luce del mondo e bontade infinita,
che tutto il mondo mantieni e governi
ed incarnasti in la Madre gradita,
donami grazia, Dio, tal ch' i' discerni
la bella istoria con rima fiorita.
Al nome di Dio voglio cominciare
di Liombruno il secondo cantare.
2
Signori, io dissi giá nell'altra rima
come Liombrun del demonio scampòe;
di punto in punto vi contai da prima,
con grande onore al padre ritornòe;
e sí vi dissi, come il libro stima,
come madonna Aquilina il lasciòe,
e non gli lasciò arme né cavallo,
e come si scontrò in un gran fallo.
3
Tre malandrini avevano rubato
due mercatanti e morti a gran furore,
e' lor denari avevano in un prato
sopra una pietra, a partirli in quell'ore;
e ciascuno pareva disperato,
insieme si facevan gran rumore;
per darsi morte avean tratti i pugnali,
per un mantello ed un par di stivali.
4
Perché il mantello lo voleva l'uno,
l'altro gli usatti non potea accordare,
il terzo, disse, rimaneva al bruno;
e tutti se n'avevano a crucciare.
Intanto li passava Liombruno.
Quando lo vidder, tutti hanno a gridare,
e il piú antico di loro lo chiamòe,
e Liombruno prestamente andòe.
5
E sí gli disse:--Amico valoroso,
in queste cose ponci providenza.
Questo mantello è tanto grazioso;
di questi usatti sappi la credenza.--
E Liombruno a lor ebbe risposto:
--Acciò che possa dar giusta sentenza,
la virtú del mantel voi mi direte
e degli usatti, poi che lo sapete.--
6
Un di lor due, ch'era il piú saputo,
a Liombruno sí prese a parlare,
e sí gli disse:--Tu sei proveduto:
chi lo mantello adosso avrá a portare
da uom del mondo non sará veduto;
di questi usatti ti voglio contare:
e chi gli ha in piè, cammina come il vento,
perché son fatti per incantamento.
7
Liombrun disse:--Giá nol crederia,
se primamente non gli ho a provare.--
Il piú antico sí gli rispondia:
--Or te gli metti, e sí comincia andare,
alquanti passi fa' per questa via.--
Ei se gli messe senza dimorare.
Da poi che fu calzato Liombruno,
ei del mantello domandava ad uno.
8
--Sed egli è ver quel che voi detto avete,
un gran tesoro vale, in fede mia.--
Ed il piú antico disse:--Or vel mettete,
voi vederete s'ella cosí sia.--
Ed ei sel misse e disse:--Or mi vedete?--
--Non ti vediamo--il malandrin dicía.
Prese di quei fiorini a suo piacere,
di niuna parte lo potean vedere.
9
E Liombruno non tardò niente,
el mantello e gli usatti n'ha portati.
Ciascun de' malandrin restò dolente:
sopra el piú antico si fûrno crucciati,
dicendo:--Gli è tuo amico o tuo parente,
che per tal modo via ne l'hai cacciato.--
Il piú antico disse:--Nol conosco,
nol viddi mai, se non in questo bosco.--
10
E non gli valse scusa ch'e' facía,
che pur al tutto non volson udire,
dicendo:--Pur tu l'hai mandato via,
per ritrovarlo poi al tuo desire!--
Forte infiammato, ciascuno venía,
con le spade il cominciono a ferire,
in cotal modo che costui moríe
suso quel prato e sua vita finíe.
11
E, fatto questo, si furon voltati
suso la pietra, ov'erano i danari,
e, vedendo com'erano scemati,
tutti a due se n'ebbono a crucciare,
dicendo l'uno a l'altro:--Gli hai rubati!--
e con le spade comincionsi a dare.
Li colpi furon valorosi e forti
ché in quel prato ambidue restaron morti.
12
E Liombruno udiva il gran rumore,
voltossi indietro e stavasi a vedere,
e vidde i crudi colpi di valore
che ciaschedun si dá di mal volere;
indietro ritornò, senza timore,
e prese quei fiorini a suo piacere,
ch'eran piú di tremila settecento,
poi camminava piú che non fa il vento.
