Il cameriere di lord Leslie apriva con cauto riguardo l'uscio della
sala, in cui al consueto se ne stava ritirato il suo signore, e facendo
una gran riverenza, annunziava che un prete, il quale già s'era
presentato un'altra volta in quella mattina e che dicevasi l'abate
****, aspettava l'onore di poter parlare a Milord.
— A me? chi può esser costui? Io non ho mai conosciuto alcun prete
italiano! rispose seccamente il vecchio signore, senza alzar gli occhi
dalla tavola a cui sedeva, e su la quale erano spiegate e sparse molte
lettere e carte.
Il cameriere non ardì far nessuna osservazione. Ma Elisa, che per
avventura era là seduta in compagnia di suo padre, alzando i suoi begli
occhi verso di lui, — Oh noi lo conosciamo, padre mio, disse; è il
fratello della nostra Maria!
— A quest'ora non ricevo alcuno, lo sapete! soggiunse il lord, e
ripigliò in mano il _Morning-Chronicle_.
— Deh lasciate ch'egli venga! Forse vorrà parlarne di sua sorella; e,
voi non lo sapete... essa, già qualche tempo, non ha più bene....
— E dunque venga.
Era di fatto il fratello di Maria, il nostro vicecurato. Per la
prima volta egli si trovava in faccia del padre dell'amico suo; e
quell'aspetto immobile e superbo pareva l'impacciasse non poco. Il lord
non gli disse di sedere; ed egli si faceva innanzi lento, tenendo in
una mano il cappello, e tentando coll'altra i bottoni della sua lunga
sopravveste di panno oscuro.
Don Carlo, se già non ve l'ho detto, toccava al più a' trent'anni;
pure sul suo volto, ch'era simpatico e sereno, leggevasi l'incerta
espressione d'una grave benchè velata amarezza, la traccia profonda del
travaglio dell'anima. Le anticipate cure della giovinezza combattuta,
avevano lasciato su la sua schietta e bella fisonomia le prime rughe
di quel dolore segreto, il quale non si parte dal cuore che con la
vita. Gli occhi suoi eran vivaci e intenti; appariva in essi l'ardor
del pensiero temperato dal costume della meditazione e del patimento;
la fronte alta, e assai calva, il sorriso fuggevole e sparso anch'esso
d'un'ombra di malinconia; contegnoso nell'andare, ma alquanto chino
della persona. Era un uomo che aveva molto studiato e molto dubitato;
pure nella lunga guerra che sostenne contro sè stesso, e contro la
sua fede, tra il passato e l'avvenire, tra la disperazione degli
uomini e la coscienza di Dio, la sua energia, la sua volontà del bene
non s'eran logorate o scemate; ma bensì rivolte al santissimo scopo
di far migliori i suoi fratelli, e di risparmiare a molti di loro
quelle crudeli prove per le quali egli aveva dovuto passare, prima di
riposarsi nella sicurezza della virtù, prima di viver nella fede. Il
suo nome, ch'era degno di chiarezza e di gratitudine, giacerà oscuro,
non sarà ricordato tra gli uomini; nessuno forse parlerà mai della
semplice sublimità della sua mente, della carità del suo cuore, del
poco che potè fare, e del molto che sofferse; ma chi lo conobbe e amò,
non potrà rifiutare una lagrima alla sua memoria.
Il vicecurato, facendo passare il suo cappello dall'una all'altra
mano, non sapeva in qual modo chiamar sopra di sè l'attenzione del
signore inglese, che non lo guardava, come s'egli non fosse là. Elisa,
avvedutasi di quell'impaccio, ne fu tocca e volle parlare la prima.
Ma il prete, che in quel momento di silenzio fu assediato da una
folla di pensieri, e così fortemente conturbato che tutto s'accese
d'un involontario rossore, fece un passo innanzi, fissò gli occhi
sul vecchio, e disse con voce ferma e lenta: — Signore, io la prego,
m'ascolti!
Il lord, scosso alquanto dalla serietà di quell'accento, levò il capo,
e guardò il prete, senza parlare. Ma intanto, ripiegato il giornale, lo
depose, e fece un gesto, come per significare: Parlate, ma spicciatevi
presto.
