Passò quel giorno, e il dì appresso, e l'altro ancora. Maria non voleva
abbandonare la sua solitaria cameretta; e una muta malinconia s'era
messa nel suo cuore, in luogo dell'amore e del pianto. Le due sorelle
la credevano ammalata. Vittorina la guardava mestamente, le diceva
che non era più quella, nè sapeva che pensare; ma Elisa, più tenera
e dotata di più squisito senso, non fu tardata sospettare la cagione
di quel segreto tormento, quantunque non avesse l'animo di parlarne
a Maria; la quale intanto languiva, e si teneva per sè tutto il suo
dolore.
In quelle due o tre notti, che sogni, che sogni terribili e confusi
avevan turbato i pochi, interrotti riposi della povera innocente! Era
stato il delirio, il primo spavento d'un'anima vergine e angosciosa.
Sognava le cime delle sue montagne, i temporali del lago, il fulmine
che incendiava la casa di sua madre; sognava d'essere trasportata
attraverso a un turbine di polvere, in una carrozza trascinata da
cavalli coperti di schiuma, e si vedeva seder vicino un giovine,
vestito di nero, pallido e muto, che la guardava con occhi immoti,
ardenti... Ella voleva dar un grido, ma la voce le moriva soffocata
nel seno; sentiva un gran peso sul cuore, un fuoco in ogni vena, e il
cocchio fuggiva, volava, senza calpestìo di cavalli, senza strepito
di ruote, e per l'aria morta non si sentiva un soffio di vento; ai
lati, di fronte passavano, sparivano come per magìa, selve, case, rupi,
rovine; e quel giovine era sempre al suo fianco, immobile, e sorrideva
con un sorriso che la faceva abbrividire... Voleva essa gettarsi dalla
carrozza, ma l'impeto del balzo che arrischiava, non finiva mai, e
le toglieva il respiro, ed era come un'agonia eterna. — Poi la scena
mutavasi... Le pareva di trovarsi nella camera in cui era nata, nella
camera del suo povero padre. Avvicinavasi allo scomposto letto, sul
quale giaceva addormentata la madre sua; s'inginocchiava a lato del
capezzale, pregando in silenzio, aspettando ch'ella si risvegliasse;
poi sollevava la testa, tendeva l'orecchio, ma non udiva nè respiro nè
anelito; quel sonno era dunque sì grave?... Levavasi allora, stringeva
tra le sue mani la destra della dormente: quella destra era fredda
fredda! Si chinava per baciar la fronte materna... Ahi! sua madre era
morta! — Ma quell'affanno non bastava; altro era il luogo del sogno,
altri i terrori. Era la chiesa del suo paesello, era il confessionale
del vecchio paroco; ella si metteva in ginocchioni presso la piccola
grata, tentava di parlare e non poteva... Alla fine, mormorò una parola
sola, e la voce del confessore proferì sul suo capo la maledizione
del Signore e la dannazione eterna... Gran Dio! era quella la voce
del fratel suo! Allora la poveretta cadde all'indietro tramortita sul
pavimento della chiesa....
E risvegliavasi coperta d'un freddo sudore, senza conoscenza del
dove si trovasse, senza saper quasi di tornare alla vita; tremava di
raccapriccio, sentiva uno spasimo, una contrattura in ogni fibra, le
si oscuravano gli occhi, la sua mente si smarriva; e le pareva che il
dolore e lo spavento fossero per finire con la sua vita. Poi ricadde
assonnata, e nulla più seppe.
Alla tarda mattina, nel ridestarsi, trovossi fra le braccia della buona
Elisa. E l'Elisa solamente aveva qualche parola di conforto per la sua
povera amica. Oh! come volontieri Maria avrebbe versato nel seno di lei
il suo caro e penoso segreto. Ma troppo essa temeva che nessuno avrebbe
voluto credere mai alla sua pura intenzione.
Finalmente, passato il terrore di quella notte, e riavutasi un poco,
lasciò il letto, dicendo di sentirsi bene, ma di non essere ancora in
istato d'abbandonar la sua camera. Si mise a lavorare, ma quasi le sue
dita non potevano adoperar l'ago, nè tenere le cesoìne, e la sua mano
tremante cadeva spesso sul grembo. Traevasi lenta presso alla finestra,
e stava talvolta per lunghe ore a guardare il cielo cenerognolo e i
tetti coperti di neve delle case dirimpetto, e le persone che passavano
per la strada e che apparivano al suo sguardo appannato come ombre
indifferenti.
