fumava una sigaretta, sdraiato sopra un divano, beatamente, gli sguardi
perduti in alto.
--_Ciò_!--disse Berto.--Non dormi? Vattene, su; è quasi mezzanotte....
--Hai ragione,--rispose il conte mansueto.--Nel mio letto starei tanto
bene!
Si mosse, andò a porgere il saluto alla contessa Bianca, alle signore,
agli amici, ed uscì lentamente.
Poco dopo, anche gli altri visitatori presero congedo.
X.
Quella notte, Filippo Vagli sentì crudelmente la solitudine in cui lo
piombava l'assenza di Loredana. Vagò fino ad ora tarda per le calli
deserte, immerse in un'ombra che un fanale rompeva a pena, e salito in
una gondola si fece condurre alla ventura; i rii, coi muri delle case a
picco, parevan chiusi, senz'aria; ora la gondola sfiorava la scalea d'un
palazzo, ora scivolava lungo qualche casipola, dalle finestre della
quale giungeva il chiacchierìo infaticabile delle popolane; e se una
gondola passava rasente, era una visione d'ombra, una linea nera e
fugace, un uomo ritto a poppa, una figura indistinta sdraiata sui
cuscini; poi silenzio, rotto dal remo che grondava acqua.
Allorchè tornò a casa, Filippo notò quel che già aveva sentito durante
il giorno: la sua camera non gli diceva più nulla, il suo ricco
appartamento, al quale era andato per tanti anni recando belle cose
d'arte e oggetti di pregio, non gli importava più dell'appartamento
d'un albergo. Le ore gli sembrarono eterne; il pensiero di quella
ragazza, lasciata sola in un piccolo paese, in un alloggio che differiva
poco da una taverna, gli martellò il cervello tutta notte.
Prese sonno verso l'alba; e non si svegliò da quel torpore se non quando
gli parve che qualcuno camminasse cautamente per la camera.
Era un servo, mandato dalla contessa Bianca, la quale, vista l'ora
tarda, temeva che Flopi stesse poco bene.
--Che ora è, Piero?--domandò Filippo.
--Sono le undici, signor conte.
Piero stava immobile presso il letto ad aspettare gli ordini.
--Va, va!--gli disse il conte.--Non ho bisogno di nulla. Avverti la
contessa che mi alzo subito.
E poco dopo, mentre attendeva alle cure della persona, Filippo sentì la
noia plumbea per quelle ore che ancora gli toccava di passare a Venezia,
per il pranzo dei conti Lombardi, per le chiacchiere insulse alle quali
avrebbe dovuto prestare orecchio. Egli era irritato e malcontento. Dopo
una colazione quasi sempre silenziosa, perchè sua madre cercava ella
pure di schivare allusioni ed argomenti spiacevoli, egli uscì, gironzò
qualche tempo in Piazza e sotto le Procuratie, fece parecchi acquisti
per Loredana, e quasi senz'accorgersi, camminando lentamente, si trovò
nel campiello, innanzi alla casetta bianca della piccola amica.
Egli aveva promesso a Loredana di portar notizie di lei alla sua mamma;
e quando rivide la casa, con quelle finestre bifore, alle quali la
fanciulla s'affacciava un giorno per salutarlo; e quando sentì la
familiarità di quel tranquillo angolo di Venezia, dov'egli veniva per
salvarsi dalle omelíe della contessa Fausta, per vivere la vita modesta
degli altri e dimenticar la propria, inutilmente ricca e fastosa; quando
mille ricordi semplici e graditi gli tornarono in folla al pensiero,
Filippo non si perdette a riflettere oltre: si avvicinò alla porta,
dipinta in verde scuro, con un bel battente di bronzo foggiato ad anello
che una testa di leone teneva fra le mandibole; e suonò il campanello.
A una delle finestre si affacciò indi a poco la domestica, piccoletta e
nera in viso, che voleva bene alla fanciulla.
Essa fu così stupita alla vista di Filippo, che mandò un'esclamazione:
--Maria a te provveda! Il conte! Il conte! Il conte!...
E d'un subito si mise a correre per la casa, in cerca della signora,
gridando a perdifiato:
--Il conte! Il conte! Il conte!
La signora De Carolis, che era occupata a stirare, accorse tutta
maravigliata e tremante; si affacciò alla finestra ella pure, s'assicurò
che il visitatore era il conte Vagli, e infine si decise a tirare il
cordone.
La porta s'aperse, e Filippo entrò.
