Ecco il tempio e l'altare, ecco la Croce!
Oh! ch'io mi prostri su la sacra pietra.
Signor, questa ch'io sento è la tua voce!
La tua voce è la fè che mi penétra.
Stanco è lo spirto della pugna atroce;
Geme, e la pace de' tuoi santi impetra;
Contempla il fin d'ogni creata cosa,
E nell'amplesso dell'Uom-Dio riposa.
X
Addio, sogni mortali! E tu fugace
Ne le mie notti ombra evocata, addio!
Qui nel sacro ricinto, ove si tace
Dell'alma sconsolata ogni desio,
Assiso al raggio dell'eterna face,
L'aurora invoco del tuo regno, o Dio!
Che renda all'uom di tua promessa erede
Un amore, una patria ed una fede!
Lesse questo canto con voce grave e commossa il giovin prete; poi
sollevò gli occhi e li tenne lungamente fissi nella faccia china
e pensosa del suo ascoltatore. Ma su la corrugata fronte di lui,
nell'obliqua e muta guardatura, egli vide balenare un ascoso pensiero;
su quella fisonomia indovinò una segreta ironia, un'intenzione amara,
che mal suo grado s'appalesava.
Tacquero entrambi un poco; poi Arnoldo, come facesse forza a sè
medesimo, — Amico, interrogava, parlatemi di cuore: quanto avete qui
scritto, lo sentite voi veramente? Crederò che il vostro cuore abbia
per sempre trovato, come voi lo dite, quel riposo, quella rassegnazione
ch'è un'incredibile virtù, e fa sì che la fede divenga coscienza in
voi?
— O amico, rispose l'altro, fin adesso noi non abbiamo mai seriamente
discorso intorno a sì gravi cose; ma io ben conobbi tutta la vostra
vita dal primo giorno che m'incontrai con voi: io ho penetrato il cuor
vostro e la sua piaga!... Lasciate che io la scopra a voi stesso; è la
mancanza d'una fede!... Povero giovine, io vi compiango!
— Oh sì! proruppe l'altro, dopo una solenne pausa, compiangetemi! Non
so dir che tumulto s'agiti qui dentro talvolta! Non so dir con quale
ardore cercassi anch'io questa che voi chiamate virtù, certezza e
verità, la fede! — ma non la trovai. Tutto calpestato, tutto diseccato
e morto! Io penso che la fede non sia più che il rifugio dell'anime
semplici, ingenue, fiacche: in quanto a me, non la vidi che in una
povera chiesa di montagna, in un'officina, in un tugurio... e, anche
là, fu un mistero per me! Ma voi... ma chi ha dubitato una volta, chi
ha pianto per la sete della scienza, chi ha numerato in un cuore i
bàttiti della virtù, e le convulsioni del delitto... Oh io vi credeva
di tempra più forte e disdegnosa!
— Uomo ingannato! tu non sai quanto ti costi la tua illusione, o che
debolezza sia questa che tu stimi forza! Tu non vedi con quell'occhio
di pace con cui io guardo agli uomini, alle cose, per ascendere fino a
Colui che gli uni e le altre ha fatto. Ma forse, verrà qualche momento
nella tua vita...
— Eh! lasciamo un proposito del quale non possiamo convenire, e non sia
questo che turbi la nostra amicizia... Ma l'ora è tarda, e non vorrei
che il cattivo tempo ne cogliesse. Seguitiamo per quella via, se così
vi piace, e torniamo a casa dalla parte di terra.
L'altro si mosse senza far nuove parole; ma nel resto del cammino fin
al paese, il loro ragionare fu più contegnoso e più cauto del solito.