DOCUMENTO N. XXV.

_Pandolfo Collenuccio al Duca Ercole di Ferrara._

Pesaro, 29 ottobre 1500.

Illustrissimo Signor mio: Fui in dui di e mezzo in Pesaro, poichè parti

da V. Sª Imperocchè Martedi circa le 24. hore gionxi. Et in quella

hora appunto el Duca Valentino facea la intrata; et tutto il popolo

era alla porta, e con una gran piova lo ricevettono, e li presentarono

le chiave de la terra, et allogiò in corte ne la camera del quondam

Sig^r Giohanne. Fece la entrata molto solemne (per quanto mi riferirono

questi mei che v'erano) e con grande ordine e numeroso de cavalli e

de fanti della guardia sua. — Jo la sera medesima li feci intendere la

venuta mia, expectando audientia ad ogni comodità de Sua Sig^ria. Circa

due hore de nocte me mandò El S^r. Ramiro e el magiordomo a visitare e

intendere con molto honorevole parole e se io era bene allogiato, e se

me mancava cosa alcuna in tanta moltitudine con dirme ch'io posasse,

chel di seguente me ascoltaria. Mercore matina a bona hora me mandò

a presentare un gran sacco de orzo, una soma de vino, un castrone, 8.

para de caponi e galline, due gran torce; due mazzi de' candelotti, et

due scattole de confecti, con honorevole ambassata. Ne mi dette però

audientia se bene mandasse a fare escusa, e chio non me maravigliasse.

La casone fu perchè se leva de lecto a le 20. hore, e levato desina.

Andò poi in Roccha, e li stette insino a nocte e tornò stracco per un

tincone, overo Ango chel ha.

Hoggi commo hebbe desinato che era circa le 22. hore, me fece

introdurre per el Sig. Ramiro; e con molta dimestichezza et optima

cera, per la prima comenzò Sua Sig^ria a fare excusa de non me

havere potuto odire heri, per le occupatione in la roccha, e per la

indispositione de quel suo tencone. Passati questi primi rasonamenti:

havendo io restrecto l'ambassata mia, in recomandare, visitare,

congratulare, ringratiare e offerire Sua Sª (quale veramente molto

ben compone sue parole) a parte, a parte e comodissimamente respose:

dicendo in summa, che cognosciuta la prudentia e bontà de V^a. S^ia.

lui sempre ne ha amato et havuto desiderio haver pratica con V^a. Ex^a.

Et che quando Ella fu a Milano, Sua S^a ne hebbe voglia; ma quel tempo

et quelle facende che alhora correvano, nol permisero. E che hora chel

veniva a le bande de qua, seguitando pur questo suo desiderio, per un

principio e demostratione del animo suo, e per demonstrarni che ve era

figliolo, se era messo a scriverni quella lettera de progressi soi,

tenendo certo che Sª Sª ne havesse ad haver piacere. Et chel simile

faria anchor per lo advenire! perchè desiderava haver più intrinseca

amicitia con la Ex^a. V^a. Et a quella offeriva ogni sua facoltà e

tutto quello poteva, et che in ogni occurrentia Vª S^ia ne vederia li

effecti. Et che io lo raccomandassi assai a quella, perchè ve haveria

per fratre. Rengratiando anchor V^a. S^ia. de la resposta haveti fatto

per lettera, e del haver mandato homo a posta, dicendo che veramente

non bisognava: che etiam senza questo lui havea per certissimo che V^a.

Sigr^ia. dogni suo bene ne haveria vivo piacere. Infine ne migliori ne

più acconce parole haria potuto dire, quanto dixe: Sempre nominando Vuj

per fratre et se per figliolo.

Et io per mi raccogliendo la cosa e le parole sue tutte, comprendo

chel haria charo havere qualche pratica con V^a. S^a. et haver bona

amicitia. Credo bene ali soi propositi: Tuttavia io non so raccogliere

altro che bene. — Questa mandata che ha facto V. S^a. de un suo homo

li e stata acceptissima e son informato chello lha scripta al Papa: e

con questi soi ne ha parlato in modo che ha dimostrato farne gran caso

et extimarla assai. — Dopo alcune breve risposte e repliche hincinde,

per le quali io li diceva che non sapea se non commendar la prudentia

de Sua Signoria a tenere questa via con V^a. Ex^a. per le conditioni

nostre e del stato nostro, le quali cose non poteano se non essere

a proposito suo, me lo confirmava molto efficacemente; demonstrando

intenderlo molto bene; e così in rasonamenti spezzati intrammo a

parlare di Faenza: Sua Sig^ia. me dixe. Io non so quello vorrà fare

Faenza: hella ce vorrà dar poca faticha, come han fatto queste altre!

opure vorrà far prova de tenerse. Li dixi chio credeva che feria como

queste altre; pur quando non lo facesse, non era se non ad honore de

Sua Sig^ia che daria occasione de poter mostrare la Virtu et Valor suo

nell'expugnarla. Demonstrò haverlo caro; con opinione de combatterla

aspramente. De Bologna non accadette rasonamento. Hebbe care le

ambassate de recomandatione chio feci de Vostri de parte del Sig. Don

Alfonso e del Cardinale, e sopra tutto del Cardinale del quale dixe

tanto bene, e mostrò amarlo tanto che non potea satiar de dirne.

Così stati inseme una grossa mezza hora, tolsi licentia, et Sua Sig^ia

montò a cavallo et essi levato de qui: va questa sera a Gradara: Domane

andarà ad Arimino, e seguitarà el suo viaggio, et ha tutta la gente et

artiglieria con se. Et per altro non va così lenta (la qual cosa anchor

lui me dixe) se non perchè non vol partirse dal artiglieria.

In questa terra sonno alloggiate 2 m. persone o più: non han facto

damno notabile. El contà è stato tutto pieno de soldati: non sapemo

ancor se ha facto gran damno. A la terra non ha concesso privilegio

ne exemptione alcuna: Glie lassa un doctor Forlivese locotenente. De

la Rocca ha levato 70. pezzi de artiglieria; ne li ha lassato gran

guardia.

Dirò una cosa a V. S^ia de la quale ho più riscontri: ma per expressa

me lha dicta un Cavaliere portugalese soldato del Duca Valentino, che

è alloggiato qui in casa ove son io de mio genero con 15. cavalli, et

è homo molto da bene, et amico del Sig^r Don Ferrando nostro, perchè

stette col Re Carlo: Dicono che questa terra el papa la dà per dote

a Madonna Lucretia; et dalli marito uno Italiano che serà sempre bono

amico de Valenza. Sel sia vero non so: cosi se tene.

De Phano; el Duca non lha havuto: gliè stato dentro cinque di: Lui non

l'ha domandato! ne li citadini gliel hanno dato: Suo è, e suo sarà

se lo vorrà: Dicono loro, chel Papa li commisse, che de Phano non

se impacciasse se li cittadini proprij non lo dimandavano: così son

rimasti nel stato che erano.

Omissis.

La vita del Duca è questa: Va a lecto a 8. 9. e 10. hore de nocte:

l'altro di poi, le 18. hore son l'alba, le 19. el levar del sole; le

20. son di facto: Levato subito va a tavola: et li e depoi fa facende:

Tenuto animoso, e gagliardo e liberale: et che tenga bon conto de

homini da bene. Aspro in le vendette: cosi ho informatione da molti.

Animo vasto et cerca grandezza e fama, par che curi più lo acquistar de

stati, che stabilirli e ordinarli.

Omissis.

Pisauri die Jovis 29. Octobris hora 6. noctis 1500.

Lucrezia Borgia secondo documenti e carteggi del tempo · 第 97 / 160 题