— Signore, soggiunse allora il vicecurato, ciò che qui mi conduce,
la è cosa per me di troppo alta importanza, perchè non m'arrischi a
disturbarla un momento. Io sono una persona oscura, senza nome; ella,
un signore illustre e potente. Ma, s'assicuri, io qui non venni a
domandarle favori o protezioni, nè a inginocchiarmi dinanzi a lei,
poichè a nessuno io son uso prostrarmi, fuorchè a Dio. Ella è uno di
coloro che si chiamano grandi; e se questo nome vuol dire qualche
cosa, ella deve aver caro l'onor suo, al par di quello dell'ultimo
degli uomini. Dunque io mi presento a lei, a cercar giustizia per il
nome mio ignoto, ma puro come il suo, per il nome mio calpestato nella
virtù d'una infelice creatura, a me più cara dell'anima stessa... Ella
m'intende, o signore....
— Io non intendo nulla, signor abate; e quello che so, gli è che non vi
conosco, e che nessuno ha ardito mai parlarmi come voi adesso.
— Perchè vuole avvilirmi così? Cred'ella che l'abito di che sono
vestito, mi proibisca di parlarle com'io fo?... Ella non sa chi io sia?
— Voi non siete certo nel vostro miglior senno, signor abate....
— Bene sta all'uomo ricco e potente di disprezzar colui che gli domanda
la ragione del suo onore, schiacciarlo nel fango, ridere di lui come
d'uno stolto!... O Signore, reggi il mio cuore, e dammi pazienza.
— Ma io vi ripeto che non so quel che diciate, come forse nol sapete
voi stesso. E buon per voi, che non mi trovaste in cattivo momento...
Pure, io son giusto; e se avete qualcosa con persona che m'appartenga,
se alcuno de' miei v'avesse offeso, che so io... dite, spiegatevi
chiaro; ma sopra tutto pensate innanzi a chi parlate.
Così rispondeva il lord con un'altera serietà; ma si sarebbe potuto
indovinare, che le parole del prete e la persuasione ch'era in esse
avevano suscitato nel cuore del vecchio un'ansietà inquieta, il
sospetto di qualche cosa di grave.
— Dunque, o signore, ripigliò il prete, con voce fatta più umile,
ella vuole ch'io arrossisca dinanzi a lei, nel ripetere una storia
che copre di disonore la mia sfortunata sorella?... Ebbene, milord,
io dirò tutto. All'onestà d'un'oscura famiglia non rimaneva altra
protezione, fuorchè l'infelice che adesso le parla. Una madre amata e
una sorella innocente, eran tutto il suo bene.... Vi fu un uomo che,
allettato dalla bellezza di questa innocente, pose gli occhi sopra di
lei; e vederla, e concepire il più nero tradimento che sia, fu per esso
tutt'una cosa. S'infinse amico del sincero fratello, violò la santità
d'una povera famiglia, ingannò la madre semplice e buona, ingannò la
credula fanciulla, la sedusse con la promessa di farla sua sposa, la
persuase a fuggire... Signore, quest'uomo vile, è suo figlio!... Oh non
creda alle mie parole! In questa lettera è la confessione della misera
tradita. Fu mia colpa, lo vedo, d'essere stato così cieco; fu nostro il
danno, e sarà nostra ed eterna la vergogna! La madre che ne morirà, la
figlia avvilita per sempre... oh non importa! Ora, il rimpiangere quel
ch'è stato è inutile... Ma, per il nome di Dio, la si ricordi che anche
l'onore del povero è sacro!...
— Avete finito?
— Non ancora. Voglio dirle ch'io non cerco nulla da lei; perchè a chi
tutto ha perduto in terra, nulla più resta a domandare agli uomini.
E quella infelice non avrà più consolazione in questa vita, che la
speranza del perdono nell'altra... Io non vedrò il figliuol vostro; ma
non vi chiedo se non ch'egli sappia per vostra bocca, e a mio nome, che
il suo è più che un delitto, è un'infamia!... e che il cielo un giorno
ne terrà conto!
— Orsù, le vostre parole mi stancano.... Nulla m'è noto di ciò che
aveste l'ardimento di raccontare; e se avessi pensato mai, che quella
giovine potesse levar gli occhi sul figliuol mio, l'avrei fatta, a
quest'ora, cacciar di mia casa!