In alto della scala, proprio sull'ultimo gradino, vide ritta e pallida
la signora Emma; la quale, senza rispondere al saluto di lui, scese
qualche scalino per abbreviar la distanza, e domandò con voce rauca:
--E Lori, dov'è?
--Sono venuto a portarle sue notizie,--rispose Filippo, salendo con la
signora, tuttavia incerto dell'accoglienza.--Sta bene, mi parla sempre
di lei.
Passarono innanzi alla domestica, la quale rimaneva a bocca aperta,
guardando Filippo con ammirazione attonita.
--Buon dì, Rosa!--egli le disse.
E l'altra fece una riverenza, non potendo esprimere la voglia d'aver
notizie della signorina.
La signora Emma e Filippo entrarono in quella saletta dal pavimento a
piastrelle bianche e rosse, dove il conte e la fanciulla avevano
concertata la fuga; Filippo notò subito, sopra una mensoletta di legno,
una figurina di _biscuit_, che abitualmente era sulla tavola, e che un
giorno la ragazza andava girando e rigirando, mentre l'amico le
susurrava all'orecchio parole ardenti d'amore e speranze di giorni
felici.
Egli prese le mani della signora De Carolis, e le disse con voce
malcerta:
--Io devo chiederle perdono. Le ho portato via Loredana, la sua Lori! Ma
essa è oggi felice con me. Ho fatto male, ho agito per impulso,
ciecamente. Non oso scolparmi, lo vede! Pure, Loredana è felice, e
questo non risponde a tutti i suoi dubbii, a tutte le sue paure?
La signora scosse tristemente la testa e ritrasse le mani dalle mani di
Filippo.
--No,--ella rispose.--Sarebbe felice se potesse andare a fronte alta:
ma così, quale umiliazione! Ora non comprende; comprenderà più tardi....
È una fanciulla disonorata; non ha nome; e nessuno crederà all'amore. Il
mondo è cattivo; sarà accusata d'essersi venduta per vizio o per
bisogno....
Filippo fece un movimento con la mano, come per protestare.
--Oh, non neghi!--interruppe la signora, il cui volto bianco, dalle
occhiaie scure, diceva quante notti tormentose e quante ore d'angoscia
aveva passato la povera donna.
Ella sedette sopra un divano, dimenticando di accennare una sedia a
Filippo; e proseguì:
--Nessuno di quelli che la conoscono sa ancora nulla; ma il mistero non
può durare più a lungo, e il giorno si avvicina in cui dovrò confessare
la sua colpa. Che cosa dirò per farla perdonare, o perchè gli altri le
siano indulgenti? Non aveva la sua mamma che le voleva bene? Forse le
mancava qualche cosa, qui, dove io non pensava che a lei? Non voleva
sposare quel Gianella maledetto? E io l'avrei aiutata, e io le avrei
permesso di scegliersi persona più degna.... Ma fuggire, ma diventar
l'amante d'un uomo che non potrà mai sposarla, e abbandonare la mamma
sua, la casa, tutto e tutti, come una disperata, e rovinare la sua
giovinezza!... Sì, è giovane, era inesperta, io mi fidava ciecamente....
Io posso assolverla; il mondo riderà di lei e di me, cadute vittime di
un falso amico, d'un egoista senza cuore....
Filippo, tuttavia in piedi, col cappello di paglia tra le mani, udendo
l'accusa scudisciargli il viso, fece un passo, sentì il viso
avvampargli, ma si rattenne e non disse parola.
La signora Emma lo guardò, e aggiunse freddamente:
--Si sieda! Mi parli di Lori. Dov'è adesso?
--A Sirmione,--rispose Filippo.
--Verrò a prenderla,--annunziò la signora con voce decisa.
--A prenderla?--esclamò il conte sbalordito.
--Sì, a prenderla. Forse sono ancora in tempo a riparare uno scandalo.
Ho detto a chi mi chiedeva di lei che è in campagna. Ebbene, bisogna che
da questa campagna Loredana ritorni. Io non confesserò mai mai, che mi è
fuggita di casa, capisce? Il suo ritorno, la sua presenza, la ripresa
delle nostre abitudini faranno tacere le cattive lingue. Mia figlia è
conosciuta da poca gente modesta, che certo non villeggia a Sirmione.
Forse sono ancora in tempo a salvarla se Dio mi aiuta. E lei, conte, non
si opporrà. Ha commesso un'azione disonesta, non vorrà commetterne una
seconda....
