_Gerardo Saraceni al Duca Ercole._
Roma, 26 ottobre 1501.
Illustrissime Princeps etc. Fussimo heri sira hector et io a visitare
la Santità del Nostro Signore, richiesti perho da quella; la quale ne
inpose facessemo intendere a Vostra Excellentia quella pocha di disvisa
havea havuta, per il che se gli era causato un puocho di dolore in una
orecchia et gli era caschato uno dente, perche Sua Santita havea havuta
la precedente nocte cativa, et come anche per la gratia di Dio era
molto migliorata et existimava serria niente. Et che questo Sua Santita
ne imponeva acciò non accadesse che forse a Vostra Excellentia da altro
loco avisata non fosse facto la cosa più grave; et Vostra Excellentia
ne ricevesse dispiacere subiungendo che quando Vostra Excellentia fusse
presente non resteria, benche havesse un puoco fasata la masella, de
invitarla a cacciare uno porco, bisognara Sua Santita se astegni da
partirse inanti di, et dal ritornare di nocte, maxime havendo questo
difecto come amorevolmente li fu ricordato.
Omissis.
Ordino etiam Sua Sanctità se havesse una copia di una littera scrive la
Maesta del Cristianissimo Re a la Illma Duchessa, infine de la quale
erano due litere di mano propria di Sua Maesta, credo perche Vostra
Excellentia cognosca como amorevolmente scrive epsa Maestà, la quale
parimente se manda in lingua franzese.
Sua Santita poi ne disse volessimo scrivere a Vostra Excellentia,
che volesse sollecitare la traductione de la prefata Duchessa, perche
altramente se andaria in lo inverno, ricerchandoni se havevamo scripto
quello fu raggionato circa il trovare modo a calculare le intrate
di romagna. Respuosi che existimava non si potesse più fare dicta
traductione senza essere in lo inverno: et che tuto quello se era
raggionato cun Sua Sanctita se era scripto a Vostra excellentia et
che se expectava rispuosta: non li gustò molto questo mio dire, perche
voleva Sua Santita che quella raggione de lo inverno fusse buona, li
subiunsi perho che se daria notitia a Vostra excellentia de questo
suo desiderio et di questo anche heri mattina me ne havea parlato
Monsignore Reverendissimo di Modena, confortandomi a tale traductione,
cun dirmi che quando epsa Duchessa sara a Ferrara, il papa faria più
di quello fusse convenuto, et rispondendoli io che era per tractare
la expeditione de le castella per una via on l'altra, et che prima non
sapeva confortare Vostra Excellentia aducendogli la dificulta et de la
bolla et de li Ducati: ne anche la sua raggione mi pare bona sebbene
non ge lo dissi: me disse che cosi me havea dicto perche havea promesso
al Papa di dirlo, et cusi quando se raggionava de questo havendo Sua
Sanctita facto chiamare epso Cardinale, perche se ritrovasse a tale
parlamento Sua Signoria Reverendissima disse che me havea confortato la
matina, et non parlò più circa questo molto: non credo perho sii più di
Vostra Excellentia che del Papa: Et in questo parlare Sua Santità disse
incidenter, che la comitiva mandara Vostra Excellentia non potera stare
in Roma mancho di quatro on cinque dì....
Omissis.
Sua etiam Sanctita me disse di quello havea scripto Vostra Excellentia
circa la venuta del magnifico messer Annibale (Bentivoglio) replicando
ch'havea a caro la sua venuta, et che lo amava per rispecto del
Patre, et più per amore de Vostra Excellentia, et che quando Vostra
excellentia mandasse turchi perfare tale traductione, che sarebbero ben
visti.
Omissis.
Rome 26. Octobris.