Pure, dopo quella muta quiete, v'era dei momenti in cui l'anima sua
s'apriva ancora alla gioia d'una candida speranza, ai pensieri del
suo affetto virtuoso. Quand'essa tornava col cuore a' quei dì felici
del passato autunno, ne' quali ancora non sapeva d'amare; quando
dimenticava sè stessa, e l'assenza di _lui_ faceva per un istante
più ardita la sua timida fiamma, allora il suo bel sorriso di prima
rasserenava ancora il suo volto, e il sospiro d'una segreta dolcezza
scopriva involontariamente la fiducia del suo povero cuore.
Erano quattr'ore dopo mezzodì, quell'ora in cui la nostra città è così
malinconica e tetra nell'inverno, dopo che un breve saluto del sole,
apparso a consolar la fredda mattina, è già fuggito, e quando la nebbia
bassa, densa, umidiccia nasconde tutto il nostro bel cielo lombardo.
Erano dunque quattr'ore, allorchè una fanciulla ravvolta in una
mantellina di seta oscura, e chiusa nel velo nero di che aveva coperto
il suo cappellino modesto, attraversava il ponte, che dalla via dov'era
la casa dei Leslie mette presso alla piccola chiesa di San ***.
Ella entrava nella chiesa, dopo d'aver più d'una volta lasciato
sfuggire indietro uno sguardo, quasi che temesse d'esser veduta o
seguita. Chi in quel momento le fosse stato vicino, si sarebbe accorto
che la giovinetta camminava incerta e paurosa, avrebbe dubitato ch'ella
entrasse nel luogo santo, non già per deporre a' piedi del Signore una
preghiera consueta, ma per cercare un ricovero, un luogo qualunque,
dove le fosse concesso d'adagiarsi e riposare; perchè pareva veramente
ch'ella a stento potesse reggersi su la persona.
La chiesetta era vôta; solo una povera donnicciuola stava pregando
ginocchione sui gradini della balaustrata dell'altare, e il susurrío
delle sue orazioni interrompeva la solennità di quel sacro silenzio.
Faceva già buio all'intorno; e la luce moribonda del giorno si spargeva
appena nell'alto della nuda vôlta. Il vecchio sagrestano, uscito del
piccolo coro, veniva a versar novo olio nelle lampane dell'altare;
e poi, attraversata la chiesa, andava ad accendere un cero innanzi a
un'immagine dell'Angelo custode, in una cappella a fianco dell'altare.
Rientrato ch'egli fu nella sagrestia, s'intesero indi a poco alcuni
rintocchi lenti, malinconici della campana. Era il primo segno della
benedizione della sera.
La giovinetta si collocava in un canto della chiesa, sur una panca
ch'era presso la parete, e poco lungi dalla cappella dell'Angelo
custode. Sedette in quell'angolo oscuro, dove le pareva di starsene
all'ombra del Signore; e assorta in un sacro raccoglimento, tentò di
superare il terrore segreto, che l'agitava. Perchè mai era venuta sola,
a un'ora sì tarda, e che grazia voleva domandar al Signore?... Essa nol
sapeva; cercava un momento di pace, aveva bisogno di respirare un'aria
benedetta, di piangere, non veduta che da Colui, il quale può consolare
tutte le afflizioni.
Sollevò all'altare vicino gli occhi, che s'arrestarono su quel sacro
quadro rischiarato da fioco lume; e vide la celeste figura dell'Angelo,
che in quel momento la illuse proprio come fosse viva, poichè, rivolta
la testa al cielo e alzata la destra, pareva in atto di ricordarle
che soltanto lassù è il tesoro della misericordia e della pace d'ogni
cuore. Allora ella fece per inginocchiarsi, ma il rumore d'alcuno
ch'entrava in quel punto nella chiesa, la riscosse subitamente.
Soprastette, e guardò da quella parte. Ah! il suo timore non era stato
dunque vano! Essa riconobbe il giovine che poco prima l'aveva seguita
per tutta la via... Egli era là, vicino a lei, e la chiamava sotto voce
per nome.
La fanciulla non rispose, nè si rivolse a lui; ma cadendo su le
ginocchia e nascondendo il volto nelle mani tremanti, effuse l'anima
sua nella più calda e pietosa preghiera che mai l'innocenza abbia
innalzata al Signore. Era un voto timido, celestiale; era una parola
profferita dal cuore, col più puro palpito dell'amore e della fede;
una parola che il labbro non avrebbe potuto articolare. Essa dimandò
al Signore che la salvasse da quella tentazione, che le concedesse
di morir presto, anche lontana da tutto ciò che aveva di più caro al
mondo, lontana da sua madre, piuttosto che abbandonarla alla passione
di quel giovine, di cui, senz'esser rea, non poteva ascoltar le parole.
