La fiera era terminata, ma i ragazzi continuavano ad essere distratti,
irrequieti e non avevano voglia di rimettersi a studiare.
Carlo voleva andare a vedere in piazza se ci fosse ancora un po' di
gente e Mario desiderava salutare _polentina_ e le scimmie prima che
partissero; Maria disse che non poteva accompagnarli perchè avea
promesso d'andare colle ragazze a visitare una donna ammalata e poi
avevano da occuparsi in casa; soli non li avrebbe lasciati, perchè in
paese c'era ancora troppa confusione.
Più tardi videro passare il professore Damiati e Carlo si fece
coraggio per chiedergli d'accompagnarli fino al villaggio.
--Volentieri,--disse il professore,--se vostra sorella lo permette.
Visto che andavano col professore, Maria non aveva più nulla a ridire,
e i tre ragazzi tutti contenti, presero il cappello e s'avviarono
assieme al Damiati.
Elisa rimase imbronciata, perchè anch'essa avrebbe desiderato andar a
divertirsi; ma Maria volle che le fanciulle restassero in casa ad
occuparsi; erano state a zonzo abbastanza nei giorni passati.
Infatti avevano da cucire della biancheria; da aggiustare i loro
vestiti e da fare tante altre piccole cose trascurate durante la
fiera.
Prima di tutto uscirono per andare a vedere una povera donna, una
vicina di casa, che si era scottata gravemente un braccio. Quella
stessa mattina aveva chiamato Maria, la quale con delle compresse
inzuppate d'acqua fredda e con qualche goccia d'etere versata sulla
ferita era riuscita a calmarne gli spasimi; ora andava a farle la
fasciatura e portava con sè tutto l'occorrente. Essa desiderava che le
sue sorelle assistessero a simili medicazioni, affinchè imparassero a
fare altrettanto se si fosse presentata l'occasione.
Elisa aveva ribrezzo di tutte le piaghe, Giannina diventava pallida e
quasi si sentiva mancare, ma dovevano avvezzarcisi per contentare
Maria: la quale diceva sempre:
--Voi siete di quelle che in un caso di disgrazia, invece di recare
aiuto, scappereste un miglio lontano, e intanto il povero ammalato
potrebbe morire, per mancanza di soccorso.
Angiolina invece, si metteva di buona voglia ad imparare; e quando
furono dalla donna si fece forza ed aiutò Maria a fasciarle il
braccio.
La poveretta diceva di sentirsi un po' più sollevata, ma lungo il
braccio aveva una piaga con tutt'attorno una striscia rossa
infiammata. Maria la medicò con tutta delicatezza, lavando la piaga
con acqua tiepida, poi mettendovi delle filacce inzuppate d'acqua
fenicata e fasciando il braccio in modo che la fasciatura non si
muovesse e nello stesso tempo non fosse tanto stretta da impedire la
circolazione del sangue; poi legò un fazzoletto dietro al collo della
donna in modo che le scendesse sul petto e le fece mettere dentro il
braccio.
--Vi raccomando di non muoverlo,--disse Maria salutandola, ed uscì
dicendo:--Giacchè Elisa si mostra tanto delicata, la prima volta che
ci sarà da fasciare un ammalato, dovrà occuparsene lei.
Quando furono a casa incominciarono a parlare di mali e rimedii.
Angiolina voleva notarsi i consigli di Maria; essa aveva sempre il
rimorso della risipola venuta alla sua mamma, perchè non aveva saputo
curarla bene.
--Pensare che s'io avessi saputo tante cose come lei,--diceva a
Maria,--la mamma non avrebbe sofferto tanto! Non so perchè a scuola
non insegnino una scienza che è così utile.
Maria la confortava, dicendole che trattandosi d'un male grave è
sempre meglio chiamare il medico, ma aggiungeva che è certo una
soddisfazione il saper assistere una persona cara ed esserle utile,
almeno se il dottore tarda a venire; anzi, giacchè in quella mattina
non avevano distrazioni, avrebbe dato qualche norma in proposito.
Angiolina prese la penna per scrivere; sapendo che in fatto di
medicina bisogna essere esatti, temeva che la memoria non le servisse.
--Gli accidenti che possono succedere più spesso in una
famiglia,--disse Maria,--sono il tagliarsi con un coltello, con un
vetro, con delle forbici; se il taglio è semplice, basterà lavarlo
coll'acqua fredda, unire gli orli della ferita e legarla con un pezzo
di tela; se la ferita è più profonda bisogna comprimere un po' più
forte; se poi il sangue che esce in gran copia, di color roseo, mostra
che è stata tagliata un'arteria, allora la cosa è più grave, bisognerà
fortemente comprimere la ferita colle dita: se le bende o una moneta
avvolta in un pezzo di tela non bastano, legare stretta l'arteria
sopra la ferita e non stancarsi di far tutti questi sforzi per
arrestare il sangue, finchè venga il medico.
