_Bianca_
_(di fuori)_ Sono io, sono io: la vostra incognita.
_Francesco_
_(rivolgendosi a Carlo)_ Lei.
_Carlo_
Lei!
_Bianca_
_(di fuori)_ Debbo aver dimenticato il mio portafogli.
_Francesco_
_(a Carlo)_ È un pretesto per ritornare da me. _(A Bianca)_ Sì, sì,
grazie, grazie! capisco! Ma ora, mia adorabile incognita, non sono solo.
È qui con me un mio amico. Voi conoscete la mia discrezione, e debbo
rassegnarmi a non aprirvi le porte di quel paradiso che sapete.
_(Tossisce per farsi capire.)_
_Carlo_
_(tra sè)_ Te lo do io il paradiso.
_Bianca_
_(di fuori)_ Ma come si chiama il vostro amico?
_Carlo_
_(subito)_ Si chiama Carlo Tebaldi.
_Francesco_
Sicuro, si chiama Carlo Tebaldi.
_Bianca_
_(di fuori)_ Allora, non m'importa. Questo signore non lo conosco e non
mi conosce. Non temo di essere compromessa. Aprite.
_Francesco_
_(tra sè)_ Quale imprudenza! Andate poi a dire che questa donna non mi
ama. _(Apre.)_
_Bianca_
_(entra.)_
_Francesco_
_(le prende ambo le mani.)_
_Carlo e Bianca_
_(si scambiano occhiate di rabbia.)_
_Francesco_
_(all'orecchio di Bianca, con mellifluità)_ Io non so se voi abbiate
lasciato davvero qui il vostro portafogli, ma, in ogni caso, per
giustificare la vostra venuta, io fingerò di cercarlo.
_Bianca_
_(nervosa e frettolosa)_ Più tardi. Per ora, vi prego, fate la
presentazione.
_Francesco_
Vi presento il mio intimo amico: Carlo Tebaldi, giovane ammogliato, che
è....
_Carlo_
_(interrompendolo stizzosamente)_... celibe.
_Francesco_
Un ammogliato celibe è un bel fatto!
_Bianca_
Ah! celibe?
_Carlo_
_(aspettando il compimento della presentazione, a Francesco)_ E la
signora?
_Francesco_
La signora... _(Facendo dei cenni a Bianca, come per domandarle che cosa
debba dire)_ Come devo?...
_Bianca_
Quanto al cognome, non vi date pena. Quello che porto è un po'...
discreditato. E quanto al nome, datemene uno a piacere.
_Francesco_
Celeste!!
_Carlo_
Bianca.
_Bianca_
Sì, preferisco Bianca.
_Francesco_
Vada per Bianca.
_Carlo_
Ragazza? maritata? vedova?
_Bianca_
Così così.
_Carlo_
Ma non le pare che ci siamo conosciuti un'altra volta,... non so dove?
_Francesco_
_(tra sè)_ Diamine, diamine!
_Bianca_
_(fingendo di ricordarsi)_ No... a me non pare: anzi, certamente no.
_Carlo_
Ah, è vero: quella lì era un'altra. Un po' di rassomiglianza nei
lineamenti, nel portamento, nella voce; ma poi, nel resto, tutta
diversa.
_Francesco_
_(tra sè)_ Meno male. _(Forte)_ Intanto, cerchiamo questo portafogli.
_Carlo_
_(avvicinandosi a Bianca)_ Ma credo d'averlo trovato io.
_Bianca_
_(soddisfatta)_ Ah?
_Carlo_
È stato dimenticato proprio qui. _(Mostrandolo)_ È questo?
_Bianca_
Precisamente. Sa, in certi momenti, quando la testa gira....
_Francesco_
Cara!
_Bianca_
Ognuno può disperdere....
_Carlo_
Un portafogli compromettente. E quando la testa non gira, ognuno può
ritrovarlo.
_Bianca_
Tanto vero, che io, quando la testa non girava, ne ho ritrovato uno, con
cui, senza volere, ho scambiato il mio.