--Ma io l'amo, Loredana!--proruppe Filippo.--Non permetterò che me la
portino via; io vivo per lei, cerco di renderla felice, mi allontano io
pure dal mondo, per dedicare a lei le cure più affettuose, e ho fatto
della sua vita la mia.... Non permetterò che me la ritolgano, a nessun
costo; non permetterà ella stessa, Loredana, perchè mi ama e non domanda
nulla a nessuno!
La voce del conte vibrava di tanta sincerità e di tanto affanno, che la
signora De Carolis ne fu scossa e lo guardò un istante, presa da
esitazione.
--Sono venuto da lei a chiederle perdono,--proseguì Filippo,--a
chiederle perdono con una umiltà che non è nelle mie abitudini. E
lealmente le ho detto dove viviamo, perchè non volevo continuare con lei
una finzione antipatica; se l'avessi ingannata, se le avessi detto che
viviamo a Roma o a Parigi, ora potrei ridermi delle sue minaccie.
S'interruppe e camminò pel lungo e pel largo nella saletta.
--Non me la porterà via!--soggiunse.--A qualunque costo, non me la
porterà via! Appartiene a me, ora, e a nessun'altro al mondo! Non me la
porterà via!
La signora De Carolis comprese che non poteva ragionare con un uomo in
tale stato d'animo. Filippo aveva le labbra bianche e il suo corpo
tremava come scosso da febbre violenta; egli si abbandonò in una
poltrona, nascose il volto tra le mani, e stette così, per lungo tempo,
in silenzio, agitato sempre da un tremito invincibile.
Emma tacque ella pure, a lungo, guardando l'uomo superbo, ridotto da una
parola come uno schiavo o come un mendico, accasciato sotto il peso
della sua passione.
--Veda,--cominciò infine la signora.--È necessario! Appunto perchè vuol
bene a Loredana, la lasci tornare con la sua mamma.... Lei si pentirà un
giorno di questo rifiuto.
--Non mi pentirò mai!--esclamò Filippo, staccando le mani dal volto.
La signora De Carolis vide che le lagrime solcavano il viso del conte,
ebbe un lampo forse di riconoscenza, certo di pietà, ma seppe frenarsi,
e continuò, quasi non avesse notato nulla:
--Per parlare come lei parla, bisognerebbe dirmi quale avvenire attende
mia figlia. E lei non lo sa, perchè l'avvenire di Loredana dipende dal
capriccio, dalla volontà, dall'interesse del conte Filippo Vagli, il
quale oggi l'ama sinceramente e domani può considerarla un impaccio....
Filippo crollò le spalle, ma la signora aggiunse, senza badargli:
--È possibile che io accetti una situazione simile per mia figlia?
Ripeto che forse sono ancora in tempo a impedire uno scandalo enorme; se
non mi ingegnassi di riuscirvi, sarei non una madre, ma la più vile, la
più spregevole delle donne....
Nel turbamento di tutto il suo spirito, Filippo sentiva che la disgrazia
aveva dato una lucidità di comprensione, un'energia e una volontà, a
quella donnina fragile e dimessa, quali egli non avrebbe mai potuto
sospettare. La signora De Carolis aveva il viso pallido tutto
rischiarato dalla luce d'una decisione, dalla speranza di salvare la
figliuola; Filippo intuì che era impossibile lottare con un sentimento
così forte, il quale aveva l'aureola di qualche cosa di sacro. Egli non
poteva opporre che le ragioni del suo amore, cioè di un sentimento
comune, fatto di egoismo, di concupiscenza, di orgoglio.
Disse lentamente:
--Loredana penserà che io l'ho tradita, che son venuto apposta a Venezia
perchè lei andasse a ripigliarsela, dopo quindici giorni....
--Oh no,--interruppe la signora Emma,--io saprò parlarle, e le spiegherò
come sono avvenute le cose....
Seguì un breve silenzio. Filippo era sempre seduto, con le labbra
bianche, gli occhi annebbiati dal pianto: la signora Emma gli si
avvicinò, gli mise una mano sulla spalla, e disse:
--Lei non deve opporsi. Dio aiuta le madri. Se lei non mi facesse trovar
più la mia Lori a Sirmione, ebbene, scandalo per scandalo: agirei con la
forza, come non ho osato fino ad oggi....
Il conte sollevò il viso a fissare la donna, e rispose brevemente:
--Non minacci!
--No, non minaccio,--disse la signora più calma.--È stato Dio che l'ha
mandato, per quest'atto di pentimento e di sincerità....