13
E Liombruno tanto camminòe,
che presso a un'osteria ne fu arrivato
e dentro quella prestamente entròe;
tre mercatanti v'ebbe ritrovato,
e messer Liombrun gli salutòe.
Ed il saluto a quello han raddoppiato;
per lo saluto fece Liombruno,
in piedi fu levato ciascheduno.
14
Vedendo Liombruno i mercatanti
che ciaschedun gli facea grand'onore,
a lor parlava con dolci sembianti:
--Sedete giuso, o caro mio signore!--
E Liombruno disse a l'oste:--Avanti,
reca del vino e togli del migliore,
a questi mercatanti date bere,
chè voglio star con lor di buon volere.--
15
E, cosí stando, il vino fu recato.
Poiché ebbono bevuto lí davanti,
Liombruno allora si ebbe parlato,
ed a lor disse:--O degni mercatanti,
voi che cercate il mondo in ogni lato,
li regni e li paesi tutti quanti,
deh, ditemi la terra oltramarina,
ov'è signora madonna Aquilina!--
16
Niun di lor non gliel seppe insegnare
e ciascun gli rispose assai cortese:
--Mai a mia vita l'udi' menzionare,
in veritade, mai cotal paese.--
Disse il piú antico:--Tu potresti andare,
molt'anni e molti, piú che qualche mese,
non troveresti sí fatto argomento,
non tel potria insegnar se non il vento.--
17
Liombrun disse:--V'è nissun che sapesse
come il vento io potesse ritrovare?--
Ed il piú antico par che rispondesse:
--Se su quel monte tu potessi andare
ed aspettassi vento che traesse,
che da un romito vengono albergare
piú di sessanta venti di certano;
quando vi sono, ognun par corpo umano.
18
Ma dell'andar non ti metter in prova,
che non fu giamai uomo alcuno nato;
sol un romito, e questo si ritrova,
perché da' venti si vi vien portato,
ed ogni capo d'anno si rinnova,
siccome l'alto Dio ne gli ha ordinato;
e cosí viene portato dal vento,
siccome a Dio Signor è in piacimento.
19
Questa montagna è di sí grande altura,
cosí pendente da montar là suso,
ma, se nessun vi monta per sciagura,
mezzo miglia non va, che cade in giuso,
morto si trova giú, in quella pianura.
Però d'andarvi nessun mai fu uso.
Deh, non andar, se tu non vuoi morire!--Disse
Liombruno:--E' mi convien pur gire.--
20
Ancor non era il sole tramontato,
e da costor Liombruno si partía.
Il mercatante sí gli ebbe insegnato
della montagna il cammino e la via,
e Liombruno l'ebbe ringraziato.
Di lí si parte, il mantel si mettía
e que' stivali pigliò a tal partito,
che innanzi sera giunse dal romito.
21
Per la virtú che avean quegli usatti,
allegramente Liombrun camminava,
alla montagna giunse a tali patti,
senza paura suso alto mirava.
Arrivato alla cella, batti, batti!
e quel romito si maravigliava,
e 'l segno della croce si facea,
lo sportell'apre e nessun si vedea.
22
E quel romito gran paura avía,
credendosi che fusse il diavol fello.
E Liombruno indietro si traía,
tosto di dosso si cavò il mantello,
chiamando Cristo con Santa Maria,
e si fece davanti allo sportello.
E quel romito forte si assicura,
chiamar sentendo la Vergine pura.
23
Ancor non era il sol bene al tramonto,
che Liombruno è al romito arrivato,
secondo che l'istoria ne fa conto.
Quel romito sí l'ebbe domandato,
e disse:--Amico, a che se' tu qua gionto?
Or da qual parte se' quassú montato?
Uomo non fu giamai che ci arrivasse
salvo se 'l vento non ce lo portasse.--
24
E Liombruno sí gli respondía,
e disse a quel romito con desio:
--Mi ha portato la ventura mia,
e gli stivali che portato ho io,
sol per amore della donna mia,
la quale tien legato lo cuor mio.
Donna Aquilina si chiama palese,
che signoreggia questo stran paese.--
25
E quel romito, ch'è da Dio ispirato,
a Liombruno sí prese a parlare:
--A la mia vita mai, a nessun lato,
cotal paese non odii nomare.--
Disse Liombruno:--E' m'è stato insegnato
che quassú i venti vengono albergare.
