I.

Conoscete la risposta che fece Desdemona a questa dimanda del Senato di

Venezia:

— Come mai voi, giovane, bella e nobile, avete amato quest’uomo che non

è nè nobile, nè giovane, nè bello?

E Desdemona risponde:

— Egli mi raccontava i suoi viaggi, i suoi pericoli, i suoi

combattimenti, ed io me ne stava per ore intiere come estatica vicino a

lui.

Così fu presso a poco, non dirò del primo sentimento d’amore, ma nel

primo sentimento di simpatia che m’ispirò Nelson.

Era un marinaio dalla parola dura, una specie di John Bull, tipo

simbolico del popolo inglese, che aveva immensi desiderj di ambizione,

e che, nato lungi dal trono, fu abbagliato dai raggi che emanavano da

esso mano mano che vi si avvicinava.

Ecco la sua storia, tale quale la raccontò una sera a me ed alla regina.

Era nato il 29 settembre 1758 in un piccolo villaggio della contea di

Norfolk, e avea trentacinque anni all’epoca che lo conobbi.

Non aveva ancora fatto l’assedio di Teneriffa e la campagna di Corsica,

di modo che non aveva ancora perduto nè il braccio destro, nè l’occhio

sinistro.

Era figlio di un semplice pastore. Il villaggio in cui nacque si

chiamava Barnham Thospes.

Sua madre morì ancor giovane, lasciando undici figli a carico del

povero ministro del villaggio.

Il padre li allevò con economia e con quella dolce affezione che

lega fra loro i membri di una famiglia numerosa e povera; egli fece

l’educazione tanto dei maschi che delle fanciulle, vi perdette la

salute, e fu obbligato per ristabilirsi di recarsi alle acque di Bath.

Il primogenito della famiglia, Guglielmo Nelson, in assenza del padre

prese la direzione della piccola Colonia.

La povera famiglia aveva un parente, un fratello della madre che si

trovava a Walpole, parentela un po’ lontana ma riconosciuta; questo zio

era capitano di vascello e si chiamava Maurizio Suckling.

Un giorno, volle il caso, — a che si collegano mai gli avvenimenti

degli uomini ed anche dei regni? — volle il caso che, durante le feste

di Pasqua, il giovane Orazio Nelson leggesse in un giornale che il suo

zio aveva ottenuto il comando del _Reasonable_ vascello di 64 cannoni.

— Fratello, gridò egli in atto di stupore a Guglielmo, scrivete,

vi prego, senza perdere un momento, a nostro padre, e pregatelo di

dimandare a mio zio Maurizio di lasciarmi imbarcare con lui.

Il giorno stesso partì la lettera.

Ed il padre, leggendola, esclamò:

— Bisogna che questa sia la sua vocazione; davvero sarei sorpreso,

s’egli non s’arrampicasse _sull’albero più alto._

Effettivamente Nelson toccò la cima.

La proposizione fu accettata da Maurizio Suckling, ed il piccolo Orazio

Nelson, debole come un ramo di salice, fu imbarcato sul _Reasonable_.

Orazio Nelson fece due campagne su questo bastimento ed una terza

sul _Triumph_, e questo legno essendo disarmato, s’imbarcò su di un

bastimento mercantile.

Al suo ritorno trovò suo zio sul Tamigi direttore di una scuola pratica

di aspiranti, fondata sullo stesso Triumph sul quale aveva navigato. Si

fece ricevere a questa scuola, ma questa specie di noviziato d’acqua

dolce riuscendogli insopportabile, si arruolò volontariamente per far

parte di una spedizione alle scoperte del polo nord.

Allora salì a bordo del _Race Horse_[1]. Arrivato all’estremo limite

dell’Oceano, il bastimento rimase in mezzo ai ghiacci, in una delle

sue spedizioni sul mare divenuto completamente solido. Egli incontrò

un orso e l’attaccò pel primo, benchè non fosse armato che di un solo

coltello. Preso fra le zampe del suo terribile avversario, era quasi

per soffocare quando uno de’ suoi compagni scaricò a bruciapelo il suo

fucile nell’orecchio dell’orso e l’uccise.

Aveva sedici anni, ed era ancora così debole che appena ne mostrava

dodici.

— Come mai voi che non siete tanto robusto come credete, chiesegli il

capitano, avete attaccato un tale avversario?

— Voleva riportarne la pelle a mio padre ed alle mie sorelle, rispose

il giovinetto.

Le dure prove alle quali il mare sottopone i suoi amatori svilupparono

più tardi le forze, e ristabilirono la salute di Nelson.

Liberata dai ghiacci la spedizione si trovò in mare aperto, Nelson

passò allora sul _Sea Horse_[2] bastimento leggiero di venti cannoni e

navigò pel mare dell’India: dopo due anni di stazione sulle coste, la

cui atmosfera è avvelenata, il giovane marinaio ritornò in Inghilterra

in uno stato di deperimento che si era detto mortale.

Bastarono sei mesi per ritornarlo in salute. Approfittò di questa

convalescenza per mettersi in istato di dare gli esami, dai quali sortì

cogli onori del trionfo e col grado di sottotenente di marina. Fece

allora le guerra contro l’indipendenza d’America, difese la Giamaica

contro l’ammiraglio D’Estang, passò nell’America del Sud, e vi rinnovò

le gesta dei suoi fratelli della costa, la di cui storia è arrivata

sino a noi con tutto il prestigio d’un romanzo.

Un giorno, durante le sue spedizioni nelle foreste del Perù, si

addormentò a piedi di un albero, ravvolto nel suo mantello.