Tacque, guardò Filippo, che pareva in quell'istante un fanciullo domato,
un mendico febbricitante, così scosso dal tremito implacabile. La
signora si ritrasse, perchè non voleva mostrar gli occhi che le si
velavano di pianto, e uscì in fretta.
Filippo rimasto solo, si guardò intorno come trasognato....
Era dunque la realtà, quella? Non doveva più vedere Loredana, la sua
bella, la sua cara amica, e non più baciarne i capelli bruni dai
riflessi dorati, e non più udirne la parola, e non più farla fremere di
piacere e di gioia? Quale demonio l'aveva così scioccamente condotto in
quella casa, a chiedere un più sciocco perdono, a dire stupidamente dove
Loredana era nascosta?
Tutto crollato, tutto finito in un lampo! E Loredana, la fiduciosa
amica, abituata a considerar lui come il più forte, il più libero, il
più saggio degli uomini? Che avrebbe pensato?...
La porta della saletta si aperse ed entrò la signora Emma, recando ella
stessa un vassoio col caffè e una bottiglia di liquori.
--Prenda qualche cosa,--ella disse.--Le ho preparato un caffè; beva una
goccia di cognac.
Essa versò, mise innanzi il vassoio a Filippo, riempì di cognac un
bicchierino, glielo porse: egli lasciava fare, macchinalmente, e sorbiva
il caffè, senza sentirne il gusto.
--Non capisco,--disse a un tratto, rimettendo sul vassoio la
chicchera.--Non capisco. Loredana torna qui? Lei va a riprenderla?... E
io....
La signora Emma non rispose, ma Filippo incalzò:
--Mi dica: non la vedrò più?
E poichè la signora rimaneva sempre silenziosa, anch'egli non domandò
più nulla, e restò immobile, con gli occhi fissi nel vuoto, come a
seguire qualche fantasma spaventevole.
Finalmente si alzò, prese il cappello, stese la mano alla signora De
Carolis, e uscì senza far parola. In anticamera, la domestica lo
aspettava per dirgli qualche complimento, ma vedendolo così pallido e
sfatto, corse in cucina e vi si richiuse, perchè egli non avesse a
soffrire incontrandola in anticamera.
XI.
Il sole che arroventava il campiello e illuminava le case con una luce
quasi insopportabile, ebbe potere di scuotere Filippo da
quell'accasciamento che pareva sonnambulismo. Si drizzò, sentendo che le
spalle gli si erano incurvate, e si guardò intorno con occhio sicuro.
Perdere Loredana? Obbedire a sua madre? Tutto finito, tutto crollato?
--Parto col primo treno,--promise a se stesso.--Arrivo a Sirmione,
prendo Loredana e questa sera saremo lontani e sicuri. Qualunque cosa,
piuttosto di perderla. Ho commesso una fanciullaggine con sua madre;
bisogna riparare subito, subito, subito....
Non aveva ancor finito il suo pensiero, che una voce nota gli risonò
alle spalle.
--Guardalo qui! Dove vai, così meditabondo?
Era Berto Candriani, che, fattoglisi al fianco, lo squadrò e rimase
stupefatto.
--Accidenti! Che cosa t'è successo? Ti hanno bastonato?
Filippo gli disse con voce secca:
--Non ho voglia di scherzare, Berto!
--E non scherzo. Mi dispiace sinceramente di vederti così, come ti fosse
avvenuto qualche cosa di molto grave. Eri tanto allegro iersera....
Il conte non rispose, e i due uomini procedettero qualche tempo senza
far parola urtati dalla gente che passava per le calli; ma quel giorno
doveva essere singolarmente disgraziato per Filippo, perchè allo svolto
d'una viuzza s'imbattè col conte e con la contessa Lombardi.
--Ah, bene, bene, bene!--esclamò il conte Lombardi, aprendo le braccia,
come per impedire il passaggio ai due amici.--Venite a proposito!
La contessa ebbe un sorriso di compiacenza alla vista di Filippo, che le
stava innanzi a capo scoperto e la salutava.
--Abbiamo la gondola a due passi di qui,--ella annunziò,--e si parlava,
proprio di voi, Flopi. Noi facciamo un giro, e vi conduciamo con noi.
Anche Berto Candriani ci farà compagnia....
--Un giro?--ripetè subito Berto con circospezione.--Che cosa deve
intendersi per un giro, contessa?
--Muoviamoci,--ella rispose.--Noi impediamo il passaggio alla gente. Ora
entriamo in gondola, e vi spiegheremo.