— Gran Dio! risparmiatemi almeno l'insulto... È una menzogna, uno
scherno atroce! So pur troppo che non si conta per nulla la vita d'una
povera creatura; so che i gran signori, come ora voi, ridon di queste
cose, le chiamano capricci, passatempi, se pur non dicono essere per
noi un onore, che voi, nobili, discendiate così basso, a portar la
vergogna dov'è la miseria!... Ma, per carità, se non potete rendermi
giustizia, compatitemi almeno!...
— Fate ciò che v'aggradisce: se pensate che sir Arnoldo abbia macchiato
il vostro nome, parlatene con lui... Egli vi saprà rispondere, e vi
metterà in pace... Io, per me, non ho altro a dirvi!
— Ch'io parli con lui?... No mai, mai! Una volta avevo pur creduto
all'onestà, alla grandezza del suo cuore; povero ingannato ch'io
m'era! Non l'ho cercato, nol vedrò più. La mia coscienza e quest'abito
stesso, non mi farebbero forse dimenticare ch'io son uomo! Ma... venni
a voi, perchè siete padre e vecchio! pensavo che almeno una parola di
giustizia, una lagrima di compassione, non me l'avreste negate. Voi
pure mi schernite?... Ma no! non siete voi, è il Signore che volle
umiliarmi. S'adempiano i suoi giudizi!
— Adesso parlate come si deve! E mi dispiace di non potere far nulla
per voi. Vorreste voi forse che comandassi a sir Arnoldo Leslie di
sposar vostra sorella? Il rimedio sarebbe opportuno!...
— Ve lo ripeto, o signore; io nulla domando da voi! E volesse egli
anche togliermi la creatura che mio padre m'ha consegnata, vi dichiaro
ch'io la vedrei più volentieri morire, che sposarsi a tal uomo....
— Oh! in ciò siam d'accordo; vorrei anch'io lo stesso. Una contadina,
che raccolsi per compassione... Ma, in verità, più vi penso, e più
credo che tutto questo sia un vostro sogno; gli è impossibile che sir
Arnoldo...
— Basta così: io son venuto per condur via da questa casa quella
infelice, e nessuno me lo può vietare!... Il pane, ch'ella ha mangiato
in casa vostra, lo piangerà per tutta la vita a lagrime cocenti; e così
il cielo perdoni a voi la vostra durezza, come a lei la sua colpa!
Di questo solamente vi prego, che vogliate dire al figliuol vostro,
ch'egli ci ha rapito tutto, e ch'io gli ho perdonato! Sì, egli lo
sappia, ma si guardi bene dal cercar me, dal cercare la sua vittima;
essa è come morta per lui! Che se così non fosse, guai a lui e a me!
Forse non sarei più quello che sono adesso, e il tradimento potrebbe
fruttare la vendetta!
Benchè lord Leslie avesse dato orecchio alle parole del prete con
una fredd'alterigia e con l'ironia d'un esteriore disprezzo, pure il
tremito involontario delle sue labbra, e l'attenzione delle pupille
sotto le ciglia ristrette in torvo atto, dimostravano l'interno suo
sdegno. Mentre il vicecurato parlava, anche la fronte del superbo
Inglese si faceva scura; e chi avesse potuto legger nell'animo suo,
avrebbe conosciuto che cento diversi e rapidi sospetti gli passavano
innanzi, come nuvole sinistre. — È egli possibile, domandava a sè
stesso, che mio figlio si sia perduto in un amore così indegno di lui?
Eh via, sarà stato il solletico d'un momento, e forse egli stesso ne
ride a quest'ora! Ma se veramente l'amasse, se avesse promesso di
sposarla... Che importa? son promesse che legano come i giuramenti
dell'ubbriaco! Pure, Arnoldo... non posso credere che Arnoldo...
Egli, ch'era diventato circospetto e severo, egli che sapeva d'aver a
fare con un fratello così sdegnoso e audace... È impossibile! O fu un
giuoco da parte sua, o una strana seduzione della fanciulla. Ma in ogni
modo, il miglior partito è ch'essa vada subito al suo malanno, e che
noi torniamo in patria... Sì, sì, è tempo oramai. Il momento è buono,
l'orizzonte politico si rischiara per noi, e l'era d'operare è venuta;
bisogna che sir Arnoldo esca in iscena una volta... altro che perdersi
dietro a sogni puerili!