Ma Arnoldo le s'era fatto più accosto, e con voce di sommessa
preghiera, — O Maria, diceva, non aver nessuna tema, se ho voluto
parlarti, se l'ho voluto qui, in questo luogo santo. Io rispetto il
tuo cuore e la tua onestà; ma sappi che nessuno deve conoscere l'amore
che ci unisce. E poi, egli è qui che ho pensato di confidarti un altro
segreto, un segreto, il quale non può essere inteso che da te e da
Dio.... Dio, spero, lo benedirà!...
Maria tacque ancora.
— Tu tremi, povera e buona fanciulla! continuava il giovine. Forse in
questo momento l'anima tua mi respinge, e ha terrore delle mie parole;
tu forse mi credi un uomo senza cuore, senza pietà. Ma rassicurati! Tu
non sai, nè puoi immaginare quanto bene m'abbia fatto il conoscerti,
l'esserti vicino, l'amarti...
— Oh cosa dice mai? ardì rispondere allora con accento languido la
giovinetta. Non profferisca queste parole! Noi siamo in faccia al
Signore, in chiesa. Almeno, abbia compassione di me... Anche lei ha una
religione, anche lei ha bisogno di Dio!
— Ascoltami, Maria!... Io sto per metterti a parte d'un gran segreto;
la tua anima pura sarà la prima che lo riceva, la sola che per ora
possa saperlo. Verrà tempo, e forse non è lontano, che si farà noto
a tutti questo mistero, la cui conoscenza adesso sarebbe forse causa
della mia e della tua perdita.
Maria non replicò, ma levando il capo rivolse al giovine un'occhiata,
in cui appariva tutta l'angoscia del dubbio e del sospetto.
— Io sono cattolico, o Maria, riprese Arnoldo con voce grave e
commossa; la tua religione è la mia! Il mio cuore ha conosciuto errori
antichi e fatali, e ormai io sento d'esser rinato a una nova vita.
Dio che t'ha fatto bella come l'anima tua, Egli che ha voluto ch'io
t'amassi, ebbe finalmente pietà delle lunghe battaglie sofferte dal mio
cuore, delle inutili speranze dalle quali fui agitato per tanto tempo!
Chi, se non Egli, mandò sul mio cammino, incontro a me, quell'anima
forte e credente del fratel tuo? Chi, se non Egli stesso, da tanti anni
mi tormenta con questa smania ch'io provo di riposare in una fede, in
una verità, che non mi riuscì di trovar mai in nessuna cosa mortale?...
Tu col candido affetto che m'inspirasti, hai cominciata l'opera pietosa
della mia conversione; tuo fratello, in quel tempo d'una felice e
tranquilla amicizia, la indirizzò; un altro giusto, un uomo oscuro
e sapiente ch'io aveva conosciuto in questa stessa città, or son tre
anni, e che adesso mi rivide, e m'accolse come un suo figlio perduto,
ha persuaso il mio cuore, ha vinto e mutato del tutto la mia mente!
Queste parole penetravano fino al fondo l'anima di Maria. Un turbamento
sconosciuto, misterioso, la riscosse tutta; ella riguardò incerta
il giovine con un'espressione impossibile a dirsi. Ed egli tacque,
e prostratosi a canto di lei, stette per qualche tempo in una mesta
meditazione.
Poi si levò, e in atto più rispettoso e sicuro ripigliò: — Maria,
ora tu lo vedi: non può essere che io t'abbandoni; ora sai quanto sia
grande il bene che tu m'hai fatto, e conosci che il Signore non vorrà
punirmi, se venni qui ad aprirti il mio cuore, se qui, innanzi a Lui,
io voglio giurarti...
— Ah no! non dica di più, la fanciulla l'interruppe, sostenuta da
un'occulta forza della sua virtù. Io benedico il Signore, perchè ha
esaudita la più ardente delle mie preghiere; ma altro io non posso fare
che questo!... No, no! da qui innanzi, oh! non pensi più a me... Io
sono abbastanza felice!
