CANZONE DI VITTORINA.

I giorni che fuggìro

Non richiamar, donzella!

L'età primiera è bella,

È dolce il suo sospiro!

Ma la gentil tua vita

Fu a l'avvenir nudrita.

Ascolta, o giovinetta,

D'amor la pia parola!

Non pianger tutta sola

Ne' tuoi pensier negletta;

Come deserto fiore,

Che non olezza e muore.

Non sai che la tua viva

Gota scolora intanto,

Che già vi solca il pianto

La ruga intempestiva?

Che quando amor vorrai,

Ei non verrà più mai?...

Se il sovvenir le preme,

L'ore a volar son tarde.

Senti il mio cor com'arde,

Come sospira e teme!

Non sa il dolor che sia,

Ma il primo amor desía.

D'una pudica rosa

Sempre le trecce io m'orno;

E allor che splenda il giorno,

Che mi diran: Se' sposa!

Porrò sul vergin cuore

La rosa dell'amore!

Non era finita la canzone, che le due sorelle discernevano, al basso

della costiera, un giovine agitare un fazzoletto bianco; un giovine che

subito avevan riconosciuto.

Ravvisarlo, e gettarsi sopra i remi, e vogare entrambe con lena eguale

alla volta della riva, fu un istante. Raggiavano di sincera gioja le

care fisonomie delle fanciulle; e pareva ch'Elisa avesse in un momento

imparato a tuffare il suo remo con quella destrezza, che poco prima

Vittorina studiavasi invano d'insegnarle.

Angiola Maria: Storia domestica · 第 18 / 105 题