_Francesco_
_(con languore, seducendola)_ Coraggio! In fondo, non si tratta che
d'aver coraggio....
_Bianca_
_(risoluta)_ Oh, non dubitate, ce n'ho del coraggio!
_Francesco_
Meno male. Vuol dire che non vi faccio paura. E perchè poi farvi paura?
Tanto più che se voi, bella e strana signora, vorrete serbare
l'incognito, io, fede di gentiluomo, sarò ben lieto di rispettarlo
ciecamente.
_Bianca_
Non v'interessa di sapere chi sono io?
_Francesco_
So che siete bella, so che siete qui, sola, vicino a me, so che qui vi
ha condotta il presentimento di trovare in me l'uomo capace di
comprendervi e di amarvi!... Il resto non m'importa. Sedete, sedetemi
accanto. _(Prendendola per una mano, la conduce sin presso un divano.)_
_Bianca_
_(siede di malavoglia.)_
_Francesco_
_(sedendo anche lui)_ Parliamo.
_Bianca_
Sì, parlate. _(Preoccupata, continua a guardare intorno, poi, levandosi
e allontanandosi)_ Io vi ascolto tanto volentieri.
_Francesco_
Se vi allontanate da me, non potrò fare che un soliloquio.
_Bianca_
_(sforzandosi di essere gentile)_ Ma io non v'impedisco di seguirmi.
_(Andando di qua e di là, guarda i muri.)_
_Francesco_
_(tra sè)_ Veramente, preferirei un tête-à-tête meno peripatetico.
_Bianca_
_(tra sè, imbizzita)_ È il laboratorio galante di quel mostro di mio
marito. _(A Francesco, che è ancora seduto)_ Vi ho detto che non
v'impedisco di seguirmi.
_Francesco_
_(tra sè)_ Facciamo a modo suo. _(A lei, seguendola)_ Vi seguo.
_Bianca_
_(tra sè, tormentandosi)_ Ed è qui che gli spedivo le mie lettere
d'affari!
_Francesco_
Che guardate? che mormorate?
_Bianca_
Non ho mai visto un salotto così.
_Francesco_
Eppure, non c'è nulla di speciale.
_Bianca_
C'è tutto di speciale. Questo non è un salotto... onesto. Le donne che
ci hanno lasciato qualche cosa sono innumerevoli!
_Francesco_
_(tra sè)_ È gelosa, buon segno! _(A lei)_ Può darsi che questo salotto
non sia precisamente mio e che io alloggi qua, così, di passaggio, e che
di tutte le donne, di cui voi vedete le tracce, io non ne conosca
nessuna. _(Tra sè)_ Bisogna lasciarla nel dubbio.
_Bianca_
_(esaminando i ritratti)_ Questo per esempio, è proprio il ritratto
d'una ballerina!
_Francesco_
_(andando a guardare il ritratto)_ Già!
_Bianca_
_(nervosissima)_ Si vede dall'abito... che non ha. Ed è bellina, la
sfacciata!
_Francesco_
_(tra sè)_ Non è una donna leggera, è semplicemente una donna bizzarra.
_(A lei)_ Non ci badate, cara. _(Prendendole una mano)_ Io non conosco
che voi, io non ho che un solo ritratto: il vostro... impresso nel
cuore.
_Bianca_
_(continuando l'analisi, domanda con violenza)_ E questa, perchè è
vestita da uomo?
_Francesco_
Mah!... Probabilmente per provare le emozioni dell'altro sesso!
_Bianca_
_(col tono di chi non si lascia ingannare)_ Ma è una donna! Oh, se lo è!
_Francesco_
_(indicando, col gesto, le forme abbondanti della donna fotografata)_
Perbacco, se lo è!
_Bianca_
E c'è una dedica, «Al Carlino dei mio cuore».
_Francesco_
Lo vedete! Il Carlino non sono io.
_Bianca_
_(sempre cercando e guardando con una mal dissimulata ansia)_ Oh! uno
scarpino! _(Mettendolo sotto il muso di Francesco)_ Questo è uno
scarpino. _(È una elegante scarpettina da ballo, d'un microscopico
piedino femminile.)_
_Francesco_
_(con la convinzione di fare una scoperta)_ E credo che sia uno
scarpino... di donna.
_Bianca_
Se fosse d'un uomo, quest'uomo dovrebbe essere un lilliputto!
_Francesco_
Vi giuro che non ho nulla di comune con questo scarpino.
_Bianca_
_(con rabbia)_ È un ricordo!...
_Francesco_
Dei Paesi Bassi!
_Bianca_
_(guardandone con disgusto la suola)_ E qui c'è un'altra dedica. Si fa
dedicare tutto, questo signore: anche uno scarpino! Che dice? Non si
legge bene. _(Mostrandolo a Francesco)_ Leggete voi.
_Francesco_
_(interpretando)_ No, non è una dedica: è un versetto biblico o quasi
biblico. _(Leggendo:)_ «Il piede sinistro non deve sapere quello che dà
il piede destro!»
_Bianca_
_(irritandosi)_ E che cosa mai può dare il piede destro?
_Francesco_
_(con l'analogo movimento d'una gamba, e timidamente)_ Mio Dio, una
pedata.
_Bianca_
_(scoppiando)_ Ma è un'indegnità! È un'infamia!
_Francesco_
_(sodisfatto, tra sè)_ È gelosa. Come mi ama! _(A lei)_ Calmatevi, via,
calmatevi. E non continuate questo increscioso inventario. Non vi sembra
che ci sia da fare qualche cosa di meglio? Tutta questa roba non è che
tappezzeria.
_Bianca_
_(sempre più commossa)_ Ma è di quella tappezzeria che abitua a una vita
molle, leggera, sciocca. E chi non è avvezzo a vederla ne sente
disgusto, nausea, schifo! _(Poi, risoluta)_ Me ne voglio andare.
_Francesco_
_(tra sè)_ Come mi ama! _(A lei)_ Io vi garantisco che potete chetarvi,
mia bella e bizzarra incognita. Guardatemi, guardatemi in viso....
_Bianca_
_(gli volta le spalle, senza badargli punto.)_
_Francesco_
Brava! Così! Non v'accorgete che sono innocente, e che... sono vostro?
_Bianca_
Tutto questo sta bene; ma io me ne voglio andare.
_Francesco_
No, rimanete. Astraetevi dall'ambiente che vi circonda....
Riconcentratevi in voi. Anzi, riconcentratevi in me.
_Bianca_
_(scoprendo sopra una mensola il ritratto di Carlo)_ Ah, quel ritratto
lì....
_Francesco_
Ricomincia l'inventario!
_Bianca_
_(pigliando il ritratto, e osservandolo con amarezza)_.... è un
ritratto... completamente mascolino!
_Francesco_
_(tra sè)_ Quello di Carlo, ora. _(A lei)_ Sì... questa volta, la
persona fotografata, benchè sia pur essa vestita da uomo,... non è una
donna.
_Bianca_
È un mostro.
_Francesco_
Mostro mostro, no. Via, bruttino!
_Bianca_
Bruttissimo! Uh!... Che muso! _(Sempre eccitata, fissando la
fotografia)_ Sì, avete ragione. Voglio restare. _(Smette
precipitosamente il mantello.)_ E voglio togliermi perfino....
_Francesco_
Perfino?...
_Bianca_