Per lo mio amor, quando saran tornati,
per vostra cortesia, gli domandati.
26
--Or entra dentro--quel romito disse--
infin ch'e' venti tornan uno ad uno,
e intenderò s'alcun ve ne venisse.--
E nella cella entrava Liombruno
nel luogo del romito, e lí s'affisse,
perfin che i venti tornasse ciascuno.
E quel romito sí gli scongiurava,
e di monna Aquilina domandava.
27
In prima venne il vento di Ponente,
e dopo lui il gagliardo Garbino,
vento Levante poi subitamente,
e 'l vento Greco e 'l buon vento Marino,
vento Maestro venne similmente,
che face 'l mondo al suo furor tapino,
vent'Ostro, Borea e vento Tramontana,
molti venti del mare e della Tana.
28
E quel romito, ch'è da Dio ispirato,
tutti gli scongiurava arditamente
che quel paese gli fusse insegnato,
dalla parte di Cristo onnipotente.
Ciascun diceva:--Io non vi son mai stato.--
Ed un di loro parlò immantinente,
disse:--Sirocco ancor ha da tornare,
forse ch'ei lo saprá tosto insegnare.--
29
E, cosí stando, Sirocco è arrivato
e quel romito per virtú divina
di quel paese l'ebbe domandato
che signoreggia madonna Aquilina.
E Sirocco rispose:--Io vi son stato,
e tornare io vi voglio domattina.--
E Liombruno sí gli prese a dire:
--Se ti piace, con teco vo' venire.--
30
E 'l vento disse:--Vuoi venir con mene
a quel paese, ch'è cosí lontano?
Ed aspettare io non potre' giá tene,
amico; sicché tu ragioni invano!--
Disse Liombruno:--Io vo molto bene
e seguirotti per monte e per piano;
se domattina tu mi vuoi chiamare,
quando vorrai 'l cammin incominciare.
31
Disse Sirocco:--Ed io ti chiameròe,
poiché con meco tu vuoi pur venire.
In niuno patto non ti aspetteròe,
questo ti dico e faccioti a sentire.
La strada col cammin ti mostreròe
e vederò se mi potrai seguire.
--Io son contento--Liombrun rispondía--
purché mi mostri 'l cammino e la via.--
32
E quel romito da cena gli dava
di quelle cose che per lui avía.
L'angiol del cielo sí lo visitava.
E Liombrun col romito partía,
ed a dormir poi subito n'andava:
gli usatti di piè trar non si volía,
per star in punto, se 'l vento 'l chiamasse,
e seguitarlo dov'egli ne andasse.
33
E, quando il giorno si venne a schiarare,
Sirocco Liombruno ebbe chiamato,
e disse:--Amico, vuo' tu camminare?--
Ed ei rispose:--Io sono apparecchiato.--
Uscí di fuora senza dimorare;
la strada ed il cammin gli ebbe mostrato,
dicendo:--Ve' quella montagna, lungi?
Lassú mi troverai, se tu mi aggiungi.--
34
Poi si partiva Sirocco fuggendo,
e Liombruno da quel fraticello
prese commiato, e vassen via correndo
dietro del vento, e méssesi il mantello.
Sirocco indietro s'andava volgendo,
e Liombruno andava innanzi ad ello.
E cosí alla montagna egli arrivò
prima del vento, e qui lui aspettò.
35
--Or--disse il vento--che uomo sei tu,
che non ti posso veder né sentire
e quanto me cammini, ed ancor piú?
Io non credea che potessi venire.
Quella montagna, lungi, vedi tu?
Lassú con meco ti conviene gire
e sí ti mostrerò, amico bello,
di madonna Aquilina il suo castello.--
36
Allor Sirocco innanzi si avviava,
Liombruno il mantello si mettía,
e innanzi al vento d'un gran pezzo entrava,
Sirocco pur indietro si volgía,
e spesse volte Liombrun chiamava;
e Liombruno innanzi rispondeva.
E cosí alla montagna fu arrivato
innanzi al vento, e 'l mantel s'ha cavato.
