LE TRE FANCIULLE.

Al domani, il vicecurato si mise in via per la sua parrocchia. Caterina

non potè trattenere alcune lagrime, mentre ch'esso, facendo per montar

nel biroccio, le prese una mano, e le disse: — Addio dunque, mamma;

state bene, e tenetevi su allegra!

Maria invece non pianse, e se ne stava, indifferente quasi, a guardar

il fratello che partiva. Se non che, quand'egli si distaccò da loro,

la fanciulla se gli avvicinò, e appoggiate le mani alla spalla di lui,

e lasciando cadere su quelle la testa, con voce sommessa gli disse: —

Non crediate già, Carlo, che non m'incresca il vedervi andar via; ma,

se anche non vi dico niente, pensate che vi tengo sempre nel cuore.

E voi? Oh vi ricorderete di me; non è vero? e qualche volta anche

mi scriverete, perchè le vostre parole fanno la mia vita... Ah voi,

adesso, o Carlo, siete per me padre, fratello e tutto!

Il fratello la guardò con tenerezza, ma non seppe rispondere. Le

strinse la mano con amore; e poi montò nel calessino che partì.

Passarono quindici giorni. E la vita di Caterina e della figliuola,

non segnata d'altro avvenimento, che dall'alternarsi della domestica

giornata, volgeva silenziosa e solitaria; perchè la lontananza del

vicecurato, il quale per alcun tempo aveva mitigato alle due donne

l'amarezza della vita, lasciava allora un altro vuoto ne' loro

pensieri, e faceva quasi parer inutili quelle quotidiane cure, che

prima eran per esse un'abitudine, una necessità.

Intanto credevano che anche Arnoldo le avesse dimenticate; egli non

era più ritornato a quella povera dimora; e una volta Caterina scappò

a dire: Fidatevi delle parole de' signori! per me, non ci credo più! —

Ben le aveva soggiunto Maria: Che volete, mamma, che venga a far qui da

noi quel signore? Egli avrà ben altre cose da pensare! — Ma la vecchia

replicava che quel giovine s'era fatto amico del suo don Carlo, e che

appunto per ciò doveva essere un po' diverso dagli altri; e poi, che

nessuno gli aveva cercato di venirle a trovare; e ch'esse, infin de'

conti, avrebbero tanto e tanto mangiato con lo stesso appetito la loro

minestra.

— Avete ragione, mamma! aveva risposto Maria mestamente: noi siamo

poveri, ed egli non verrà più!

Appunto la mattina di quel giorno, ch'ebbero menzionato fra loro per

la prima volta il nome del giovine forestiero, Maria, sedendo presso

il murettino del lago a guardar le barche che radevano la riva, intese

un vicino rumore di voci nuove e allegre. Si levò curiosa per correre

alla porta; e, in quella, vide entrar nel cortiletto le due damigelle

inglesi, accompagnate da Arnoldo.

Ella rimase d'improvviso interdetta, muta, e sentì un tremito segreto;

ma poi ripigliò cuore, e mosse verso le gentili visitatrici: era

sopravvenuta intanto anche sua madre.

Entraron nella saletta, e Arnoldo presentò alla buona comare e a Maria

le sorelle, dicendo: — Elisa e Vittorina desiderano di conoscervi; voi

sarete amiche, perchè i cuori, come i vostri, s'intendono sempre!

Maria arrossì, e non sapeva che dire; ma ritirandosi un poco susurrò: —

Oh questo sarà uno de' più bei giorni per me!

— Sì, sì, esclamò allegramente Vittorina. Voglio che stiamo insieme;

voi verrete sul lago nella nostra barchetta; voi c'insegnerete le belle

canzoni delle montagne, sarete la nostra guida sui sentieri dell'alpe.

Ah sì! dobbiamo passar di belle ore in compagnia.

Anche Elisa avvicinavasi a Maria, e la pigliava con affetto per mano,

dicendole: — Noi ci vorremo bene, come vostro fratello e Arnoldo, non è

vero? Egli, sapete, ci parlò sovente con tanto amore di lui, di vostra

madre e di voi. Non abbiate soggezione di noi; la vostra fisonomia è

tanto dolce e bella!

— Non mi mortificate così: io sono una povera fanciulla, e voi...

— Noi, riprese l'Elisa, siamo ben liete di conoscervi; e se vostra

madre è sì buona per non dirne di no, torneremo domani, per condurvi

con noi alla villa; e sarà una giornata di contentezza.