--E quando ci si abbrucia?--chiese Angiolina.
--Avete veduto come ho fatto a quella donna. Basterà una fasciatura
con qualche cosa di fresco, come un pezzo di tela bagnato d'acqua o
della neve o del ghiaccio; quando il dolore è un po' calmato, converrà
fasciare la ferita con pezze inzuppate nell'acqua fresca, aggiuntavi
qualche goccia di acido fenico.
Una persona che si espone ad un freddo intenso può aver le membra
gelate in modo da perderle, perchè si sospende la circolazione del
sangue e la carne s'incancrenisce; in questi casi non bisogna
assolutamente esporre la parte offesa al fuoco, perchè ne sarebbe
certa la perdita, bisogna invece, far ritornare la circolazione e il
calore lentamente con fregagioni fatte prima colla neve e col
ghiaccio, senza mai stancarsi; poi con pezzuole di lana, e così a poco
a poco riscaldare il membro intirizzito.
--E se ci punge un insetto?--chiese Angiolina.
--Se ti punge un insetto, ciò che avviene spesso in campagna, sono
utili le fregagioni fatte con acqua ed aceto o acqua fenicata, o
meglio ancora coll'ammoniaca: rimedio che bisognerebbe aver sempre
pronto, perchè salva anche dal veleno della vipera; però se avete la
disgrazia d'essere morsi da uno di questi animali venefici, bisogna
legare subito la parte sopra la ferita, bruciarla coll'ammoniaca, e
prenderne anche per bocca, mista coll'acqua.
--Come ha fatto ad imparare tutte queste cose?--chiese Angiolina.
--Sono vecchia,--disse Maria,--poi ho sempre avuto il desiderio
d'imparare quello che può esser utile, e credete pure che recar
sollievo ad un ammalato, salvare una persona cara, è una grande
felicità.
Angiolina voleva altre ricette e altri insegnamenti, ma Maria disse
che prima ancora di portar soccorso ai mali bisogna procurar
d'evitarli, e ciò si può fare facilmente con un po' d'attenzione.
--In casa vi sono sempre dei veleni,--soggiunse,--che servono per
varii usi domestici; bisogna tenerli lontani dalle cose che si
mangiano, poi non devono essere a mano e si deve scrivere sulle
boccette _veleno_ con tanto di lettere; poi ci sono le cose facilmente
infiammabili, come il petrolio, la benzina, l'alcool, ecc. e bisognerà
tenerle lontane dal fuoco, e se per caso con tali materie avviene un
principio d'incendio, bisogna esser pronti a soffocarlo con cenere,
con coperte, e mai gettarvi un liquido che potrebbe mutare un semplice
accidente in una grave disgrazia. Anche nell'adoperare le cose
taglienti bisogna aver riguardo; trattandosi poi di armi, è una grave
imprudenza tenerle cariche in casa, e specialmente i ragazzi non
dovrebbero mai toccarle.
Quelle fanciulle stavano tutte ad ascoltar con tanto d'orecchi;
Giannina diceva che voleva imparare tutte quelle cose che sapeva la
sorella. Elisa invece confessava che non sarebbe mai stata buona da
nulla, e soltanto alla vista del sangue cadeva in svenimento.
Ma Maria sosteneva che con un po' di buona volontà ci si avvezza a
tutto, che anch'essa una volta scappava al vedere una ferita, ma che
avea voluto vincere quella ripugnanza e si era poi trovata tanto
contenta.
Angiolina andò a prendere una bambola e volle che Maria le insegnasse
a fasciarla e a curarla come se fosse ferita, ma la bambola era di
legno e non poteva servire, sicchè Giannina si prestò a lasciarsi
fasciar lei un dito e poi un braccio.
Maria mostrò come si doveva fare, poi si provò Angiolina, poi Elisa;
ma nè una nè l'altra riuscirono a fare una fasciatura così forte come
quella di Maria. Poi essa volle che imparassero a preparare un
impiastro; prese dalla sua farmacia un po' di farina di semi di lino,
e insegnò a versarci sopra l'acqua bollente e fare come una poltiglia,
poi a stenderla sopra una stoffa leggera e cucirla tutto intorno in
modo che non uscisse; questa cosa divertì molto quelle bambine; come
se fosse un gioco, vi si misero di buona voglia. Pareva proprio che ci
trovassero gusto, e visto che Giannina si stancava di far la parte di
ammalata, ricominciarono colla bambola, che da quel giorno fu
considerata come un'inferma, ebbe la testa fasciata, le braccia
coperte d'impiastri, e venne messa a letto dove di tratto in tratto
riceveva le visite delle sue infermiere.