INTRODUZIONE.

Lucrezia Borgia è la figura della più sciagurata delle donne nella

storia moderna. È forse tale, perchè fu insieme la più colpevole?

Ovvero le tocca soltanto portare il peso dell'esecrazione, che il mondo

per errore le ha inflitto? Perchè il mondo, in verità, si diletta dello

spettacolo di virtù e di colpe in persone tipiche, appartengano esse al

mito o alla storia.

Quelle domande aspettano ancora una risposta.

I Borgia stimoleranno per lungo tempo lo storico e lo psicologo

alla ricerca. Un amico di molto ingegno mi domandava un giorno, come

accadesse che tutto quanto si riferisce ad Alessandro VI e a Cesare e a

Lucrezia Borgia, e ogni fatto della vita loro e ogni lettera nuovamente

scoperta dell'uno o dell'altro di essi, ecciti la curiosità nostra più

vivamente che non facciano simili cose rispetto ad altri individui,

storicamente anche più importanti. Io non conosco spiegazione migliore

di questa: la Chiesa di Cristo è pe' Borgia il loro fondo stabile;

su questo sorgono e crescono; su questo si mantengono; e l'acuta

opposizione della natura loro col concetto del santo gl'impronta di

un carattere demoniaco. I Borgia sono la satira di una forma o di un

concetto grande del mondo ecclesiastico, che essi abbattono o negano.

Le basi, sulle quali s'elevano le loro figure, spiccano in alto, e

i visi loro sono pur sempre tocchi dalla luce dell'ideale cristiano.

Mediante questa noi li vediamo e riconosciamo. L'impressione morale

delle azioni loro a noi non giunge che attraverso quel mezzo, tutto

penetrato di concetti religiosi. Senza ciò, i Borgia, posti in loco

profano, scenderebbero al livello di molti altri uomini della stessa

tempra, e presto finirebbero per essere non più che singoli nomi di una

grande classe.

Di Alessandro VI e di Cesare v'è una storia: di Lucrezia Borgia invece

abbiamo appena qualcosa più di una leggenda. E, stando a questa, essa

non è che una Menade, l'ampollina del veleno in una mano, nell'altra il

pugnale: una Furia, con insieme i lineamenti belli e dolcissimi di una

Grazia.

Vittor Hugo l'ha rappresentata qual mostro morale. E, come tale, fa

ancora oggidì il giro de' teatri d'Europa. E così pure la concepisce

tuttora l'immaginazione degli uomini in generale. Chi ami la vera

poesia condannerà, come un grottesco traviamento dell'arte poetica,

la _Lucrezia Borgia_, il dramma mostruoso del romantico poeta. Quanto

poi al conoscitore della storia, questi, di certo, potrà sorriderne,

non senza, per altro, scusare al tempo stesso lo spiritoso poeta

della ignoranza e della credulità di lui ad una tradizione ammessa dal

Guicciardini in poi.

Il Roscoe aveva già posto in dubbio siffatta tradizione e tentato

confutarla. L'apologia scritta da lui venne dagl'italiani, per amor

di patria, accolta con grato animo. E fra loro stessi s'è andato

propagando negl'ultimi tempi un moto di reazione contro quella comune

maniera di rappresentarsi la Lucrezia.

La miglior critica della leggenda non poteva esser fatta che ne'

luoghi, ove sussiste il più gran numero di memorie e documenti relativi

alla vita di lei: Roma e Ferrara; poi Modena e Mantova, ove trovasi

nell'una l'Archivio degli Este, nell'altra quello dei Gonzaga. Alcuni

scritti d'occasione mostrarono, che la questione sollevata continuava

ad essere dibattuta ed esigeva una soluzione.

Ai tempi nostri scriveva primieramente di nuovo la storia de' Borgia

Domenico Cerri nel suo: _Borgia, ossia Alessandro VI papa, e i suoi

contemporanei_, Torino, 1858. Un anno dopo, Bernardo Gatti pubblicava

in Milano le lettere di Lucrezia al Bembo. Nel 1866 il marchese

G. Campori di Modena diè nel fascicolo di settembre della _Nuova

Antologia_ un breve scritto: _Una vittima della storia — Lucrezia

Borgia_. E nel 1867 venne alla luce quello di monsignor Antonelli

ferrarese: _Lucrezia Borgia in Ferrara, sposa a Don Alfonso d'Este —

Memorie storiche_. Ed un altro opuscolo: _Lucrezia Borgia duchessa di

Ferrara_, Milano, 1869, fu quindi pubblicato da Giovanni Zucchetti

di Mantova. Intendimento di tutti questi autori fu di schiarire

storicamente la leggenda di Lucrezia, e di fare un'apologia della

sventurata donna.

