A dedicarle questo scritto mi mossero non solo eventi storici trattati
in esso, ma altresì personali relazioni. Ed a Lei è piaciuto accogliere
gentilmente ambo i motivi.
In questo libro Ella vedrà comparire antenati dell'antica e celebre
casa sua, ma non in prospera luce. I Borgia sono stati nemici capitali
dei Gaetani. E gran mercè per costoro, se schivarono quella rovina,
che Alessandro VI e il suo formidabile figliuolo avevan loro giurata.
Sermoneta con tutti i vistosi beni, appartenuti da tempo antichissimo
alla casa Gaetani, furon dai Borgia rapiti. E per mano degli stessi
gli avi suoi ebbero morte o dovettero prendere la via dell'esilio.
Signora di Sermoneta divenne Donna Lucrezia. E poscia il figliuolo di
lei, Rodrigo d'Aragona, fu, come Duca, investito delle possessioni dei
Gaetani.
Da quel tempo sono oramai trascorsi secoli; ond'Ella può perdonare le
prepotenti manomissioni de' diritti della Casa sua ad una donna bella
e sventurata. Già la Bolla di Giulio II, ch'Ella, anche per riguardo
alla perfezione calligrafica, serba qual gioiello nell'Archivio della
famiglia, valse a ricostituir ben presto la casa dei Gaetani. E da quel
tempo questa conservò sempre il retaggio de' padri gloriosi. E si deve
poi a Lei, se gli aviti possedimenti, grazie ad un governo esemplare,
siano oggidì tornati di nuovo in fiore.
Il persistere delle tradizioni storiche rispetto alle cose e agli
uomini esercita in Roma indicibile attrattiva su tutti i cultori
della storia. Su me ha in particolar modo avuto influenza potentissima
l'osservare come perdurino caratteri proprii di un passato storico in
famiglie romane antichissime, ma che tuttora sussistono, che ancora
oggi sono vegete e floride; e l'aver potuto entrare con queste in
personali relazioni. I Colonna, gli Orsini e i Gaetani si mostraron
meco sempre benevoli. E sempre queste tre celeberrime famiglie mi
furono larghe di ogni desiderabile agevolezza. Ed Ella, signor Duca, fu
primo in Roma ad aprirmi senza riserva gli archivii della Casa sua. Poi
per lunghi anni Don Vincenzo Colonna, del quale serberò eterna memoria,
mi concesse pari favore, sino a che l'onorando vegliardo non morì nel
Castello di Marino.
I Gaetani, gli Orsini e i Colonna s'erano ritirati da un pezzo dal
teatro della storia di Roma. I primi anzi se ne allontanarono molto
più presto degli altri. Venne però giorno, in cui Ella, illustre Duca,
doveva far rientrare la sua antica stirpe nella storia della città. Fu
il giorno, per quella il più onorevole, che, caduto il secolare dominio
del Papato, Ella, a capo del Governo cittadino, depose nelle mani di Re
Vittorio Emanuele, a Firenze, l'atto di dedizione del popolo romano.
Momento memorando, che chiuse per sempre un lungo periodo della vita
della città, iniziandone uno novello! Esso vivrà eterno nella storia
de' Gaetani accoppiato al nome suo, e renderà quest'ultimo indelebile
dalla memoria de' Romani.
Di quell'avvenimento in Roma io non fui testimone. Pure, parlandone, mi
torna in mente tutto quel moto e quella progressiva attività pubblica e
privata, alla quale mi fu dato assistere per lunga serie d'anni. Devo a
Lei e alla liberale Casa sua l'esser rimasto per sì gran tempo nel più
vivo contatto con la storia di Roma. E di tutte le relazioni, che ebbi
l'onore di stabilire con insigni famiglie d'Italia, quelle che alla sua
mi legano, sono, senza dubbio, le più antiche e le più personali.
Vidi già venir su i suoi nobili figliuoli; e veggo ora con gioia
la schiera de' piccoli nipoti, che intorno a Lei, nuovo fondatore
della famiglia, comincia a crescere rigogliosa. Possano prosperare, e
perpetuare ancora per lunga e felice età la sua antichissima schiatta,
e nel più lontano avvenire arricchirla ancora di geste e nomi d'uomini
e donne nobili e famosi.
Con tali voti Le offro questo scritto ornato del nome suo. So che Ella
lo accoglierà con bontà, che non sarà da meno dell'animo semplice e
senza pretensione, col quale io glielo presento. In verità io intendo
dare per esso un segno da me desiderato alla casa Gaetani; segno di
riconoscente ricordanza, di profonda venerazione per Lei, di devozione
grande che mai sempre mi legherà all'illustre famiglia sua.
_Roma, 9 marzo 1874._