37
Cosí cavato che s'ebbe 'l mantello,
il vento giunse e tal parole disse:
--Io ti prometto, caro amico bello,
che sei 'l miglior corrier che mai sentisse!
Or leva suso e lá vedi il castello.--
E poscia il vento da lui dipartisse,
e per un'altra strada se n'andava,
e Liombruno al castel camminava.
38
E Liombruno niente ha dimorato
per infin ch'al castel ebbe arrivare;
con allegrezza subito fu entrato
e nel palazzo entrò senza tardare.
E nella sala trovò apparecchiato,
che madonna Aquilina è a desinare.
Egli si affetta e mangiava al tagliero;
la donna non vedeva il cavaliero!
39
Una donzella di cortel tagliava,
l'altra donzella di coppa servía,
e Liombruno di buon cuor mangiava,
ciò gli bisogna, e nessun non vedía.
Ma quella dama si meravigliava
che quella robba, che innanzi venía,
la quarta parte non gli par mangiare
di quel che innanzi si facea recare!
40
E quella donna nobile e reale
subitamente si s'ebbe pensato,
infra 'l suo cuore disse:--Gli è segnale
che Liombruno si è mal arrivato:
o ch'egli è morto, o ver ch'egli ha gran male!
Tapina me, ch'io feci gran peccato!
Io non dovevo guardar al suo fallo,
che non gli lasciai arme né cavallo!--
41
Per la virtú che aveva quel mantello,
le donne non vedevano l'ardito;
e Liombruno aveva ancor l'anello
ch'ella gli die', quando si fu partito.
Ed egli allor si ricordò di quello,
e Liombruno, quel signor gradito,
sopra il taglier se lo lasciò cascare.
La donna il vide, e presto ebbe a parlare:
42
--Questo è l'anello cosí grazioso,
ch'a Liombruno diedi quella volta
ch'egli da me partí tanto gioioso,
e verso la sua patria diede vòlta.
Sempre il mio cuor ne resterá doglioso,
e l'alma mia sará fra pene involta
fin che 'l mio cor non veggio e la mia vita!--
E cadde in su la panca, tramortita.
43
Le donne la portorno suso a letto,
fregandole le mani e 'l chiar visaggio.
Ella rivenne e disse con affetto:
--Lassa! tapina me! come faraggio?
Di Liombruno, il mio sposo diletto,
in questa notte saper io vorraggio,
lá dove gli è andato ed in qual parte!
In questa notte lo saprò per arte.--
44
Allor le donne di camera uscía,
come la donna gli aveva ordinato
presto Liombrun dentro se ne gía,
alla sua sposa egli si fu accostato;
e quella donna di dolor dormía;
presso di lei egli si fu appoggiato,
il chiaro viso e la bocca ha baciata
di quella donna, che si fu svegliata.
45
E Liombruno il mantel si mettía
e la sua donna nol vedea per niente.
Subitamente questa si dicía
infra 'l suo cuor:--Lassa, o me dolente!
che Liombruno fussi mi credía,
io bene l'ho sognato certamente.
Tapina me, ch'io non ho piú conforto!
Questo segno è che Liombruno è morto!
46
Cosí la donna, non vedendo niente,
un'altra volta si mise a dormire.
E Liombrun si fece similmente.
Piú che di prima la fece smarrire;
ma ella si voltò sí prestamente,
che del mantel non si puoté coprire,
che pur alquanto lo vidde per certo
prima che del mantel fusse coperto.
47
Ed Aquilina di dormir si finse.
Liombruno il mantello si ha cavato;
ella fu presta e con la mano il cinse,
'nanzi che del mantel sia covertato,
sí fortemente allora ella lo strinse,
dicendo:--Liombrun, chi t'ha insegnato
lo incantamento adoperi per arte?
Chi t'insegnò venire in questa parte?--
48
E Liombrun gli disse tutti i fatti,
de' malandrini che trovato avía
e del mantello ancora e degli usatti,
e di quel vento gli insegnò la via.
Infra lor due non bisognò altri patti;
le braccia al collo ciascun si ponía,
e poi intramendue si fêr la pace,
annullando ciascun ciò che dispiace.
49
E cosí stêrno insieme allegramente,
infin che visson, con perfetto amore.