— E vi mostreremo, aggiunse Vittorina, cento cose belle; i nostri

anelli, gli smanigli, le collane, le ciarpette e tant'altri vezzi, che

sono una maraviglia a vederli. E ne daremo anche a voi, pensate! ch'e'

devono stare pur bene a quel vostro collo, sì sottile e bianco!

— Tu se' proprio uno spiritello! disse Arnoldo, mentre Maria alle

parole della giovinetta chinava la faccia sul seno, e di novo

arrossiva. Allora Vittorina, in atto di tenerezza infantile, le gettò

le braccia al collo, e col suo pronto sorriso:

— Perdonami, o Maria! ho creduto di farti piacere col dirti che sei

bella!

— Tu verrai, Maria, aggiunse Elisa, non è vero? dillo! vogliam

raccontarci tante cose! Perchè, sai, adesso noi possiamo godere in

pace questo tempo sì allegro, questo cielo sì bello! Adesso, noi non

tremiamo più per la vita di nostro padre; egli era ammalato, ammalato

assai, ma dopo che Arnoldo tornò, sta molto meglio.

— Buona Caterina, riprese Arnoldo allora, fu appunto per causa di mio

padre che non venni prima a trovarvi; ma son contento, chè vi veggo di

buona ciera e serena.

— Graziadio! rispose la vecchia.

— Voi avrete forse pensato ch'io v'avessi dimenticata?

— Nemmen per sogno!

E Caterina fu presta ad acconsentire alla graziosa premura che le due

damigelle le avevano fatta. Era un grand'onore per lei vedere la sua

figliuola cercata da due signorine così leggiadre e buone, e il suo

amor proprio non n'era poco lusingato; perchè pensava che in ogni

maniera non poteva esser che una fortuna quella conoscenza.

Ben presto le tre giovinette divennero amiche, come se già da un anno

si fossero conosciute. E quasi ogni giorno, Elisa e Vittorina venivano

a cercar di Maria, e con essa dividevano l'allegrezza di tutte l'ore.

Bene spesso le avresti vedute seder in crocchio sul terrazzo della

villa, intese allo studio de' loro disegni e lavori, al canto di care

e semplici melodie, o abbandonate a fanciulleschi e sinceri colloqui. E

talvolta anche il vecchio lord, che oramai era convalescente, sedendosi

nel suo seggiolone in un angolo del terrazzo, contemplava in atto di

segreta gioia quelle tre testoline giovani e aeree, che si chinavano

e si levavano con un tripudio irrequieto, con un sorriso più eloquente

d'ogni parola; e l'ampio foglio del _Times_, ch'egli si teneva spiegato

sotto gli occhi, cadeva allora dimenticato su le sue ginocchia; e nel

suo cuore l'arida politica cedeva il posto alla dolcezza d'un senso

affatto novo.

Più sovente le fanciulle andavano a diporto per i paesi della riva,

o facevano una corsa su la montagna, e Arnoldo veniva con esse in

compagnia. Era un alternar di risa schiette e d'allegri modi, un dolce

motteggiare, un mescersi di voci argute e soavi, una corrispondenza di

gioia e d'affetto.

Alcuna volta invece, al levar della luna, essendo il tempo chiarissimo,

e l'aria consolata dalla freschezza della sera, le tre fanciulle

discendevano di nascosto nel giardino della villa, e sen venivano

all'ombra per la riva bruna del lago. Poi calate chetamente nella loro

fida barchetta, davano a gran lena ne' remi, e pigliavano il largo.

La luna si rifletteva bellissima nel lago, come in uno specchio; ma,

a ora a ora, l'acqua commossa da uno spirar di vento leggero pareva

tutta risplendente di tremole scagliette d'argento. Quel fianco delle

montagne, su cui spargevasi il pieno chiarore della luna, pareva

circonfuso dalla vaporosa luce d'un incantesimo, e ne spiccavano i seni

e i dossi, i paesetti e le case; l'opposto fianco invece si perdeva in

un'ombra uguale e fitta, che nulla interrompeva, tranne il luccicare di

qualche picciol lume, qua e là, dal balcone d'una villa, o dalla porta

d'un casolare. E la barca delle giovinette fuggiva rapida su l'onde,

come se avesse l'ale, e portasse le fate abitatrici di quella poetica

contrada.

Poi, quando tornavano alla riva, vedevasi quella barchetta fermarsi

al piede dell'alto terrazzo; e l'aria taciturna risonava dell'armonia

d'una prediletta canzone.

Angiola Maria: Storia domestica · 第 40 / 105 题