Un serpente vi s’introdusse.

Un movimento che fece dormendo disturbò il rettile che lo morse; era un

serpente nero della specie più pericolosa; il contraveleno applicato a

tempo internamente ed esternamente dagli indigeni lo salvò. Ma per la

seconda volta ritornò morente in Inghilterra.

Pure guarì; ma non completamente, e per tutta la vita si risentì di

questo avvelenamento. Tre mesi dopo il suo ritorno, per raccomandazione

di Lord Cornwallis, ottenne il comando di un brick di ventisei cannoni,

col quale fece una crociera nel mare del Nord, e studiò le coste della

Danimarca.

Nella primavera Nelson fu inviato nell’America del Nord. Inseguito e

circondato da quattro fregate francesi, scampò spingendo il suo brick

in un passo fin allora creduto impraticabile.

Arrivò al Canadà.

Fu là che Nelson doveva amare per la prima volta, e la violenza di

questa prima passione potè dare la misura dell’influenza che l’amore

avrebbe sulla sua vita. Per non separarsi da quella che amava, Nelson

voleva dare la sua dimissione, rinunziare al suo impiego, e rinviare

il suo bastimento in Inghilterra. I suoi uffiziali che l’adoravano, lo

credettero pazzo, e risolsero di guarirlo dalla sua pazzia. Finsero di

obbedire ai suoi ordini, e si allontanarono, e ritornando alla notte,

penetrarono nella sua camera. Lo legarono, e impossessatisi di lui, lo

portarono a bordo, levarono l’ancora, e non gli resero la libertà se

non quando fu in alto mare.

Questa passione non si estinse che per far luogo ad un’altra: al suo

ritorno in Inghilterra s’innamorò di Mistress Nisbett giovane vedova di

diciannove anni, e la sposò.

Si prese la sua giovane donna ed un grazioso fanciullino, per nome

Josuach, che aveva avuto dal suo primo matrimonio nella casa di suo

padre morente, ed una seconda volta lo si credette perduto per la

marina.

Difatti ci volle niente meno che la dichiarazione di guerra della

Francia con l’Inghilterra, per toglierlo da quella dolce e tenera

oscurità nella quale si era rifugiato. L’ammiragliato andò a cercarlo

sotto il tetto coniugale e gli diede il comando dell’Agamennone, sul

quale raggiunse l’ammiraglio Hood nel mediterraneo. Arrivò a tempo per

prender parte alla presa di Tolone, dopo la quale, come si vedrà, fu

inviato a Napoli per cercare rinforzi.

Io dissi come era stato ricevuto dal re e dalla regina.

Una volta deciso alla guerra, il re non poteva desiderare una notizia

migliore che quella recata da Nelson.

Colla querela del cittadino Mackau si erano completamente ed

apertamente inimicati colla Francia. Il ladro era stato arrestato,

sottoposto a giudizio, ed assolto benchè le prove della sua

colpabilità fossero patenti. L’ambasciatore, come la regina aveva

potuto assicurarsene colla lettura delle sue carte, aveva riconosciuto

tutta la mala fede della Corte di Napoli. Egli aveva potuto vedere

la flotta a partire, aveva potuto vedere ad arrivare Nelson; l’eco

dei complimenti che gli erano stati fatti dal re e dalla regina aveva

risuonato sino all’ambasciata francese; finalmente l’ambasciatore aveva

ricevuto l’ordine dal suo governo di lasciar Napoli, egli era partito

indignato contro il governo napolitano ed il governo pontificio,

conducendo seco la figlia e la vedova di Basseville assassinato a Roma,

l’una che piangeva un padre e l’altra un marito.

Dal terrazzo del palazzo lo vedemmo imbarcarsi su di una nave;

ed anch’egli alla sua volta, scorgendo un gruppo di donne negli

appartamenti reali, suppose che vi si trovasse la regina fra di esse, e

stese il braccio verso di noi in segno di minaccia.

Io non vidi che una sola cosa nel gruppo che accompagnava

l’ambasciatore. Erano quelle due donne vestite di nero, il cui

lutto gridava vendetta più altamente che il gesto di minaccia

dell’ambasciatore.

Nelson era inebbriato dell’accoglimento che gli era stato fatto dal

re, dalla regina e da sir William. Figlio del popolo, nato lungi dalla

Corte, sentiva, come me, più profondamente delle persone nate in una

condizione superiore, il fascino che trae seco un sorriso reale. Ecco

la lettera che scriveva a sua moglie Il 14 Settembre 1793:

«A Mistress Nelson.

«Le notizie che ho portato sono state accolte con una grandissima

soddisfazione. Dopo essere venuto a farmi visita pel primo a bordo

dell’_Agamennone_, il re ha mandato due volte a prendere notizie

della mia salute. Egli chiama gl’Inglesi i salvatori d’Italia e

particolarmente i salvatori del suo reame; del resto ho lavorato

per lord Hood con uno zelo che nessuno ha spinto più oltre, ed io

gli porto la lettera più splendida che mai sia stata scritta dalle

mani di un Re.

«L’ho ottenuta grazie a sir William Hamilton ed al primo ministro

che è inglese. Lady Hamilton è stata adorabilmente amabile per

Josnah.

«In quanto a lei è una giovane signora di modi eccellenti, e che

fa onore al rango al quale è stata elevata. Condurrò di qua 6000

uomini di rinforzo per lord Hood. Ricordatemi alla memoria del

mio caro padre, a quella di lord e di Lady Walpole, e credetemi il

vostro affezionatissimo.

Memorie di Emma Lyonna, vol. 5/8 · 第 6 / 23 题