I' priego Gesú Cristo onnipotente
e la sua Madre, piena di valore
che salvi e guardi tutta buona gente,
che si mantenga in pace e buon amore.
Al nostro fine Dio ci dia la gloria.
Al vostro onor, finita è questa storia!
IV
ISTORIA DI TRE GIOVANI DISPERATI
E DI TRE FATE
CANTARE PRIMO
1
Colui che da Giovanni ebbe il battesmo
in nel fiume Giordano, ignudo nato,
il qual principio fu del cristianesmo,
che dei nostri peccati ci ha lavato,
prestimi aiuto lui, ché io medesmo
so ch'io non sono a tal mestier usato;
pertanto presti grazia a mia memoria
ch'i' possa raccontar la bella istoria.
2
Dapoi che siete venuti a ascoltare,
io vi vo' dire una bella novella;
istate tutti attenti al mio parlare,
ché so ch'a tutti la vi parrá bella.
In ogni luogo sí vorre' cercare,
pel mondo tutto, per cittá e castella:
"perché gli è dato ad ogni creatura,
come gli è nato, a ciascun sua ventura";
3
ma vuolsi se non è nella sua terra
cercarne un'altra, tanto che la trovi,
e non temer fatica, affanno o guerra.
Rado s'ha il ben, se prima il mal non provi,
e vuolsi passar monti ed ogni terra,
ché, se se' pigro e sempre un luogo covi,
tu non la troverai, questo ti provo,
se tu stai saldo e mai esci dal covo.
4
Perché talvolta si truova in un prato,
e' si vuol sempre ogni cosa cercare.
E' furon tre che ciascun disperato
erano, e non sapean come si fare,
tanto ch'ognun di lor si fu accordato,
ciascuno insieme cominciò a parlare:
--Dove vai tu?--E tu che vai cercando?--
--E' tel dirò, stu mi verrai 'scoltando.
5
I' ho cercato di molto cammino,
e son disposto tanto camminare,
e tanto andrò portando il capo chino,
ch'i' porrò fine a tanto sospirare.--
Rispose l'altro:--Ed io son sí meschino,
sí, mi dovessi un dí gettar nel mare,
ch'io son disposto con pene o con danni
veder s'i' posso uscir di tanti affanni.
6
--Veggio ch'ognun di noi è disperato;
se ci vogliamo insieme accompagnare,
arèn pel mondo poi tanto cercato,
qualche ventura ci potrebbe aitare.--
E fussi insieme ciascuno accordato;
cosí presono insieme a camminare
e stettono una sera all'osteria,
e la mattina poi ritornò via.
7
Eran tutti vestiti alla leggiera;
ma, perché n'era lontano il cammino,
tolsen del pan dall'oste quella sera,
e ciascheduno aveva un fiaschettino,
e perché l'oste disse che lungi era,
ciascun la sera se l'empiè di vino.
E camminorno insino al sol passato,
tal che la sera alloggiorno in un prato.
8
Diceva l'uno:--E' sará me' cenare,
e poi cenato porrènci a dormire.--
Mentre che stanno cosí a ragionare,
ecco tre belle giovane apparire,
tal che fanno costor maravigliare;
e, giunte quivi, cominciorno a dire:
--Voi siate tutti quanti e' ben trovati,
da poi che siete nel prato alloggiati.--
9
Disse un di lor:--Le ben venute siate!
Dove n'andate adesso, ch'è giá notte?
Se volete, con noi quivi posate,
e non andate errando per le grotte;
da poi che noi tre siamo e voi tre siate,
ognun ne torrá una questa notte,
e ciascuna di voi piacer arete;
dove vi piace, domattina andrete.--
10
Una rispose:--Non ne fare istima,
ch'a nessun modo non mi toccherai,
se giá per donna non mi pigli prima;
per altro modo me tu non arai;
ma, se mi vuoi sposar, odi mia rima:
farò tal cosa che tu riderai,
e darotti per dota tanto avere
ch'alla tua vita tu potrai godere.
11
--Sappi--rispose alla donna colui--
ch'i' non son ora per donna pigliare,
se giá non fosse, come dite voi,
che quella, a chi m'avesse a maritare,
mi desse tanto aver, ch'avesse poi
per la mia vita sempre a trionfare.