Anche altri non Italiani, sopra tutto Francesi e Inglesi, cooperarono

all'intento medesimo. Armando Baschet, al quale dobbiamo alcune

meritevoli pubblicazioni diplomatiche, annunziava nel suo _Aldo

Manuzio, Lettres et Documents_, 1475-1515, Venezia, 1867, che da

anni preparava un'opera sulla vita di madonna Lucrezia Borgia, e che

all'uopo aveva raccolto grande copia di documenti. Sciaguratamente il

lavoro di codesto esimio conoscitore di parecchi Archivii d'Italia

non è sin qui apparso; cosa che per mia parte deploro, senza però

rinunziare alla speranza che il Baschet sciolga un giorno la sua

promessa.

Frattanto vedeva la luce a Londra nel 1869 un libro, il primo

abbastanza esteso, sull'argomento: _Lucrezia Borgia Duchess of

Ferrara, a Biography illustrated by rare and unpublished documents_,

di Guglielmo Gilbert. Disgraziatamente il manco di scienza e di metodo

diminuisce il valore di questo libro, utile, del resto, che, come

discendente inglese del libro del Roscoe, richiamò su di sè una certa

attenzione.

Il torrente delle apologie, fatto oramai fiumana, produsse in Francia

una delle più architettate manipolazioni che siano mai sbocciate nel

campo della letteratura storica. L'Ollivier, un Domenicano, pubblicò

nel 1870 la prima parte di un libro: _Le pape Alexandre VI et les

Borgia_. È l'estremo opposto fantastico del dramma di Vittor Hugo.

L'Hugo maltrattò la storia a fin di ottenere un mostruoso morale per

l'effetto scenico; non la falsò meno l'Ollivier con l'intenzione

contraria affatto. Se non che i tempi, in che i frati Domenicani

imponevano al mondo i loro favolosi libri storici, ormai non è più

possibile ripristinare. Il ridicolo romanzo dell'Ollivier fu senza

tregua confutato sin da' più rigidi rappresentanti della Chiesa:

primieramente dal Malagne nella _Revue des questions historiques_

(Parigi, aprile 1871 e gennaio 1872); poi dalla _Civiltà Cattolica_,

giornale della Compagnia di Gesù. Questa pubblicò il 15 marzo 1873 un

articolo, nel quale l'autore abbandona la difesa del carattere morale

di Alessandro VI, come quello che non è più dato poter salvare in

presenza di documenti indubitabili.

L'articolo si fondava sul _Saggio di Albero genealogico e di Memorie

su la famiglia Borgia, specialmente in relazione a Ferrara_, quivi

pubblicato nel 1872 da L. N. Cittadella, Bibliotecario della Comunale

di quella città. Il Saggio segnò notevole progresso ne' modi di

schiarire la storia della famiglia Borgia, abbenchè non potesse essere

scevro d'errori.

Sullo scorcio del 1872 mi posi anch'io nella serie degli scrittori

enumerati. Dopochè nel 1870 fu apparso il volume della mia _Geschichte

der Stadt Rom im Mittelalter_, che comprende i tempi di Alessandro

VI, volli io pure portare il mio contributo romano alla storia dei

Borgia. Nelle ricerche da me fatte negli Archivii d'Italia ero già

venuto in possesso di molti documenti relativi ai Borgia. Ma non tutto

potei mettere a profitto nella _Storia della città di Roma_. Epperò mi

proposi impiegare il prezioso materiale in una monografia, che poteva

avere per soggetto principale Cesare o la sorella.

Mi decisi per Madonna Lucrezia per motivi varii, il primo de' quali

estrinseco, e fu questo. Nella primavera del 1872 nell'Archivio de'

Notai al Campidoglio mi capitò in mano il Protocollo di Camillo de

Beneimbene, per moltissimi anni notaio di fiducia di Alessandro VI.

In quel voluminoso manoscritto scoprii un tesoro insperato. Avevo

innanzi un'intera e lunga serie di documenti autentici, sino allora

sconosciuti. Vi trovai tutte le tavole nuziali di Donna Lucrezia e

molti altri pubblici contratti, che si riferiscono alle più intime

faccende dei Borgia. Nel novembre 1872 lessi, a proposito di questo

Protocollo, una memoria nella Sezione storica della Reale Accademia di

scienze di Monaco, che fu pubblicata nel _Bollettino delle tornate_.