Eran questi press'a poco i pensieri che volgeva in mente il vecchio
signore, all'udire i lamenti di don Cario. Ma intanto, qual era
l'agitazione della compassionevole Elisa?... Essa voleva bene a Maria,
e già da qualche tempo, turbata dal sospetto dell'amore d'Arnoldo,
aveva veduto la fanciulla soffrire, senza poter confortarla! Sentì
dunque stringersi il cuore, impallidì, quando intese le parole del
prete, quando vide due lagrime agghiacciate su le ardenti sue guance, e
pensò all'avvenire infelicissimo di Maria. Più d'una volta, essa volle
gettarsi a' piedi del padre, pregarlo di non disprezzare con amare
parole la sventura, di perdonare a un'ira giusta; ma un interno terrore
la contenne suo malgrado, e rimase muta e sbigottita, testimonio
innocente di quella scena.
— Or via, riprese il lord, alzandosi; andate, andate, e conducete con
voi la vostra sorella. Ch'io più non la vegga, e sopratutto che sir
Arnoldo non ne sappia nulla! Voi diceste anche di troppo, mi pare, e la
mia pazienza...
— Non temete, o signore. Noi lasciamo questa casa senza maledirla; noi
andiamo a nascondere nella solitudine la nostra disgrazia, a cercare
alla misericordia di Colui che ha in mano il passato e l'avvenire il
perdono del male che qui ci fu fatto!
Così disse, e premendo la destra sul cuore, in cui il dolore e
lo sdegno si facevano guerra ancora, levò al cielo, con sublime
rassegnazione, gli occhi; poi li chinò di nuovo, li rivolse senza senso
all'intorno, e si mosse per uscir della stanza.
— Aspettate, se vi piace, soggiunse il lord richiamandolo. Ricevete
questo leggiero compenso che vi offro, e scordatevi per sempre di noi!
— E così dicendo, trasse fuori dalla cassetta della tavola una borsa, e
gliela mise innanzi.
Il vicecurato, alla vista di quell'oro, arse di rossore, poi divenne
smorto e sentì scorrere tutto il sangue al cuore: — Ripigliate
il vostro danaro! L'oro può pagare l'infamia, ma non comprare la
dimenticanza di quel che è stato! Voi potete disonorarmi per sempre,
ma farmi vile non mai! Che questa viltà ricada sul vostro capo, o
piuttosto... che Dio abbia compassione di voi!
Il prete era uscito, e lord Leslie l'accompagnava con un'occhiata
indifferente, e con un sorriso sardonico: poi quando la porta fu
richiusa tentennò il capo e susurrò: — Io non so come durassi a star
cheto con quell'uomo ardito e superbo. E, tutto pensato, mi persuado
sempre più che la cosa non sia così! Bisogna che mio figlio mi
scopra... Si cerchi subito di lui. Intanto, sarà meglio partire prima
che avvenga peggio... — Poi, rivolto a Elisa: — Lascio a te, figliuola
mia, di disporre che tutto sia preparato per la nostra partenza fra
pochi dì. Noi torneremo a Londra; è il tempo dell'elezioni, la stagione
delle brighe, e gli è necessario ch'io non perda terreno. Dunque, hai
inteso. Ma per ora non ne far parola con alcuno: voglio così.
Intanto don Carlo, chiesto a un servo dove fosse la camera di Maria,
entrava in quella. La fanciulla, al vederlo così d'improvviso, proruppe
in un grido soffocato; era un grido di gioia vera, ma repressa da
occulto terrore. E balzò per corrergli incontro, per gettarsi nelle
sue braccia; ma egli si ritirò d'un passo, volse la testa, e stese
risoluto la destra, quasi per respingerla dal suo seno. Allora
l'infelice si ritrasse anch'ella, si lasciò cadere sopra una seggiola,
e, nascondendosi il viso, singhiozzava affannosa.
Il fratello la guardava e taceva.
— Gran Dio! dunque è vero?... proruppe egli dopo un breve momento. E
le s'avvicinò, le prese affettuosamente una mano, e fissando sovr'essa
un compassionevole sguardo: — Maria! che avete mai fatto?... Noi siamo
stati incauti, gli è vero, ma voi, voi siete perduta per sempre!...