A questo modo forse lo farei;
per altro modo mai non ne torrei!--
12
Disse la donna:--Sappi domandare
e chiedi quel che vuoi, ché l'averai.--
Colui rispose:--Se tu mi puoi dare
questo che chieggo, tu sempre m'arai:
una borsa che sia di tal affare,
che fusse piena di denari assai,
e s'io aprissi quella borsa ogn'ora
cento ducati ne balzasser fuora.
13
--Ecco la borsa la qual tu mi chiedi.--
Disse colui:--I' vo veder la prova.
--Guarda qui ben, se cosa alcuna vedi.--
Colei la borsa dalla bocca snoda
e fe' balzar cento ducati a' piedi.
Colui, che di tal cosa ben gli proda,
tolse costei, ch'aveva il viso bello,
come sua donna e dettegli l'anello.
14
Disse quell'altra al secondo di loro:
--E tu che cosa pensi nel tuo cuore?
Disse colui:--Non chieggio argento od oro,
ma sí un tappeto di fino colore,
che mi portasse senza far dimoro,
senza esser visto, in ogni concistore.--
Detto tappeto la donna lo trova,
e poi gli disse:--Faranne la prova.--
15
Colui sel mise addosso ed ha parlato
con quel tappeto ravvolto alle rene,
e fecesi portare in capo al prato,
e prestamente indrieto se ne viene;
ed ha la donna subito sposato,
ché gli pare la cosa andasse bene.
E poi quell'altra disse senza lagno:
--C'hai tu pensato? Dimmelo, compagno!
16
--Se tu sapessi quello c'ho pensato
e potessimel dare, o viso adorno,
i' t'arei come gli altri anch'io sposato
e servireiti sempre senza scorno.
--Abbi pur quel che tu m'hai domandato!--
E colui disse che voleva un corno,
ched ogni volta che l'abbi sonato
sian dieci squadre quivi, ognun armato.
17
--Perché, quando io volessi assai denari,
io metterei l'assedio ad una terra,
che per paura, senza alcun divari,
mi dien l'argento per levar la guerra,
che contra me non arén poi ripari,
tanta metterei gente in quella terra.--
Disse la donna, che con lui ragiona:
--Ecco lo corno. Fa' la prova e suona.--
18
E' si pigliò quel corno e l'ha sonato:
ecco la gente d'arme comparire;
son dieci squadre, ciaschedun armato,
dimostran d'aver forza e grand'ardire.
Un'altra volta e' l'ebbe risonato;
eccotene altrettanti li venire.
Dieci volte il sonò di valimento,
tanto che venner delle squadre cento.
19
Fecer la prova e furon consolati,
e ciaschedun quel ch'avien chiesto l'ebbe,
e tutt'e tre si furon maritati
a quelle tre, che a nissun non l'increbbe.
E tutt'e tre si fûrno addormentati
infin che l'altro giorno arriverebbe;
ma la mattina, quando si destorno,
ignuna delle donne e' non trovorno.
20
E disse:--Ove son io stanotte stato?--
e viene il sogno suo imaginando;
e diceva a' compagni:--I' ho sognato
un sogno ch'io verrò poi ragionando:
e' mi pareva moglie aver pigliato,
e stavomi con essa sollazzando.
Arebbela nessun di voi veduta,
che non so giá quel che se ne sie suta?--
21
L'altro rispose:--A me parve iersera,
quando eravamo a cenare nel prato,
venner tre donne con bella maniera
e dolcemente ci ebbon salutato.--
Quell'altro lor compagno si dispera,
e non sa come il fatto sia passato,
dicendo:--Una ne presi per mia sposa:
or non so come vada questa cosa.--
22
Quell'altro disse:--Anch'io ne presi una
e donommi un tappeto molto bello
e, perché fusse ben di notte bruna,
mi portava, dov'io voleva, quello.--
E 'l primo disse che di seta bruna
la sua una borsa gli donò per ello,
che, come quella borsa ella s'apriva,
cento ducati fuor di quella usciva.