— Di che parli tu mai? la tua virtù, la tua innocenza meritano ben
altro premio e maggiore di quello ch'io ti posso dare. Ma tu forse
dubiti ancora, tu pensi che io non ti dica la verità!... Oh credilo,
Maria, io non potrei mentire con te! la sola cosa che m'affanni, è il
dovere aspettar tanto ancora a far palese a tutti il mio cuore. Tu non
conosci il mondo e le sue opinioni più dure d'ogni legge; e io non ne
ho mai sentito il peso, come in questo momento. Bisogna ch'io taccia e
nasconda a tutti, e più che ad ogni altro a mio padre, questo segreto
che confidai a te sola. Qual ch'essa sia la mente d'un padre, dev'esser
venerata, temuta. E io non avrei forza adesso per andare incontro a
tutto il suo sdegno, e più che allo sdegno al suo dolore; ma presto
verrà un momento più propizio per rivelargli l'animo mio... Tu vedesti,
Maria, com'egli pensa e come vive; ma non sai che una risoluzione come
la mia è per lui un delitto, una vergogna da non esser perdonata mai
più ad un uomo; tu non sai ch'egli potrebbe fors'anche gettar sopra di
me la sua maledizione!
— Oh! che dura prova dunque le toccherà di sostenere! rispondeva la
fanciulla con atto pietoso. Ma Dio le ha fatto conoscere la verità, ed
egli le donerà anche la sua grazia.
— Se tu lo preghi per me, o Maria, egli lo farà!... Ma intanto, ah! non
costringere il tuo cuore a rifiutarmi!
— No, no! sento ch'è impossibile! io devo abbandonarla, io devo tornare
presso a mia madre.
— Giammai, giammai!... Consolati, o Maria, e spera!
In quel mezzo, entravano alcuni buoni fedeli. Arnoldo s'allontanò
dalla fanciulla, e maravigliato quasi di quel severo senso di rispetto
ch'essa, con le sue poche parole, aveva saputo destargli nel cuore,
turbato e incerto uscì della chiesa.
Maria restava tuttavia inginocchiata. S'udì il secondo, poi il terzo
tocco della campana; e il sagrestano ricomparve, e accese le lampane
e i ceri dell'altare. Il piccolo tempio a poco a poco s'affollò di
modesta e buona gente, venuta dalle soffitte, dalle botteghe, dalle
cure casalinghe, dal lavoro, a ringraziare il Signore; anime contente
e semplici, a cui la fede non manca mai, perchè è necessaria alla loro
vita, come la fatica delle braccia. Echeggiò la vôlta della chiesa
delle sacre litanie, e il fumo dell'incenso avvolse con l'odorosa sua
nube l'altare. Il popolo era d'ogni parte divotamente inginocchiato
sul nudo terreno; la sua orazione fu breve e rozza, ma sincera; e il
sacerdote la benedisse in nome del Signore.
Tutti se n'andarono; la chiesa tornò vôta e oscura, e Maria era ancora
prostrata nella sua umile e fervida preghiera. L'anima sua, nella
pace di quelle sante pareti, aveva abbandonata la memoria de' giorni
dolorosi ch'eran passati, e quella stessa timida e vereconda speranza
che faceva l'unico suo bene su questa terra: domandò a Dio di viver
pura e senza rimorso com'era stata fin allora, e nelle sue mani pose
le propria vita e tutti gli affanni che a Lui fosse piaciuto di mandare
sopra di essa. E poi fece le sue orazioni della sera, con quell'ardente
affetto, con che le ripeteva nei primi anni della sua fanciullezza;
e non dimenticò il nome della sua povera madre lontana, nè l'anima
benedetta del padre suo.
Una fiducia mesta, ma pur soave, e una consolazione che non era di
questa terra, mitigarono, come benefica rugiada, il cordoglio di quella
vita debole e combattuta, la sollevarono, e la fecero ritornare alla
pace della sua virtù mansueta.
Quando si rialzò, s'accorse che era sola nella chiesa; e in quella, il
sagrestano le s'accostò per avvertirla che l'ora di chiudere la porta
era venuta. — Allora uscì chetamente, ma appena trovossi in mezzo della
via, in quell'ora insolita, e intese il noioso frastono ch'empie le
strade al cominciar della notte, si smarrì tra l'ombre fitte che le
pareva di vedere agitarsi, e tra lo smorto chiarore delle lanterne
che tremolava in mezzo alla nebbia; sicchè quasi non sapeva a qual
parte indirizzarsi. Per buona ventura la casa non era lontana, ed essa
raddoppiò i suoi passi e il suo coraggio. Ma il giovine amante che poco
lontano l'aspettava, appena la scorse uscire della chiesa, le si mise
dietro a breve distanza, e la accompagnò fino alla sua dimora. E Maria
non se n'avvide; chè ell'era tutta ricreata da' suoi nuovi e tranquilli
pensieri, e nella sua gioia nascosta si confidava di poter essere
ancora felice.