Maria era disperata; dopo la festa di casa Guerini i suoi fratelli
erano tanto fuori di sè che non riusciva più a farli studiare; non
facevano che parlare del divertimento goduto, delle splendidezze di
quella villa. Carlo era infatuato del velocipede, Vittorio della
macchina fotografica, e si era proposto di farsene una, sicchè Maria
diceva loro chiaro e tondo che dopo una visita di ringraziamento, non
sarebbe ritornata tanto spesso a villa Guerini, ma i ragazzi
aspettavano Alberto ed Elvira, che avevano promesso di venire ad
ascoltare un racconto di Maria.
Aspettavano anche il professore e don Vincenzo, perchè ormai i
racconti si leggevano di giorno, in un angolo della corte, sotto un
pergolato.
Elisa era impaziente che venissero; intanto si guardava nello specchio
per vedere se era ben pettinata e quasi si vergognava della sua casa
modesta, del suo giardino, il quale non era che una corte con un po'
di piante, e diceva:
--Chissà che cosa diranno i Guerini, loro che hanno una villa così
bella!
--Sciocca,--le diceva Maria,--colle tue idee sarai sempre disgraziata;
noi non siamo ricchi e non possiamo competere coi nostri vicini; se
non si contentano di venire nella nostra casa modesta, rimangano pure
nella loro villa. Tu certo nei loro panni sdegneresti di venire da
persone modeste come noi.
Elisa rimase tutta avvilita ed andò ad abbracciar la sorella
dicendole:
--Non andare in collera, hai ragione, sono troppo ambiziosa, e voglio
correggermi; ma non vengono mai,--soggiunse guardando fuori dalla
finestra.
--Pazienza,--disse Maria,--abbiamo vissuto tanto tempo senza di loro e
potremo vivere ancora.
--Eccoli, eccoli,--esclamò Carlo.
Infatti si sentì in distanza un rumore di ruote, e poi una carrozza si
fermò davanti al cancello del cortile.
Scesero i ragazzi Guerini e l'istitutrice. Alberto diede a Vittorio
una lente di una sua vecchia macchina fotografica, come gli aveva
promesso, perchè si facesse una macchinetta; e una scatola di lastre
preparate, affinchè potesse divertirsi a fare delle fotografie, e dopo
gli avrebbe mostrato il modo di svilupparle.
Elvira, dopo aver salutate le amiche, pregò Maria che le leggesse una
delle sue belle storie; intanto erano venuti anche don Vincenzo e il
professor Damiati, e tutti si sedettero sotto il pergolato con tanto
di orecchie attente per non perdere una parola del racconto di Maria.