23
Il minor disse:--A me donò la mia
un corno lavorato gentilmente,
ch'a sonarlo, ogni volta quel facía
ben dieci squadre di pulita gente.--
Guardando intorno, ciaschedun vedía
quelle cose ciascuna di presente;
viden la borsa e quel tappeto adorno,
e similmente il lavorato corno.
24
--Questo sarà un sogno da dovero?
--Facciàn la prova?--E poi qual cosa fia?--
Fecion la prova e viddon ch'era vero;
e inverso Roma pigliaron la via.
Quel della borsa pagava l'ostiero,
quando avevan mangiato all'osteria.
Stettono a Roma circa quattro mesi,
poi terminoron di mutar paesi.
25
Partissi prima quel ch'avea la borsa,
e prese il suo cammin verso la Spagna,
e molto bene all'oste il becco intorsa,
e facea scotti, che non ne sparagna;
ed avea giá di molta via trascorsa,
e molto spende perc'ha chi guadagna,
ed are' fatto di denar duo sacchi,
giocar sapendo a' tavolier e a scacchi.
26
Giocava a tavole e era buon maestro,
tal che venne agli orecchi alla regina;
e fu mandato per lui molto presto
che venga in corte; e lui tosto cammina
avanti alla regina molto destro;
con riverenza la saluta e inchina
e diceva:--Madama, in cortesia,
che mi comanda Vostra Signoria?
27
--Detto m'è stato di tua gentilezza,
e come a scacchi giuochi cosí bene,
ed a tavole--disse--con destrezza
ne sanno giocar pochi come tene.
I' ho di giocar teco gran vaghezza
poi che cosí gentil maestro sene.--
Ed ei rispose che gli era contento
di far ciò che gli fosse in piacimento.
28
E cominciorno il giuoco al tavolieri,
e piaceva alla donna il suo giocare,
ed anche lui la vedea volentieri,
tal che se n'ebbe mezzo a innamorare.
Lassôr le tole e preson lo schacchieri,
e lei, ch'era maestra di giocare
all'uno e all'altro giuoco gli ha tirati,
se non son piú, cinquecento ducati.
29
Finito il giuoco, quel giorno presente,
diss'ella:--Poi ch'abbiam tanto giocato,
i' vo' che mi prometta veramente
che con meco stasera abbi cenato.--
E lui, che giá sentía le fiamme ardente,
ebbe l'invito suo tosto accettato;
e disse:--Poi che vi faccia piacere,
io son contento far vostro volere.--
30
Cenato c'hanno, senza uscir da mensa,
sul tavolieri incominciorno il giuoco,
perché colei nell'animo suo pensa
come potesse far ardere il fuoco;
e talvolta sospira, e poi ripensa
com'ella possa fare a poco a poco;
e la sua fantasia avea trascorsa
com'ella possa tôrgli quella borsa.
31
E finge, e dice:--O traditor d'amore!--
E con queste parole poi sospira.
Costui, ch'aveva giá ferito il cuore,
alle parole sue pose la mira:
--Costei non ha marito né signore,--
tanto che questo alle sue voglie tira;
e diceva a costui nel sospirare
che gli voleva in secreto parlare.
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Tanto che disse:--Poi ch'amor m'ha giunto
e forzami a seguir tutte tue voglie,
io son regina, com'io t'ho riconto;
se ti piacessi di tôrmi per moglie,
di te come di me sia fatto conto.
Cosí fortuna adempie le sue voglie.
Ma non fare' cotal cosa altrimente,
se non mi fai della borsa un presente.
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E vo' che, come sai, anche a me insegni.
Veggo che fai de' fiorini a tua posta;
e di tal cosa non vo' che ti sdegni;
non so come tal cosa sia composta.--
Costui gli disse:--Guarda questi segni,
che, se pigli la borsa senza sosta
e che la scuota per li pellicini,
n'uscirá sempre fuor cento fiorini.
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--Questo è per certo una mirabil cosa!
I' ti farò signor di questo regno,
e sarò, com'io dissi, poi tua sposa,
se di tal grazia fai l'animo degno!--
Costui, che 'l cuor in corpo non gli posa
e vede riuscir il suo disegno,
gli disse:--Io son contento: io te la dono,
se farai prima quel ch'io ti ragiono.
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