Le due sorelle eran restate per alcun tempo sul terrazzo, dopo che
il padre loro s'era ritirato. Mortificate e timide, come chi sente
ripetersi la negativa di cosa già prima domandata nè ottenuta mai, esse
guardavansi e tacevano. I loro pensieri eran diversi, ma i loro cuori
eran del paro sbigottiti per quell'ostinato dispetto; nè sapevan come
mai un padre potesse, quantunque offeso, non aprire per il primo le
braccia a un figlio che prega. Avventurate! elleno si ricordano ancora
della madre loro, e di quell'amore con cui le accarezzò fanciullette;
elle non sanno di che sia capace un antico orgoglio, quand'è caduto da
un'alta speranza.
Elisa fu la prima che, avvicinandosi a sua sorella e abbracciandola con
gran dolcezza d'affetto, le propose di scendere nella piccola barca,
e di andarsene così sole a diporto lungo le rive del lago, che lucido
e trasparente, al par del cielo, pareva le invitasse: quella buona
fanciulla sperava che forse le sarebbe accaduto di vedere di lontano il
suo Arnoldo, o di mandargli un saluto; e questa fiducia la consolava
dell'amarezza che il rimprovero paterno le aveva gettato nel cuore. —
Eran due giorni, ch'essa non incontravasi col fratello, e il segreto
timore ch'egli potesse abbandonar que' luoghi, e toglierle la cara
speranza, che pur nutriva, di riconciliarlo col padre, le angustiava i
pensieri.
Alla proposta della sorella, la leggiera nuvola di mestizia, che aveva
offuscato la placida fronte di Vittorina, si dileguò; e la sua bocca
s'aperse al sorriso e alla risposta d'un lieto consenso.
Discesero inosservate, attraversarono l'ombreggiato viale del giardino,
e calarono fino alla dàrsena; la quale aprivasi, come una grotta
silenziosa, appiedi del terrazzo. Qui Vittorina, con un grido di
gioia, balzò in una delle due barchette assicurate a grossi anelli
di ferro; distaccò ella stessa colle sue piccole mani la catena che
la legava al masso, e distese la destra, per prender quella d'Elisa;
la quale, con maggior ritrosia, arrischiando un passo dall'ultimo
scalino della sponda che le acque lambivano, la seguiva nella barca.
Allora Vittorina, dato di piglio all'un de' remi, l'appuntò con agile
movimento contro la muraglia, e sospinse la barchetta fuor della
darsena, sì bene come l'avrebbe fatto un robusto navicellaio.
E quando furono un po' al largo, affidò l'altro remo a Elisa, dicendole:
— Via, sorella, aiutami almeno, se vuoi che andiamo innanzi. Già tu
se' una cattiva barcaiuola, lo so! ma ti farò io da maestra. Dunque...
guarda! — Non così! Tien saldo quel remo — allunga la destra — allenta
adesso! — così! Non lo levar tant'alto, e fa che il remo si tuffi
senza strepito, e senza mandar quegli sprazzi d'acqua... così! bene!
Tien dietro a me, d'accordo, se no, vedi! la barca tentenna come una
tròttola. Aspetta — adesso!... — E la giovinetta rideva di cuore.
La barca leggera andava scorrendo lungo la costiera, sotto l'ombra
oscura che gli annosi macchioni e i massi scheggiati, coperti
d'eriche e di musco, gettavano sulle onde. E le due soavi figure delle
giovinette rematrici si disegnavan leggiadramente sul fondo della verde
parete della riva; la quale pareva via via fuggisse, a mano a mano
che il battello col suo continuo ondeggiamento si dilungava nel lago,
quieto e scintillante come lo zaffiro.
Esse erano tutt'e due vestite d'un semplice abito bianco, e cinte d'un
nero grembiule di seta, a foggia di guarnelletto; entrambe portavano
una ciarpetta di velo color di rosa, ripiegata d'intorno la persona, e
allacciata dietro con un nodo vezzoso; e, seguendo la vicenda de' remi,
s'alzavano e s'abbassavano insieme le giovenili loro teste, ch'eran
coperte d'un leggiadro cappello di paglia annodato di sotto il mento;
ma i bianchi veletti de' loro cappelli svolazzavano all'indietro,
scherzosamente agitati dalla fresca brezzolina, che spirava lungo i
dossi e i pendii delle montagne del lago; perchè da quella parte non
era disceso ancora il raggio del sole già alto.
Allorchè d'un buon tratto di lago si furono allontanate dalla villa,
le due sorelle allentarono i remi, lasciando andar la barchetta al
capriccio dell'onde; ma le onde erano sì tranquille, e parevan cullare
il legno con sì grazioso moto, che Elisa e Vittorina, rapite dalla
magica scena che si distendeva loro d'intorno, sedettero, deposti i
remi sulla piccola prora, l'una accanto all'altra. E mentre tenevansi
soavemente abbracciate, le anime loro erravano negli amorosi pensieri
e nelle divine fantasie, che non si risvegliano fuorchè in mezzo a
que' luoghi felici, nell'ora splendida del meriggio, mentre disopra
i casolari d'ogni paesetto del lago vedi levarsi, come una nuvoletta
sottile, una lunga striscia di fumo, e dai campanili delle chiese
sparse sulle montagne, odi echeggiare in un aereo concerto il sacro
saluto del mezzogiorno.
Così stettero per qualche tempo ad ammirare quel delizioso paese, che
con sì grande e variato spettacolo di movimento e di quiete, e con sì
superba armonia di cielo, d'acqua e di monti, ampiamente presentavasi
dinanzi ai loro sguardi. Poi, quasi mosse da uno stesso pensiero, gli
occhi loro s'arrestarono su quel mucchio di case che formano la terra
di ****, cercando sul pendio del piccolo promontorio una casa nota, la
quale sorgeva più in alto dell'altre, all'ombra d'un verde poggio.
Stettero fisse per lunga pezza alle finestre di quella casa; era là che
il loro Arnoldo dimorava.
Ma quelle imposte non s'apersero; e per quanto Elisa e Vittorina
cercassero con gli occhi, nulla poteron vedere.
— Io temo che neppur quest'oggi non gli possiamo dire una parola,
cominciò allora Elisa.
— Fors'egli se ne va errando su per la montagna, soggiunse la sorella.
— O forse... non è più qui!
— Oh non lo credere! — E poi, come colpita da un'idea: Vuoi tu sapere
s'egli è qui? Poniamci a cantare! Egli ne sentirà, si getterà in una
barca, raggiungerà la nostra, e noi saremo contente. A te!
— Ma se nostro padre di lontano ci scoprisse?...
— Eh! vuoi che ne proibisca di cantare? E poi, scommetto che adesso
egli è già immerso nella lettura de' suoi eterni giornali: jeri n'ha
ricevuto un grosso piego da Londra; e certo, per tre o quattr'ore non
sente più nulla; dorme nella sua politica.
— Or bene?
— A te dunque! Canta la romanza che quel giovine italiano ha
scritta l'anno scorso sul tuo albo. È patetica, e piace tanto ad
Arnoldo! —
Elisa non voleva: ma Vittorina, stringendosele più vicino in quel suo
vezzo leggiadro, ne la pregava con un bacio. — Ed Elisa cantò.