Il contenuto de' documenti da quello estratti gettava nuova luce sulla

storia della famiglia Borgia, intorno alla quale appunto allora il

Cittadella aveva pubblicato la genealogia innanzi citata.

A tali fatti s'aggiunsero anche altre ragioni per determinarmi a

scrivere di Donna Lucrezia. La storia politica di Alessandro VI e di

Cesare era già stata da me largamente trattata e nuovamente esposta;

ma di Lucrezia non m'ero occupato che solo alla lontana. E la figura

di costei m'attraeva, come qualcosa di misterioso, che portava nel seno

suo una contraddizione non spiegata e che voleva essere sciolta.

Io mi posi all'opera senza intenzione preconcetta. Non intendevo

scrivere un'apologia, ma in rapidi tratti una storia di Lucrezia. E a

me era per di più concesso fermarmi soprattutto sul periodo della vita

di quella in Roma, ch'è pure il periodo veramente importante rispetto

all'enimma non ancora risoluto. Volevo vedere quale specie di figura

s'andrebbe formando tra le mie mani, ove facessi di Lucrezia Borgia il

soggetto di una trattazione storica nel modo più rigoroso e sicuro che

mai si potesse, appoggiandomi cioè a' documenti.

Raccolsi gli altri materiali necessarii. Feci ricerche ne' luoghi, ove

quella donna aveva vissuto. Andai ripetute volte a Modena e a Mantova.

Gli Archivii colà esistenti sono tesori inesausti, massime per la

storia della Rinascenza, e anche di lì trassi materiali copiosissimi.

Come sempre, vi trovai persone amiche, pronte a prestarsi per me; e

così in Mantova il signor Zucchetti, sino a poco tempo fa direttore

dell'Archivio dei Gonzaga, e il signor Stefano Davari, cancelliere del

medesimo.

Ma la più ricca mèsse cavai dall'Archivio di Stato degli Este in

Modena. Il signor Cesare Foucard n'è direttore. L'egregio uomo

s'adoperò per l'intento mio con una liberalità veramente degna di un

successore del Muratori in quell'ufficio. Egli mi agevolò il lavoro

in ogni maniera possibile. Da un giovane impiegato dell'Archivio, il

signor Ognibene, egli fece prima ordinare il gran numero di lettere e

dispacci che potevano servirmi, e me ne consegnò quindi il catalogo,

e mi provvide anche di molte copie. E per questo motivo se lo scritto

presente ha qualche merito, una parte non piccola ne va dovuta alla

bontà del Foucard.

Anche in altri luoghi, in Nepi, Pesaro e Ferrara, ebbi schiarimenti e

trovai le più amichevoli cooperazioni. Devo al signor Cesare Guasti

dell'Archivio di Stato di Firenze le lunghe e faticose copie delle

importanti lettere di Lorenzo Pucci, da lui fatte fare per me.

Il materiale, del quale disponevo, non poteva, come è naturale, dirsi

intero e compiuto; era pur sempre abbondevole e nuovo. Una piccola

parte soltanto n'ho aggiunta al libro, come Appendice di documenti. E

di questi non pubblico se non quelli che erano sin qui inediti. Per

mezzo di essi il lettore ha in mano le prove di ciò che dico. Essi

serviranno fors'anco di preservativo contro gli assalti di tali, che,

a quanto preveggo, cercheranno anticipatamente in questo scritto una

intenzione odiosa. Ad interpetrazioni cosiffatte non risguarderò più

che tanto, avvegnachè il libro stesso mostri a sufficienza l'intenzione

mia. Questa non fu altra che quella dello storico in generale. Io ho

sostituito la storia ad un romanzo.

Ho dato nello scritto al periodo della vita di Lucrezia in Roma maggior

peso che non a quello in Ferrara. Ciò è perchè quest'ultimo, se anche

in modo insufficiente, pure è già stato trattato; mentre invece il

primo è rimasto essenzialmente leggendario. Avendo composto il mio

libro, fondandomi rigorosamente e sempre sopra documenti, mi fu dato,

per quel ch'io penso, tentare un metodo di trattazione, mercè il quale

venisse di per sè fuori un carattere proprio del tempo con la impronta

della più concreta personalità.

Lucrezia Borgia secondo documenti e carteggi del tempo · 第 8 / 160 题