La contessa Lombardi era ancora piacevole, benchè avesse valicato la
quarantina. Il suo corpo era svelto, i capelli eran chiari, gli occhi
vivi; solo la carnagione aveva perduto la sua freschezza; ma poichè la
contessa dichiarava ella per prima di esser vecchia e finita, tutti la
guardavano con simpatia e la trovavano assai più giovane di quanto non
dicesse.
Arrivati al traghetto dove aspettava la gondola a due remi, la contessa
vi montò, Berto vi balzò dentro, dicendo:
--Spiegateci il giro!
Ma Filippo disse:
--Contessa, io devo scusarmi....
--Ah bah!--esclamò la contessa.--Flopi, voi mi fate pensare che la
nostra compagnia vi dispiaccia. Quando noi vi facciamo un invito, voi
avete subito pronta una scusa.
--Cara contessa, siete crudele!--mormorò Filippo.
--Oh, a proposito,--aggiunse il conte Lombardi.--Ricordati che sei a
pranzo da noi, stasera.
--Dunque, vi decidete?--domandò la contessa, guardandolo.
Filippo comprese che bisognava decidersi, si appoggiò al braccio del
gondoliere, e salì....
Il giro della contessa durò per più ore; la gondola, spinta con agile
vigorìa, uscì dal bacino di San Marco in un batter d'occhio, e prese il
largo verso il Lido, poi, per le Vignole, arrivò a San Francesco del
Deserto.
La contessa Lombardi e Berto Candriani erano allegri.
--Non è vero che almeno così godiamo un po' di fresco? Sentite che bel
fresco, Flopi?--diceva la contessa.
Filippo aveva perduto ogni velleità di ribellarsi. Le ore passavano e
gli cadevano sul cuore come goccie di piombo, con un presentimento
funesto; ma egli era troppo abituato alle commedie del mondo perchè il
suo volto lasciasse trasparir l'angoscia febbrile alla quale tutta
l'anima sua era in preda. Sarebbe partito l'indomani: ormai bisognava
adattarsi e non far pesare i proprii dolori sugli amici che volevan
godere la sua compagnia.
Con un rude sforzo riuscì a dominarsi e parve felicissimo di quella
gita, di quello sciupìo di tempo, infinitamente prezioso per lui;
scherzò con Berto Candriani, il quale non sapeva comprendere una
mutazione così rapida, ed era stupefatto; Filippo fece anche un po' di
corte alla contessa, col consenso del marito, che sorrideva.
--Io non so dove tu sia stato,--osservò a un tratto il conte
Lombardi.--Se ne raccontan di belle, a questo proposito....
--Di bellissime,--rincalzò Berto.
--Non so dove tu sia stato, Flopi, ma la campagna ti ha fatto bene. Sei
allegro....
--Allegro,--ripetè Filippo, sentendo l'ironia di quella affermazione.
Tornavano verso Venezia, e la città si scorgeva tutta bianca, come
tutelata dall'angelo d'oro del campanile vetusto: i palazzi marmorei
parevan da lungi portentosi ricami, fragili merletti diuturnamente
lavorati dall'uomo e dal tempo; le acque ai loro piedi si stendevan
placide, con un trasparente color di smeraldo, che gli ultimi raggi di
sole facevano scintillare.
--Ma io vorrei sapere,--osservò la contessa,--che cosa si dice della
campagna di Flopi....
I tre uomini si guardarono.
--Ecco,--disse Berto Candriani,--si dice che....
--È sottinteso,--interruppe Filippo,--che voi, contessa, non crederete
parola di quanto sta per raccontarvi Berto. Voi conoscete quest'uomo? Il
più fantasioso dei maldicenti....
--Non crederò nulla,--rispose la contessa.--Ma vorrei sapere.
--Si dice,--continuò Berto Candriani,--che Flopi, innamorato d'una
bella, d'una bellissima ragazza, sia scappato con lei.
La contessa Lombardi diede in una risata.
--Che pazzo!--esclamò.--È scappato, ed è qui in gondola, al mio fianco?
Berto crollò le spalle.
--Siete ingenua, contessa, mia! È qui per un giorno o due. Domani sarà
scomparso di nuovo.... Sa far le cose da maestro, la vecchia volpe....
La contessa stette un momento a pensare, poi osservò:
--Credevo meglio. Queste cose vanno sempre a finir male; e se
l'avventura è come si racconta, Flopi ha perduto la testa davvero.
Filippo sorrise con l'indifferenza dell'uomo che ascolta cose senza
alcun senso.
--È come ve la racconto io,--assicurò Berto Candriani.--Fuga romantica
con giovinetta.