_Francesco_
_(seguendo ingenuamente la conversazione)_ Oh, vedete che combinazione!
_Carlo_
Davvero?
_Bianca_
_(mostrandolo)_ Eccolo.
_Carlo_
_(tra sè, seccato)_ Il portafogli di Fifì!
_Bianca_
Non si turbi. Il documento più importante contenuto in questo portafogli
non è che qualche biglietto di visita d'una donna. La donna dei suoi
pensieri, forse?
_Carlo_
_(punto)_ No. _(Con stizza)_ Semplicemente una donna da avventure.
_Bianca_
_(atteggiandosi a ingenua)_ In verità, non capisco...
_Francesco_
_(piano a Carlo, tirandolo per la giacca)_ Bada a quello che dici!
_Carlo_
_(a Bianca)_ Non capisce? È giusto. Mi spiegherò: le donnine da
avventure... sono, come si direbbe in gergo commerciale, degli articoli
a buon mercato. Ce n'è per tutti i gusti. Io, per esempio, vivo qui, a
Roma, solo, annoiato; ed ecco che mi procuro una donnina che mi serva da
antidoto alla noia: articolo per salottino da scapolo. Al mio amico,
invece, piace di viaggiare, ed egli, naturalmente, si procura degli
articoli da viaggio.
_Bianca_
_(scattando)_ Ma questo è troppo!
_Francesco_
Carlo!
_Carlo_
_(a Bianca)_ Non le va?
_Francesco_
_(a Carlo)_ Tu sei un insolente! _(A Bianca, cercando di rimediare)_ Non
gli date retta. Il mio amico si compiace di mostrarsi più cinico di
quanto veramente non sia. E voi, che siete, soprattutto, una donna di
spirito, vorrete perdonarlo.
_Bianca_
_(disinvolta)_ Di che? Perchè? Un salottino come questo non mi dà il
diritto di pretendere un'accoglienza diversa da quella concessa alle
ballerine, che ne illustrano le pareti. Del resto, un salottino di tal
genere, se non garantisce il rispetto, garantisce in compenso il
mistero. E l'animo mio fu profetico. _(A Francesco)_ Difatti, ricordate
voi che durante il viaggio io... vi amavo, è vero, ma vi amavo... senza
farvene accorgere?
_Francesco_
Verissimo.
_Bianca_
E dite. _(Richiamando su questo particolare l'attenzione di Carlo)_
Quand'è che mi risolvetti ad amarvi diversamente?
_Francesco_
Quando vi diedi il mio nome e il mio indirizzo.
_Bianca_
L'indirizzo di questa casa....
_Carlo_
_(gioendo, tra sè)_ Ora comincio a capire.
_Bianca_
Ebbene... gli è che, profeticamente, io rinunziavo al rispetto _(sempre
sottolineando)_ e mi accaparravo il mistero!
_Francesco_
Cara, cara, cara! _(Tra sè)_ Andate poi a dire che questa donna non mi
ama!
_Carlo_
_(tra sè)_ Ho torto io.
_Bianca_
_(a Carlo)_ A proposito: lei signor... signor Tebaldi, vuole riprendere
il portafogli della sua... della sua... come ho da dire?
_Carlo_
Me lo dia pure, ma non dica nulla: direbbe certamente una malignità.
_Bianca_
Glielo restituisco immacolato. Badi: è vuoto, perfettamente vuoto! e
forse, _(con intenzione maliziosa)_ è stato qui dimenticato... non senza
uno scopo.
_Carlo_
Ed ecco il suo. Non è vuoto, ma credo che nemmeno esso sia stato qui
dimenticato... senza una scopo.
_(Si scambiano i portafogli con esagerata e ostentata gentilezza;
quindi, di scatto, si allontanano l'uno dall'altra con violenza e
sgarbo.)_
_Francesco_
_(tra sè)_ Antipatia reciproca. Meglio così!
_(Si sente picchiare alla porta.)_
_Carlo_
_(forte)_ Chi è che batte?