Abbandoniamo questa casa disgraziata; oh così non v'aveste mai posto
il piede! Non piangete, è tardi, è inutile!... Venite, venite con me!
Che vostra madre almeno non sappia mai quel che è succeduto, ch'ella
possa almeno morire in pace!... Perchè tremate?... perchè mi guardate
così?...
— Oh come parlate, Carlo? Non sono io forse più vostra sorella?
— Sì! voi lo siete ancora; se non fosse per questo, sarei venuto a
cercarvi? rispondeva il prete con amarezza. Ah! perchè non vi siete
ricordata di me, quand'era tempo ancora!... Io v'amo anche adesso,
perchè siete infelice, e voi... Oh sì, piangete pure, e sperate che il
Signore avrà misericordia di voi...
— O mio Dio! rispose con voce debole la fanciulla. Io sono innocente,
ve lo giuro, io sono innocente!... Ah, conducetemi, conducetemi da mia
madre!
— Sì?... tu lo dici?... Ah! ripetimi che sei ancora virtuosa e pura,
lo ripeti, perchè io ho bisogno di crederlo!... Dimmi ch'è proprio
vero!...
— Sì, Carlo, io sono innocente, e ne chiamo in testimonio l'anima di
nostro padre.
— Dio! te ne ringrazio... E la sua fronte si serenò, e un lampo
d'indicibile gioia gli balenò negli occhi.
Allora egli la sollevò pietosamente, e con la destra abbracciandole la
persona, spinto dal grande affetto, la baciò sulla fronte, e — Vieni,
le disse con forza, finchè il cielo ti permette d'uscir di qui ancora
onesta! Ritorniamo all'asilo della nostra montagna, alla nostra povera
casa. Tua madre t'abbraccerà, oh con quanta contentezza! e tu potrai
ritrovare presso di lei la tua consolazione, e non l'abbandonerai
più. Vieni, o mia povera sorella! Tu non eri fatta per il rumore della
città, per i vizi del bel mondo, per i piaceri d'un giorno di questi
giovani eroi!... Non te ne rammaricare, ma benedici il tuo buon angelo,
che a tempo ti salva!... Pochi dì ancora, e il tuo cuore sicuro e
perdonato racquisterà le pace di prima; pochi dì ancora, e que' sogni
che avevan turbata la tua vita e i tuoi verecondi pensieri, saranno
svaniti. Non temer, no, di soffrire! Ma scaccia dal cuor tuo un amore,
che t'avrebbe renduta per sempre infelice... Credilo a me! Il dolore
nasce accanto al piacere, e dove adesso più si gode, è là che un'ora
dopo si piangerà più forte... Oh! diamo con l'animo sereno un addio
a questi luoghi d'amara ricordanza... alla miseria di queste gioie,
alla voluttà di questi vili trionfi! un addio alle lucide pompe della
città, a' suoi canti notturni, alle sue superbe case, alle sue povere
officine, un addio a chi tripudia e s'inebbria, un addio e una lagrima
a chi si martira e piange!
Racconsolata da queste amorose parole, la giovinetta sollevò le
pupille, e riguardò il fratello, con una viva confidenza espressa nel
viso, con tenere parole di gratitudine, parole di soavità non terrena,
ma celeste. — Oh verrò con te, gli rispose, verrò con te, o Carlo, che
m'hai salvata! Oh quando ti scrissi quella lettera, fu un'inspirazione
del cielo! O mio fratello, mio padre, guidami tu! Fa ch'io riveda
presto nostra madre, ch'io possa posare la mia testa sul suo seno, e
stare con lei sempre, sempre!...
Così alternando le parole e le lagrime, Maria fece un involto del poco
ch'era suo; e benchè le fosse amaro di partire, senza dar un ultimo
saluto alle due buone giovinette, pure non fece motto, e seguitò
i passi del fratello. Ma innanzi abbandonare quella stanza bella e
modesta, dove essa aveva per la prima volta sognato la speranza e
l'amore, non potè a meno di volgere ancora un mesto sguardo a quelle
care pareti, a quegli arredi, a quei pochi libri che lasciava sopra la
tavola...
L'addio della fanciulla non fu che un profondo e doloroso sospiro;
ma con esso, Maria accompagnava una muta preghiera dell'anima, una
preghiera per l'uomo che le aveva per sempre rapito la pace.