] Si osservi che il Foster prima di partirsi da Cumnor per venire a

Kenilworth nunzio della fuga d’Amy, avrà naturalmente fatte indagini

sul modo di questa fuga, ed avrà parimente interrogato Giles Gosling,

che comunque propenso a Tressiliano, protestò già di non volersi

mettere in brighe principalmente col conte di Leicester o co’ suoi

partigiani. Si osservi in oltre che Varney avea già a lungo parlato con

Foster. Comunque tai cose vengano schiarite nel progresso del dialogo,

ho creduto non inopportuno il rammentarle, onde meglio apparisca che

l’autore in questo tratto del suo romanzo non può essere incolpato di

mettere a tortura indebita l’ingegno d’un attento leggitore.

[7] Osservisi qui ancora la maestria del pittor romanziere. Se in

tutt’altro istante tai detti avesse pronunziati il Varney si sarebbe

posto al grave pericolo d’un confronto. Ma lo scaltro accolse l’istante

degli _accenti pronunziati_ (dal Leicester) _in mezzo a violentissima

agitazione_, l’istante in cui già lo vedea persuaso della reità della

moglie, ed in cui per conseguenza un tale suggerimento, oltre a non

essere rischioso a chi ’l profferiva, gli procacciava fede maggiore.

[8] Alcuno potrebbe far questa obbiezione che sembra presentarsi

spontanea: _Ma Varney era egli più in tempo di tornare addietro

senza perdersi affatto? È egli possibile che un uomo indurato nella

scelleratezza, e giunto al passo cui era giunto costui, bilanciasse

nemmeno un istante fra un rimorso venuto troppo tardi, ed il proprio

annientamento?_ Tale obbiezione però perde forza; allorchè si consideri

che Varney poteva a tutti gl’istanti vedere Amy, e che ogni qual

volta avesse date prove non equivoche di pentimento a questa donna,

oltre ogni dire virtuosa, credula, compassionevole, ella era tale da

perdonargli e da sottrarlo col tacerne i commessi attentati ai furori

del Conte.

[9] V. Tom. 1. pag. 126.

[10] Nome di cantori girovaghi, assai giulivi, da cui vennero indi i

buffoni.

[11]

Oh! se color che invidiosi or sono

Del grado altero, d’onde a me gli omaggi

Vengon di cieche turbe, entro quest’alma

Il duol leggesser che la rode, e l’aspro

Martir di rattenerlo, non sì abbietto

Un sol fôra di lor, che sè in Dudley

Disïasse cangiar.

_Schiller_. Maria Stuarda.

[12] Arte ammirabile dell’autore del romanzo! Dopo tai detti chi non

ama Leicester? Chi non è proclive a perdonargli i fatali errori, in cui

lo trasse la sua colpevole e cieca ambizione? Chi quasi non lo assolve

anticipatamente delle crudeli conseguenze, che questi errori medesimi

son per produrre?

[13] Il fanciullo sapea fin da quando si disgiunse dal maniscalco, che

questi era al servigio di Tressiliano.

[14] Chi non è proclive a piangere con Burleigh all’udire questi ultimi

accenti della Regina? Pur tali detti non sono che la confessione di

un’amante, che si sforza invano di nascondere la passione che la

signoreggia. Ma questa amante è la grande Elisabetta, e chi ne dipinge

la lotta d’affetti cui ella soggiace, è Walter Scott.

[15] Vedi il congedo di Giles Gosling e Michele Lambourne al tom. 1.

pag. 216, 217.

[16] E a questo passo e a diversi altri del presente capitolo, fino

alla terribile sua conclusione, richiamo i leggitori alla nota posta a

pag. 124 del 3.º tomo.

Kenilworth, vol. 4/4 · 第 18 / 19 题