La contessa alzò le spalle.
--Via, via,--esclamò,--sono maldicenze sciocche: sarebbe nato uno
scandalo senza esempio, e invece non c'è che qualche diceria.... Voi non
sapete ragionare, povero amico!
--Oh guarda,--protestò il Candriani,--Flopi scappa con una ragazza, e
chi non sa ragionare sono io! Voglio mettermi anch'io a far fuggire le
fanciulle, per vedere se mi troverete ragionevole....
Gli amici risero, e la conversazione fu mutata.
A Venezia, giunsero sull'imbrunire; Filippo e il Candriani, scendendo
dalla gondola presso la piazza San Marco, presero congedo per correre a
casa a mutarsi d'abito e per ritrovarsi indi a un paio d'ore nuovamente
dai conti Lombardi.
Non appena fu solo, nella sua camera, Filippo sentì calargli sulle
spalle il peso di quella giornata nefasta, l'accoramento per la sorte di
Loredana. Gli tornò il pensiero d'andarsene subito, di giungere in piena
notte a Sirmione, di prendersi la fanciulla e fuggir lontano.
Ma di nuovo, le abitudini lo dissuasero. Era impossibile mancare al
pranzo, dar quella clamorosa conferma alle voci delle quali il Candriani
s'era fatto eco. Bisognava partire all'alba; ormai non si trattava più
che di poche ore, dell'ultimo sacrifizio.
Quando Filippo, in marsina, con una gardenia all'occhiello, varcò la
soglia del palazzo Lombardi, egli aveva dipinta in viso una tale
espressione di pace, che lo si sarebbe giudicato l'uomo più tranquillo
del mondo.
Berto Candriani, il quale l'aveva preceduto di poco, rimase, al vederlo,
stupefatto per la terza volta.
XII.
Loredana, accasciata per la lettera nella quale Filippo le annunziava
che la sua lontananza si sarebbe ancora prolungata di alcuni giorni,
stava sul divano, a occhi chiusi, non udendo, non pensando, nella
disperazione di far passare quel tempo che doveva essere eterno.
Le fiamme della gelosia cominciavano a divorarle il cuore. La società
alla quale apparteneva Filippo e nella quale era momentaneamente
rientrato, pareva alla fanciulla singolarmente pericolosa. Egli vi
avrebbe ritrovato Fausta e mille altre donne come quella, aiutate dal
lusso e dall'eleganza. E che cosa poteva far lei, povera ragazza ancora
ingenua, contro le malìe di quelle femmine sapienti, cariche di gioielli
prodigiosi, ornate di tutte le grazie? Per la sua fantasia inesperta i
convegni mondani eran come convegni d'amore nei quali Filippo avrebbe
dimenticata presto la piccola amica che soffriva.
E il pensiero venne a colpirla con tanta durezza, che la fanciulla balzò
in piedi, corse nella camera da letto, ne uscì con un largo cappello
bianco che piantò risolutamente in testa, e s'avviò, tenendo un
ombrellino scarlatto fra le mani.
Nel vestibolo trovò la signora Teobaldi, la quale s'avviava appunto
dalla ragazza per strimpellare il piano. Clarice era vestita alla
Pompadour, con amplissimi disegni sul corsetto e sulla gonna: questa,
troppo corta, lasciava scoperti i piedi calzati di scarpe bianche; e
così abbigliata, coi fianchi prominenti, la figura tozza, la Teobaldi
pareva una trottola accuratamente pitturata di fresco.
--Esce?--ella domandò con voce triste.
--Sì, vado a passeggiare,--rispose Loredana.--Vuol tenermi compagnia?
Eran le quattro; il sole abbruciava, la luce era acciecante, sugli
alberi strillavano le cicale.
Clarice, fattasi sulla soglia, gettò un'occhiata intorno, aggrottò le
terribili sopracciglia, e disse:
--Non so se mi convenga arrischiare....
--E perchè no?--chiese Loredana stupita.
--Sa, per la voce; potrei prendere un riscaldo....
La fanciulla crollò le spalle e uscì.
Voleva andare a quelle Grotte di Catullo che avevano visto la sua
felicità, quando vi passava con Filippo quasi l'intera giornata,
imaginando d'esser con lui in un'isola perduta dell'Oceano. Ma per la
certezza che quei ricordi, uniti all'amaritudine presente, l'avrebbero
fatta soffrire di soverchio, Loredana s'avviò sulla strada di Sirmione,
verso la strada provinciale.