Attraverso tali difficoltà, tali ostacoli e tali insidie si veniva
compiendo l'opera del Mazzini. Bene a ragione Giuseppe Lamberti
scriveva sulla prima pagina di questo suo libro: «Mia corrispondenza
della _Giovine Italia_: documento che proverà la costanza, gli sforzi,
i sacrifizi di Giuseppe Mazzini per far libera, una, indipendente
l'Italia». Se la figura del Maestro vi campeggia in tutto il suo
splendore impareggiabile, anche i discepoli vi appariscono in nuova
luce, gli illustri e gli umili, i celebri e i dimenticati. Come
epigrafe di tutta l'opera si potrebbero mettere in evidenza le stesse
parole indirizzate dal Mazzini al suo fedele segretario il 31 maggio
del 1841: «Chi pensa veramente alla felicità e all'onor della patria,
non può trascurare, quantunque minime, quelle cose che tendono a
tale altissimo scopo»; perchè, se pure molte delle notizie che si
attingono da questi fogli appartengono più all'umile cronaca che alla
storia togata, nulla è trascurabile di quanto concerne la laboriosa,
indefessa, mirabile preparazione del Risorgimento. «Se gli sforzi»,
soggiungeva il Precursore, e potrebbe soggiungere l'epigrafe, «se
gli sforzi che promettiamo fare unitamente a voi ed a tutti gli
altri buoni, otterranno pure, come speriamo, il nobile scopo che ci
siamo proposto, verrà un giorno che la posterità riconoscente avrà in
riverenza i vostri nomi, come quelli a' quali nè lontananza, nè tempo,
nè ostacoli, nè sventure d'ogni maniera hanno potuto mai sterpare dal
cuore la santa carità del proprio paese».
_31 gennaio 1917._
Maestri di guerra.